Komoot cresce e sviluppa in continuazione nuove funzioni. Fra queste, tutte già disponibili e gratuite, alcune strizzano l’occhio ai team giovanili, soprattutto per l’allenamento. E’ quello che emerge dallo scambio di idee con Alessandro Bruzzi e con Giovanni Gautero: il primo product manager del brand, in cerca di una realtà che potesse rendergli evidenti le esigenze di un team; il secondo direttore sportivo della Esperia Piasco, squadra che copre le categorie dai giovanissimi agli allievi, che sta testando le nuove funzionalità.
«Usavo già Komoot per estrarre il GPX di tutte le gare che andavamo a fare – racconta Gautero – poi è arrivato il contatto con Alessandro Bruzzi. Ci siamo visti qui a Cuneo e abbiamo parlato. La necessità principale era proprio quella di seguire i ragazzi in sicurezza. Con gli allievi ci alleniamo di domenica nella zona di Cuneo, ma non tutti conoscono la zona. Per questo usiamo le radioline, in modo che io dall’ammiraglia possa dargli indicazioni di percorso e di eventuali pericoli. Per fare questo, è stata da poco aggiunta la funzione dei Custom Waypoint. Vedendo dove sono dislocati gli ostacoli, posso indicare se iniziare o meno una doppia fila o avviare altri lavori veloci».
Presto su Android Auto
L’aggiunta di tali indicazioni sulla mappa si fa al momento di disegnare il percorso e mentre la traccia viene creata, si possono aggiungere note personalizzate. Il limite, in fase di allenamento, è la necessità di avere il telefono fisso sulla schermata di Komoot, ma anche questo è in fase di risoluzione.


«E’ in arrivo una nuova funzione – prosegue Gautero – che tramite Android Auto proietta la mappa sullo schermo della macchina, chiaramente se la macchina è predisposta. In questo modo il telefono torna disponibile, mentre la visualizzazione della mappa è più chiara. Nelle gare juniores, in cui si possono usare le radio, puoi parlare e fornire indicazioni di sicurezza sull’eventuale strettoia, il muretto che stringe e cose del genere».
Ricognizione aerea e tabelle
Sulle strade italiane, le situazioni scomode non mancano, soprattutto se ci si muove in zone poco conosciute. Gautero racconta e il ricordo va al ritiro svolto in Toscana, nella zona di San Vincenzo. Il sopralluogo fatto il giorno prima di un lungo allenamento, gli ha permesso di avere nello schermo le indicazioni sullo spartitraffico, la salita più ripida, la fontana. Le mappe così elaborate sono poi consultabili anche sul Garmin, nel caso di ciclista da solo.
«Mano a mano che verifichiamo la bontà delle varie funzioni – spiega – loro le mettono online. Ad esempio è molto bella la possibilità, caricando il file GPX, di fare la ricognizione aerea di un percorso che non hai mai visto. Oppure, sempre partendo dalla traccia GPS, si può arrivare ad avere delle cronotabelle molto precise: ideali da inviare per le autorizzazioni delle gare. L’ho indicato a un organizzatore e mi ha scritto dicendo che d’ora in poi useà sempre e solo quella».


Il video del percorso
Il passaggio sulla ricognizione aerea ha smosso la curiosità. Così con Alessandro Bruzzi entriamo nel dettaglio. Lui in Komoot si occupa di altra programmazione, ma da appassionato, ha sviluppato anche queste funzioni. Le indicazioni di Giovanni Gautero gli hanno permesso di affinare quel che il suo intuito aveva realizzato già bene.
«Il sistema – spiega – prende tutte le immagini satellitari, frame per frame, e li va a ricostruire in base alla posizione GPS, creando una effettiva ricognizione aerea. Quindi si può stoppare il video, mandarlo più veloce o più lento. E’ possibile muoversi nel video, ingrandire la visualizzazione per approfondire il singolo passaggio. E questo è comodo, perché in un attimo ti guardi il percorso con i tuoi atleti, magari in preparazione di una gara o un allenamento, lo proietti e puoi dargli le indicazioni su quello che affronteranno».
Nei primi test, se la gara prevedeva un circuito, questo veniva visualizzato tante volte quanto erano i giri. Ora invece la visualizzazione è unica, perché il giro è indentico ogni volta».
Match tra video e GPX
Il sistema esegue anche la valutazione dei pericoli. Si può partire dal video, sapendo che i suoi punti saranno incrociati con il GPX e su questo si esegue la valutazione dell’immagine per capire se un passaggio sia o meno pericoloso. L’identificazione dei rischi viene annotata nella schermata. Nel circuito di 22 chilometri utilizzato da Alessandro Bruzzi per noi come prova, Komoot ha identificato 11 punti critici, 29 cui prestare attenzione e 14 di media pericolosità, fra cui dei ponti, dei restringimenti, una curva brusca con un cambio di direzione di 68 gradi in 13 metri.





«Stiamo finendo adesso lo sviluppo su Android – prosegue Bruzzi – perché così le società possono metterlo direttamente sul navigatore dell’ammiraglia, senza portarsi i tablet in mano. Però nei giorni prima della gara, puoi esportare tutto in pdf o in csv per consultazione o per mandarlo ai ragazzi in modo che guardino quel che li aspetta. E nella mappa così redatta trovano anche i Custom Waypoint di cui vi ha parlato Giovanni».
Tabelle e Live Tracking
L’ultima conferma alle parole del direttore sportivo piemontese riguarda le tabelle di marcia che si possono mettere a punto con la precisione del GPS, a fronte di alcune elaborazioni approssimative che si trovano nei depliant oppure online.
«Si carica il file GPX – spiega Bruzzi – il sistema lo analizza nel tempo necessario, fa l’analisi dei punti e dei rischi e poi estrapola i vari passaggi, indicando anche le velocità di percorrenza e relativi orari di passaggio. A quel punto si scarica il PDF e la tabella è pronta. Fra le altre funzioni che abbiamo lanciato da poco, c’è anche il Live Tracking, in modo da tenere d’occhio la posizione reciproca di coloro che pedalano in un contesto cicloturistico e non certo agonistico».






Komoot: 45 milioni di utenti
Komoot ha 45 milioni di utenti, è già stato Official Planner del Giro d’Italia, ma la scelta di strizzare l’occhio ai gruppi sportivi vale come una grande apertura. La velocità con cui queste funzionalità sono state sviluppate è supportata dalle intelligenze artificiali, ma le buone idee sono il frutto del lavoro umano. In Francia ci sono squadre che già usano stabilmente questi sistemi, ci spiega Bruzzi, applicandoli in gare di buon livello e segnalando ad esempio di aggiungere fra i rischi il pericolo del traffico, per chi si allena su strade aperte al traffico.
«Stiamo aggiungendo un link a dei database pubblici – spiega ancora Bruzzi – che in tempo reale tengono conto delle variazioni del traffico e di eventuali problemi connessi a incidenti o lavori. Quel che mi sta a cuore, che sta a cuore a tutto il nostro team, è anche spingere la gente a fare sport. Per questo stiamo lavorando per integrare su Android la parte di Google Health, mentre Apple Health c’è già, per fornire un’analisi delle attività che si svolgono.
«Questi sono i grandi progetti – conclude Bruzzi – ma trovo interessante rivolgersi anche a chi vive il ciclismo ogni giorno. Aver coinvolto una squadra giovanile permette di lavorare con i tempi rapidi che un team di categoria superiore magari non potrebbe dedicarci. E mi pare che le cose procedano davvero bene».