Dainese

Materiali e treno: i primi assaggi di Dainese al Down Under

28.01.2026
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La stagione sta entrando nel vivo e in Australia si è già consumato il primo appuntamento WorldTour: il Tour Down Under, che solitamente è terreno ideale per gli sprinter. Quest’anno lo è stato, ma certamente sono state volate “da guadagnarsi”, perché stavolta il percorso era ondulato. E tra le ruote veloci che questi sprint se li sono dovuti conquistare c’è stato anche Alberto Dainese.

Il padovano è passato alla Soudal-Quick Step e il Down Under è stato per lui un esordio anche dal punto di vista dei materiali. Purtroppo le cose non sono andate benissimo, specialmente nella frazione finale, e il perché ce lo ha spiegato proprio Dainese. «E’ successo di tutto: soprattutto ho preso un canguro». Il che farebbe anche sorridere, se non fosse che poi, a sua volta, Dainese è stato tamponato da dietro ed è scivolato con violenza sul manubrio della sua bici. «Ho temuto di essermi rotto qualcosa, perché a lungo sono rimasto senza respirare. Fortunatamente sono solo botte».

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Alberto Dainese (classe 1998), purtroppo a causa di una caduta nell’ultima tappa non ha potuto concludere il Tour Down Under
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Alberto Dainese (classe 1998), purtroppo a causa di una caduta nell’ultima tappa non ha potuto concludere il Tour Down Under
Dunque, Alberto la prima è andata: che sensazioni hai avuto?

Non venivo da un super inverno. A dicembre ho avuto due volte la febbre. Però questa corsa è stata perfetta per rodarci. Come detto, le volate ci sono state, ma non erano dei piattoni. Per me sono state due volate turbolente, nelle quali ho e abbiamo sbagliato interpretazione, posizione, scelta tattica. Però andiamo avanti. Di certo è stato un buon lavoro per affinare la gamba.

Questo per te è stato un debutto anche per i materiali. Come è stato il primo approccio in corsa?

In generale molto buono. Ho fatto qualche cambiamento importante, a partire dalla misura della bici. Venivo da BMC dove usavo un telaio da 51 e un attacco da 140 millimetri. Qui, con Specialized, ho scelto un telaio da 54. L’ho voluto più grande, così ho un attacco più corto, da 135 millimetri, e un manubrio da 38 centimetri. Ma poi ho anche inserito uno spessore di un centimetro sotto al manubrio.

Come mai questa scelta?

Le nuove tendenze. Si è visto che alzandosi davanti si è più aerodinamici, oltre che più comodi. Piego meglio i gomiti e con la misura maggiore del telaio riesco a distendermi meglio.

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Gli sprint australiani sono stati un po’ insoliti, con qualche scalatore persino nelle top 20
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Gli sprint australiani sono stati un po’ insoliti, con qualche scalatore persino nelle top 20
Hai cambiato telaio e attacco: angoli e quote sono cambiate molto?

In realtà l’altezza di sella è rimasta uguale, salvo che ho abbassato un po’ la punta per allungarmi meglio e lasciare più spazio alle parti intime. Questa scelta è stata fatta anche perché il fondello Castelli è più importante e in questo modo scarico un po’ di più. Altri cambiamenti hanno riguardato i pedali: sono passato da SRAM a Shimano, che sono una garanzia.

Un bel po’ di cambiamenti…

Sì, ma mi trovo bene. Poi sono tutti brand importanti. Anche la bici, la Specialized, si è mostrata molto reattiva. Anzi, a dire il vero, è la cosa che mi ha colpito più di tutto. Sapevo che era buona, ma non credevo così. Il primo giorno che ci sono salito non facevo nulla da due settimane eppure ad ogni curva rilanciavo, proprio per il piacere di sentirla scappare via. Anche la rigidità del manubrio mi ha colpito molto.

Da buon sprinter hai feeling con velocità e aerodinamica: cosa ti è parso del vestiario?

Per ora ho usato solo materiali estivi, quindi non i più aerodinamici, ma le sensazioni sono state buone. In Australia, con oltre 35 gradi, ho usato il body estivo, più traspirante e leggero. Ma torniamo al discorso brand: con Castelli vai sul sicuro.

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La Specialized SL 8 della Soudal-Quick Step ha stupito Dainese per la sua reattività
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La Specialized SL 8 della Soudal-Quick Step ha stupito Dainese per la sua reattività
Delle ruote cosa ci dici?

Sto usando le Roval più alte, quelle pensate per le volate. La cosa bella è il profilo differenziato tra anteriore e posteriore: davanti è maggiore. Sono ottime e soprattutto sviluppate sullo specifico telaio che utilizziamo, non su un telaio generico.

Capitolo caschi e occhiali: come ti sei trovato?

Per quanto riguarda gli occhiali venivo da Oakley e quelli sono rimasti. Credo siano i migliori al mondo. Si coordinano molto bene con il casco Specialized. Qui in Australia avevamo il casco più aperto e aerato, non quello più aero.

Si parla di un vantaggio di 25 watt a 40 km/h: il corridore percepisce certi dettagli?

E’ difficile da dire. Non sono cose che percepisci immediatamente. Tanto più che in gruppo tutti ricercano la prestazione e spesso sei intrappolato tecnicamente. Quello che posso dire è che in generale senti una grande scorrevolezza.

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Il set casco e occhiali si è mostrato efficente. Dainese tra l’altro non ha cambiato modello di occhiali
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Il set casco e occhiali si è mostrato efficente. Dainese tra l’altro non ha cambiato modello di occhiali
Tatticamente com’è andata con il treno?

Lo abbiamo abbozzato, ma questa volta ha deragliato. Nella prima volata ho seguito Fabio Van den Bossche, ma prima dell’ultima curva ha forato: gli è scesa la pressione e solo in quella svolta avrò perso 30 posizioni. Nella seconda invece avevamo perso Casper Pedersen. Insomma, è un treno work in progress!

Quali saranno i prossimi appuntamenti?

Prima di lasciare l’Australia faremo altre due corse quaggiù. Poi dovrei fare Vuelta a Murcia e Giro di Sardegna, ma sono riserva in molte gare, quindi bisognerà vedere.

Ultima domanda: hai già lavorato con Merlier e Magnier?

Con Merlier quasi nulla, perché ha avuto problemi a un ginocchio, e anche io nel ritiro di gennaio ho faticato molto venendo dall’influenza. Qualcosa in più ho fatto con Magnier: un fenomeno. Talento puro. E’ giovane, ma ha conoscenze che non ti aspetti a quell’età. Vince sia le volate piattissime che quelle in cui c’è da tenere. E’ il corridore forse più vicino a Peter Sagan che abbia mai visto.