EDITORIALE / Gare di campionato, chi merita di correre?

09.02.2026
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Tutto e il contrario di tutto. Nel giro di pochi giorni abbiamo letto gli intenti di alcune grandi squadre juniores, secondo cui al campionato italiano di categoria dovrebbero partecipare soltanto gli atleti potenzialmente in grado di ottenere risultato. Pochi giorni dopo sono esplose invece le polemiche per le convocazioni ai mondiali di ciclocross. Il commissario tecnico Pontoni ha portato solo gli atleti che, a suo giudizio, sarebbero stati in grado di fare risultato ed è scoppiato il pandemonio. Non si può dire che Pontoni abbia sbagliato le scelte: i risultati sono venuti e senza un paio di episodi sfortunati, sarebbero stati ben più eclatanti.

Il punto però è capire quale sia la giusta valutazione. Se nella gara titolata debba correre soltanto chi è in grado di fare il risultato, con buona pace degli esclusi, o se partecipare anche soltanto per fare esperienza, concorra a comporre il bagaglio tecnico e psicologico dell’atleta. Sembra una domanda banale, in realtà non lo è, perché alla radice di tutto c’è la stessa Federazione ciclistica che non riesce a far passare un pensiero unico su questo argomento.

Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Soltanto Viezzi al campionato del mondo U23 per l’Italia e la sua squalifica ha tolto le maglie azzurre dalla gara
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Medaglie senza orizzonte?

E’ chiaro che tutto dipenda dall’interesse delle parti coinvolte. Saremmo davvero curiosi di scoprire che cosa avrebbero detto quelle stesse squadre juniores se a un campionato del mondo su strada il commissario tecnico Salvoldi avesse portato appena un corridore, dichiarandolo il solo in grado di fare risultato. Probabilmente sarebbero insorte (giustamente), contraddicendo però il teorema enunciato per il campionato italiano. Nulla o poco invece hanno detto quando la FCI ha spiegato che avrebbe portato soltanto tre juniores al campionato del mondo di Kigali, spiegando la difficoltà economica della spedizione. La trasparenza paga sempre.

Per questo, la partecipazione ai mondiali con un atleta elite uomo e una donna, un solo U23 uomo e una donna, e 4 juniores uomini e altrettante donne, raccontata come semplice scelta tecnica, fa pensare che qualcosa non torni.

Si capisce da una parte che la nazionale di cross stia investendo sui giovani, cercando di portare avanti una nouvelle vague che ci permetta nel giro di due o tre anni di vincere altre medaglie. Qual è tuttavia l’orizzonte di queste medaglie? Perché un atleta dovrebbe investire nel cross, opponendosi alle resistenze del team, sapendo già che diventando grande rischia di non essere più convocato per il campionato del mondo?

Gara juniores 2025, gruppo, strada
Al campionato italiano juniores merita di andare il numero più alto di atleti: solo così si può fare esperienza
Gara juniores 2025, gruppo, strada
Al campionato italiano juniores merita di andare il numero più alto di atleti: solo così si può fare esperienza

Gli obblighi di una Federazione

Rispondendo su Tuttobiciweb agli appunti di Alessandro Guerciotti, il Presidente federale Dagnoni ha ribadito come le convocazioni di Pontoni non siano state dettate da ristrettezze di budget, ma da una precisa scelta tecnica. E’ evidente che ben pochi fra gli esclusi avrebbero potuto cogliere medaglie nelle gare di Hulst, però è altrettanto vero che la Federazione ciclistica italiana ha un prestigio da difendere e degli obblighi morali verso le società che danno spessore al movimento e presentarsi a un campionato del mondo di specialità con un solo atleta per categoria non le rende certo onore.

Noi siamo dell’avviso che corridori come Filippo Agostinacchio, Bertolini, Scappini, Cafueri e Bramati, Borello e Gariboldi avrebbero meritato la convocazione. Non perché potessero vincere o salire sul podio, ma perché ciascuno per la sua parte avrebbe potuto accumulare esperienze e dare un senso all’investimento sulla specialità. E per rispetto verso le società che nel cross hanno scelto di investire, anche organizzando gare utili all’attività federale.

Podio campionato italiano ciclocross donne elite 2026, Brugherio: Sara Casasola, Rebecca Gariboldi e Carlotta Borrello (foto Giorgio De Negri)
Tricolore di Brugherio, organizzato da Guerciotti: prima Casasola, davanti a Gariboldi e Borrello. A Hulst è andata solo la friulana (foto Giorgio De Negri)
Podio campionato italiano ciclocross donne elite 2026, Brugherio: Sara Casasola, Rebecca Gariboldi e Carlotta Borrello (foto Giorgio De Negri)
Tricolore di Brugherio, organizzato da Guerciotti: prima Casasola, davanti a Gariboldi e Borrello. A Hulst è andata solo la friulana (foto Giorgio De Negri)

La morale della favola

Siamo altrettanto convinti, per quanto riguarda i giovani, che la partecipazione e il successo in gare titolate si costruiscano partecipandovi. Puoi consolidare la prestazione correndo altrove e facendo ogni genere di test, ma l’impatto psicologico non puoi simularlo.

Proprio questa per noi è la morale della favola. Non ha senso limitare la partecipazione alle gare titolate nascondendosi dietro la possibilità di fare il risultato: sia parlando del campionato italiano juniores su strada (in cui pagano le società), sia al campionato del mondo di cross (in cui paga la Federazione). A meno che la necessità di contingentare il numero dei convocati non nasca da esigenze diverse, di cui però si preferisce non parlare.