Orlando Maini è uno dei volti nuovi della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, il diesse bolognese è tornato in ammiraglia dopo alcune stagioni vissute ai margini. Antonio Bevilacqua lo ha voluto fortemente all’interno dello staff del suo team e Maini, che del ciclismo è innamorato, non ha resistito al richiamo delle corse. In questi giorni si trova, insieme al collega Davide Martinelli, alla Vuelta Andalucia. In Spagna, nella prima tappa corsa mercoledì 18 febbraio, è arrivato un sesto posto con Nicolò Buratti. Maini, che abbiamo raggiunto telefonicamente al termine di questa prima giornata di corsa, si è detto soddisfatto.
«I ragazzi durante l’inverno – ci dice mentre si dirige verso l’hotel – hanno lavorato bene insieme al nostro preparatore Dario Giovine. Stiamo raccogliendo i frutti di questo lavoro, trovando anche risultati interessanti. Il salto di categoria (passare da continental a professional, ndr) mette la squadra davanti a nuove esperienze stimolanti. La bravura della MBH Bank, data da chi c’era prima, è di aver costruito un team eccellente».


Emozionato per questo ritorno in ammiraglia?
Ho sempre detto che per me questo più che un lavoro è una malattia sportiva, ho avuto la fortuna di essere accanto a dei signori campioni e mi piace pensare di poter portare la mia esperienza in questa nuova avventura.
Hai già trovato un feeling con i tuoi nuovi atleti?
Mi sono trovato subito bene, purtroppo per loro vedono un vecchio (ride, ndr) ma battute a parte sono qui per aiutare e mettermi a loro disposizione. In tanti anni in ammiraglia ho imparato che l’ascolto e il confronto sono fondamentali. Non sono solamente i ragazzi a dover ascoltare, anche io devo farlo. Nel ciclismo non è importante che tu sia giovane o vecchio, la cosa fondamentale è saper ascoltare.



Che impressione hai avuto in questa nuova avventura?
Ho visto un ciclismo cambiato, questi ragazzi devono essere sempre nella loro miglior condizione quando vanno in gara. E questo comporta una marea di sacrifici, ora anche di più rispetto al passato. Ogni stagione che passa tutto diventa più mirato, è giusto così. Detto questo torniamo a parlare di figure come quella di Dario Giovine che diventano sempre più importanti.
Come ti sei inserito in questa nuova realtà?
La MBH Bank-Csb-Telecom Fort è una squadra strutturata con ottime figure: Valoti, Martinelli, Miozzo, Zamparella, ma anche Rossella e Giuseppe Di Leo, senza dimenticare Antonio Bevilacqua. Io sono nuovo, e come tale sto cercando di inserirmi nel modo migliore in questa struttura.


Hai trovato il modo?
Io mi definisco poco dedito al computer e tanto all’umore. Il ciclismo è cambiato ma rimango saldo alle mie anziane abitudini. Lo staff del team è formato da un giusto mix di persone ed esperienza, che attraversano tanti decenni del ciclismo. Ora il computer e l’analisi dei dati sono fondamentali, ma io credo ancora in certi valori umani, come un giro per le stanze la sera per parlare con i ragazzi.
Anche durante i due giorni di presentazione in Ungheria ti abbiamo visto spesso a colloquio con i ragazzi…
Questa squadra è forte di un gruppo di atleti davvero di livello. Non sto parlando dei nuovi fenomeni, ma di ragazzi che possono ritagliarsi uno spazio nel mondo del ciclismo professionistico.
Come hanno reagito i ragazzi a questo tuo approccio “umorale”?
Il ciclismo è uno sport in cui la fatica è uguale per tutti, bisogna fare una vita adeguata e nei decenni ci sono regole che non cambieranno mai. La bici non perdona, quindi la serietà dell’atleta è determinante. Tuttavia non bisogna caricare eccessivamente i corridori, sono uno che quando lo si può fare usa la battuta. Creare un clima più disteso, a volte, aiuta.


In un mondo sempre più difficile ed esigente…
Cerco sempre di trasmettere qualcosa a questi ragazzi, ho avuto la fortuna di fare della mia passione il mio lavoro per quarant’anni. Ma non mi sono mai sentito un sapiente, voglio ascoltare anche quello che i ragazzi hanno da dire, le loro emozioni e considerazioni sono importanti. Non è facile per un ragazzo correre in bici.
Quale aspetto credi sia importante evidenziare?
I primi a crederci devono essere i ragazzi, vanno convinti. Ora sono avvantaggiati e appoggiati dai numeri, ma questi sono un contorno del tutto. Il ciclismo adesso è cambiato, così come l’approccio alle corse. Comandano i punti e i piazzamenti, se metti tre corridori nei primi dieci senza vincere hai fatto comunque un’ottima gara. Si corre meno per vincere, ma i ragazzi sanno qual è il valore di un primo posto.


Com’è stato risalire in macchina e tornare in corsa?
Bellissimo, dormire poco la notte pensando alle tattiche di gara e a come affrontare la corsa è qualcosa di indescrivibile per me. Ho avuto una carriera lunga e devo esserne soddisfatto, soprattutto ora che posso andare avanti grazie al supporto della mia famiglia.
Perdonaci la domanda, ma in Spagna sei con Davide Martinelli, il diesse più giovane e quello più esperto del team…
Sono tanto legato a Davide, “Martino” (Giuseppe Martinelli e padre di Davide, ndr) ed io abbiamo passato una vita insieme tra bici e ammiraglia. I suoi figli, Davide e Francesca, sono come nipoti per me. Essere in gara accanto a Davide Martinelli è spettacolare, ci ascoltiamo e supportiamo. Lui è avvantaggiato con l’inglese, io invece me la cavo con lo spagnolo e il francese. Davide e la sua generazione sono il nuovo che avanza e cui va dato spazio. Io sono felice di essere qui e dirò sempre grazie alla dirigenza e al team MBH Bank-Csb. Mi era mancato tutto questo…