BURGAS (Bulgaria) – Giulio Ciccone è uno dei misteri (piacevoli) di questo Giro d’Italia. Classifica, non-classifica… lo tartassiamo su questo un po’ tutti noi giornalisti. D’altra parte l’abruzzese si è sempre trovato in quel limbo.
Ma gli argomenti sul piatto sono anche altri. Il suo avvicinamento al Giro d’Italia, per esempio. L’altura rivista in corso d’opera. Tra l’altro in una squadra, la Lidl-Trek, che dovrà pensare anche (e forse soprattutto) al suo uomo veloce, Jonathan Milan. Magari lo stesso Ciccone dovrà aiutarlo.
«Il bimbone – riferendosi alla giovane età ma anche alla stazza di Milan – lo dobbiamo portare allo sprint, ma prima va tenuto a freno!». Quello di Burgas insomma è un Ciccone da scoprire insieme.


Dunque, Giulio, come stai? Come arrivi a questo Giro?
Direi bene. Ci arriviamo con una condizione abbastanza buona. Certo, l’anno scorso l’avvicinamento era andato un po’ meglio. Sia a livello di risultati che di gare fatte. Il calendario quest’anno è stato un po’ diverso.
Come mai?
E’ cambiato un po’ per via di qualche malanno, per le alture riviste… Però alla fine l’obiettivo era arrivare qui al Giro pronto e penso di esserci riuscito, la gamba è buona.
La tua altura, Giulio è finita anzitempo, di mezzo c’è stato anche il Catalunya. Giusto? Spiegaci cosa è successo…
In realtà il problema è a monte. E’ slittato il mio debutto che doveva essere al UAE Tour per via proprio di quei malanni che dicevo. E questo a cascata ha poi sfasato un po’ tutti i piani. Vero, non dovevo fare la Volta a Catalunya, ma avevo fatto davvero poche corse. Sentivo che mi mancavano. Quindi abbiamo scelto di inserirla nel mio programma. Mettendo però il Catalunya non c’era abbastanza spazio per l’altura. Per recuperare qualcosa con l’altura abbiamo tolto due giorni di gara delle Ardenne…


L’Amstel e la Freccia?
Esatto, per fare comunque un buon blocco di lavoro sufficientemente lungo per il ritiro in quota. Così facendo però ho sacrificato qualcosa alla Liegi-Bastogne-Liegi…
Insomma un vero incastro. Avete dovuto sgomitare con preparazione e calendario gare…
Sì, ma nel complesso ho lavorato bene. Speriamo che qui tutto questo lavoro renda. Dia i suoi frutti.
Giulio, c’è sempre questo benedetto dilemma con te: classifica sì, classifica no. Le tappe. Tu stesso questo inverno eri stato chiaro: addio classifiche nei Grandi Giri. Però guardando il parterre è un’occasione ghiotta, non pensi?
Ovviamente sì, sapete bene che ho i conti aperti con questo discorso, però per me quest’anno l’obiettivo, come ho già detto, non è la classifica. Voglio partire spensierato, tranquillo, voglio andare per le tappe e poi sarà la strada a decidere quello che succederà. Quello che posso dire è che nella mia testa non ho ambizioni di classifica. Non sarò lì a sgomitare ogni giorno per tenere la posizione davanti, per non perdere nulla. No, la mia ambizione principale è quella di vincere le tappe.


Sei stato molto chiaro. E allora, visto che siamo in tema, cosa ci puoi dire del sopralluogo sul tuo Blockhaus che hai fatto con Masciarelli?
Abbiamo approfittato dei giorni che ho passato in Abruzzo per vedere la salita del Blockhaus. Saliamo da un versante meno battuto (quello di Rocccamorice, ndr), che non si fa tutti i giorni. E’ andata bene. E’ una bella tappa, una bella scalata. Non sono riuscito a salire fino in cima perché c’era ancora la neve e la strada era chiusa.
Giuseppe Martinelli qualche giorno fa ci ha detto: «Ciccone dovrebbe uscire subito di classifica, ma non del tutto». Cosa gli rispondi?
In effetti è una buona strategia, Martino ne sa veramente tante, quindi sono consigli importanti. Io non sono il tipo che vuole perdere un quarto d’ora appositamente, questo no. Tuttavia, come ripeto, non starò con la testa (e con il corpo, ndr) a rischiare di andare in terra nei primi giorni perché costretto a lottare per la classifica.
Messaggio chiaro…
Quando fai classifica con grosse ambizioni sei portato a rischiare sempre e non recuperare mai. Anche questo è un aspetto importante. Si sprecano più energie nervose. Non è il mio obiettivo principale, però se le gambe dovessero esserci… non si sa mai quello che succede tra una salita e l’altra.


Sin qui, Giulio, abbiamo toccato tutti discorsi tecnici, ma invece a livello di emozioni?
Eh – cambia espressione il volto di Ciccone – quest’anno sono dieci anni dalla mia prima vittoria al Giro d’Italia. Sembra ieri, ma sono passati tanti anni e siamo ancora qua con la stessa voglia di far bene. Ecco un altro dei miei tanti conti aperti… speriamo di chiuderli per bene!
Così ci fai commuovere!
Dieci anni sembrano pochi, ma in realtà sono passati rapidi. Però dai, vediamo. Il Giro è una gara a cui tengo particolarmente.
La senti un po’ più delle altre?
Personalmente sì, non so perché. Sarà perché comunque mi ha regalato la prima vittoria. Sarà perché da italiano sono cresciuto sempre con il Giro in televisione. Quando ero ragazzino tornavo da scuola e accendevo la tv per vedere il Giro, magari uscivo un’ora prima per seguire la tappa. Per questo quando sei qui a correrlo è sempre diverso.