Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5

Le parole di Pidcock: a metà tra il sogno e la delusione

21.03.2026
5 min
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SANREMO (IM) – Chissà cosa deve aver pensato Tom Pidcock quando gli hanno comunicato via radio che Tadej Pogacar era caduto e il suo svantaggio prima della Cipressa era di oltre trenta secondi. La mente gli sarà tornata alla Strade Bianche dello scorso anno, al momento in cui si è trovato uno contro uno con lo sloveno in maglia iridata. Anche questa volta il britannico del Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team è stato l’unico che è riuscito a seguire le sfuriate di un Tadej Pogacar ferito e arrabbiato

Nel momento in cui, sul Poggio, Mathieu Van Der Poel ha sventolato bandiera bianca, arrendendosi al ritmo indiavolato dello sloveno, il duello tra Pogacar e Pidcock è diventato di nervi prima che di forza. Dietro il gruppo ruggiva, con i due fuggitivi attenti nel marcarsi a vicenda e allo stesso tempo preoccupati a non farsi inghiottire dagli inseguitori.  

Quattro centimetri 

Tanto vale un secondo posto alla Milano-Sanremo, dopo quasi 300 chilometri tutto si risolve in un battito di ciglia, decimi, istanti. Quando Tom Pidcock sale sul secondo gradino del podio accenna un sorriso, che sembra però nascondere tanto altro dietro: forse ben più di un pizzico di amarezza. 

«Non posso fare a meno di essere deluso – analizza il britannico una volta arrivato davanti ai microfoni – perché ci sono andato davvero molto vicino. Quando salirò sul pullman, una volta rientrato a casa e nel momento in cui tutta l’adrenalina sarà andata via, potrò avere una visione più ampia della situazione. Credo che alla fine prevarrà l’orgoglio di aver vissuto una giornata del genere. Anche se non posso ignorare il fatto di essere arrivato a pochi centimetri da una Classica Monumento». 

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel
Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel

L’onore delle armi

Hanno lottato Tom Pidcock e Tadej Pogacar, si sono sfidati a viso aperto su tutti i terreni. Il campione del mondo ha addirittura provato ad attaccare in discesa, nei tre chilometri che dalla cima del Poggio portano su via Roma. Ma Pogacar si è dimostrato il più forte, oggi come altre volte, anche se in questa Sanremo ha dovuto tirare fuori una forza e una rabbia ancora più profonde, viscerali.

«Quello che ha fatto Tadej è impressionante, mi colpisce», continua a dire Pidcock mentre probabilmente in testa gli scorrono le immagini della corsa. «E’ il più grande, non so se addirittura il più forte di tutti i tempi in questo sport. La giornata di oggi lo ha dimostrato: lottare in quel modo dopo essere caduto, combattere, attaccare, ha una mentalità incredibile, fuori dal comune. Ha vinto tantissime gare eppure non si ferma nemmeno davanti alla sfortuna. Oggi ha subito una caduta abbastanza grave, è risalito in bici e ha continuato a lottare». 

Aver dato tutto

Quando un collega chiede a Tom Pidcock se fosse possibile correre qualche rischio in più la risposta è secca e decisa. 

«No. Tadej (Pogacar, ndr) ha affrontato la salita del Poggio a ritmi elevatissimi. In una curva entrambi abbiamo messo le ruote oltre la riga bianca dell’asfalto, superando i limiti della carreggiata. Oggi ho capito che posso vincere la Sanremo, ma ho anche imparato che non è così semplice. Bisogna cogliere le opportunità, in questo sport come in altri e quest’anno ne ho persa una. Ne restano poche altre. Ogni anno sento di migliorare, ed è bello vedere i progressi ma non è solamente una questione di gambe». 

«Gli interrogativi ci sono – conclude – come ogni volta che arrivi così vicino al successo. Però oggi fare qualcosa in più era difficile, alla fine sono l’unico ad essere rimasto con Pogacar. Ma lui conosceva queste strade molto meglio di me, vive a soli trenta chilometri da qui. Non ho nemmeno fatto il sopralluogo perché ho preferito correre alla Tirreno e poi alla Milano-Torino (dove ha vinto, ndr). Mi servirà del tempo per spiegarmi cos’è successo e metabilizzarlo al meglio. Ora andrò alla Volta a Catalunya, strade diverse e nuove sfide».

Le ombre si allungano, il traguardo si svuota e la folla torna verso casa. Noi ci mettiamo a scrivere, aspettando anche le parole del vincitore Tadej Pogacar, che oggi ha messo un altro trofeo sulla sua bacheca, forse quello che temeva di non riuscire a conquistare mai.