Per qualche chilometro è parso di essere tornati a un paio di anni fa, quando Van Aert e Van der Poel erano i protagonisti indiscussi delle corse del Nord. Prima che arrivasse Pogacar e i rivali si inserivano a rotazione e avevano il nome di Alaphilippe, Bettiol, Van Baarle e pochi altri.
Le strade della nuova In Flanders Field che ha raccolto il testimone della Gand-Wevelgem si sono infiammate al secondo dei tre passaggi sul Kemmelberg e sono esplose grazie a Van der Poel nell’ultima scalata. Il forcing di Mathieu è stato spietato, piegando Vermeersch ma non Van Aert, che ha dovuto stringere i denti ma in cima era con lui. Dopo averlo visto vincere (sia pure a fatica) ad Harelbeke, sapevamo che Van der Poel fosse in forma, la conferma del buono stato di Van Aert è un’ottima notizia e riporta al centro della scena un campione molto atteso.


Van Aert, bicchiere mezzo pieno
All’arrivo ad aspettare Van Aert c’era anche la famiglia e questo lo ha rimesso di buon umore. Anche perché i 35 chilometri fra la cima del Kemmelberg e l’arrivo di Wevelgem si sono rivelati a loro volta un muro insormontabile.
«Anche il più grande dei miei figli era deluso, in effetti – ha sorriso Van Aert dopo l’arrivo – ma nel finale mi aspettavo che andasse così. Dietro di noi c’erano ancora troppi gregari, per cui il gruppo si è avvicinato rapidamente. Ho corso bene dal secondo Kemmel, ho avuto buone sensazioni e sono riuscito a seguire anche Mathieu nell’ultimo passaggio. Pensavo che avessimo la vittoria in pugno, ma alla fine non è stato così.
«Abbiamo lavorato bene insieme – ha concluso Van Aert – ma Mathieu si è concesso il lusso di correre in modo un po’ più difensivo nel finale e questo è stato a mio svantaggio. Quando ci ha raggiunto Alec Segaert, pensavo che il podio fosse definito e proseguire interessasse a tutti, ma non è stato così. Sono abbastanza soddisfatto di come ho corso. Il risultato non è stato quello sperato, ma è stata una bella giornata».


Van der Poel, bicchiere vuoto
Van der Poel forse ha anche giocato, sapendo di avere alle spalle un Philipsen in grande condizione (malgrado la partenza sotto tono). Non significa che sia stato scorretto, ma i suoi cambi sono diventati meno convinti da quando via radio gli hanno comunicato che nel gruppo alle sue spalle viaggiava un altro potenziale vincitore. E poi anche lui ha ammesso di non sentirsi tranquillo ad andare allo sprint contro gli altri due.
«Dopo la fatica di Harelbeke – ha detto – sentivo di non essere al massimo della forma. In squadra abbiamo comunicato bene per tutta la giornata e ci è stato subito segnalato che Jasper (Philipsen, ndr) era ancora fresco, per questo davanti ho pedalato sapendo che sarebbe arrivato.
«Ricevevo istruzioni da dietro – ha confermato – dovevo mantenere il ritmo in modo che anche dietro si continuasse a pedalare. Ammetto che non avevo la freschezza necessaria per stare al passo e così ho corso in modo difensivo rispetto ai miei standard. L’avevo detto in anticipo anche alla squadra. Penso che correre così sia stato l’opzione migliore. E’ stato fantastico per Philipsen chiuderla in questo modo e vincere una corsa che ancora ci mancava».


Philipsen, bicchiere pienissimo
Philipsen si è mosso come il classico velocista alla Gand. E’ rimasto coperto e si è fatto portare nella scia degli attaccanti, lasciando che la squadra lo lanciasse nella volata che per lui a quel punto è stata quasi un gioco da ragazzi.
«Era da tanto che volevo vincere questa gara – ha detto nell’intervista flash a Sporza – è una vittoria da ricordare. Non avevo mai avuto un ottimo feeling e oggi è stata una scommessa: tutto o niente. E alla fine è andato tutto come speravo. Con Van der Poel in testa avevamo una situazione ideale per la squadra. Ci aveva già detto prima del finale che dopo la fatica di Harelbeke non aveva le gambe migliori, ma è comunque incredibile quello che è riuscito a farlo. Sapevo per esperienza che questo era un finale molto difficile».
Manca una settimana al Giro delle Fiandre e alla Pasqua Santa del Belgio. All’appello manca soltanto Pogacar, ma sappiamo per esperienza che non abbia mai avuto grossi problemi a rispondere presente, sfruttando la freschezza degli allenamenti a casa mentre quassù se le stanno suonando di santa ragione. La risalita di Van Aert e la vittoria indiscussa di Vingegaard al Catalunya dicono che la Visma Lease a Bike sta tornando ai livelli cui ci aveva abituato. La primavera annuncia una stagione potenzialmente esplosiva.