Cristina Tonetti ha corso la sua prima Parigi-Roubaix Femmes senza guanti

Tonetti, un mese al Nord chiuso con la Roubaix a “mani nude”

17.04.2026
6 min
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In queste ore il ciclismo non è nei suoi pensieri primari e la bici la riprenderà nel weekend. Cristina Tonetti ora si sta godendo qualche giorno di riposo a casa, ristorandosi soprattutto le mani dopo aver sfidato le avvertenze d’uso della sua prima Parigi-Roubaix Femmes.

Dopo un mese di classiche vissuto costantemente al Nord, le vesciche sui palmi sono l’ultimo ricordo lasciato dalla “regina” del pavè alla 23enne brianzola della Laboral Kutxa-Fundacion Euskadi.

«Finalmente sono rientrata – ci dice Tonetti al telefono col suo solito spirito brillante mentre riceve la consegna di un corriere – perché avevo bisogno di cambiare panorami, clima e ritrovare volti famigliari. Farò circa cinque settimane a casa per recuperare un po’ di energie e poi per prepararmi prima la Vuelta a Burgos (21/24 maggio, ndr) e poi il Giro d’Italia Women (dal 30 maggio al 7 giugno, ndr)».

Tonetti ha disputato 9 classiche restando un mese in Belgio in un hotel assieme a compagne e staff della Laboral
Tonetti ha disputato 9 classiche restando un mese in Belgio in un hotel assieme a compagne e staff della Laboral
Tonetti ha disputato 9 classiche restando un mese in Belgio in un hotel assieme a compagne e staff della Laboral
Tonetti ha disputato 9 classiche restando un mese in Belgio in un hotel assieme a compagne e staff della Laboral
Prendendo spunto da una tua foto sui social, cosa ti hanno detto quelle vesciche della Roubaix?

Mi hanno confermato che sono la solita testarda che vuole fare a modo suo, imparando a proprie spese (risponde con ironia, ndr). Al mattino vedevo compagne e avversarie che facevano un secondo giro di nastro sul manubrio oppure cercavano di imbottirsi un po’ di più i guanti. Invece io no, niente di tutto questo, sono andata all’avventura, forse allo sbaraglio. Qualcuno dice che chi non usa i guanti in queste gare è un duro, ma la verità è che ho fatto davvero una grande cavolata!

Guardando l’arrivo di molte tue colleghe, in tante hanno avuto un pianto liberatorio una volta tagliato il traguardo. E’ stato così anche per te?

No, forse non ne avevo la forza. Ho subito pensato che non dovevo più tenere le mani sul manubrio e quindi avevo finito di soffrire. Però ho sofferto non solo per quelle piaghe. Ho patito la polvere e i pollini facendo fatica a respirare. In quel mese al Nord ho scoperto di avere una di quelle classiche allergie primaverili, non mi era mai capitato prima. Poi oltre a tutto quanto, mi ero staccata per una caduta. Ho perso terreno e alla fine mi sono ritrovata ad inseguire tutto il giorno.

Qualche emozione comunque l’hai provata?

Certo. C’era un pubblico stratosferico, rimasto lì per noi donne dopo la gara maschile. Sul Carrefour de l’Arbre c’era un tifo assordante, che mi ha quasi attenuato la durezza di quel settore. Nell’ultimo tratto di pavè, che è semplicissimo, iniziavo già ad avere i brividi per ciò che mi sarebbe aspettato poco dopo. E infatti non appena sono entrata nel velodromo ho avuto la pelle d’oca. Lì sì, mi sono emozionata, anche perché non sapendo come era finita la prova degli uomini, ho visto che stavano facendo la premiazione e c’era Van Aert, che adoro tantissimo, sul primo gradino del podio.

In definitiva come giudichi la tua prima Roubaix?

E’ una gara per la quale alla vigilia pensi che sarebbe un grande risultato finirla, poi quando ci sei dentro e arrivi in fondo, pensi che potevi fare di più o meglio in certi punti. Io tendo a non essere mai contenta, ma lo sapete anche voi, con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Di sicuro la Roubaix è una gara che mi piace, che sento adatta alle mie caratteristiche e mi piacerebbe ritornare in futuro avendo fatto una preparazione mirata. Così come per la Gand-Wevelgem e o per il Fiandre, che per me resta la corsa più bella, ma che ormai è sempre più incline a donne di classifica.

La campagna del Nord ha lasciato a Tonetti molta stanchezza, ma anche un grande bagaglio di esperienza per il futuro
La campagna del Nord ha lasciato a Tonetti molta stanchezza, ma anche un grande bagaglio di esperienza per il futuro
La campagna del Nord ha lasciato a Tonetti molta stanchezza, ma anche un grande bagaglio di esperienza per il futuro
La campagna del Nord ha lasciato a Tonetti molta stanchezza, ma anche un grande bagaglio di esperienza per il futuro
Com’è stato il mese al Nord?

Avrei dovuto iniziare la campagna delle classiche con la Omloop Nieuwsblad, ma un’influenza mi ha fermata e così ho cominciato l’11 marzo con Oetingen. Siamo state un mese in un hotel a conduzione famigliare a Ittre, in Vallonia, quindi nemmeno tanto comode alle corse e lontane da quelle strade per le ricognizioni. Il tempo non passava mai perché, correndo ogni tre giorni, gli allenamenti erano corti e di scarico.

E come vi siete gestite?

Facevamo tante pause al bar per riempire la parte in bici. Ci siamo messe a cucinare qualcosa per la colazione, tipo il banana bread o altro. Preparavamo tutto sul nostro camion-cucina poi andavamo nella cucina dell’hotel per far cuocere i piatti. Ci siamo divertite e anche ingegnate per non annoiarci.

Qualche tua compagna ti aveva anticipato come sarebbe stato?

A parte Marjolein Van’t Geloof, che è olandese, oppure Arianna Fidanza che ha grande esperienza e Alice Arzuffi che ha vissuto in Belgio per il ciclocross e ci hanno dato consigli, eravamo tutte alla nostra prima esperienza così lunga. Tutte ragazze spagnole o italiane che non si trovano subito a proprio agio con quel clima. Abbiamo patito tanta meteoropatia (dice ridendo, ndr).

Cosa ha trasmesso quel periodo lassù a Cristina Tonetti?

Mi aspettavo qualcosa in più nel bilancio complessivo in termini di risultati, ma come dicevo prima ho iniziato in salita per l’influenza. Ho fatto nove classiche che mi hanno lasciato tanta stanchezza, ma hanno arricchito tanto il mio bagaglio di esperienza. A correrle tutte quante impari molto, anche se lo stress è sempre alle stelle.

E’ un tipo di stress diverso da quello che vivete nelle tappe del Tour Femmes?

Nelle classiche innanzitutto devi saper calibrare le forze anche fisiche, ma sono situazioni diverse come impatto mentale. La conformazione delle strade fiamminghe, tutte strette, piene di curve e pietre ti obbligano a stare sempre attenta e, possibilmente, davanti per evitare cadute o bruschi rallentamenti. Si fa a gara per stare nelle prime 20 posizioni, ma noi non siamo di certo la squadra che fa a spallate per entrare in una stradina prima della SD Worx, per fare un esempio. Anzi…

Le classiche del Nord si disputano con uno stress sempre più crescente e per Tonetti ogni tanto frenare non è così sbagliato
Le classiche del Nord si disputano con uno stress sempre più crescente e per Tonetti ogni tanto frenare non è così sbagliato
Le classiche del Nord si disputano con uno stress sempre più crescente e per Tonetti ogni tanto frenare non è così sbagliato
Le classiche del Nord si disputano con uno stress sempre più crescente e per Tonetti ogni tanto frenare non è così sbagliato
Prego, finisci pure.

Ogni anno lo stress cresce sempre di più in qualunque gara. Non penso di essere vecchia, ma rispetto a quando avevo vent’anni, ora tiro i freni molto di più perché penso a non cadere e farmi male, visto che adesso con le velocità che facciamo, quando andiamo a terra ci facciamo molto più male di prima. Tuttavia è vero che se freni poi non vai davanti e devi inseguire a tutta, ma almeno cerchi di restare in piedi e non rischiare di cadere per poi magari avere un lungo stop e inseguire pure nel recupero fisico. Insomma, non è semplice.