E’ curioso come le carriere di Filippo Tagliani e Lorenzo Cataldo si siano incrociate così tante volte, condividendo esperienze belle e brutte. L’ultima in ordine di tempo si spera faccia parte della prima categoria, ma le premesse ci sono tutte. Dopo la chiusura della Monzon Incolor Gub, entrambi hanno trovato posto molto lontano da qui, addirittura in Cina, al Chermin Cycling Team. Il loro è un po’ un viaggio carico di speranza, in un ciclismo, quello asiatico che hanno imparato a conoscere attraverso tante trasferte, necessarie per raccogliere punti nel ranking.
Il primo a raccontare la sua nuova avventura è Tagliani, pronto a fare il suo esordio con la nuova maglia domani in Turchia (in apertura il team all’arrivo a Istambul): «Non è stata una scelta facile, dopo la fine della squadra di Giuliani mi sono guardato un po’ attorno e ho pensato che era giusto provare a resettare tutto. Nei viaggi che avevamo fatto in Cina avevo conosciuto questo ragazzo che era dentro alla China Glory, la principale squadra locale dalla quale si era distaccato per dare vita a un nuovo team continental. Mi ha spiegato che tipo di cosa stava costruendo, di che cosa aveva bisogno, così ho deciso di provarci».


Che cosa sai della squadra, dei compagni?
In realtà molto poco, salvo che oltre a me e Cataldo ci sono un etiope, un caraibico, un corridore di Taiwan e per il resto tutti ciclisti locali. Non ci siamo mai visti, il primo reale contatto è proprio qui in Turchia.
Non hai avuto un po’ paura nel momento della firma di ritrovarti nelle pastoie vissute con l’Albiono Cycling Club?
Non posso negarlo, il pensiero ha attraversato la mia mente ma mi sono guardato intorno e mi è sembrata la scelta migliore. Avevo avuto contatti con la nuova squadra ungherese che poi non è nata, con una formazione portoghese e a un certo punto mi sono trovato molto alle strette. Questa era l’unica squadra che mi dava vere opportunità per correre ancora.


Che tipo di calendario dovrai fare?
Siamo partiti pensando a un calendario solamente locale, invece poi sono arrivati inviti e ci troviamo a correre in Turchia per un mese il che è una buona cosa perché ci confronteremo con molte formazioni europee. L’approccio non è molto diverso dal solito: abbiamo la possibilità di gestirci in autonomia, la squadra non ha una vera e propria base, ci si ritrova per le gare. Penso che questo mese in Turchia sarà molto importante anche per fare gruppo.
Quindi per l’allenamento e tutta la preparazione invernale, sei andato avanti per conto tuo…
Sì, anche perché la firma è arrivata tardi, a dicembre anche se eravamo in parola già da settembre. A dir la verità, la cosa che mi ha convinto è stata proprio l’opportunità di gareggiare in Cina, sia perché è un mondo dove spesso abbiamo gareggiato ma farlo in un team locale è una prospettiva nuova, sia perché c’è la possibilità di fare molte gare che danno punti UCI e nella nostra attività è sempre qualcosa d’importante.


Per Cataldo una scelta quasi obbligata
Con Tagliani ci sarà anche Lorenzo Cataldo e la sua scelta è invero abbastanza sorprendente, perché il corridore viene da una stagione alquanto proficua, con ben 7 vittorie, ultima delle quali la conquista addirittura di una corsa a tappe internazionale, il Giro della Serbia. Eppure non è stato sufficiente per salire qualche gradino rispetto alla sua precedente collocazione al Gragnano Sporting Club.
«Dopo la vittoria in Cina della tappa del Tour of Poyang Lake, sono stato cercato da alcune squadre cinesi che erano rimaste impressionate. Una di queste è andata oltre i semplici contatti, mi è sembrata realmente interessata così a ottobre, visto che non avevo per le mani nient’altro di interessante ho deciso di provarci».


Avevi richieste in Europa, in Italia?
Sinceramente no e la cosa mi aveva amareggiato. Devo subito dire che la Gragnano mi avrebbe tenuto, con loro mi ero trovato davvero bene ma poi mi è arrivata l’offerta della squadra cinese e mi è sembrata più conveniente. All’inizio ero un po’ titubante nel lasciare la Gragnano, mi avevano fatto una bella offerta, ma ho dovuto fare qualche conto e alla fine ho deciso di accettare la proposta cinese.
Venivi da un 2025 piuttosto positivo, anche con belle vittorie. Ti aspettavi che fossero più valutate anche da squadre italiane?
Sinceramente sì, anche se il maggior numero di vittorie è arrivato negli ultimi due mesi. Il Giro di Serbia era l’ultima gara di stagione ma ha portato un bel punteggio e ho pensato che ci fosse una piccola probabilità che qualcuno mi considerasse, anche per qualche premio vinto per il mio rendimento stagionale. Invece non si è fatto avanti nessuno. Alla fine ho preso la decisione di andare in Cina e sono contento della mia scelta.


Che sensazioni provi davanti a questa opportunità?
E’ tutto nuovo, farò un calendario completamente diverso, sicuramente più impegnativo, nel senso che sono tutte gare UCI. Sono euforico di iniziare la stagione che verrà in Turchia, poi per il resto vedremo strada facendo.
Ti toccherà imparare anche un po’ di cinese…
In effetti ho già preso diverse lezioni, lo sto piano piano imparando, anche se è difficilissimo…


Che impressione hai avuto delle gare in Cina?
La Poyang Lake è risultata una corsa organizzata alla perfezione. Non ci hanno fatto mancare niente, spostamenti, tutto in base a quello che dicevano loro, villaggio di partenza e d’arrivo pari al Giro d’Italia. Quando ho vinto una tappa, mi hanno trattato come se l’avessi vinto al Tour de France. E’ stata un’esperienza più che positiva, anche quello ha inciso nella mia scelta.
Come ti gestirai per gli spostamenti?
Vado là solo per correre, magari parto una settimana prima per abituarmi al fuso orario e alle temperature e poi torno. Spero di che vada tutto bene, di vivere quest’esperienza in serenità, perché è da quella che scaturiscono i risultati…