Perché, ci si chiedeva, la FCI non ha ancora applicato la legge sugli agenti sportivi, come hanno fatto il calcio, il basket e il golf? La domanda sollevata dopo l’intervista di mercoledì richiedeva una ricostruzione federale, anche perché il decreto attuativo pubblicato lunedì in Gazzetta Ufficiale ha riportato l’attenzione sulla disciplina di questa figura professionale.


Calciopoli, la prima pietra
La posizione della FCI eccola qua (in apertura immagine di Paolo Scofield), per come l’abbiamo ricostruita attraverso vari colloqui. La necessità di ordinare la professione dell’agente sportivo nasce dal mondo del calcio e dagli scossoni successivi allo scandalo di Calciopoli e della GEA: la società accusata di agire in un regime di quasi monopolio, che si sciolse nel 2006 (si è mai fatto il calcolo delle percentuali di atleti rappresentati dalle varie agenzie che operano nel ciclismo?).
Nel momento in cui lo Stato e il CONI decidono di intervenire, la FCI pone due questioni. Una legata alla presunta mancanza di norme attuative rispetto al Decreto 37 del 2021. Un’altra legata alla tutela dei procuratori già attivi e formati a livello internazionale (UCI), per i quale chiede al CONI e alle istituzioni che prima di andare a nuovi esami si sani la loro posizione.
Questo tuttavia non avviene. Il CONI non riconosce i loro percorsi di formazione e la qualificazione internazionale presso l’UCI. Ci dicono da ambiente federale che ciò sarebbe dovuto al fatto che l’UCI ha sede in Svizzera e con la Svizzera non esiste reciprocità in ambito sportivo.
La FCI non rinuncia e per quasi due anni porta avanti l’istanza. Dato tuttavia che la situazione non si sblocca, nel corso del 2025, il Consiglio federale si muove per trovare una soluzione che salvaguardi il percorso dei procuratori che già lavorano nel ciclismo.
Come ci ha anticipato Gianni Vietri, la FCI crea un nuovo regolamento. L’obiettivo sarebbe quello di raggiungere un’equiparazione per tutte le federazioni che riconoscono il professionismo. Al fine di tutelare i procuratori già attivi, all’interno di questo regolamento, sarebbe stata inserita una norma transitoria. Licenziato dal Consiglio federale, il regolamento stesso viene poi inviato al CONI, per la necessaria approvazione da parte della Giunta.


Il decreto di fine 2025
La promulgazione del Decreto 218 del 2 dicembre 2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 gennaio) può aver inciso sull’iter del provvedimento? Probabilmente sì.
Nel testo si legge che entro sei mesi a partire dal 2 febbraio 2026, le federazioni dovranno adeguare il loro regolamenti per l’accesso alla professione di agente. Forse è quello il termine oltre il quale la Giunta CONI darà la sua valutazione sul regolamento proposto dalla FCI.
Nel frattempo la ricostruzione della FCI lascia spazio al ragionamento. Se effettivamente non era possibile agire in assenza di un decreto attuativo come quello di lunedì scorso, la creazione del sistema di esami e abilitazioni federali dopo la promulgazione del Decreto 37 del 2021 è stato un passo falso da parte delle altre Federazioni? Chiaramente nessuno è disposto a sostenerlo. Ma soprattutto è vero che non si potesse operare perché il quadro normativo era incompleto?
Di sicuro, come tutto ciò che avviene in Italia, l’argomento è contorto e pieno di complicazioni. Anche perché la data di inizio degli esami e delle abilitazioni è precedente rispetto al 2021. Scusate se d’ora in avanti il discorso diventerà noioso, non è stato divertente neppure muoversi in questo ambito confuso.
La prima norma sugli agenti sportivi porta la data del 27 dicembre 2017, in seguito alla quale si costituisce presso il CONI il Registro nazionale agenti sportivi.
Il 23 ottobre del 2018 viene promulgato un DPCM che stabilisce le modalità con cui si può diventare agenti: quindi l’esame CONI e l’abilitazione da parte delle federazioni. Il DPCM, in quanto tale, non ha bisogno di decreti attuativi (lo abbiamo imparato nei frenetici giorni del COVID), essendo esso stesso lo strumento attuativo di una norma primaria (in questo caso la Legge n. 205 del 27 dicembre 2017). Un aggiornamento avviene con il DPCM 27 giugno 2019, che estende la validità dei titoli abilitativi rilasciati tra il 31 marzo 2015 e il 31 dicembre 2017 sino al 31 dicembre 2019.
Il 23 marzo del 2020, il decreto sugli agenti sportivi disciplina l’organizzazione degli esami e tutti gli adempimenti necessari. Pertanto il 14 maggio dello stesso anno, il Regolamento agenti sportivi varato dal CONI entra in vigore con deliberazione della Giunta Nazionale. A partire da novembre 2020, con il rallentamento dovuto alla pandemia, il CONI predispone il primo dei 10 esami finora organizzati. A giugno del 2021, la FIGC dispone il primo bando aperto a chi abbia superato l’esame del CONI.
E’ vero che quando viene varato il Decreto 37 del 2021 non ci sia ancora un decreto attuativo come quello pubblicato lunedì scorso, ma è altrettanto vero che in Gazzetta Ufficiale viene indicato che, in attesa di tale decreto, vale ed è applicabile la normativa indicata nel 2020 (articolo 14, comma 1).


La tutela dei procuratori già attivi
Lasciando a questo punto la palla ai giuristi, la posizione della FCI è che non sia stato messo in atto il sistema dei bandi di ammissione per tutelare gli agenti che già c’erano. Per questo si è aperta una discussione non ancora chiusa con il CONI. La finalità è comprensibile e anche condivisibile, ma fa nascere la curiosità su come altre federazioni, che sicuramente avevano già degli agenti attivi, abbiano gestito il passaggio e continuato ad abilitare i loro agenti.
Il calcio ad esempio ha stabilito che gli agenti con licenza acquisita prima del 2015 non dovessero sostenere l’esame di abilitazione ai fini dell’iscrizione nel Registro Nazionale degli agenti sportivi. Quelli che dopo tale data erano in possesso della sola licenza FIFA (che ha sede a Zurigo) hanno dovuto sostenere gli esami. Questo nel ciclismo non è stato purtroppo possibile. La gestione dei procuratori passò per la scrittura di un regolamento, una prima fase di regolarizzazione da parte della Lega di quanti già operavano, poi la questione passò dalla Lega nelle mani della FCI dell’allora segretario generale Gabriotti.
Nel Consiglio federale di Noto del 7 ottobre, la FCI ha redatto la nuova regolamentazione, cercando di salvaguardare le richieste dei procuratori, che probabilmente riceverà una valutazione dopo il 6 febbraio. Poi, qualunque sarà l’esito, ci sarà da capire se per il futuro verrà adottato il sistema dei bandi per l’abilitazione, alla luce di quanto stabilito dall’ultimo decreto.
Avere un albo degli agenti abilitati rende possibile vigilare sul loro operato e sul rispetto delle regole. Basta confrontare l’elenco degli agenti abilitati UCI con le figure professionali delle varie agenzie per rendersi conto che sono tanti coloro che si definiscono agenti senza alcun tipo di abilitazione. Comunque andrà a finire fra vecchi e nuovi agenti e se l’orizzonte è quello di una uniformità regolamentare, si può sperare che un domani dovranno tutti attenersi alla normativa prevista sul piano legale, commerciale e deontologico.