Andrea Giorgi, test lattato

VLaMax: un dato da considerare, tra teoria e pratica

26.01.2026
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Qualche settimana fa abbiamo pubblicato un articolo dove con coach Giuseppe De Maria, preparatore del team Polti VisitMalta, avevamo parlato di giovani e Grandi Giri. Tra i vari parametri e attenzioni da avere nei confronti di questi atleti, prima di vederli impegnati nelle corse a tappe di tre settimane, è emerso quello del VLaMax (la massima potenza glicolitica). Incuriositi da cosa potesse rappresentare questo dato, e da come lo si può prendere in considerazione all’interno di un lavoro di preparazione a 360 gradi, siamo andati da Andrea Giorgi, medico facente parte del gruppo di valutazione e preparazione fisica del team Bardiani CSF 7 Saber.

«Il VLaMax nasce negli anni 80 come  sistema – spiega il dottor Giorgi – per determinare la capacità glicolitica dell’atleta. Cos’è la capacità glicolitica? E’ la capacità anaerobica lattacida, quindi si andava a vedere quali atleti fossero in grado di produrre maggior lattato, il quale rappresenta la capacità anaerobica del corridore. Il lattato deriva dalla degradazione del piruvato, un derivato del glicogeno prodotto internamente al mitocondrio della cellula del muscolo che per essere smaltito viene buttato nel circolo sanguigno. Questo processo ci permette di misurare il lattato, cosa che viene fatta prelevando una piccolissima quantità di sangue».

Bardiani CSF 7 Saber, ritiro 2026
Il test del VLaMax permette di capire con che tipologia di scalatore si sta lavorando
Bardiani CSF 7 Saber, ritiro 2026
Il test del VLaMax permette di capire con che tipologia di scalatore si sta lavorando
Nell’atleta in cosa si traduce questa misurazione?

A livello teorico un corridore con un VLaMax alto produce maggior lattato, di conseguenza degrada più glicogeno e quindi ha una maggiore capacità anaerobica, in termini stretti è più “rapido”. Per fare un esempio: un velocista dovrebbe avere un VLaMax più alto rispetto a uno scalatore. Questo perché in teoria VLaMax e VO2Max sono inversamente proporzionali, se ho un corridore con un’alta capacità di consumo d’ossigeno (uno scalatore, ndr) avrà una bassa capacità glicolitica. C’è un però.

Prego…

Negli anni io personalmente questo parametro l’ho usato pochissimo, perché quello del VLaMax è un test difficile da riprodurre in maniera ripetibile. Ci sono tanti fattori confondenti, per avere una misurazione perfetta della capacità glicolitica dovresti fare una biopsia muscolare, così da vedere il livello di glicogeno in quell’esatto momento.

Martin Marcellusi, Bardiani CSF 7 Saber
Il test del VLaMax prevederebbe uno sprint e poi una serie di misurazioni del lattato a riposo
Martin Marcellusi, Bardiani CSF 7 Saber
Il test del VLaMax prevederebbe uno sprint e poi una serie di misurazioni del lattato a riposo
Come si misura invece?

Si prende il livello di lattato a riposo, poi si fa un’altra misurazione dopo uno sprint e si ottiene il delta. Questo viene diviso per il tempo del test ridotto del tempo della capacità anaerobica alattacida, questa però non si può misurare e viene data per certa su un periodo tra i tre e i cinque secondi. In realtà è tutta una stima. 

Allora perché si tiene comunque conto di questo parametro?

Perché se si prende un campione omogeneo di scalatori, ad esempio, si presuppone che avranno un VO2Max elevato visto che la loro potenza aerobica deve essere alta. Fare un test sul VLaMax a questo gruppo di scalatori ci permette di trovare quello con un maggior spunto veloce.

Filippo Turconi, Bardiani CSF 7 Saber
Se uno scalatore ha una capacità anaerobica lattacida bassa vorrà dire che farà affidamento su un passo costante
Filippo Turconi, Bardiani CSF 7 Saber
Se uno scalatore ha una capacità anaerobica lattacida bassa vorrà dire che farà affidamento su un passo costante
E’ un dato che fa capire che scalatore si ha davanti?

Esatto, se ho un valore alto ho davanti uno scalatore in grado di resistere a diversi cambi di ritmo, o scatti. Al contrario se è basso mi devo confrontare con uno scalatore che ha nel passo la sua forza. Nel tempo si è cercato di sopperire al VLaMax con altri parametri più ripetibili. Però un conto è guardare le cose a livello scientifico, un altro è fare il lavoro sul campo. Il test richiede uno sprint e poi diversi prelievi di lattato a riposo fino a quando non raggiungi il picco, da lì vedi come questo decresce e hai una risposta. Ripeto, è difficile da utilizzare come test.

E’ possibile riuscire a trovare dei parametri che ti danno dei valori utilizzabili?

Sul campo con il VLaMax si possono trovare degli indici per vedere se ci sono stati dei miglioramenti per quanto riguarda la capacità glicolitica, anche se rimane un dato molto influenzabile.

Alessio Martinelli, Bardiani CSF 7 Saber
Uno scalatore per essere completo dovrà comunque avere una buona capacità glicolitica
Alessio Martinelli, Bardiani CSF 7 Saber
Uno scalatore per essere completo dovrà comunque avere una buona capacità glicolitica
Come si migliora la capacità glicolitica?

Tramite dei lavori di interval training o degli sprint. Sicuramente ci deve essere anche una base di consumo d’ossigeno perché comunque siamo in uno sport di endurance. Anche in uno velocista, che fa sprint sopra i quindici secondi, il VLaMax può essere utilizzato come parametro glicolitico. Il livello di capacità glicolitica rimane comunque un qualcosa con cui nasci. In generale, tornando agli scalatori, ho sempre visto che i corridori in grado di vincere i Grandi Giri avessero un’elevata capacità glicolitica. Il calcolo diventa difficile, però avere dei parametri è importante per capire che tipo di corridore si ha davanti.