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Pirazzoli analizza l’esperienza di Nibali alla Cape Epic

29.03.2023
6 min
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Ricordate? Dopo l’esperienza di Vincenzo Nibali alla Capoliveri Legend dello scorso autunno, avevamo chiesto a Mirko Pirazzoli, vera colonna portante della mtb italiana, come aveva visto lo Squalo in versione biker. Il “Piraz” aveva seguito la gara da dentro con una e-bike e aveva avuto modo di giudicare dal vivo il siciliano.

Non solo, ma sempre Pirazzoli disse che se Nibali si fosse cimentato nella Cape Epic sarebbe potuto entrare nei primi venti.

Adesso la Cape Epic lo Squalo l’ha fatta. E l’ha chiusa al 13° posto. L’ha fatta in compagnia di un altro asso della mtb italiana, Samuele Porro, pluritricolore marathon.

Mirko Pirazzoli (classe 1974) è stato un grande della Mtb italiana. Oggi dirige la sua Piraz Coaching Academy (foto Instagram)
Mirko Pirazzoli (classe 1974) è stato un grande della Mtb italiana. Oggi dirige la sua Piraz Coaching Academy (foto Instagram)
Mirko, avevi ragione. Nibali poteva fare bene alla Cape Epic…

Mi fa piacere che siamo ancora qui, perché vuol dire che le mie indicazioni erano corrette! Scherzi a parte, è stata una bella avventura da seguire anche se da lontano. Quando avevo pronosticato un piazzamento tra i 10 e i 20, avevo fatto i conti senza l’oste volutamente. Infatti non potevo basarmi sul compagno che avrebbe avuto Vincenzo in Sud Africa. Si pensava a Ivan Santaromita, che conosco come ex professionista su strada, ma non lo avevo mai visto in mtb e così mi sono un po’ buttato. Con Samuele Porro invece è stata tutt’altra cosa.

L’esperienza di Porro ha inciso molto?

Nibali si è ritrovato un compagno di percorso che probabilmente è stato determinante. E lui stesso l’ha detto. Samuele ha inciso eccome. Certe corse vanno oltre l’aspetto della condizione atletica, conta molto anche chi il percorso lo conosce ed ha esperienza. Il peso di un Samuele, uno staff (anch’esso esperto) che si sono messi a disposizione sono stati fondamentali

Eppure Nibali di corse a tappe se ne intende…

Io non non avevo grossi dubbi sulla sua condizione atletica e certe dinamiche che s’innescano in una stage race, ma in mtb è tutto diverso. Ci sono molte più variabili, più imprevisti rispetto alla strada. Senza contare che uno come lui essendo in un ambiente diverso ha consumato molta più energia. E infatti Vincenzo stesso ha detto: «Il mio problema è la fluidità di guida».

Spesso, nei tratti più tecnici era Porro a disegnare le traiettorie, com’era normale che fosse del resto (foto Q36.5)
Spesso, nei tratti più tecnici era Porro a disegnare le traiettorie, com’era normale che fosse del resto (foto Q36.5)
E’ chiaro, a certi ritmi, specialmente quando si è stanchi, lui spreca molte più energie nervose…

Un’analisi semplice, chiara, obiettiva. Ed è la chiave di lettura di un campione. «Sono più bravi a guidare, fanno meno fatica e quindi si… riposano di più». E non è poco. Una prova come la Cape Epic vuol dire qualcosa come 30 ore di gara in una settimana. E 30 ore di gara equivalgono a 15 gare di due ore ciascuna.

L’imprevisto è dietro l’angolo e anche piccoli dettagli alla lunga si pagano…

Esatto. Provate a pensare 15 gare senza avere un problema, una scivolata, una foratura, una crisi di fame, un errore, un imprevisto… E infatti gli atleti che vincono laggiù sono abituati a fare ore e ore di gara senza errori. Portando l’imprevisto quasi a zero. E questo Nibali l’ha capito. Nella tappa più dura Lakata (ex iridato, ma ben oltre i 40 anni, ndr) è arrivato terzo. In più c’è da considerare una cosa.

Quale?

Con il meteo sono stati sfortunatissimi. Si è trattato della Cape Epic più bagnata della storia credo. Senza pioggia, a mio parere, Nibali e Porro sarebbero arrivati nei primi cinque.

Reggisella telescopico, gomme Pirelli Scorpion Xc, doppia borraccia sulla Scott di Nibali (foto Q36.5)
Reggisella telescopico, gomme Pirelli Scorpion Xc, doppia borraccia sulla Scott di Nibali (foto Q36.5)
Non è un po’ troppo, Mirko?

Vincenzo è scivolato una volta, ma perché? Perché era stanco, a ruota, nel fango, con poca visibilità, perché c’erano condizioni estreme. In una gara asciutta avrebbe seguito Porro molto più tranquillamente. Anche perché la distanza non lo spaventava mica. Anzi, nei tratti aperti da pedalare Vincenzo tirava forte. Io poi immagino una cosa.

Che cosa?

Che molle gli scattino in testa. Aspettiamo un mesetto che gli venga il “mal d’Africa” e poi deciderà se tornare o meno. Per me, al netto dei suoi impegni con la Q36.5 e gli altri che può avere un personaggio come lui, Vincenzo può davvero puntare in alto, anche al podio.

E cosa dovrebbe fare?

Chiudere il gap tecnico: Vincenzo ha capito che la grossa differenza è nella guida. Lo ha detto anche al termine di una tappa, era quasi sconsolato, o forse solo molto stanco. Ma per questo già mi ha confidado che ha individuato una pump track vicino casa e mi ha detto: «Ci passerò qualche oretta». Capite che approccio! 

Lo Squalo sa che deve affinare la guida, ma la strada è quella giusta (foto Q36.5)
Lo Squalo sa che deve affinare la guida, ma la strada è quella giusta (foto Q36.5)
Invece, Mirko, a livello tecnico, di setup come ti è sembrato?

Buono. Partendo da quanto visto a Capoliveri, ha ottimizzato il tutto. Chiaramente ha cambiato sponsor tecnico e si è ritrovato in ambienti dove c’è grande competenza. Una struttura dove ti sanno mettere in bici. La sua bici sicuramente era sopra gli 11 chili. Per me il peso giusto per una competizione come la Cape Epic. Un po’ di peso in più lo devi portare: qualche attrezzo, coperture più robuste, il telescopico… E in tal senso, come dissi per la Capoliveri Legend, la sua forza è l’apertura mentale: «Fatemi capire cosa serve e quello che serve, io lo porto con me». E vi assicuro che molti biker pro’ non sono così ricettivi.

Alla fine se non sbagliamo gli Specialized e gli Scott sono stati gli unici team ufficiali che non hanno avuto nemmeno una foratura…

E infatti non usano gomme standard,.ma anche loro non hanno avuto neanche una noia tecnica. Nino Schurter addirittura le gomme se le è fatte fare apposta. E gli Specialized usano dei Renegade Grid la cui carcassa è dedicata alle e-bike. Nonostante ciò c’è chi, anche al vertice, ha fatto delle scelte tecniche, a mio avviso, sbagliate.

Quali?

Per esempio i due della Speed Company-Orbea sono incappati in due scivolate con l’anteriore che perde grip, una in sovrasterzo e una in sottosterzo. Due scivolate dovute alla scelta di utilizzare un telaio piccolo che porta ad avere un attacco più lungo, un reggisella più arretrato e di conseguenza ad avere un alleggerimento dello sterzo e quindi a perdere l’anteriore.

Nibali promosso?

Assolutamente, ha preso consapevolezza. Ha capito la necessità di migliorare nella guida e l’importanza dello staff tecnico al seguito. Ho trovato molto intelligente andare a fare l’Andalucia Bike Race prima della Cape Epic. E’ stato bravo, anche perché quest’inverno l’ho seguito e vedevo che faceva tante cose, aveva tanti impegni al di là della mountain bike. In generale me lo vedo sbucare in una qualche gara. Ci arriverà lui quasi “in penombra”…. E poi dovranno inseguirlo!

Q36.5 alla Cape Epic: 7 giorni di test e fatica con Nibali

28.03.2023
6 min
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Il lancio più efficace per la salopette Q36.5 Dottore Clima Bib Shorts l’ha fatto Vincenzo Nibali dal Sudafrica. Impegnato fino a domenica scorsa alla Absa Cape Epic in compagnia di Samuele Porro, lo Squalo dello Stretto ha scritto un post in cui ha raccontato l’abbigliamento utilizzato. E dato che Nibali è uomo immagine di Q36.5, la descrizione riguardava anche i pantaloncini Dottore Clima Bib Shorts.

«In questi giorni – scrive Nibali – molti di voi mi avete chiesto informazioni sul mio abbigliamento. Ho scelto @Q36_5 Dottore Clima Bib Shorts perché hanno il giusto livello di compressione di cui ho bisogno durante una gara dura come questa. Il Silver Yarn nelle pettorine mantiene stabile la mia temperatura corporea, anche durante le tappe lunghe e calde come è stata oggi. I guanti lunghi estivi sono performanti perché si asciugano molto velocemente, non pesano quasi nulla e la protezione extra sulla punta delle dita assicura che le mie mani siano protette, anche durante una caduta. Potenza Made in Italy».

Nibali avrebbe dovuto correre la Absa Cape Epic con Ivan Santaromita, poi un infortunio lo ha costretto a puntare su Porro, che ha messo sul piatto la sua grande esperienza.

Pannellatura differenziata

E Nibali ha detto il giusto, sperimentando sulle sue gambe le caratteristiche dei capi che ha impiegato sicuramente in condizioni estreme. I Dottore Clima sono confezionati infatti con un nuovo tessuto ad alta densità che grazie alla sua particolare composizione favorisce la compressione graduale, stimolando di riflesso il flusso sanguigno. Nella trama del tessuto, infatti, sono inseriti dei fili di argento, che vantano proprietà antibatteriche e antistatiche, riducono l’effetto all’elettrosmog (termine che accomuna i campi elettrici e magnetici generati da dispositivi tecnologici) e riducono come conseguenza l’affaticamento muscolare.

A queste proprietà si somma il disegno che l’azienda di Bolzano definisce ergogenico, ossia generatore di forze. Il tessuto infatti è tagliato in modo da ridurre al minimo il numero delle cuciture e collocare i pannelli, ciascuno con le sue proprietà, affinché offrano il massimo supporto a ogni distretto muscolare durante la pedalata.

Nella zona anteriore è stato inserito un tessuto ultraleggero, realizzato con uno speciale filato che favorisce la dispersione del calore affinché l’area addominale rimanga fresca e asciutta. Anche in questo caso, le cuciture sono state ridotte al minimo per eliminare ogni possibile punto di pressione e aumentare di conseguenza il comfort dell’atleta.

Per Nibali un impegno atletico fuori dalle solite abitudini, per gambe e tronco (foto Q36.5)
Per Nibali un impegno atletico fuori dalle solite abitudini, per gambe e tronco (foto Q36.5)

Soprasella e termoregolazione

Interessanti sono anche il disegno e la conseguente confezione del pannello soprassella, confezionato in tessuto Dyneema, che favorisce la termoregolazione. Eliminata la cucitura centrale, si riducono le pressioni e il conseguente disagio. Il questo modo il contatto fra sella e fondello risulta omogeneo e ottimale qualunque sia il modello della sella impiegata.

Il fondello ha forma tridimensionale SuperMoulded-Anatomic. Essa asseconda l’anatomia del corpo umano e punta decisamente al massimo comfort durante la pedalata. L’imbottitura è realizzata in schiuma, la cui densità varia a seconda della zona anatomica con cui è in contatto, che sia la zona perineale, ischiatica, genitale oppure i glutei.

Le bretelle hanno design tubolare e traspirante. Il giro gamba è realizzato con taglio al vivo, che grazie al tessuto grippante permette al pantaloncino di non scorrere sulla gamba, anche senza ricorrere all’uso del silicone. Per completare il quadro, il tessuto è sottoposto a un trattamento idrorepellente caratterizzato dalla sigla DWR (Durable Water Resistant) per impedire che gli schizzi d’acqua provenienti dalla strada o una pioggia leggera infastidisca l’atleta.

Dai 18 gradi a salire

La salopette Dottore Clima Bib Shorts è prodotta in 7 taglie: dalla XS alla XXXS, nelle due colorazione Navy e Black. Il peso del capo in taglia M è di 150 grammi e per la tecnologia con cui è prodotto, la sua temperatura di utilizzo è dai 18 gradi a salire. Andando più nello specifico, la composizione dei tessuti è al 59 per cento in Poliammide 6.6, al 36 per cento di Elastan, al 4 per cento di Polietilene Dyneema e per il 2 per centro di argento.

Il prezzo di vendita, come indicato sul sito, è di 290 euro. A Dottore Clima Bib Shorts sono abbinati altri capi, dai guanti all’intimo, le maglie e le scarpe, calze e gilet antivento.

Progetto di sviluppo

La Cape Epic si è conclusa domenica scorsa ed è stata vinta dalla coppia Beers-Blevins, che hanno percorso le sette tappe in 26 ore 17’04”. La coppia Nibali-Porro, dal nome di Italian Friends, ha concluso tredicesima a un’ora 48’24”. Nei prossimi giorni, le osservazioni del siciliano serviranno per lo sviluppo ulteriore dei capi utilizzati.

«Il progetto di correre la Cape Epic è nato con Q36.5 – ha detto Nibali – con l’obiettivo di testare i materiali, di metterli sotto stress, in condizioni estreme come alte temperature, ma anche in condizioni di polvere, fango, sporco, e di testare la durabilità dei materiali, la traspirabilità e tutti i fattori fondamentali che sono richiesti per produrre abbigliamento ad alte prestazioni. La MTB è stata la mia prima passione, le prime corse da bambino sono state proprio in mountainbike. Poi sono passato alla strada, perché offriva maggiori opportunità. La MTB è fatica, ma anche divertimento e libertà, ti permette di pedalare in posti geograficamente stupendi ed a contatto con la natura più pura».

Q36.5