In queste ultime settimane più volte abbiamo parlato della forza, ormai detta torque, quando si va in bici, e della cadenza, come quel giorno in cui vinse Del Toro a Jebel Hafeet all’UAE Tour. E su questa relazione fra cadenza e torque mancava qualche passaggio.
A chiarirci le idee è Andrea Giorgi, dottore e preparatore della Bardiani-CSF. Giorgi fra l’altro è uno dei dottori che più fa ricerca scientifica. Quello che abbiamo notato noi, in modo molto generico, è che forse in generale le rpm, la cadenza appunto, sono scese un po’. Ma l’argomento è ben più vasto.


Torque e cadenza, dottor Giorgi, qual è la relazione? Portaci nell’argomento…
La potenza viene espressa attraverso due componenti meccanicistiche che sono il torque, quindi la forza di spinta sul pedale, e la rotazione della pedivella: questo permette di calcolare la potenza. Se andiamo a scomporre la potenza sul piano meccanicistico, ci sta valutare il torque e la cadenza e queste due variabili, grazie ai nuovi strumenti applicati sulle biciclette, possiamo misurarle entrambe. Negli ultimi anni si è iniziato a valutare questi due componenti.
E cosa è successo?
Il muscolo presenta una capacità di produzione di forza in base al tipo di fibre muscolari e le stesse fibre muscolari sono differenti nei vari tipi di muscoli, in questo caso della coscia, della gamba e anche delle pelvi e del tronco che permettono tutti insieme di produrre la pedalata. Ogni muscolo presenta delle fibre muscolari che variano in lunghezza in base al movimento stesso del muscolo. Quindi le proprietà meccaniche muscolari sono determinanti per la produzione di forza e di cadenza. Già diversi anni fa siamo andati a fare uno studio con un gruppo di ragazzi spagnoli per vedere il torque nelle categorie del ciclismo. Noi sappiamo che la potenza è un determinante della prestazione nella classificazione del tipo di ciclista, quindi uno più bravo è più potente e ha più power di un altro, questo è ovvio. Quel che abbiamo fatto noi è stato scomporre la potenza in cadenza e forza in base alle categorie e sono emerse differenze nel torque.
Ricordiamo brevissimamente cos’è il torque?
Il torque è sostanzialmente la forza applicata sul pedale, la spinta.


Cosa avete fatto in quello studio?
Abbiamo preso degli under 23 e dei professionisti, a loro volta suddivisi fra chi correva nelle Professional e chi nel WorldTour. Fra queste diverse categorie si è visto che i ciclisti più performanti, quindi quelli del WorldTour, hanno una forza maggiore, un torque maggiore. Pertanto, a parità di potenza, i più prestanti hanno una spinta maggiore. Dopo questa osservazione, ci siamo chiesti se all’interno di una stessa categoria di ciclisti, come meccanicisticamente era determinata la potenza, analizzando le componenti di torque e cadenza, sia in condizioni di riposo che dopo lo svolgimento di un allenamento simulante una gara.
Come avete effettuato questi test?
Abbiamo valutato torque e cadenza. Il torque massimo, cadenza massima e ottimale con uno sprint test, che è il test cadenza-potenza che si fa sul cicloergometro, ma noi l’abbiamo fatto sul campo. E poi siamo andati a vedere cosa succedeva alla cadenza e al torque dopo una sorta di crono di 3 minuti e una di 12 minuti. Tutto questo è stato fatto due volte: una a fresco, subito dopo il riscaldamento, e una dopo uno sforzo simulante una gara. E poi abbiamo detto a questi ragazzi: fate 30”, 60” e 90” a tutta con un rapporto duro senza cambiare. Dopo queste sessioni, tramite un particolare algoritmo, abbiamo valutato il torque e la cadenza.
Ed è emerso che?
Ovviamente nelle prove in condizioni di fatica, la potenza, il torque e la cadenza diminuivano, ma le tre componenti variavano in condizioni differenti. Ciclisti con una alta cadenza massimale e ottimale riducevano maggiormente la loro cadenza in condizioni di fatica, perché hanno una maggior componente di fibre muscolari veloci, più facilmente esauribili, caratteristica dei ciclisti “scattanti”. Inoltre, i ciclisti utilizzavano circa il 60 per cento del loro torque massimo nel produrre la potenza nelle crono dei 3 e 12 minuti sia a fresco che in condizioni di fatica. Mentre la cadenza si riduceva. Come se preservassero la loro capacità di spingere, per evitare un affaticamento muscolare periferico, sfruttando la cadenza attraverso i rapporti.


Cosa che su pista non è possibile: a questo vuoi arrivare?
Esatto. Su strada il ciclista, grazie al cambio, modula la cadenza in modo da sviluppare il torque ottimale per lui in quel momento, in base alla cadenza preferita. Però se io devo mantenere una certa potenza o limitare il decadimento della potenza, dovrò limitare la cadenza a parità di torque. Quindi in condizioni di fatica cosa fa? Spinge uguale, però tende ad abbassare la cadenza. La cadenza influisce maggiormente sul dispendio energetico, quindi per risparmiare energia riduco la cadenza, mantengo il torque costante, però vado a ridurre la pedalata, giocando con i rapporti.
Il discorso dell’ingerire tanti carbo per avere sempre una pedalata fresca, agile, c’entra qualcosa con questo discorso?
Io posso anche ridurre il rapporto e fare più pedalate per mantenere quella velocità, ma riduco lo sviluppo metrico e aumento il dispendio energetico, utilizzando in maggior percentuale le fibre muscolari veloci, quindi un adeguato intake energetico è essenziale. Mentre, mantenendo un rapporto più lungo e sfruttando una cadenza più bassa preservo la mia energia e sfrutto un meccanismo energetico meno dispendioso, utilizzando le fibre muscolari lente, meno veloci, ma più resistenti nel tempo. Così facendo, in base alla strategia di gara e alla tipologia di ciclista, posso preservare le energie per i momenti più importanti della gara, come per attaccare a un determinato punto della corsa.
Il classico tema dell’agilità che preserva la gamba. Però se uno va un filo più duro non è più un dramma: è così?
Ognuno ha la sua pedalata ideale. Dipende dal tipo di ciclista. Però attenzione, perché la forza si può fare anche andando “agili”. Su una salita due ciclisti possono andare entrambi a 85-90 pedalate, ma uno spinge il 39×25 e l’altro il 39×19… va da sé che il secondo svilupperà più distanza con ogni pedalata.


Qualche giorno fa abbiamo parlato di Del Toro, che di certo non era agile verso Jebel Haffet. Come ti spieghi quella scelta? È stata una questione tattica, una questione di stanchezza, di allenamento specifico per spingere certi rapporti…
Sicuramente i tecnici della UAE Emirates hanno fatto le loro valutazioni. Hanno visto che questo ragazzo, tenendo una pedalata a così bassa cadenza, con un rapporto così duro, riusciva a mantenere un bel torque non affaticandosi a livello sistemico. E soprattutto quando aveva bisogno di fare lo sprint, aveva le riserve di glicogeno ancora pronte per sviluppare la potenza necessaria per fare l’attacco. Io non conosco né i dati di Del Toro, né di Tiberi in questo caso. Magari è stata una strategia scelta dalla squadra quella di scattargli secco e potente per poter aprire un gap. Loro conoscono bene gli atleti e la dimostrazione è che anche al primo giorno ha fatto la volata con gli sprinter su quell’arrivo che tirava.
Quindi non era una questione di stanchezza, era proprio qualcosa di ponderato?
Credo proprio di sì. Se Del Toro fosse stato stanco, avrebbe ridotto i rapporti. Perché a un certo punto, quando sei stanco, la potenza si riduce e di conseguenza anche il torque e la cadenza, così vai più agile, ma più piano. Avviene un esaurimento delle fibre muscolari. E qui in qualche modo torniamo al discorso di prima, fra rapporti e pista. Sul parquet, quando inizi a essere stanco, non puoi cambiare, non hai il cambio. Di certo Bragato ne saprà qualcosa! Per i pistard il discorso torque e cadenza è pane quotidiano.