Abbiamo proposto un piccolo gioco a Davide Arzeni: togliersi per un attimo i panni di diesse della Canyon//Sram zondacrypto e rimettersi quelli della bella Valcar-Travel & Services che fu, per rivedere a distanza di cinque anni come stanno le sue ex “figlie”.
Ne abbiamo scelte otto, quelle che sono state più rappresentative per una società forse unica nel suo genere, che è nata facendo ciclismo giovanile ed è arrivata fino allo status di team continental con una qualità, un potenziale e vittorie da WorldTour. E con “Capo” Arzeni ci siamo accorti una volta di più quanto un lustro nel ciclismo moderno equivalga ad una piccola era geologica. Sfruttando quindi un weekend di “riposo” del tecnico bergamasco, siccome non sarà in ammiraglia per la Sanremo Women perché farà tutta la campagna del Nord, siamo andati a sfogliare anche l’album dei ricordi per il nostro “prima ed ora”.


Iniziamo in rigoroso ordine alfabetico con Alzini. Ti aspettavi che fosse a questo livello?
Sono in ottimi rapporti con Martina che reputo un’atleta matura ed esperta. Ha fatto una crescita graduale, prima dedicandosi alla pista dove ha vinto tanto, tra cui due mondiali col quartetto, poi curando di più la strada. Bisogna riconoscere che la malasorte l’ha rallentata molto con diversi infortuni. Per me può ancora raccogliere tanto, specialmente se sarà più assecondata dalla fortuna.
Procediamo con Balsamo, non un’atleta qualunque per Davide Arzeni. Qual è il tuo primo pensiero?
Stiamo parlando della ragazza di cui sono stato testimone di nozze e suo coach fino a fine 2022 (foto in apertura, ndr). Ovvio che poi per conflitti di interessi non abbiamo più potuto lavorare assieme, ma siamo sempre in contatto. Con Elisa ho fatto un percorso lungo 7 anni che ha prodotto grandi risultati ed è culminato con la vittoria del mondiale nel 2021. L’anno successivo è passata alla attuale Lidl-Trek vivendo una grandissima stagione. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni, poi dall’anno dopo ancora sono arrivati i problemi, anzi le sfortune.


Come sta veramente Balsamo?
Elisa è stata molto penalizzata da due brutte cadute, una nel 2023 e la seconda nel 2024. Avere due episodi simili non è semplice a livello psicofisico, specie quando stai recuperando dall’infortunio precedente e in un periodo nel quale il ciclismo femminile sta viaggiando fortissimo. Ci sono stati di mezzo anche i Giochi di Parigi che forse non le hanno consentito di recuperare con più calma. L’anno scorso ha avuto problemi di salute, ma so che sta tornando ai suoi standard e la vedremo presto nelle posizioni di vertice che le competono di più.
Terza nella lista per Arzeni c’è Marta Cavalli. Ti aspettavi che si ritirasse ancora giovane?
Innanzitutto devo dire che Marta in realtà l’ho vissuta poco, però è stata colei che ha regalato la prima grande vittoria alla Valcar col campionato italiano nel 2018. E ricordiamoci che lei ha fatto lì tutta la trafila giovanile. Poi negli anni ha trasformato le sue caratteristiche togliendosi grandi soddisfazioni come Amstel, Freccia Vallone e podio al Giro Women. Consideriamo che le ragazze passano da juniores a elite, quindi arrivano presto ad avere tanti anni nella categoria. Questo a volte può incidere in certe scelte, ma per Marta credo che purtroppo il brutto incidente al Tour Femmes 2022 l’abbia fortemente condizionata.




Continuiamo con Consonni. E’ in linea con le aspettative di Arzeni nei suoi confronti?
Anche Chiara la conosco benissimo, non solo perché siamo nella stessa squadra e sono il suo diesse. Fino a fine 2024 sono stato il suo preparatore e so quello che può dare ancora. L’oro olimpico di Parigi nella madison e gli altri titoli in pista sono risultati indiscutibili, tuttavia su strada deve trovare la sua vera dimensione.
Come mai non ci è ancora riuscita?
Come vi ha detto lei ieri, il suo 2025 nella Canyon non è stato facile come pensava, però le ho sempre detto che era stata la decisione giusta e lungimirante. Chiara è uscita dalla sua comfort zone ed ora è pronta a raccogliere i frutti. Ad esempio, non le manca nulla per battere Wiebes, che al momento resta la velocista più forte in circolazione.
Altro nome che potrebbe farti sobbalzare. Cosa ci dici su Gasparrini?
Eleonora è sempre stata un’atleta fortissima già da junior. Sto riscontrando che sta raggiungendo la propria maturità e purtroppo per me è una mia avversaria (dice ridendo, ndr). Ha già vinto belle corse, ma onestamente mi sarei aspettato che a questo punto della sua carriera avesse almeno una classica o una tappa più di prestigio. Per correttezza però devo anche dire che lei corre in una formazione dove ci sono degli equilibri molto importanti da rispettare. Lei è cresciuta con la filosofia Valcar, quindi è sempre pronta ad aiutare le compagne. E’ contenta di essere in UAE e sono certo che centrerà presto una grande corsa.
Siamo quasi in fondo con Guazzini. E’ forse quella che deve ancora raccogliere di più?
Vittoria è una fuoriclasse. Ho un ottimo rapporto con lei, alla Strade Bianche mentre risaliva le ammiraglie, mi ha bussato sul vetro della portiera per salutarmi. Anche lei corre in una squadra molto forte dove deve seguire certe regole e tattiche. L’oro olimpico assieme a Consonni, targato Valcar, mi ha fatto commuovere, ma la “Guazz” per caratteristiche potrebbe vincere molto di più su strada. E’ stata sfortunata con tante cadute, però è prontissima a cogliere un grandissimo successo.




Siamo arrivati a Persico. E’ stata forse la scoperta migliore di Arzeni?
Nel 2022, dopo la partenza di Balsamo, in Valcar abbiamo vissuto una stagione straordinaria e Silvia è diventata la leader sul campo. In quell’anno ha raccolto grandi risultati e prestazioni personali che forse non ci aspettavamo, anche se sapevo che era pronta. Anche lei è un’atleta esperta, che ha saputo ritagliarsi il ruolo non indifferente di gregaria di lusso di Longo Borghini. Silvia si trova bene con quei compiti di fiducia e i risultati della UAE lo dimostrano, basti guardare l’azione di Monte Nerone al Giro Women dell’anno scorso o la vittoria di Swinkels allo scorso Trofeo Binda. Forse Silvia ora vincerà di meno, ma ottiene successi con la squadra ed è sicuramente felice così.
Chiudiamo con Sanguineti, una ragazza per la quale stravedevi. E’ vero che hai cercato di portarla alla Canyon quest’anno?
Sono molto legato a Yaya (il soprannome di Ilaria, ndr). L’ho detto una marea di volte, alla Valcar quando girava lei, girava tutta la squadra. Quando a fine 2025 ho saputo che era senza contratto ho provato a chiamarla per capire se fosse interessata ad un ruolo di lead-out nel treno di Consonni. Loro due assieme sapevano come battere Wiebes, per dire. Yaya è la donna squadra per eccellenza e le sue compagne si trovavano a meraviglia con lei. Però anche lei pur avendo solo 31 anni aveva accumulato tredici stagione da elite/pro’ e probabilmente voleva fare una vita diversa, lontana dal ciclismo. Scelta comprensibile.


In questi ultimi cinque anni che idea ti sei fatto del movimento femminile?
Il ciclismo femminile è cambiato tantissimo. Sembra che sia passato un secolo da quando a fine 2022 abbiamo provato a proseguire con Valcar attraverso nuovi sponsor importanti. So che saremmo potuti essere un grande team WorldTour, però non c’è nostalgia o rammarico. Di quella Valcar composta da queste otto ragazze e tantissime altre che hanno dato tanto a noi, tra l’altro quasi tutte coetanee e per buona parte della stessa zona geografica, resta la bellezza di una storia irripetibile.