Panighel, Treviso

Panighel, appunti dal mondiale per Treviso 2029

14.02.2026
6 min
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Appunti dal Nord. Anche se sei un organizzatore esperto e di qualità, affinare le tue conoscenze non è mai sbagliato. E Massimo Panighel lo sa bene. Il veneto di Pedali di Marca, qualche settimana fa, ha spiccato il volo per i campionati del mondo di ciclocross in Olanda assieme al suo staff.

Da Treviso a Hulst: nel 2029 saranno Panighel e i suoi a dover allestire l’evento iridato di ciclocross e lo faranno proprio nel trevigiano, a Spresiano presso il Lago Le Bandie, dove tra l’altro dovrebbe essere ultimato il velodromo. Esserci stati e averlo fatto nel tempio del cross ha significato tanto: ha dato dritte e consigli, anche su strade da non prendere.

Panighel, Treviso
Massimo Panighel, a capo di Pedali di Marca, la società organizzatrice dei mondiali di cross di Treviso 2029, in quel di Hulst
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Massimo Panighel, a capo di Pedali di Marca, la società organizzatrice dei mondiali di cross di Treviso 2029, in quel di Hulst
Una trasferta, Massimo, da appassionato ma anche da prossimo organizzatore iridato. Com’è andata?

Principalmente l’abbiamo fatta da organizzatori. Perché per quanta esperienza possiamo avere dal punto di vista della mountain bike e del gravel, questa è una disciplina che può risultare diversa per certi aspetti logistici e organizzativi. E siamo andati dai maestri, probabilmente dai migliori.

Cosa avete visto e vissuto?

Qualcosa che è anche difficile da spiegare in termini di cultura e precisione. Però la cosa che ci siamo portati a casa è che noi non dobbiamo copiare da loro.

Spiegaci meglio…

Loro dietro hanno una cultura della bicicletta che noi non possiamo neppure avvicinare. Camminando per strada il rischio non era farsi investire da un’auto ma da una bici in ciclabile. Ho visto di tutto: gente che va al lavoro, a scuola, in centro, cargobike con due o tre bambini dentro. Impressionante. Oppure il bike sharing: carta di credito, togli la bicicletta dalla rastrelliera e vai. La riconsegni nella rastrelliera, non la lasci dove capita, anche perché sei tracciato. O parcheggi sotterranei come per le auto con canalina laterale per salire e scendere affianco al pedone. Questo solo per dire dell’uso generale della bici.

Panighel, Treviso
L’approccio all’evento è del tutto diverso rispetto all’Italia, ma perché è diversa la cultura ciclistica di certi Paesi
Panighel, Treviso
L’approccio all’evento è del tutto diverso rispetto all’Italia, ma perché è diversa la cultura ciclistica di certi Paesi
E chiaramente tutto questo si riflette sugli eventi, come il mondiale di cross…

Esatto. Il giorno della gara ci sono state migliaia di biciclette. La gente è arrivata in bici fin dal mattino. C’è chi arrivava con autobus e navette, chi a piedi, parcheggiando anche a tre chilometri di distanza. Tutti in fila, tranquilli, diretti al sito gara. Ho visto una tranquillità unica perché sono abituati a questo sistema. Da noi, se fai fare già 200 metri senza arrivare in auto sulla linea del traguardo, diventa un problema. Per questo dico che certe cose non possiamo copiarle.

E poi?

La domenica mattina la gente pagava 50 euro di ingresso, 25 i bambini. Oppure abbonamento da 60 euro per due giorni. Noi abbiamo fatto una stima. C’erano circa 60.000 persone. L’anello misurava 3.500 metri, quindi 7.000 metri sui due lati. Considerando due persone per metro lineare solo in prima fila alle transenne c’erano 14.000 persone, ma dietro c’erano altre due, tre o quattro file. E questo solo a bordo pista.

Panighel, Treviso
Panighel ha fotografato l’evento, ma anche le ampie zone hospitality a bordo pista
Panighel, Treviso
Panighel ha fotografato l’evento, ma anche le ampie zone hospitality a bordo pista
C’erano altre aree?

Sì, poi c’erano le collinette, anche se la zona del mulino era inaccessibile. Dal punto di vista organizzativo sei ponti sull’acqua e sette ponti di attraversamento per bici e pedoni. Ponti veri, con ogni forma. Noi eravamo sempre lì a fare conti per capire costi e gestione degli spazi. Infine le aree hospitality.

Aree? Quindi erano più di una, come di solito avviene in Coppa del mondo?

Sì, erano tre: gold, silver e bronze. Le prime due erano collegate, la terza distaccata. Ognuna era lunga 100 metri e larga 30. Parliamo di 9.000 metri quadrati totali e 3.000 posti a sedere. Ebbene, la domenica non c’era un posto libero. Prezzi: 360 euro per la gold, 225 per la silver e 125 per la bronze. Noi siamo andati come ospiti UCI e per due giorni abbiamo pasteggiato con caviale, champagne, ostriche e aragosta. Non per esaltarsi, ma perché molte persone erano lì soprattutto per l’esperienza. E torno al discorso: non c’era un posto libero.

Panighel, Treviso
Il circuito di Hulst era gremito e alcune aree erano interdette
Panighel, Treviso
Il circuito di Hulst era gremito e alcune aree erano interdette
Vai avanti…

Ho capito il loro ragionamento. Un mondiale di ciclocross è un grande evento che porta economia sul territorio e chi è presente dà una mano. Industriali, appassionati e imprenditori vanno lì perché c’è l’evento. Probabilmente anche per distinguersi tra chi sostiene il territorio. E non erano tutti stretti appassionati. Me ne sono accorto perché mentre di fuori Van de Poel o Brand sfrecciavano in pista, loro continuavano a mangiare e a parlare tranquillamente. Non seguivano la corsa. Ma erano lì… In Italia questo modello è molto difficile da replicare, per questo ho detto ai miei ragazzi che non dobbiamo copiarli sotto questo aspetto.

E cosa invece si può fare?

Possiamo offrire un bell’evento e chiedere un biglietto, magari sui 25 euro, puntando sulla nostra abilità organizzativa. Peter van de Abbele dell’UCI è tranquillo con noi perché siamo Italia. Ad Hulst l’area atleti era distante un chilometro e mezzo dal via e prendevano freddo. Non c’era area expo, né peculiarità del territorio. Se noi italiani mettiamo in piazza già solo prosecco, radicchio rosso, asparagi, soppressa, formaggi e altre eccellenze conquistiamo tutti. Mi focalizzerò su questo.

Il percorso dei prossimi mondiali?

Quest’anno in Olanda, il prossimo in Belgio, poi ancora Olanda e nel 2029 a Treviso. Siamo incastrati con la patria del cross e dobbiamo fare promozione. Il volo Charleroi-Treviso dura un’ora e venti: i tifosi locali saranno incentivati a raggiungerci.

Panighel, Treviso
Panighel e i suoi al tavolo riservato agli organizzatori UCI. Un brindisi di buon auspicio
Panighel, Treviso
Panighel e i suoi al tavolo riservato agli organizzatori UCI. Un brindisi di buon auspicio
Dal punto di vista tecnico hai preso spunti per il percorso?

Il percorso è pronto e avrà la sua tipicità.

Intendevamo appunti più sugli aspetti logistici, come i ponti di attraversamento per dire…

Il nostro progetto confida molto nella costruzione del velodromo. Se nel 2029 sarà pronto il nuovo Velodromo delle Bandie lì dentro faremo tutto: area expo, meeting, conferenze, presentazioni, sala stampa, spogliatoi, cena di gala. Ed è qualcosa che loro non hanno.

Hai accennato al percorso di Treviso 2029…

L’ha già visto Pontoni ed è molto contento. Riprende qualcosa del mondiale 2008. Sarà raccolto e molto televisivo. Il pubblico potrà spostarsi facilmente. Ad Hulst tra due punti c’erano oltre due chilometri, problematico per gli spettatori. Da noi invece due aree, destra e sinistra: completata una, ci si sposta nell’altra e si potranno vedere più passaggi per giro.

Panighel, Treviso
Il circuito di Le Bandie ha ospitato i mondiali di ciclocross già nel 2008. Panighel assicura grande spettacolo anche per il 2029
Panighel, Treviso
Il circuito di Le Bandie ha ospitato i mondiali di ciclocross già nel 2008. Panighel assicura grande spettacolo anche per il 2029
Tra i souvenir anche la foto con Mathieu Van Der Poel…

Stavamo rientrando al centro stampa e ho visto tanti ragazzini festanti. A quel punto ho capito e ho detto ai miei: “Adesso facciamo una foto importante». Ed ecco che esce Van Der Poel. Oltre alla foto gli ho detto che ci saremmo visti nel 2029 a Treviso, al netto del suo possibile ritiro dal cross.

E lui?

La strada è lunga fino al 2029. Da appassionato sarei quasi felice se non corresse perché domina e uccide le gare, ma allo stesso tempo sarebbe splendido perché richiama pubblico. Ad Hulst però è stato bello vedere Nys, Del Grosso e Fontana lottare per il podio.