UAE Tour 2026, Mattia Gaffuri, 6a tappa, Jebel Hafeet, fuga

Il sogno si è avverato, ma ora Gaffuri si rimbocca le maniche

01.03.2026
7 min
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Tutto un inverno e poi sette giorni di gara al UAE Tour sono bastati a Mattia Gaffuri per capire che ci sarà tanto da fare, ma non è certo il lavoro a fargli paura. La favola del corridore di Erba, 26 anni, è giunta al livello più alto. Dopo i tre anni al VC Mendrisio, i due allo Swatt Club, il secondo posto alla Zwift Academy e gli svariati tentativi di farsi ascoltare dal mondo del professionismo, culminati con lo stage al Team Polti dello scorso anno, l’approdo al Team Picnic PostNL è la grande occasione: il punto di partenza che aspettava.

«C’è tanta strada da fare e ancora tanto da imparare – ammette Gaffuri prima di uscire per l’ennesimo allenamento che lo riporterà in corsa alla Strade Bianche – però il UAE Tour è stato una buona prima esperienza. Chiaramente rispetto allo scorso anno, devo stare maggiormente a quello che mi chiede la squadra e fare ad esempio da supporto ai velocisti, però direi che nel complesso è stata sicuramente un’esperienza utile».

Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E' pro' da quest'anno dopo lo stage 2025 con la Polti
Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E’ pro’ da quest’anno Al team Picnic PostNL, dopo lo stage 2025 con la Polti
Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E' pro' da quest'anno Al team Picnic PostNL, dopo lo stage 2025 con la Polti
Mattia Gaffuri, classe 1999, è alto 1,84 e pesa 76 chili. E’ pro’ da quest’anno Al team Picnic PostNL, dopo lo stage 2025 con la Polti
A un certo punto, negli ultimi due anni, il mondo dei social e dei tifosi ha iniziato a spingere perché Gaffuri avesse una chance nel professionismo. Ora che ci sei dentro, ti aspettavi che fosse così?

Sicuramente avevo più o meno idea di quale fosse il livello necessario per starci – ragiona Gaffuri – e quello penso di averlo raggiunto. Un altro discorso invece è riuscire a fare il risultato, comunque a primeggiare. Per questo sicuramente ci sono altri step da fare. Però per il momento il fatto di riuscire a starci dentro, di partecipare, andare in fuga o comunque riuscire a dare una mano nei finali è tanto di guadagnato rispetto a quello che si diceva qualche anno fa.

Il primo impatto l’hai avuto lo scorso anno con il Team Polti, cambia molto ritrovarsi a livello WorldTour?

Direi che a livello di struttura della squadra, di sicuro qui c’è una quantità di personale enorme e di riflesso si possono curare meglio i dettagli. A livello di organizzazione comunque la Polti era già una realtà molto avanzata e organizzata, quindi da quel punto di vista lì non ho visto una grandissima differenza. 

Come ti trovi invece con la mentalità olandese?

Ci sono dei pro e dei contro, come avevo anche immaginato prima di firmare. Sicuramente c’è meno calore, è una dimensione forse più “professionale” rispetto alla Polti. Però ci sono anche degli aspetti positivi come appunto l’organizzazione, la mentalità in gara e il fatto di cercare sempre di imparare qualcosa. Non si va mai a una gara senza un obiettivo, anche se non è una giornata adatta alle tue caratteristiche. C’è sempre qualcosa da fare, quindi per la crescita personale vedo solo ricadute positive.

Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Prima del UAE Tour, blocco di lavoro sul Teide. Qui Gaffuri (a destra) con Poole, Martinez e Leemreize (immagine Team PicNic PostNL)
Oltre a correre, negli ultimi anni abbiamo conosciuto anche il Gaffuri preparatore: il fatto di avere questa formazione ti avvantaggia nell’inserimento?

Penso che sia sicuramente importante, perché mi permette di avere una visione d’insieme di quello che è necessario. Ad esempio nel rapporto con le figure professionali come il preparatore e il nutrizionista. So quali domande fare, quali aspetti sono più o meno importanti. Però la struttura di queste squadre è fatta in modo da dare un supporto completo anche a chi non ha alcuna formazione. C’è chi si prende cura di ogni aspetto e non ci sono cose lasciate al caso per cui si abbia necessità di fare da soli, come ad esempio mi capitava l’anno scorso.

E da preparatore ti rendi conto che il tuo modo di lavorare è cambiato?

Ci sono sicuramente delle differenze, anche di filosofia. Per esempio sulla quantità di alta intensità e anche il volume, che sono un po’ diversi rispetto a quello che avrei impostato da solo, però in linea di massima il sistema è lo stesso. Tra l’altro il grosso della preparazione è stato fatto, da adesso in poi si gareggia in continuazione e quando si fanno le corse a tappe lo stimolo allenante è talmente grande, che poi a casa devi principalmente recuperare. Quindi anche la filosofia della preparazione non è più così importante.

E’ stato difficile passare dal Gaffuri allenatore di se stesso al seguire i consigli di un altro?

Sicuramente non è facile. Soprattutto non è facile staccare la parte critica continua che devi avere quando ti alleni da solo, perché sei sempre in dubbio su tutto quello che fai. Invece quando hai un preparatore esterno, devi fidarti perché è l’unica cosa che puoi fare. E forse è la cosa migliore, per lavorare serenamente. Quindi forse questo aspetto è il più difficile, ma anche questa è una cosa che avevo messo in conto e che sto facendo.

Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia Gaffuri controlla l'inclinazione della sella
Campionati europei gravel 2025 ad Avezzano, maglia azzurra per Gaffuri (tricolore in carica) che chiuderà al quinto posto
Campionati europei gravel 2025, Avezzano, Mattia Gaffuri controlla l'inclinazione della sella
Campionati europei gravel 2025 ad Avezzano, maglia azzurra per Gaffuri (tricolore in carica) che chiuderà al quinto posto
Sei stato coinvolto nella scelta dei programmi?

Non più di tanto. Il programma è stato deciso quasi interamente dal team, però non posso certo lamentarmi, perché è di livello assoluto. Sono quasi tutte gare WorldTour e di sicuro questo è uno degli aspetti positivi del correre in una grande squadra. Si fa un calendario di gare importantissime e non è una squadra tanto strutturata per le classifiche generali, quindi potrei trovare qualche spazio. Pensando al futuro, se fra due o tre anni dovessi ritrovarmi competitivo, il fatto di aver già partecipato più volte a queste gare di sicuro sarà un plus. Se invece seguissi un calendario da professional, dovrei fare uno step ulteriore nel momento in cui fisicamente fossi effettivamente pronto.

C’è qualche gara del tuo calendario che ti intriga particolarmente?

In realtà finora il calendario è ufficiale solo fino alla Tirreno, poi dovrò vedere con la squadra. Però diciamo che c’è la possibilità di fare il Giro d’Italia. Nel caso fosse confermato, di sicuro quella sarebbe la gara principale: quella che sogniamo tutti da bambini.

C’è un Giro che ricordi particolarmente?

Sicuramente il primo vinto da Ivan Basso nel 2006 è stato la prima gara che ho seguito in televisione da tifoso, perché ero abbastanza grande da capire. Se devo individuare il momento in cui mi sono appassionato al ciclismo, quel Giro è stato il primo e poi da lì non ne ho più perso uno.

Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Gaffuri ha corso gli ultimi tre mesi del 2025 nella Polti VisitMalta emergendo nelle classiche di fine stagione
Quindi aver assaggiato il professionismo nella squadra di Ivan, il Team Polti, è stato la chiusura di un primo cerchio?

Sì, assolutamente. Ivan è stato fondamentale anche da un punto di vista psicologico, per darmi la motivazione ulteriore di provare a fare il professionista. Il fatto che questa spinta venisse da lui, che è stato sempre mio idolo, è stata una vera apoteosi.

Prossima gara la Strade Bianche?

Esatto, sì. In tutte queste corse, così come sarà poi con la Tirreno, non so tanto bene cosa aspettarmi, anche se è una corsa che sulla carta potrebbe essere adatta alle mie caratteristiche. Probabilmente avrò come compito quello di provare una fuga o di sacrificarmi nei primi chilometri. Di sicuro la squadra non sarà lì per proteggere me, perché giustamente ci sono capitani con più credenziali. Quindi cercherò di fare più esperienza possibile e in generale penso che sarà il modo in cui affronterò ogni corsa quest’anno e poi alla fine tireremo una riga e faremo un bilancio.

Che cosa ti preme capire soprattutto?

Quali sono le mie caratteristiche, i miei punti di forza, dove posso puntare a crescere come corridore, che poi è il discorso di tutti. Quando sei nelle categorie inferiori, se hai motore puoi andare bene su tutti i percorsi. Però poi quando entri nell’elite del professionismo, devi capire bene qual è il tuo spazio, perché non tutti possono fare classifica, non tutti possono fare le classiche, bisogna trovare la propria dimensione.

Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Nonostante sia anche un preparatore, Gaffuri ha dovuto affidarsi completamente alla struttura del team: il passo forse più complicato
Dopo tanto correre e vincere nel gravel, fra titoli italiani e ottimi europei, la Strade Bianche magari potrà esserti amica?

C’è dell’affinità, ma la grossa differenza è che alla Strade Bianche la battaglia vera viene prima degli sterrati, per entrarci bene. Serve una diversa abilità, che sicuramente ancora non è il mio punto di forza. Probabilmente uno dei motivi per cui la squadra mi porterà è proprio quello di farmi lavorare su questi aspetti. Toccare con mano il nervosismo in gruppo in una classica di quel livello e cercare di iniziare ad apprendere il più possibile sin da subito.

Ultima domanda, poi ti lasciamo alla bici: per Gaffuri il professionismo è un nuovo lavoro appena iniziato oppure è un sogno che si è avverato?

Diciamo che sicuramente è un sogno che si è avverato, però penso che il segreto per affrontarlo al meglio sia viverlo come un lavoro. Quindi dare il massimo ogni giorno e cercare a ogni gara di spuntare le caselline dall’elenco delle cose da fare. Se si vuole essere competitivi, c’è tanto da imparare ed è giusto affrontarlo in modo analitico e razionale, sennò è facile lasciarsi trasportare. Qua vanno tutti forte, quindi bisogna analizzare quello che si può fare meglio e migliorare su ogni singolo aspetto.