Autozai Contri juniores 2026,

Juniores, la ricetta di Boreggio: i devo team non sono tutto

17.03.2026
6 min
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Fausto Boreggio è il team manager della Autozai Contri, la squadra juniores che lo scorso anno ha portato Alessio Maganotti al devo team della Red Bull Bora. Dopo una lunga militanza in club under 23, il suo punto di vista può essere utile per fare un altro punto sulla categoria, ora che la stagione è cominciata e presto i nodi segnalati dal gruppo di lavoro promosso da Enrico Mantovanelli verranno al pettine.

«Nel 2023 sono entrato con gli juniores – racconta – e si è capito subito che la realtà fosse diversa rispetto a prima. Sono rientrato con una piccola squadra, il Team VCA di Anguillara Veneta, e le ho dato comunque una buona impronta organizzativa. Mi sono reso conto subito che già allora gli juniores fossero sullo stesso livello degli U23 che avevo lasciato anni prima. Ora invece tocco con mano che fra il 2023 e il 2025 il livello è cresciuto ancora in maniera esponenziale, tant’è che anche restare al passo diventa impegnativo».

Faisto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Fausto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Faisto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Fausto Boreggio è negli juniores dal 2023 dopo anni fra gli U23
Sono cresciuti anche i ragazzi secondo te?

Sul piano dello sviluppo morfologico, di sicuro. E’ uno sviluppo che inizia dalle categorie inferiori, perché adesso anche gli esordienti cominciano ad allenarsi insieme a dicembre: stiamo arrivando alla follia. Esordienti che fanno 40 chilometri e, quando li vedi in bici, sembrano veramente dei professionisti. Possiamo discutere se sia un bene o un male, però è così. La differenza è che quando lavoravo con gli under 23 i ragazzi avevano determinate esigenze e ora che sono con gli juniores ne hanno altre. Perché la maturità è un po’ diversa e quindi c’è da rapportarsi in altro modo.

Qual è il messaggio che vuoi o riesci a far passare con gli juniors?

Io cerco di insegnargli che questo è un percorso necessario che dobbiamo fare insieme. Quindi cerco di proporgli un’attività in cui la vittoria non sia l’unica opzione, anche se è importante perché ti dà autostima, morale e tutto quello che porta con sé. Sto cercando anche di fargli capire che è sbagliato pensare che la carriera finisca se non vai in un devo team.

E’ quello che pensano?

Se dopo i due anni non approdano in una di quelle squadre, i più smettono di correre perché sembra che a quel punto il ciclismo sia finito. Ma non è così, non va bene. Io sto cercando di fargli capire anche che, sperando che cambi qualcosa, c’è la possibilità di andare in una squadra che ti permetta di maturare per uno o due anni. Chi ci dice che fra i 100-150 juniores che smettono non ce ne siano alcuni, anche pochi, che ancora non hanno la maturità giusta e che la raggiungeranno l’anno successivo? E qui mi allaccio al discorso che il terzo anno negli juniores secondo me sarebbe una cosa giusta.

La Autozai Contri si è presentata a Verona. Alla serata, ospite anche Magagnotti
La Autozai Contri si è presentata a Verona. Alla serata, ospite anche Magagnotti
Hai esempi in questo senso?

Un paio di stagioni fa avevo un ragazzo che sicuramente, se fosse rimasto un altro anno, avrebbe avuto uno sviluppo diverso. E’ passato in una squadretta e adesso sta anche andando bene, però ce ne sono alcuni che fisicamente proprio non sono formati. Non tutti sono come Magagnotti.

Secondo te per il resto della squadra aver avuto Magagnotti è stato uno stimolo, un vantaggio, oppure li ha fatti sentire piccoli, perché lui è così grande?

Secondo me, dipende da chi li dirige. Per molti della squadra, Alessio è stato un insegnamento. Anzi, dirò di più e faccio l’esempio di Marco Pierotto. Lui è un ragazzo intelligente e con Magagnotti in squadra ha imparato, è migliorato e soprattutto lo ha sfruttato a suo vantaggio.

Sfruttato?

Tutti aspettavano Alessio e Pierotto ne approfittava. La tappa che ha vinto in Abruzzo è venuta proprio per questo. Avere in squadra un corridore così forte deve essere uno stimolo e un insegnamento. Se però il direttore sportivo trova il Magagnotti di turno e dice agli altri ragazzi, che hanno 16 anni, che c’è da tirare per lui, allora quella squadra non va lontano.

Con nove corridori di primo anno, i primi mesi di attività saranno di assestamento
Con nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamento
Con nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamento
Con nove juniores di primo anno, i mesi di inizio attività saranno di assestamento
Le osservazioni fatte dalle squadre che vorrebbero riformare gli juniores sono pertinenti e fondate: perché tante società fanno fatica ad aderire?

Perché qualcuno potrebbe aver pensato che, essendo partito tutto dal mio general manager Mantovanelli, ci sia sotto la voglia di trarne un vantaggio personale. In realtà non è così, perché ci stiamo battendo per delle cose che mi sembrano ovvie e che dovrebbero essere cambiate dalla Federazione. Una su tutti è la partecipazione dei club al campionato italiano. Le donne junior lo fanno e gli uomini no, non capisco. Con la formula che vorremmo proporre, ci sarebbe ampio spazio per chi preferisce partecipare in una rappresentativa regionale.

La categoria è cambiata, ma resta imbrigliata in regolamenti superati?

Mi sembra la foto esatta della situazione. L’UCI dice una cosa, noi ne diciamo un’altra. Adesso possiamo andare a fare una gara internazionale con dei team misti, le devo possono farne finché vogliono.

Secondo il cittì azzurro Salvoldi, il livello dei tecnici della categoria è di buonissima qualità, mentre i presidenti non accettano il cambiamento.

Sono pienamente d’accordo. Vedo tanti giovani, alcuni che hanno voglia di imparare e alcuni che pensano di essere già arrivati. Non basta aver corso in bici per fare il direttore sportivo, un po’ di esperienza e di gavetta sono necessarie, però sbagliando si impara. Per fare il tecnico devi crescere e allargare il gruppo attorno a te…

Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
La Autozai Contri juniores si rilancia nel dopo Magagnotti con un gruppo giovane
Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
La Autozai Contri juniores si rilancia nel dopo Magagnotti con un gruppo giovane
In che senso?

Se non ti costruisci intorno uno staff di assoluto livello, non vai da nessuna parte. Noi non obblighiamo nessun ragazzo, ma ad esempio abbiamo trovato un nutrizionista che insegna come costruire il proprio piano alimentare, partendo da quello che ti piace mangiare. Non è un discorso restrittivo, ma serve per imparare a bilanciare gli alimenti. Questo è solo un esempio. Ho trovato due meccanici giovani che hanno voglia di imparare, ho trovato un massaggiatore giovane. Se non coinvolgiamo i giovani, non andiamo da nessuna parte.

Come si riparte dopo Magagnotti?

Abbiamo fatto un cambio radicale, andando a pescare fra i giovani più promettenti del Veneto. Abbiamo nove primi anni, consapevoli che il collettivo è più forte, ma anche che un leader così ci manca. Sicuramente l’inizio, sarà un po’ difficile, ma bisogna avere almeno due o tre mesi per entrare nell’ottica giusta. Poi la strada dirà se abbiamo fatto bene o se abbiamo sbagliato tutto.