Ecotek, Martinelli Juniores

Nel mondo degli juniores con “Martino” e la sua Ecotek

27.02.2026
7 min
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Passione. E’ la parola chiave per Giuseppe Martinelli che, a 71 anni, non smette di rimettersi in gioco. E’ lui che ha sente il bisogno di raccontare e, quando “Martino chiama”, è quasi un dovere morale rispondere per noi. Oltre che un piacere.

Storico direttore sportivo di Astana, Mercatone Uno, Carrera…. oggi Martinelli guida una squadra juniores, la Ecotek, nella sua Rovato, in provincia di Brescia. La telefonata arriva mentre i ragazzi stanno per partire per il Belgio, direzione Kuurne-Bruxelles-Kuurne juniores. Fino a pochi giorni prima erano in Spagna, sulla costa valenciana, dove si allenano molti professionisti e dove, fino a poco tempo fa, Martinelli andava con la XDS Astana.

«Questa categoria – dice subito “Martino” – quella degli juniores, la stiamo facendo diventare più importante di quello che è. I ragazzi si sentono all’università, ma sono ancora alle medie. C’è la spinta del procuratore, quella della squadra che vuole sempre di più, dei ragazzi che hanno pressione… E a un certo punto qualcuno deve tirare le fila». Da qui parte una chiacchierata che abbraccia il mondo juniores ma al tempo stesso resta ancorata alla sua Ecotek.

Ecotek, Martinelli Juniores
Il Team Ecotek, giovane realtà bresciana, ma con spirito già internazionale (foto Sws)
Ecotek, Martinelli Juniores
Il Team Ecotek, giovane realtà bresciana, ma con spirito già internazionale (foto Sws)

«Avevo detto mai più…»

«Sapete – racconta Martinelli – che ho smesso con i professionisti dopo quindici anni nella stessa squadra. Staccare la spina dall’Astana è stata una sofferenza ma anche una liberazione. Mi sono detto: voglio fare una vita normale. Solo che il ciclismo continua a bussare. E’ dentro la mia anima. Però essere sempre in prima fila, tirato da tutti, a un certo punto pesava. Quando l’ho detto a Vinokourov, da ottobre 2024 in poi avevo davvero staccato».

Il destino però a pronto a metterci lo zampino e infatti nella sua Rovato, nasce la Ecotek. Martinelli conosce bene il presidente Luigi Braghini. Senza contare che di questo team che sta per nascere fa parte anche suo nipote Claudio Martinelli.

«Mi chiamano a marzo e mi dicono: ci dai una mano? Ho risposto: neanche morto – ride Giuseppe – poi sono tornato a casa, gli ho detto di lasciarmi dieci giorni per rifletterci. E ho pensato: la domenica sono sempre alle corse di esordienti, allievi, juniores. E da sempre per me è stato così, anche quando seguivo i pro’. Forse mi manca qualcosa. Insomma, dopo qualche giorno gli ho detto: va bene, ditemi cosa devo fare».

Si butta dentro senza etichette. «Non volevo fare il direttore sportivo classico. Un po’ supervisore, un po’ consigliere». E infatti alla prima stagione, il 2025, tutto sommato Martinelli ha avuto un ruolo meno centrale. Ma si sa come certe cose seguano poi il corso naturale delle cose e se hai un direttore sportivo con un passato così, quel che verrà è inevitabile.

Ecotek, Martinelli Juniores
In spagna i ragazzi, guidati da Martinelli, hanno potuto vivere dei giorni da pro’ (foto Sws)
Ecotek, Martinelli Juniores
In spagna i ragazzi, guidati da Martinelli, hanno potuto vivere dei giorni da pro’ (foto Sws)

Juniores: tra app e fragilità

E così succede che Giuseppe Martinelli torna in ammiraglia a tutti gli effetti. Anzi, nel furgone come dice lui!

«È una categoria internazionale, piena di regolamenti. Ma hai a che fare con ragazzi di 16-18 anni, gli anni più difficili. Ti arrivano a 16 e qualcuno lo lasci a 18. Oggi hanno TrainingPeaks, VeloViewer, nutrizionisti e preparatori. E’ come una piccola squadra professionistica. Però non sono professionisti. Devi prenderli per quello che sono e per quello che sognano. C’è chi corre per passione, chi per diventare pro’, chi si ferma lì. Devi fare una minestra e tirare fuori qualcosa da ognuno per darlo agli altri».

La sfida più grande e quello che vuole sottolineare Martinelli è il suo lavoro più umano che tecnico. Forse è questa la sua sfida maggiore: capire i ragazzi. E oggi non è affatto facile, tanto più che la forchetta di età è ampia. Giusto dirlo.

«Il primo passo – dice Martinelli – è capirli. O provare a capirli. Studio il carattere prima ancora delle doti in bici, delle caratteristiche tecniche. Devo trovare un feeling, e non è facile quando sei nonno. Per farlo ho capito che devo parlare del presente e non del passato. Non è questo quello che gli interessa. Alcuni conoscono la mia storia, ma non gliela racconto. A meno che mi chiedano di Pantani, Simoni o Nibali. Però non gli interessa il ciclismo di una volta. Gli interessa il presente. Devi parlare di oggi. E nemmeno troppo del futuro, se non sono loro a volerlo.

«Ascolto i loro discorsi in furgone. Mi accorgo che sanno tutto per sentito dire. Ma la verità è difficile raccontarla: rischi di smontargli un sogno. A volte mi viene voglia di girarmi e dirgli: ma che cavolo state dicendo! Quando a sedici anni hai già un contratto o un procuratore, rischi di perdere il sogno del professionismo. Perché hai già la realtà in mano. Ammetto che questa situazione non si è ancora verificata nella mia squadra. Ma a 17 anni, per me, avere un contratto da pro’ significa anticipare troppo. A meno che il procuratore sia davvero bravo e spieghi bene quale strada c’è davanti. Non è tutto facile, non è tutto già arrivato».

Ecotek, Martinelli Juniores
I ragazzi in questi mesi hanno lavorato in palestra, tra l’altro con metodi moderni come il controllo delle accelerazioni degli stacchi (immagine Instagram)
Ecotek, Martinelli Juniores
I ragazzi in questi mesi hanno lavorato in palestra, tra l’altro con metodi moderni come il controllo delle accelerazioni degli stacchi (immagine Instagram)

Il ritiro in Spagna: metodo e libertà

Come si nota il discorso è ampio, profondo e Martinelli sta entrando in questa nuova dimensione per lui con grande circospezione, umiltà, ma tanta, tanta esperienza. Anche l’idea di portare i ragazzi in ritiro in Spagna è qualcosa d’insolito per questa categoria. Però dà quel tocco di entusiasmo e professionalità in più. Ai ragazzi e allo staff del team stesso.

«L’idea del ritiro nasce in autunno – spiega Martinelli – ho detto al presidente che, per partire bene, dovevo avere i ragazzi per otto-dieci giorni. Per conoscerli davvero e impostare il programma. Anche perché non sono pro’, non hanno corse a tappe e non ho modo di passarci tanto tempo. Insomma volevo conoscerli meglio.

«Le gare juniores sono vere. Si parte da 90 chilometri e si arriva a 130. Servono basi solide. Avevo impostato una giornata tipo sulla falsariga di quella che ero solito fare con i pro’. Sveglia alle otto, alle nove giù alle bici. Alle dieci si partiva con la traccia sul computerino. Qualcuno aveva anche la radiolina per non sbagliare. Non gli ho fatto mai fare più di quattro ore, anche perché serve fino ad un certo punto.

«Il pomeriggio poi li lasciavo liberi il più possibile – prosegue – e allora notavo tante cose. Volevo lasciarli gestire il tempo. C’era chi restava in camera e chi socializzava in piscina con altri corridori e… cicliste, perché poi c’erano anche altre squadre in quell’hotel, il Cap Negret. Ma io scendevo solo per contarli, per vedere che ci fossero tutti. Anche così capisci la personalità».

Libertà che Martinelli lasciava anche a tavola: buffet libero, senza richiami. «Magari dicevo: “Bella quella fetta di torta… forse la cambierei con un’altra”. Ma li ho lasciati liberi. Ed è stata una prova anche per me».

Ecotek, Martinelli Juniores
Martinelli ha deciso di lasciare loro libertà e gestione del tempo… dopo la bici (foto Sws)
Ecotek, Martinelli Juniores
Martinelli ha deciso di lasciare loro libertà e gestione del tempo… dopo la bici (foto Sws)

Si riparte dalla passione

Gare all’estero, ritiri, preparatore, voglia di insegnare, trasmettere, lanciare ma al tempo stesso proteggere. Per Martinelli gli juniores, come abbiamo capito, sono qualcosa di molto complesso, ma forse anche semplice.

«Tutto questo è possibile grazie a Luigi e a Claudio e a Joe, senza che sto lì a fare i cognomi. Loro lo sanno. Sono le colonne di questo team. Ed è anche grazie alle persone più esperte che si regge questo team e gran parte del ciclismo dilettantistico. A volte sento critiche: c’è chi dice che ci sono troppi vecchi nel nostro ambiente. Ma andassero a trovarle persone con passione che hanno voglia di fare, di mettersi a disposizione, di stare fuori la domenica… Noi nel ritiro avevamo un tuttofare che ha fatto un lavoro gigantesco. Senza questa gente quante gare e quante squadre non ci sarebbero».

E a livello personale, come la sta vivendo Martinelli tutta questa storia? Una domanda che gli abbiamo posto in modo diretto e alla quale ha risposto con sincerità.

«E’ venuta fuori la passione che ho dentro – risponde – il ciclismo è dentro la mia anima, dentro il mio cuore. Devo solo farlo convivere con la mia famiglia. Mia moglie mi ha detto: “Pensavo fosse il mio turno, adesso che sei in pensione. Ma mi sa tanto che non sei andato davvero in pensione”. Forse questa intervista è dedicata a lei. Ma non si può fermare la passione (e la competenza) di un uomo».