La seconda stagione nella categoria juniores di Brandon Fedrizzi è partita subito con il piede giusto. Il corridore della Borgo Molino infatti è reduce da un fine settimana ricco di soddisfazioni grazie al successo alla E3 Saxo Juniores ottenuto con la maglia della nazionale. Nella trasferta belga, guidata dal cittì Dino Salvoldi, gli azzurri si sono distinti per una gestione di gara eccezionale, che ha poi portato alla vittoria di Fedrizzi, la prima sui muri del Nord e per questo dal sapore ancora più speciale (in apertura, foto E3 Saxo).
«In questi giorni sono tornato ad allenarmi con un po’ di intensità – racconta Fedrizzi – visto che gli impegni non mancano e lunedì saremo al Gran Premio del Perdono. Sarà una corsa impegnativa, ma anche qui ci tengo a fare bene, diciamo che il periodo è positivo quindi cercherò di sfruttare la condizione».


La prima internazionale
Vincere la E3 Saxo Juniores è un bel segnale, un passo in avanti deciso per il ragazzo che già al primo anno nella categoria aveva fatto vedere cose interessanti. Tanto da attirare le attenzioni del WorldTour della Wanty, diventata ora Lotto-Intermarché.
«E’ stato il mio primo successo fuori dall’Italia – ci dice Fedrizzi – quindi ha un sapore speciale. Tra l’altro all’inizio non pensavo nemmeno di aver vinto, perché l’ultima segnalazione della motostaffetta segnalava due corridori al comando. Correvamo senza radioline quindi era impossibile comunicare, siamo arrivati nel finale e abbiamo fatto lo sprint come previsto nei giorni precedenti. Ho vinto la volata di gruppo ma credevo di aver fatto terzo, solo dopo qualche minuto mi hanno detto della vittoria. Ovviamente ero felicissimo, così come in miei compagni che hanno fatto un lavoro bellissimo».


Come si prepara una corsa come la E3 Saxo?
Siamo arrivati in Belgio mercoledì insieme al cittì Salvoldi e per un paio di giorni abbiamo fatto diverse ricognizioni e pedalato sui tratti di pavé. Il meteo era davvero brutto, ha anche grandinato, però è stato utile per capire cosa vuol dire pedalare sui muri con la pioggia.
E’ tanto diverso?
La ruota dietro scivola, quindi ti trovi a pedalare in maniera un po’ differente, c’è da fare attenzione a tenere bene il contatto con il terreno. Da questo punto di vista Patrik Pezzo Rosola mi ha dato una grande mano, anche in corsa. Mi sono affidato a lui per le parti più tecniche, vista la sua esperienza nel ciclocross.
Cosa vi ha detto Salvoldi, invece?
Ci ha raccomandato di stare davanti, soprattutto nel primo tratto di pavé dove a suo modo di vedere sarebbe iniziata la corsa vera. E aveva ragione, infatti noi siamo stati bravi nel rimanere sempre nelle prime posizioni e uniti. Da quel momento siamo entrati nel vivo.


Quali sono stati i consigli del cittì?
Mi ha detto di correre tranquillo e di avere pazienza, che le corse al Nord non finiscono mai, fino all’ultimo metro può succedere di tutto.
Che tattica avevate previsto?
Fino ai meno dieci chilometri dall’arrivo ognuno di noi era libero di provare a fare la sua corsa. Se nel finale fosse arrivato un gruppo numeroso, sarei stato io il corridore indicato per la volata. Nell’ultimo settore di pavé eravamo davanti in cinque, ma con poco vantaggio sul gruppo. Così una volta ripresi ci siamo organizzati. A quindici chilometri dall’arrivo sono andato all’ammiraglia da Salvoldi e mi ha detto cosa fare.
Lo dici anche a noi?
Metterci davanti e girare, per chiudere sulla fuga di giornata e arrivare in volata. I miei compagni hanno fatto un lavoro eccezionale, considerando anche che il livello era altissimo. D’altronde era una gara di Nations Cup, con i migliori sei atleti per nazionale.


Per questo avevi il dubbio che la fuga fosse irraggiungibile?
A quindici chilometri dall’arrivo, quando sono andato all’ammiraglia da Salvoldi, avevano ancora un minuto di vantaggio. Per questo dico che i miei compagni hanno fatto un lavoro grandissimo.
Che livello hai trovato in questa prima esperienza internazionale del 2026?
Credo di essere migliorato tanto, o almeno questa è la sensazione che mi porto a casa. I ragazzi al secondo anno sono molto forti, tanto che anche noi avevamo individuato chi seguire. Prima della gara ci eravamo segnati i numeri degli avversari da non lasciare andare in fuga.


Avete affrontato muri come Eikenberg, Oude Kwaremont e il Paterberg, che effetto fa?
Bellissimo, c’era anche tantissimo pubblico a bordo strada. Poi per me era la prima volta, quindi me la sono davvero goduta. Sono duri, molto, per fortuna non ha piovuto perché la gara sarebbe diventata davvero caotica.
Ora che altre gare ti aspettano?
Oltre al GP Perdono vorrei far bene a San Vendemiano e al campionato italiano. Con la nazionale dovrei fare la Corsa della Pace, un’altra gara in Francia e il Baron. Di impegni ce ne sono, non vedo l’ora di affrontarli.