Seixas, un giovanissimo al Tour. L’esempio di Saronni

Seixas, un giovanissimo al Tour. L’esempio di Saronni

08.05.2026
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I tifosi francesi stanno già sognando. Paul Seixas parteciperà al suo primo Tour de France e quando sarà alla partenza avrà già siglato un record storico, essendo il più giovane partecipante dal 1937. Il talento della Decathlon si dice già pronto alla contesa con i vari Pogacar, Vingegaard, Evenepoel ma intanto la sua decisione ha destato una vasta eco non solo in Francia e non sono pochi coloro che ritengono la sua partecipazione e soprattutto le sue modalità troppo in anticipo rispetto a una giusta crescita.

Nel 1977 Saronni esordì con risultati subito sensazionali che lo convinsero a pensare al Giro
Nel 1977 Saronni esordì con risultati subito sensazionali che lo convinsero a pensare al Giro
Nel 1977 Saronni esordì con risultati subito sensazionali che lo convinsero a pensare al Giro
Nel 1977 Saronni esordì con risultati subito sensazionali che lo convinsero a pensare al Giro

Una caduta “risolse” la questione

Discussioni che abbiamo conosciuto anche in Italia, ma dobbiamo fare un salto indietro di quasi mezzo secolo, al 1977. Giuseppe Saronni era appena passato di categoria attraverso una deroga, aveva 19 anni e mezzo. Alla prima gara, il Trofeo Laigueglia, fu secondo battuto solo dall’iridato Freddy Maertens, poi vinse il Trofeo Pantalica, una tappa e classifica finale al Giro di Sicilia e tutto l’ambiente parlava di lui e del suo talento precocissimo. Beppe voleva fare il Giro, in squadra erano combattuti e sulle pagine dei giornali le discussioni riempivano le cronache.

Come andò a finire? Lo racconta lui stesso: «Quando hai 19 anni, vuoi correre, quindi non stai tanto a ragionare sul fatto che sei giovane e magari hai poca esperienza. La mia situazione si è risolta facilmente perché sono caduto al Giro di Romagna e ho rotto la clavicola, quindi è stata una scelta obbligata. Probabilmente mi avrebbero convinto a non fare il Giro perché il mio diesse Carletto Chiappano era una persona di grande esperienza, un amico importante, ma dentro di me la voglia di confrontarmi e di fare il Giro c’era».

Il primo Giro d'Italia di Saronni sarebbe stato nel 1978, la vittoria arrivò però nel 1979 e 1983
Il primo Giro d’Italia di Saronni sarebbe stato nel 1978, la vittoria arrivò però nel 1979 e 1983
Il primo Giro d'Italia di Saronni sarebbe stato nel 1978, la vittoria arrivò però nel 1979 e 1983
Il primo Giro d’Italia di Saronni sarebbe stato nel 1978, la vittoria arrivò però nel 1979 e 1983
C’è una relazione tra le due vicende separate da quasi cinquant’anni?

Sono due epoche diverse. Allora non avevi un supporto tecnologico, tutto quello che oggi hanno le squadre e i corridori per capire a che punto sei, qual è la tua maturazione. Oggi è più facile prendere certe decisioni, sai tutto di tutti, mentre noi andavamo un po’ allo sbaraglio, ci si basava solo sull’esperienza personale, mancavano tante conoscenze. Quindi era più facile sbagliare.

Che opinione ti sei fatto della decisione di Seixas?

Difficile a dirsi. Bisogna fare attenzione quando un ragazzo è giovane a non bruciarlo, a non fargli fare delle cose che potrebbero condizionare la sua crescita, ma dall’altra parte bisogna anche capire che non si può neanche bloccare la volontà di un corridore. Il motore c’è perché altrimenti non stai a ruota di Tadej sulla Redoute, dove anche Pogacar ha dato il massimo. Non gli rimani a ruota abbastanza agevolmente se non hai un motore già pronto, quindi come fai a bloccare le volontà di un corridore che secondo me potrebbe già essere pronto?

Seixas ha tenuto il passo di Pogacar sulla Redoute, facendo impazzire i tifosi francesi
Seixas ha tenuto il passo di Pogacar sulla Redoute, facendo impazzire i tifosi francesi
Seixas ha tenuto il passo di Pogacar sulla Redoute, facendo impazzire i tifosi francesi
Seixas ha tenuto il passo di Pogacar sulla Redoute, facendo impazzire i tifosi francesi
Trovi dei parallelismi tra Seixas che vuole andare al Tour, alla sua prima corsa di tre settimane e il Tadej della Vuelta?

L’età è pressoché la stessa, Pogacar aveva un anno in più. Anche allora è stato motivo di discussione, che tipo di attività fargli fare perché era un ragazzo giovanissimo. D’altronde questi ragazzi sono dei talenti, se lo sentono loro quello che possono fare, la loro programmazione, poi dipende molto dalle loro sensazioni e dalle loro convinzioni. Con Tadej non c’era tanto da programmare, lui sapeva dove poteva e dove voleva arrivare e quindi è stato abbastanza facile perché è stato lasciato fare, poi l’ha fatto ed è andato bene così perché ha dimostrato che era comunque già pronto.

In questa scelta di Seixas, quanto c’è di suo e quanto c’è di pressione da parte dell’ambiente per vederlo al via al Tour, sperando che possa colmare quel quarantennio di attesa di un vincitore di casa?

Questa è un’altra valutazione da fare. Sicuramente attorno a questo ragazzo c’è una pressione enorme perché la Francia è da una vita che non ha protagonisti, soprattutto in una corsa come il Tour. Questo ragazzo sta diventando la figura nuova del ciclismo mondiale, quindi anche la squadra ci tiene a valorizzarlo. I tifosi si aspettano sempre tanto, quindi attorno a questo ragazzo sicuramente c’è tanta pressione. Ma se il corridore è capace, ha carattere, è intelligente, sa anche cosa vuol fare. Spero che decida soprattutto lui.

Il transalpino, primo all'Avenir 2025, vuole subito provare il Tour, che un francese non vince dal 1985
Seixas, primo all’Avenir 2025, vuole subito provare il Tour, che un francese non vince dal 1985
Il transalpino, primo all'Avenir 2025, vuole subito provare il Tour, che un francese non vince dal 1985
Seixas, primo all’Avenir 2025, vuole subito provare il Tour, che un francese non vince dal 1985
Tornando alla tua esperienza di allora, tu poi il Giro d’Italia l’hai vinto, ma il Beppe Saronni diciannovenne che voleva correre il Giro, lo voleva fare per ottenere il massimo o per fare esperienza?

Avrei dato qualsiasi cosa pur di fare il Giro, a prescindere da ogni motivazione. Allora il Giro d’Italia era se non pari, di poco inferiore al Tour quindi era importantissimo per un italiano. Per poter fare il Giro avrei anche detto una piccola bugia, dicendo «no ma faccio il Giro per fare esperienza con attenzione, senza spendere troppo…». Perché quando sei in corsa, soprattutto a quell’età lì, dai tutto quello che puoi per fare il risultato E’ l’agonismo che ti porta a fare questo. Probabilmente avrei vinto qualcosa, ma non sarei stato in condizione di vincere la classifica. Ripeto, per Seixas è diverso, se lo fa è perché in squadra sanno che può e che sarà competitivo al massimo livello.