Campionati del mondo ciclocross, Hulst 2026, Filippo Grigolini

Grigolini, la vittoria in tasca e poi la beffa atroce

02.02.2026
4 min
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Discesa, curva lunga a sinistra, fango. Grigolini viaggia in testa al mondiale juniores di ciclocross, manca meno di un giro alla fine. E’ il campione europeo, a Hulst c’è andato per vincere e il suo vantaggio è di quelli che si può quasi brindare. Alle spalle, staccato di 15 secondi tiene duro l’olandese Delano Heeren e ancora più indietro il belga Lejeune, che di Grigolini e Pezzo Rosola è stato avversario per tutta la stagione.

Grigolini si tuffa con lo sguardo avanti, come ha già fatto nei quattro giri precedenti. Tuttavia, nel momento in cui davanti alle ruote si apre la traiettoria per allungare verso il tratto in pianura, lanteriore si impunta in una buca, si storce e il friulano cade e rotola con la bici che gli passa sopra. Si rialza, fa un po’ fatica a raddrizzare il manubrio e riparte. Heeren gli è vicino, ma resta comunque alle spalle e Filippo sembra avere il passo che basta per tenerlo indietro.

I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi
I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi
I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi
I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi

Una buca a tradimento

Però il destino ha previsto per lui un finale diverso. E mentre fila in testa alla corsa, con l’olandese che si avvicina, Grigolini cade nuovamente e a quel punto l’inseguitore ha vita facile ad affiancarlo, poggiarsi sulla sua spalla e ricacciarlo inesorabilmente nelle retrovie. L’olandese fila verso il titolo mondiale, l’azzurro difende il secondo posto dal ritorno di Lejeune.

«Ho rivisto il video – racconta Grigolini – perché non mi ricordavo come fossi caduto. Mi sembra ci sia stata una buca e l’ho presa. Sono caduto in avanti. Mi sentivo bene fin dall’inizio, infatti ho fatto il buco alla fine del primo giro. Mi sono girato e non c’era più nessuno e ho capito che stavo bene. Cinque giri da solo sono stati lunghi, però stavo gestendo bene e alla fine invece è andata così».

Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell'errore
Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell’errore
Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell'errore
Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell’errore

La mano fa male

Rispetto a sabato, il percorso di Hulst era infangato e viscido: meno di quello che sarebbe successo di lì a poco con gli elite, ma comunque infido. Fatte salve le salite, le discese e un paio di argini, il fondo era tutto asciutto e duro, ma nei punti con la terra smossa, c’era da tenere gli occhi super aperti.

«Ha piovuto un po’ prima della nostra gara – spiega Grigolini – ma non tanto. A dire la verità, non mi ricordo nemmeno come sia stata la seconda caduta. Sono andato giù, credo, perché non ci vedevo più. Dopo la prima caduta ho preso comunque una bella botta in testa e anche alla mano. Sul momento, non mi faceva male niente, perché ero preso dall’adrenalina. Quando invece sono arrivato, ho capito che mi faceva male.

«Domani (oggi per chi legge, ndr) andrò a fare una lastra, perché forse ho una microfrattura o una frattura. E questo ha vanificato tutto. Dell’argento non mi interessava, ho corso per vincere. Ma piuttosto che perderlo così, all’ultimo giro dopo tutta la gara al comando, avrei preferito non arrivare. Ho tenuto duro per portare qualcosa alla Federazione».

Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune
Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune
Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune
Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune

Il momento dei saluti

Capire il perché della caduta sarà il pensiero che continuerà a tormentarlo a lungo, anche se ammette di essersene fatto già una ragione. Il volo che deve riportarlo in Italia lo attende, il furgone degli azzurri sta per arrivare all’aeroporto.

«Bene o male – dice – la traiettoria era sempre quella. Non so cosa ho preso con la ruota davanti, ci vorrà un po’ per dimenticarlo. Però mi piacerebbe ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine. A partire dalla mia squadra, il Team Cingolani, e soprattutto lo stesso Francesco Cingolani. Tutto lo staff della nazionale, che è sempre stato perfetto, in ognuna delle trasferte che abbiamo fatto all’estero. Ovviamente il cittì Daniele Pontoni e tutta la mia famiglia. Il mondiale è stato l’ultima gara di cross per questo inverno. Adesso farò un po’ di stacco e poi comincerò con la squadra (con la Autozai-Contri e a spot con il team under 19 della Decathlon, ndr)».