Angelo Furlan, lezione di ciclismo nelle scuole 2026

Il ciclismo che insegna a vivere, la lezione di Furlan

03.03.2026
9 min
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«Secondo me il ciclismo è molto potente. Anche quando correvo ed ero là dietro nei gruppetti per tre quarti d’ora, mi dicevo: è troppo potente quello che sto provando, perché finita la carriera si perda tutto, come purtroppo accade nella maggior parte degli atleti professionisti di qualsiasi disciplina. Fanno un percorso e quando finiscono sono stanchi, non ne possono più. Io invece non vedevo l’ora di finire per comunicare tutto questo. Per me finire la carriera è stato un nuovo inizio. Mi sono sentito ancora più grintoso, perché questa è una vera bomba».

Lui è Angelo Furlan, ha 48 anni e ha corso come professionista dal 2001 al 2013. Ha vinto due tappe alla Vuelta, una Coppa Bernocchi, due tappe al Polonia, una al Delfinato e due all’Etoile de Besseges. E’ stato anche secondo alla Parigi-Tours dietro Freire. Alla strada c’è arrivato dalla BMX, con la struttura fisica del velocista che mal si sposava con i dettami di magrezza del suo tempo. Nella sua carriera non c’è stato nulla di facile, ma tutto è servito per formargli il carattere e le idee. E dopo il ciclismo, grazie a quello che ha imparato, si è reinventato una vita e dato il via alla sua attività.

Lo abbiamo intervistato spesso. Per l’academy di ciclismo con i bambini, per la biomeccanica di alcuni professionisti, per gli allenamenti online durante il Covid e oggi perché da un po’ di tempo ha iniziato a collaborare con scuole e aziende, utilizzando il ciclismo come la più potente metafora della vita. Tenete a mente questa parola – potente – perché ricorrerà spesso.

Dopo la carriera da atleta, Angelo Furlan ne ha inventata un’altra: qui nel 2025 facendo il fitting a Busatto. Il ciclismo resta il grande amore
Dopo la carriera da atleta, Angelo Furlan ne ha inventata un’altra: qui nel 2025 facendo il fitting a Busatto. Il ciclismo resta il grande amore
Professor Furlan, ci dica…

Hanno iniziato a invitarmi nelle scuole (sorride per il titolo, ndr). Non si parla sempre di ciclismo e vittorie, anche se di soddisfazioni ne ho avute. Ci sono approcci diversi. Alle elementari porto le bici della mia Bike Academy, con i percorsi per sviluppare la psicomotricità, in collaborazione con i docenti di educazione fisica. Però vengo chiamato più spesso negli istituti o nelle scuole medie per parlare degli aspetti che mi hanno accompagnato nel percorso. E di colpo i professori hanno iniziato a dire che ho ispirato i ragazzi, ma che poi ho ispirato anche loro.

Di cosa parli?

Del velocista che vince, però il giorno dopo è l’ultima ruota del carro. Poi sei di nuovo protagonista e poi sei di nuovo l’ultima ruota del carro. Questi continui paragoni reali, non solo filosofici e di frasi fatte. Di sbagli, cadute e tutto quello che può far offrire a questi ragazzi l’esempio e l’ispirazione di una persona che si è saputa reinventare più volte. Magari a loro la bici non piace, ma io vado per condividere un percorso.

Brevemente, il percorso…

Arrivavo dalla BMX dove vincevo tutto per la mia fisicità, ma di colpo quello che era un mio punto di forza mi ha messo fuori contesto, perché il ciclismo su strada ha dei canoni simili alla danza classica. Il tutto perché mi ero rotto una spalla e mentre aspettavo di rimettermi in sesto, vidi una bici da corsa in garage e pensai: questo può diventare il mio lavoro. Venivo da Woodstock e ho voluto trasformarmi in un ballerino di danza classica…

Niente di facile, insomma…

Potevo andare avanti, oppure fermarmi e lamentarmi. Ho deciso di andare avanti e l’attitudine sviluppata in questo percorso mi ha aiutato a fare 14 anni da professionista, ma quello è il meno. Soprattutto mi ha aiutato in tutti i giorni della vita. Se non sei il favorito in partenza, devi trovare il modo di restare a galla e da qua nascono un sacco di tematiche.

La Bike Academy di Angelo Furlan è anche un modello di ciclismo che il vicentino propone nelle scuole elementari
La Bike Academy di Angelo Furlan è anche un modello di ciclismo che il vicentino propone nelle scuole elementari
Ad esempio mai mollare?

Parlo di tutte le volte che sono caduto. All’Etoile de Besseges un anno mi sono distrutto la faccia, l’anno dopo sono caduto nel fosso, al terzo ho vinto e ho chiuso il conto. Sviluppi l’attitudine di metabolizzare e trasformare la sconfitta in un’occasione positiva. Ormai parlano tutti di sogni, si fanno i tatuaggi con le frasi motivazionali, ma così facendo certi mantra vengono sputtanati, scusate il termine. La vera resilienza è una cosa che attuano in pochi. Io racconto cosa vuol dire distruggersi.

Distruggersi?

Magari oggi sei a due punti dalla maglia verde del Tour de France, che può cambiarti la vita, e ti distruggi per raggiungerla. Invece il giorno dopo sei con la pelle squartata a mezz’ora dal primo e devi riuscire ad arrivare al traguardo. Puoi scegliere se stare lì a recriminare oppure tirarti su le maniche e continuare. Il ciclismo mi ha preparato per affrontare le situazioni più disparate e inattese.

Ad esempio come durante il lockdown?

Esatto, quando per il Covid ci hanno chiuso tutti in casa nel 2020 e io mi sono messo a pedalare sui rulli davanti a una telecamere e intanto parlavo come si faceva nel gruppetto, solo che ero in diretta davanti a 4.000 persone e ancora adesso ce ne sono 600 che pedalano con me. Oppure la scoperta del linguaggio interiore, che serve anche per fare il corridore.

Spiega meglio per favore.

Sono stato a lungo Furlan, quello grosso. Dal 2007 sono diventato Furlan, quello robusto e forte, ma ero sempre lo stesso, solo che avevo smesso di mortificarmi per il mio aspetto. E per questo motivo sono approdato alla Credit Agricole, la squadra più bella della mia vita, nell’anno peggiore della mia carriera. Avevano un tipo di comunicazione che mi piaceva e anche io ho iniziato a dire le stesse cose in un modo diverso. Dopo una sconfitta smisi di pensare che avessi fatto schifo, ma a dirmi che la volta dopo avrei fatto meglio.

Giro del Delfinato 2009, Angelo Furlan
Il passaggio alla Credit Agricole (qui la vittoria al Delfinato) segna un cambiamento di mentalità
Giro del Delfinato 2009, Angelo Furlan
Il passaggio alla Credit Agricole (qui la vittoria al Delfinato) segna un cambiamento di mentalità
E’ servito?

Mi ha fatto prolungare la carriera fino al 2013. E’ importante sapere che ci sono tanti piani alternativi, basta non ragionare sempre nei binari. Non parlo troppo delle vittorie e del ciclismo, racconto più questa capacità di reinventarsi nata nella giungla del gruppetto dei velocisti.

Hai detto che tutto questo è potente, come mai?

Quando metti in ordine queste cose, ti rendi conto che hanno nomi che non conoscevi. Facendo ciclismo, tu arrivi a fare mindsetting, oppure goalsetting. Vai in trance, ti si stacca l’anima dal corpo, poi rientra. Tutte cose che nel mondo del lavoro sono al centro della formazione: problem solving, la programmazione, la gestione delle obiezioni. Due anni fa sono andato in Alexium, l’azienda chimica che ha acquisito AstraZeneca. Mi capita di parlare anche davanti a impreditori, ovviamente con un linguaggio diverso e con delle tematiche diverse. Però il percorso che abbiamo fatto è talmente potente che non può semplicemente rimanere nella memoria di un atleta, ma deve essere messo a disposizione degli altri.

Nel tuo caso è stato tutto amplificato dalla necessità di dover superare ostacoli anche fisici?

E’ stato molto più potente perché io ho vissuto una serie incredibile di alternanze. Ho visto spessissimo il gruppo da dietro. Sono stato un bambino grasso, robusto, timido, seduto nell’angolo in fondo e adesso faccio programmi tematici e parlo davanti a 300 persone. E’ stato potente perché sostanzialmente, per usare una metafora, da crisalide sono diventato a mio modo una farfalla.

Una frase a effetto?

Può sembrarlo, ma delle frasi fatte non se ne può più. Questa volta sono vere, incredibilmente crude. Secondo me è stato più potente perché io non avevo scelta. Quando uno scalatore si stacca, va in depressione perché non vince. Noi dietro non avevamo scelta, eravamo disperati, speravamo di arrivare a casa ancora vivi.

Angelo Furlan, BMX, premiazione
Dal BMX alla strada, dalle insicurezze di bambino alla costruzione della personalità attraverso il ciclismo
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Un po’ estremo?

Certe mattine al Giro oppure al Tour, guardavo le montagne e non sapevo se la sera sarei stato di nuovo lì con i miei compagni. Se vuoi restare nel tuo ambiente, questo ti crea la fame e la disperazione giusta e ti dà una diversa prospettiva della vita. Non è quello che succede nella vita? A me sembra la stessa cosa che mi succede oggi con la partita IVA. Tu parti alla mattina e devi essere predisposto a lavorare nella precarietà.

Il ciclista è un precario?

Il ciclista è un precario di lusso, a eccezione dei pochi che possono vivere di rendita, ma se non hanno testa basta poco e dissipano tutto. Quelli normali devono andare fuori a cacciare, sapendo che può capitare di diventare la preda. E’ una situazione atavica ed ecco cosa può fare il ciclismo. E’ una bomba.

Come racconti tutto questo ai ragazzi?

Arrivano a capire che non siamo tutti uguali. Alcuni ex corridori dicono che non c’è stato giorno in cui non si siano divertiti. Io dico che non c’è stato giorno in cui non abbia avuto mal di gambe, però sono andato avanti. Se riesci a convogliare questo tipo di attitudine e a cambiare il linguaggio comunicativo, è una bomba. Ecco perché io racconto del ciclismo. Ma la prima cosa, quando vado nelle scuole, è dire: «Ragazzi, qua c’è una bici. Io vi racconto il mio percorso e probabilmente alla maggior parte di voi la bici fa schifo. Non è un problema, perché adesso vi chiedo di mettere al posto della bici la vostra cosa preferita e poi si parte».

E loro?

Sono incredibilmente curiosi e questo mi stimola da matti. Quando leggo i compiti in cui parlano di me o di come le mie parole li hanno aiutati, mi viene la pelle d’oca. Li stimola molto uscire dallo stress del giudizio altrui. Capire che avevo la stessa insicurezza che hanno loro e sono riuscito a realizzarmi nel ciclismo e ora nella vita, anche a dispetto di chi diceva che non ce l’avrei mai fatta. Gli piace sentir parlare di passione e di come si prenda un impegno e si porti a termine. Gli piace anche quando parliamo dei social…

Coppa Bernocchi 2004, Angelo Furlan
La vittoria della Coppa Bernocchi del 2004 è la sintesi di tutto il messaggio di Furlan che dal ciclismo passa alla vita
Coppa Bernocchi 2004, Angelo Furlan
La vittoria della Coppa Bernocchi del 2004 è la sintesi di tutto il messaggio di Furlan che dal ciclismo passa alla vita
La nota dolente?

Fino a un certo punto. Tutti fanno la guerra al modo in cui li vivono, ma io dico: «Guardate cosa è successo nel 2020 con i social, grazie ai quali sono riuscito a parlare a migliaia di persone». Non vado per puntare il dito come fanno quelli della mia età, perché io grazie ai social, faccio quello che mi piace nella vita. Cerco di aiutarli a capire il modo giusto di usarli. Non sono un guru, non sono nessuno. Ho studiato anche mentre correvo perché capii che serviva alla mia vita, come dovranno capirlo loro. Provo una cosa, ne provo un’altra, continuo a provare. Ma se non si parte, non si arriva. Come alla Bernocchi…

Che cosa successe alla Bernocchi?

Ero alla Alessio e c’era in corsa anche Ferrigato, che mi diceva di stare davanti. E io gli dicevo di no: che avevo un solo scatto e lo avrei usato per la volata. Se fossi andato davanti, non ce l’avrei fatta. Passai tutto il giorno a staccarmi sul Piccolo Stelvio e rientrare in cima e in discesa. Avevo la mia tecnica unica, forse data dal BMX. In cima tiravo su il 53 e rientravo a ogni giro. E quando poi mi staccavo, pensavo: vi conviene ammazzarmi, perché se arrivo in volata sono fatti vostri.

Serve grande costanza per non mollare…

Ricordo bene gli sguardi di disprezzo dei direttori sportivi che mi passavano. Quando però Ferrigato mi vide in gruppo all’inizio del rettilineo finale, capì che avevo avuto ragione io. Partii per la volata quarantesimo, passai a destra, a sinistra, a destra, a sinistra e vinsi. Ci ho provato, poteva andarmi male. E alla fine ero talmente distrutto che alzando le mani mi venne un crampo e non riuscivo più ad abbassarle.

Riuscisti a gestire il giudizio degli altri che avrebbe potuto affossarti…

Questi ragazzi si sentono tritare le scatole all’infinito, ma non ascoltano più. Gli portano concetti validi ma inflazionati, invece gli esempi reali hanno un grande appeal. Gli spiego che devono essere i primi tifosi di se stessi, che non vuol dire essere arroganti, perché per l’avversario serve sempre il massimo rispetto. Però bisogna crederci sempre e questi temi che io ho imparato grazie al ciclismo hanno grande attinenza con la vita adolescenziale e anche con quella degli adulti. Questo lato del ciclismo è molto potente e tra le mille cose buone che ti lascia in dote c’è quella di poter ispirare le generazioni future.