Remco Evenepoel è decisamente partito a tutta in questo inizio di stagione. Al debutto con la Red Bull-Bora Hansgrohe il belga ha infilato cinque vittorie in otto giorni di corsa, sei se consideriamo anche la vittoria generale della Volta a la Comunitat Valenciana. Quel che ha colpito di Remco non sono state solo la forma smagliante e la sua “leggerezza” di spirito, perché è davvero parso sereno, come ha detto lui stesso e come hanno confermato le persone a lui vicine, ma ha colpito anche per il suo assetto in bici, a cominciare dalla monocorona.
Compatto come non mai, Evenepoel ha anche rivisto qualcosina soprattutto per quel che concerne i rapporti: ha infatti utilizzato appunto una monocorona. E lo ha fatto praticamente sempre, ad esclusione della tappa con il muro al 23 per cento verso Teulada-Moraira, penultima frazione della Valenciana.


Remco e la monocorona
Per saperne di più ne abbiamo parlato con Francesco Giardiniere, uno dei meccanici della Red Bull-Bora.
«L’utilizzo della monocorona – spiega Giardiniere – è stata una scelta del team. Tutti i ragazzi, compreso Remco, hanno iniziato la stagione subito con questo setup e lo hanno mantenuto. Il perché è presto detto: gli ingegneri che ci sono in squadra, che stilano i programmi e visionano tutti i dislivelli della corsa, hanno visto che era la soluzione migliore. Il tutto è stato confermato anche dai feedback dei corridori.
«Loro lo sentono, percepiscono che è anche più scorrevole con la bici. Dicono di avvertire meno resistenza all’anteriore e, tutto sommato, la linea catena alla fine è sempre quella. In più riferiscono che non solo la catena fa meno attrito, ma anche che l’intera trasmissione è più silenziosa. Senza contare che, senza il deragliatore, c’è una cosa in meno da dover comandare (non c’è la leva del comando delle corone, ndr)».
E, aggiungiamo noi, una cosa in meno che si può rompere o una catena che può cadere. Insomma, gli atleti sono più liberi di testa. Alla fine i corridori tengono a mente solo il discorso del cambio posteriore e all’anteriore non ci pensano più. Non hanno più problemi di deragliata in salita o sotto sforzo.


La scelta del setup
La domanda è ora capire se questo setup sarà proposto anche nelle prossime gare, magari pensando alle classiche del Nord, visti i vantaggi elencati. L’anno scorso, per esempio, alla Parigi-Roubaix ce l’avevano.
«Alla fine – prosegue Giardiniere – queste cose si programmano già in anticipo: per esempio in un Giro d’Italia sappiamo già quali ingranaggi andremo a montare anche 4-5 giorni prima. E’ qualcosa che decidono sia il corridore sia il preparatore. Si mettono lì, discutono e vedono qual è la miglior soluzione. Per esempio per una Sanremo si va forte sulla monocorona ed anche alla Roubaix… SRAM ti dà questa possibilità della mono e di una scala posteriore che ben si adatta, e tecnici e atleti la sfruttano al 100 per cento. In Spagna, per esempio, Remco e compagni avevano 54 davanti e un 10-36 dietro. A volte possono alternare la mono con una 56 denti, dipende dal percorso».
Nella scelta fra corona doppia o mono, Giardiniere rimarca il fatto che molto spetta agli ingegneri. Non c’è un limite vero e proprio di dislivello che faccia propendere per l’uno o per l’altro setup: molto dipende anche dalle pendenze.
«Sul montare o meno una monocorona entrano in gioco tanti fattori: il dislivello, la lunghezza della tappa, la situazione meteo e le pendenze. Come ho detto, atleta, preparatore e ingegneri ne parlano, interviene anche il direttore sportivo. Se si capisce che c’è realmente un vantaggio allora si può fare questa scelta, altrimenti, se va a danneggiare la performance complessiva, si mantiene lo standard, cioè la doppia. Il dogma è non rischiare di non avere il rapporto giusto, cosa che non è piacevole per un corridore.
«La catena è la stessa della guarnitura classica con doppia corona: praticamente si apre il link della catena e poi si riutilizza sempre quella. Si elimina il deragliatore e si rifà il pairing da zero tra cambio e leve per escluderlo, perché altrimenti il sistema non andrebbe sull’ultimo pignone, il 10, ma resterebbe sul penultimo. Si interviene come se fosse un gruppo nuovo da settare completamente».


Mondo Remco
Evenepoel è arrivato quest’anno alla Red Bull-Bora: c’è molto di nuovo, ma anche molto di noto. L’ex iridato non ha cambiato bici e questo è stato importante, perché è un adattamento che non ha dovuto fare. Tuttavia ha cambiato gruppo: è passato da Shimano a SRAM, dall’affidabilità totale a una ricerca più estrema della prestazione. Queste possono essere le due filosofie dietro ai due colossi.
«Devo essere sincero – racconta Giardiniere – io ho visto poco Remco in questa prima parte dell’anno, ma penso, e mi dicono, che sia contento. E’ passato da Shimano a SRAM e, in quanto a rapporti, ha molta più scelta. Prima il discorso monocorona per lui era relegato quasi esclusivamente alla cronometro. Quante volte l’ho visto utilizzarla: adesso invece può optare per questa soluzione con maggior facilità anche su strada. E di certo posso dire che è un’opzione a lui gradita.
«In generale Evenepoel ci è sembrato un ragazzo collaborativo, e soprattutto uno che sa di cosa parla a livello meccanico. Poi chiede: perché non montiamo questo, ma quest’altro? Che vantaggi o svantaggi può dare? E soprattutto a cronometro vuole sempre sapere. Per il momento sta andando tutto bene. Tra l’altro c’è il suo meccanico che lo segue sempre».


Tante conferme
Giardiniere racconta anche come lo stesso meccanico di Remco, Dario Kloeck, sia entrato nel gruppo Red Bull-Bora con grande rispetto. Non ha fatto la voce grossa sulla base del “io sono il meccanico di Evenepoel”. Ha avuto un approccio molto rispettoso: in magazzino chiedeva come si montava una cosa o come veniva gestita un’altra. Si è inserito gradualmente.
Prima abbiamo accennato anche alla sua posizione super raccolta. Eppure Giardiniere assicura che il belga non ha modificato quasi nulla.
«Remco ha ritoccato di pochissimo l’arretramento, ma parliamo davvero di dettagli minimi. Un altro vantaggio che ha avuto in questo passaggio di squadra, riguardo ai materiali, è il fatto di utilizzare gli stessi pedali, cosa molto importante per i corridori. Avendo noi SRAM, che non produce pedali, abbiamo la possibilità di utilizzare quello che vogliamo. Anche le pedivelle sono sempre le stesse: 165 aveva e 165 sta usando».