CASTELL’ARQUATO – Velleità di trovare un qualunque contratto nel ciclismo non ce sono. Ambizioni di riprovare ad essere corridori a 26 anni nemmeno. La voglia di provare invece un’esperienza unica invece sì. Nell’ultra moderno e quasi inavvicinabile ciclismo su strada, quella che stiamo per raccontare è una storia che solo il cross sa regalare e può permetterti di vivere anche in gare di Coppa del mondo (in apertura Benidorm foto Elisabetta Gambino).
Da una parte i big del settore trainati da sua maestà Mathieu Van der Poel, fresco del suo ottavo titolo mondiale e di tutti i record riscritti. Dall’altra Gabriele Spadoni e Marco Marzani, due ragazzi emiliani con bei trascorsi nelle categorie giovanili fino agli U23 che, pur avendo mantenuto il cartellino da atleta, nella vita di tutti giorni lavorano come la gente comune. La bici è qualcosa più di una passione, ma per loro pedalare è rimasta un’attività primaria solo per divertirsi e non più per fare carriera. Tuttavia, sfruttando una buona condizione atletica e i regolamenti internazionali del ciclocross, sono riusciti a realizzare il proprio sogno.


In mezzo ai titani
Dicevamo che il cross consente ancora di immergersi in avventure curiose. Spadoni e Marzani sono tesserati con la formazione piacentina Cicli Manini di Castell’Arquato e nell’intensa stagione invernale hanno disputato tre gare internazionali in mezzo agli squadroni della categoria.
«Abbiamo corso – spiega Marzani – a Mol, Gullegem e Benidorm, tutte in gennaio. Eravamo stati l’anno scorso a Besançon, ma in Belgio ci siamo accorti subito di un’altra atmosfera, davvero pazzesca. L’organizzazione è incredibile. Noi non siamo nessuno, corriamo per una squadra piccola, fatta di poche persone, però ci avevano assegnato la piazzola a pochi metri dalla Visma | Lease a Bike. Appena abbiamo parcheggiato il nostro camper accanto al loro bus, sono subito venuti ragazzi e bimbi con genitori a chiederci cartoline. Siamo rimasti spiazzati perché non le abbiamo e non abbiamo potuto accontentarli. Di sicuro le faremo per l’anno prossimo.


«Nonostante tutto – va avanti – hanno voluto fare le foto con Gabriele e me e chiedendoci gli autografi addirittura anche sui loro zaini. A Mol, mentre ci stavamo riscaldando durante la gara femminile, ha cominciato a nevicare. Abbiamo ritardato la partenza perché era entrato il trattore a spazzare la neve. Cose mai viste o impensabili da noi. E considerate che c’erano circa tredicimila persone.
«Anche a Gullegem e Benidorm – sottolinea ancora Marzani – abbiamo vissuto belle emozioni. In Spagna, essendo una prova di Coppa del Mondo, non avevamo la zona privilegiata con gli altri team. In quel caso avevamo due auto a noleggio e le abbiamo parcheggiate in mezzo al pubblico. E lì ci siamo riscaldati con le persone che ci chiedevano informazioni e sensazioni. E ripeto, noi non siamo corridori famosi, però ci hanno fatto sentire importanti».




A ruota del migliore
Il cuore pulsa, i battiti fanno impazzire il cardiofrequenzimetro ancor prima che la bandierina del via venga abbassata. Paradossalmente la gara rimette tutto a posto, ma sono i momenti precedenti che diventano unici. Per Spadoni è stato esattamente così, per merito dei suoi idoli.
«Adoro il ciclocross – racconta – e fenomeni come Thibau Nys, cui mi ispiro per saltare gli ostacoli con la bici. E’ un talento e soprattutto una persona normale. A Benidorm però ho toccato il cielo con un dito. Durante la prova del percorso, mi sono trovato dietro Van der Poel, che per me è un dio assoluto.
«Gli ho chiesto se potevo stare alla sua ruota. Mentre mi rispondeva di sì ha notato che pedalavo su una Stevens camouflage e mi ha detto che con quella bici ci aveva vinto un mondiale. Ho ribattuto che l’avevo presa proprio per quel motivo perché sono un suo grande tifoso. Ha sorriso, mi ha ringraziato e mi ha detto di provare a seguire le sue linee nei punti più critici».


«Sono io – prosegue Spadoni con grande trasporto – che devo ringraziarlo perché è stato disponibile e sereno con me. Stando alla sua ruota mi sono preso anch’io gli incitamenti che il pubblico rivolgeva a lui. Tant’è che alcuni fotografi mi hanno scritto sui social per dirmi che avevano delle foto di me con lui. Quando al lunedì sono rientrato in ufficio, mi venivano i brividi a ripensarci. Anche i colleghi di lavoro hanno capito il mio stato d’animo».
Lavoro, famiglia e passione
Quante volte abbiamo sentito parlare dell’eventuale “piano B” da tenere pronto? L’ultima atleta con cui ne abbiamo discusso è stata Laura Tomasi dopo la sua laurea. L’alternativa alla carriera ciclistica i due ragazzi emiliani l’hanno trovata senza grandi problemi.
«Nel 2023 – ci dice Marzani, classe 2000 di Carpaneto Piacentino – mi sono laureato in Scienze Motorie, conseguendo poi un master in posturologia sportiva. Da allora lavoro come personal trainer in una palestra vicino a casa e nel frattempo ho fatto un corso del CONI come massaggiatore.
«Alla bici dedico 15 ore a settimana, il minimo necessario per tenermi in forma e preparare qualche gara di gravel, Mtb o cross. In Belgio e Spagna abbiamo vissuto un’esperienza da un punto di vista privilegiato con grandi campioni, senza nessun altro fine. Se me lo avessero detto dieci anni fa non ci avrei mai creduto».




«Io invece – conclude il coetaneo Spadoni, reggiano di Scandiano – sono laureato in Ingegneria Gestionale e lavoro per una società che fa consulenza ingegneristica ad altre aziende. Quando non sono in ufficio, sono in trasferta e faccio solo una giornata in smart working, nella quale sfrutto la pausa pranzo per andare in bici. Trovare il tempo di allenarmi non è semplice, tenendo conto che ho anche una bimba di 4 anni ed un’altra che arriverà ad inizio marzo.
«Ho fatto il primo anno da U23 nel 2019 poi ho smesso per laurearmi. Ero già pronto per il dopo ciclismo. Sono ripartito da zero due anni fa, mettendo da parte l’orgoglio perché la bici è la mia passione, senza l’intenzione di tornare a correre come facevo prima. Non sono pentito, rifarei lo stesso percorso che mi ha portato a coronare un sogno ad occhi aperti».