Coppa d'Oro 2025, Maks Olenik (SLovenia), foto Mosna

EDITORIALE / Gli allievi vanno forte: chi mette il limite?

02.03.2026
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Avete letto l’intervista di qualche giorno fa a Elia Favilli sulla gestione dei suoi allievi alla Iperfinish? Come era facile immaginare, per l’onestà con cui ha parlato il direttore sportivo toscano, le reazioni sono state piuttosto accese. Soprattutto per il livello di evoluzione della categoria, che certo tiene conto del cambiamento complessivo del ciclismo, ma non può prescindere dal dato fisiologico: un ragazzo di 15 anni, per quanto alto e sviluppato, resta un ragazzo di 15 anni.

Ci sarebbe piaciuto molto stamattina alzare il telefono e parlarne con Stefano Casagranda che, in quanto campione e organizzatore di lungo corso della Coppa d’Oro, aveva sul mondo degli allievi il colpo d’occhio più obiettivo. Purtroppo Stefano è un altro dei migliori che se ne è andato troppo presto, pertanto ci siamo ritrovati a rimuginare da soli sulla nuova realtà, che poi tanto nuova non è.

Settembre 2021, Coppa d’Oro a Borgo Valsugana. Casagranda e Basso (suo figlio Santiago era in gara) parlano proprio dello sviluppo degli allievi
Settembre 2021, Coppa d’Oro a Borgo Valsugana. Casagranda e Basso (suo figlio Santiago era in gara) parlano proprio dello sviluppo degli allievi

L’inchiesta di bici.PRO

Alla fine di novembre, in un articolo a dir poco lungimirante, Gabriele Gentili concluse un’inchiesta su 336 corse della stagione allievi appena conclusa e ne trasse una conclusione.

«Abbiamo una categoria – scrisse proprio su bici.PRO – che è copia conforme a quella successiva. Squadre di riferimento assoluto, trasferte in giro per l’Italia a ogni pié sospinto, ma c’è un altro dato che emerge: i confronti sempre più frequenti con gli stranieri. In Italia in questa stagione sono emersi spesso nuovi talenti sloveni, come quel Maks Olenik vincitore dell’ultima Coppa d’Oro battendo un suo connazionale (foto Mosna in apertura, ndr).

«L’analisi della stagione degli allievi dice inoltre che ci sono squadre che rappresentano i fari della categoria allievi, portando a casa la maggior parte delle vittorie. Come la Petrucci Zero24 e il Team Iperfinish che spesso finiscono per accaparrarsi podi popolati solamente da loro rappresentanti. Come in ogni cosa, è un fattore che può avere una valenza positiva o negativa, dipende da come lo si guarda».

Gorizia, Tommaso Cingolani precede Ceccarelli e Fiorni al tricolore allievi
Gorizia, Tommaso Cingolani precede Ceccarelli e Fiorini al tricolore: la sua Petrucci Zero 24 è una delle squadre che ha fatto incetta di successi
Gorizia, Tommaso Cingolani precede Ceccarelli e Fiorni al tricolore allievi
Gorizia, Tommaso Cingolani precede Ceccarelli e Fiorini al tricolore: la sua Petrucci Zero 24 è una delle squadre che ha fatto incetta di successi

Il misuratore di potenza

Favilli ha parlato con gli argomenti di chi sta preparando un gruppo di atleti a entrare nell’anticamera del professionismo, come del resto è diventato quello degli juniores. Che piaccia o no, questa è un’altra evidenza. Anche se una tale rivoluzione presuppone a questo punto che anche fra gli esordienti si debba innalzare il livello perché la filiera risulti coerente.

«Ora tra gli allievi mi trovo ragazzi che non scalano prima di una curva – ha detto Favilli – e quando devono rilanciare si piantano e perdono cinque metri, che nell’arco di una gara sono tutte energie perse. Il ciclismo non è solamente uno sfogo fisico, c’è tanta tecnica e tattica. I ragazzi devono essere pronti a ricevere informazioni e farne buon uso.

«Ad esempio noi alla Iperfinish forniamo un misuratore di potenza a tutti i nostri atleti. Quello che conta è l’utilizzo che se ne fa. Noi non estremizziamo, ma insegniamo a utilizzare uno strumento che ormai è fondamentale nel ciclismo moderno. Conoscerlo permette loro di saperlo utilizzare e di imparare ad allenarsi».

Un’immagine del 2019, Andrea Morelli con Mollema che ha appena vinto il Team Relay ai mondiali di Harrogate
Un’immagine del 2019, Andrea Morelli con Mollema che ha appena vinto il Team Relay ai mondiali di Harrogate

L’obiezione di Morelli

L’attenzione cade sul non estremizzare: concetto labile, quando si corre per vincere. Se come emerge dall’inchiesta di Gentili, il team Iperfinish è fra quelli che fanno incetta di vittorie fra gli allievi, vuol dire che comunque (e giustamente) si corre per vincere. Se così è, è anche ovvio che a fronte di avversari che migliorano, si continui ad alzare l’asticella. Altrimenti si dovrebbe assistere a belle prestazioni, a tattiche più mature, ma anche a sconfitte accolte col sorriso, che a ben vedere sono piuttosto rare. E’ sempre difficile scegliere fra imparare e vincere…

Il tempo passa in fretta. Solo nel 2021, Andrea Morelli, il direttore del ciclismo al Centro Mapei, disse la sua in modo a dir poco profetico. «C’è stato un avanzamento sul piano tecnico – ci spiegò in un’intervista – sia per quanto riguarda il mezzo meccanico, sia la possibilità di raccogliere informazioni sugli atleti mediante l’uso del misuratore di potenza in età in cui le priorità dovrebbero essere altre. A quell’età non devono concentrarsi sui numeri, devono imparare a leggere le informazioni che gli vengono dal corpo, magari imparando a usare il cardiofrequenzimetro per capire la reazione del cuore agli stimoli e alla fatica

«Se intervieni sui carichi di lavoro, proponi da subito il raffronto dei watt, magari intervieni anche sull’alimentazione, crei la situazione di stress che dei ragazzi così giovani non sono attrezzati a fronteggiare. Se cominci a martellarli da allievi, perché questo è quello che sta succedendo, causi dei problemi psicologici che magari portano all’abbandono. Io credo sia sbagliato gestirli per cercare la prestazione assoluta in età di sviluppo. La precocità ha più rischi che vantaggi».

Magagnotti vince la Coppa d’Oro allievi, ma la sua attività alla Forti e Veloci è stata tutto fuorché esasperata (foto Daniele Mosna)
Magagnotti vince la Coppa d’Oro allievi, ma la sua attività alla Forti e Veloci è stata tutto fuorché esasperata (foto Daniele Mosna)

Le carriere precoci

A ben vedere la posizione di Morelli di 4 anni fa “spacchettava” quello che oggi sostiene Favilli. E’ giusto che negli allievi si insegnino le basi del ciclismo, non che si insegni loro a ricercare il limite. Perché poi si corre il rischio che, per varie necessità e circostanze contingenti, quel limite capiti di raggiungerlo. Si vinceranno tante corse, ma si metterà un’ipoteca sul resto della storia.

Lo stesso Favilli fu protagonista di una grande carriera fra gli juniores, in un periodo in cui si ragionava sull’estremizzazioone dell’attività in quella fascia di età. Nel 2007 con la maglia della Rimor (una delle squadre che proponeva un’attività molto intensa) ottenne 9 vittorie e il bronzo mondiale alle spalle di Ulissi e davanti a Sagan. Poi però nei professionisti ci rimase appena per cinque anni, senza piazzamenti di rilievo.

Campionati del mondo Verona 2004, crono U23, Vincenzo Nibali
Nibali, qui in azione ai mondiali U23 di Verona, è forse l’esempio migliore di grande carriera senza estremi nelle categorie giovanili
Campionati del mondo Verona 2004, crono U23, Vincenzo Nibali
Nibali, qui in azione ai mondiali U23 di Verona, è forse l’esempio migliore di grande carriera senza estremi nelle categorie giovanili

Il ciclismo di una volta

E’ chiaro che sia in atto uno scontro fra il presente disordinato e disomogeneo del movimento italiano e il ciclismo di qualche anno fa, che aveva come imperativo la tutela dello sviluppo e solo dopo la ricerca del risultato: un ciclismo che in Italia ha portato una grande quantità di campioni che ora si fa fatica a individuare fra le nuove leve. L’ibrido attuale non convince.

Quel che bisogna chiedersi è se l’anticipazione dei tempi sia fatta con la necessaria competenza o scalando le conoscenze personali alle categorie dei più giovani. Come dire: può andare bene pretendere che il livello degli allievi sia coerente con quello degli juniores, ma andrebbero fatti studi specifici e individuati protocolli cui attenersi.

Altrimenti si creano piccoli fenomeni nelle categorie giovanili. I migliori se li vengono a prendere dall’estero, avendo cura di escludere quelli che da ragazzini hanno svolto un’attività troppo intensa, che continueranno a cercare fortuna dalle nostre parti. Ricordate il parlare di un piano B? La sensazione è che il discorso per ora sia rimasto nei ragionamenti (evidentemente non condivisi) e non sia arrivato sulla strada.