Avevamo lasciato Pietro Galbusera come talento della Pool Cantù in giro per l’Europa, a confrontarsi con il meglio della categoria juniores trovando anche i suoi spazi. Lo ritroviamo pronto a iniziare la sua nuova avventura nel devo team dell’XDS Astana, alle porte della massima serie e si sente dalla sua voce tutta l’emozione nell’approccio con il nuovo mondo.


Il giovanissimo lombardo sa che ha per le mani un’opportunità enorme e vuole giocarsi le sue carte con grande attenzione: «Ho conosciuto un po’ il mondo XDS Astana a dicembre, quando abbiamo fatto il primo camp, siamo andati una settimana ad Altea. Poi a metà gennaio ho fatto un’altra settimana a Calpe, sempre con la squadra. Il mio procuratore mi ha messo in contatto direttamente con loro, in particolare con Mazzoleni, dopo l’Aubel Thimister Stavelot, la gara in Belgio dov’ero andato bene, con un podio di tappa e la top 15 finale».
Pensi che quelle prestazioni abbiano influito?
Credo di sì, perché è stato subito dopo che il team mi ha avvicinato. A ottobre ho avuto la conferma che mi avrebbero preso in squadra. Dopo l’emozione iniziale, ho cominciato a sentirmi col preparatore e mi hanno inserito nei vari gruppi della squadra e abbiamo cominciato la collaborazione».


Che impressioni immediate hai avuto?
Devo essere onesto, mi sono trovato molto bene, perché l’ambiente, nonostante io sia l’unico primo anno della squadra, è molto accogliente. La maggior parte dei corridori nella devo sono italiani e quindi mi sono subito integrato bene all’interno del gruppo. Poi, avendo fatto due settimane di ritiro, ho avuto modo di conoscere un po’ tutti e devo dire che mi sto trovando bene anche con i preparatori.
Una squadra, anche se affiliata in Kazakhstan, per molti versi italiana. Questo rappresenta un aiuto per il tuo inserimento?
Sì, sia tra i corridori devo, siamo in 7, ma anche tra i pro’ ce ne sono molti, poi anche nello staff. Potrei dire che quasi la metà del personale è italiano, quindi ci si sente quasi a casa a parlare quasi sempre italiano. E’ vero che è una squadra con licenza estera, ma io la sento un po’ come il team italiano nella massima serie.


Lo scorso anno avevamo parlato del fatto che c’era una squadra come il Team Grenke che schiacciava un po’ gli altri. Nella nuova categoria, con tanti devo team, trovi molta più concorrenza?
Io credo che qualsiasi team development abbia un bel budget e delle buone possibilità di crescita, poi chiaramente ognuno deve trovare il suo ambiente e magari non per tutti vanno bene tutte le squadre devo. Penso che ci sia un livello medio fra tutti i devo team, tutti offrono delle ottime possibilità e quindi questa differenza si appiattisce un po’. E’ diverso rispetto alla situazione nella categoria inferiore.
Ma chi viene da un grande team juniores è avvantaggiato?
Chiaramente il lavoro fatto da ragazzi che possono aver corso nel Team Grenke da juniores parte magari uno-due passi avanti, con un serbatoio di esperienza in più. Ma devo dire che anche nel mio team non mi hanno fatto mancare niente. Certo, a questo livello le cose cambiano. Anche come organizzazione si vede che comunque è un organico grande, abituato a muovere tante persone.


Tu cambi categoria quest’anno: ti approcci alla nuova con timore, con curiosità?
Sicuramente senza timore, ma con tanta curiosità e anche voglia di esordire. Perché voglio vedere il cambio di livello tra juniores e under 23 e comunque fare nuove sfide, avere nuovi obiettivi. Nella prima parte della stagione so che farò un po’ più fatica, sia per il cambio di categoria, ma anche perché devo finire la scuola, ma non ho assolutamente paura. Voglio mettermi in gioco sia per me sia per la squadra e aiutare e magari anche fare qualche risultato, se ci si riesce.
Spesso chi è nei team development poi ha anche occasioni di correre con i grandi. E’ una cosa alla quale ambisci intanto per questo tuo primo anno?
Sarebbe già qualcosa di eccezionale. Ho parlato anche con gli altri ragazzi nel ritiro di dicembre e mi hanno detto che sono esperienze che ti formano tantissimo perché alla fine vai a correre con atleti che sono professionisti da anni e hanno fatto la storia di questo sport. Mi farebbe molto piacere avere quest’opportunità prima della fine dell’anno.


Hai un obiettivo specifico, un target che ti sei posto?
Da quando ho iniziato a correre ho sempre avuto una predilezione per il campionato italiano, quindi anche quest’anno non mi precludo niente per quella gara. Poi so che sarà un’annata un po’ complicata perché la prova tricolore è nel periodo degli esami e quindi chiaramente sarà dura. E’ una gara però che mi ha sempre affascinato, c’è una maglia in palio e quindi sicuramente sarò pronto a dare tutto in quella gara.