Un discorso nato proseguendo con Nibali il ragionamento sui quattro nuovi direttori sportivi che arriveranno in gruppo. In particolare, parlando di De Marchi, del suo modo di correre e del fatto che pochi oggi attacchino come faceva lui, il siciliano aveva usato un grande pragmatismo.
«Il gruppo – aveva detto Nibali – adesso ha un livello altissimo e poi ci sono quelli fuori misura. Una volta facevamo i 42 di media, oggi fai 47. Cinque chilometri di differenza che non sono legati solo alla preparazione, ma anche al pacchetto gara. Alla bici, il manubrio, la sella, il reggisella, le ruote, le scarpe, il calzino, il pantaloncino. E’ tutto più performante. E per attaccare quando si va a 45 di media, serve andare a 50 all’ora. Si alza l’asticella e devi tenere la velocità per più tempo, perché il gruppo non lascia andare. Ecco perché oggi è diventato più difficile andare in fuga e tanti rinunciano».


Anche perché un conto è partire a 45 all’ora, altro quando si va a 50: fai lo scatto e poi ti pianti…
L’eccezione è Pogacar, che ha un’esplosività notevole, poi si mette al suo ritmo, mandando tutti in acido. E quando sei in acido, per recuperare ci metti un sacco di tempo. Prima che riesci a smaltire l’acido, le gambe vanno in crisi e ci sta che la recuperi anche una settimana dopo. Quando corri contro Tadej, il problema principale è questo.
Forse il suo limite, se di limite si può parlare, è che pensa di poter gestire tutto con la forza. Vedi la Sanremo: prova a staccare tutti in salita, senza pensare di poterla vincere come fece Nibali in discesa…
E’ quello che dico io, perché lui è abituato a staccarli di forza. Qualsiasi gara la vince di forza, non tatticamente. Attacca perché è più forte, mentre chi è che vince con astuzia e tattica? Van der Poel. Mathieu ha vinto l’ultima Milano-Sanremo con la tattica, un concetto differente. E’ forte però allo stesso tempo ha una tattica.
Come è andata alla Sanremo?
Quando Pogacar ha attaccato e Van der Poel l’ha tenuto nel mirino, ho detto subito che se Tadej non fosse stato attento, l’altro sarebbe ripartito e lo avrebbe lasciato lì. Ebbene, un secondo dopo è successo proprio questo e per poco non lo stacca davvero. Poi in cima si sono guardati, però Tadej ha capito che l’altro ne aveva per lasciarlo là e quasi c’è rimasto. Secondo me, ha perso la Sanremo proprio in quel momento.


Però l’altro capolavoro Van der Poel lo ha fatto in volata, gestita come fa chi sa in che modo si gestiscono certe situazioni.
In una Milano-Sanremo il velocista è sempre più forte. Anche se ci sono da fare 300 chilometri, non c’è tanta differenza. E’ diverso se ne hai fatti 270 ma con 5.000 metri di livello, perché allora i valori si livellano e allora la volata magari la vinci.
E comunque Pogacar ci riproverà di certo.
Ha fatto il disegno di quello che vuole provare a vincere. Ci ha messo lo Svizzera, il Romandia, ha messo la Roubaix e la Milano-Sanremo. Quelle che gli mancano. E non farà il Giro d’Italia perché ha da fare tutte queste altre gare. E correrà ancora al suo modo, provando a staccarli tutti.