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Il Giro è finito, la “nostra” Opel torna in casa Marcar

02.06.2023
5 min
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Martedì prossimo restituiremo le chiavi dell’auto su cui abbiamo viaggiato lungo l’Italia e a quel punto il Giro potrà dirsi definitivamente concluso. Poco da dire: quando viaggi per tre settimane al volante di un’auto, questa si trasforma nella tua casa e hai la sensazione che, lasciandola, alcuni di quei ricordi finiranno fra le mani di chi te l’ha affidata. In questo caso, Marco Ciavatta: titolare del Gruppo Marcar a Rimini.

E’ cominciato tutto così, con la consegna dell’auto presso Marcar Rimini da Marco Ciavatta a Enzo Vicennati
E’ cominciato tutto così, con la consegna dell’auto presso Marcar Rimini da Marco Ciavatta a Enzo Vicennati

Gimondi, Moser e Pantani

Non è la prima volta che bici.PRO collabora con Marcar. E’ successo anche nel 2020 e 2021, grazie alla passione dello stesso Ciavatta per il ciclismo.

«Seguo questo sport da quando ero proprio un bambino piccolo – racconta – quando vidi Felice Gimondi. Una passione che mi ha trasmesso mio zio Mario Cerri, che allora era il presidente della Società Ciclistica Perla Verde di Riccione, che è andato in bici fino a ottant’anni. A quell’età fu ancora capace di salire da Riccione alle Balze di Verghereto. Fu lui che mi portò a vedere una gara dopo il Giro d’Italia allo stadio di Riccione, sulla pista di terra battuta. Era una kermesse, cui i corridori partecipavano per tirar su due soldi. Da lì diventai grandissimo appassionato. Ho vissuto tutta l’epopea del duello Merckx-Gimondi, di Moser e Pantani. Sono questi i tre riferimenti della mia storia ciclistica. Poi sono stato “nibaliano” e continuo a seguire il ciclismo ancora adesso, perché mi emoziona tantissimo, come succede a tanta gente dalla nostra zona».

Il 12 maggio si va da Capua a Campo Imperatore, in cima ci sarà rischio neve
Il 12 maggio si va da Capua a Campo Imperatore, in cima ci sarà rischio neve

Elettrica e a benzina

Martedì la “nostra” Opel Grandland GSE 4×4 plug-in hybrid tornerà nella sua casa. Approfittando del caldo, oggi abbiamo staccato gli adesivi del Giro con la scritta STAMPA. Abbiamo lasciato solo il bollo tondo per l’accesso alle Tre Cime di Lavaredo: quello, se vorrà, lo staccherà Marco Ciavatta.

Come sia stato fare il Giro con un’auto plug-in merita un piccolo racconto, perché dà l’idea da una parte dei vantaggi e dall’altra di come in Italia la svolta verde sia ancora embrionale.

Durante le tappe, sul percorso o in autostrada, siamo sempre andati a benzina. Nei tratti urbani o per spostarsi dal PPO alla partenza e il Quartier Tappa, si è fatto ricorso ai due motori elettrici (anteriore e posteriore). L’auto ha quattro mappature: elettrica, ibrida, sport e 4 ruote motrici. Ammettiamo di aver sperato di trovare un po’ di neve alle quote più alte per sperimentare la trazione integrale: in realtà l’unica occasione in cui la trazione integrale è stata divertente e utile c’è stata nel raggiungere il parcheggio delle Tre Cime di Lavaredo, dove fango e pendenza ci hanno permesso di… giocare un po’.

Giorni di riposo, tempo di fare una bella doccia anche per la Grandland GSe 4×4 plug-in
Giorni di riposo, tempo di fare una bella doccia anche per la Grandland GSe 4×4 plug-in

E a proposito di giochi, è stato un’interessante sfida ricaricare le batterie sfruttando le discese e il freno motore: il rientro dopo l’arrivo del Bondone e le stesse Tre Cime ci ha permesso di caricare la batteria fino al 50 per cento, completando l’operazione con le colonnine.

Diverso stile di guida

Qui però è saltato all’occhio il vero problema: non tutte le colonnine sono uguali, ciascuna ha il suo gestore e le tessere attraverso cui funzionano non sono universali. Noi avevamo acquistato una tessera Plenitude, le colonnine dedicate erano pochissime.

«La sensibilità sta crescendo – spiega Ciavatta – e gli ultimi eventi legati alla Romagna ci fanno capire quanto sia importante che tutti quanti noi prestiamo attenzione al clima e all’utilizzo delle risorse. Anche l’automobile può essere un piccolo segnale di questo cambio di mentalità. L’auto che avete usato va bene per chi ha una percorrenza quotidiana di 40-50 chilometri e in quel caso può girare solo l’elettrico. Tutte le volte in cui invece deve affrontare un viaggio come nel vostro caso, potrà andare a benzina utilizzando la modalità ibrida.

Nei tratti cittadini, qui al Quartier Tappa di Bergamo, si andava solo in elettrico
Nei tratti cittadini, qui al Quartier Tappa di Bergamo, si andava solo in elettrico

«Noi che abbiamo superato i trent’anni da un po’ – sorride Ciavatta, titolare di Marcar Rimini – siamo abituati a sentire il rumore del motore e a viaggiare abbattendo i tempi. ll criterio oggi è quasi una sfida con se stessi, cercando di capire quanti chilometri si possono fare in elettrico o consumando di meno. Sicuramente però c’è ancora un po’ di incertezza, legata al fatto che la rete di impianti di ricarica in Italia è ancora estremamente limitata. Questo è sicuramente un freno importante alla diffusione della macchina elettrica. Ci si aspetta molto dalla costruzione di una fabbrica di batterie a Parigi, da parte di Opel, Stellantis, Peugeot e Mercedes, per produrne a costi più contenuti e superiore autonomia». 

La piazza dei social

E poi c’è il racconto dell’auto al Giro. Averla ci ha permesso di viaggiare in comodità, fornirla ha dato a Marcar Rimini la visibilità derivante dall’operazione stessa. Quando conta per un grande concessionario di auto essere presente sui social di un web magazine come bici.PRO?

Solo poche auto ammesse al traguardo delle Tre Cime di Lavaredo: la sala stampa era infatti a Misurina
Solo poche auto ammesse al traguardo delle Tre Cime di Lavaredo: la sala stampa era infatti a Misurina

«Come persone – sorride Ciavatta – siamo tutti abituati a informarci: sui giornali, in televisione, ma anche sui social media. Quello che ci insegnano è essere presenti dovunque ci sia gente. Se c’è una festa popolare, noi dobbiamo portarci le macchine. Se c’è una manifestazione e abbiamo le macchine lì, la gente ci vede. E se la gente oggi frequenta le piazze virtuali, è bene che siamo anche lì. Chiaramente non si può essere dappertutto, bisogna scegliere i luoghi frequentati dal nostro target di clientela. In questo caso, l’operazione fatta con bici.PRO è stata un’azione di branding. Affinché il popolo del Giro dicesse: “Guarda questi qui di Rimini, che si sono abbinati al Giro d’Italia con bici.PRO”. Non è servito per vendere la macchina, ma per farla vedere e far conoscere noi. E il Giro d’Italia resta un’ottima vetrina…».

Marcar Opel Rimini