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Ciclocross, come la FCI scopre e sviluppa i talenti: parola a Decet

02.02.2026
5 min
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Nel ciclocross, al netto del fatto che non abbiamo nomi come Olanda o Belgio tra gli Elite (ma poi, chi li ha davvero?), siamo una delle Nazioni più vive e vispe, soprattutto nel settore giovanile. I nostri ragazzi e le nostre ragazze non solo vanno forte, ma sono anche in buon numero.

Di certo, stavolta, in modo più che positivo c’è lo zampino della Federciclismo e di Daniele Pontoni, commissario tecnico. Ma non solo: c’è uno staff che lavora in modo capillare. Per capire come funziona questo lavoro di reperimento e valorizzazione, ne parliamo con Marco Decet, del team performance della FCI. Decet era appena rientrato dalla trasferta iridata di Hulst, che ha visto Grigolini conquistare l’argento.

Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Il nostro settore giovanile ha visto un certo ricambio, Marco. Ebbene, la Federazione come recluta i ragazzi e come li monitora? In poche parole: qual è il lavoro che state facendo?

Soprattutto sull’approccio e sul reperimento dei ragazzi c’è un grandissimo aiuto da parte di Pontoni. Daniele ha un occhio da tecnico impressionante, una visione molto ampia ed è sempre presente sui campi gara. Una parte dello scouting nasce proprio da lì: dall’osservazione diretta e dalla selezione basata sia sulle classifiche sia su ciò che si vede dal vivo in gara.

Ma poi c’è la parte di campionamento…

Esatto, e devo dire che sta funzionando bene. Con il campionamento si effettuano tutte le batterie valutative, quindi i classici test che facciamo a Montichiari e Perugia. Più che con una funzione prescrittiva, la nostra visione è quella di avere una fetta dei papabili e capire qualitativamente quali componenti fisiologiche possano incidere in futuro sulla prestazione. Ormai sono tre anni che, grazie al lavoro con Pontoni, stiamo creando un database specifico per questi atleti, prendendoli già dalla categoria allievi e seguendoli fino agli under 23. Abbiamo quindi una base numerica importante su cui lavorare, con anche riferimenti qualitativi solidi.

Cosa intendi per riferimenti di qualità?

Che se dobbiamo ragionare su valori come quelli di Grigolini, Agostinacchio o Viezzi, abbiamo parametri importanti sui quali sappiamo di poter competere a livello mondiale.

I test sui rulli vengono effettuati in batteria
I test sui rulli vengono effettuati in batteria
Quali sono le cose che valutate? Immaginiamo non sia solo un test di potenza, soprattutto se è un allievo che due anni dopo è tutt’altra persona. Come si fa a capirne le potenzialità?

Il numero del campione è elevato, quindi ci affidiamo alla misurazione della potenza per determinare i fattori della performance. Valutiamo l’intensità sui 5 minuti, la curva di sprint, la ripetibilità delle intensità in zona di soglia anaerobico-lattacida, parametri determinanti per i ciclocrossisti. Avendo tanti atleti, dobbiamo essere al tempo stesso positivi e critici nel trovare le limitazioni. Fare tanti test richiede tempo, quindi l’obiettivo è essere il più efficienti possibile.

Come vengono effettuati i test?

Ogni batteria esegue i test sui rulli. Andiamo a ricercare i fattori che ci interessano davvero: intensità incrementali, ripetibilità delle prestazioni, decadimento della slope negli sprint.

Marco, quando parli di campionatura e di grandi numeri, di che cifre parliamo?

Quando partiamo con le batterie del gruppo cross di Daniele, parliamo di circa 40-50 atleti per sessione. Considerando uomini e donne, dagli allievi agli under 23, anche se tendenzialmente la maggior parte sono allievi e juniores. Per gli Under 23, in genere, la scrematura è già stata fatta.

Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Anche perché i ragazzi più giovani sono in continua evoluzione…

Esatto. Il fattore interessante è che lavorando con tanti numeri, con ripetibilità dei test e degli atleti, si vedono crescite molto interessanti. Avere la gestione diretta del gruppo mi ha permesso di creare banche dati importanti, con deviazioni standard e altri indicatori che aiutano a comprendere il processo e l’andamento generale. La cosa positiva è che i parametri individuati nei test li stiamo riscontrando anche sul campo.

Una volta testati i ragazzi più interessanti, come funziona? Date voi un programma o parlate con le società?

Nel concreto, come Federazione possiamo dare un contributo. Ogni società collabora con la Federazione attraverso un canale comunicativo: io posso fornire informazioni sui parametri individuali degli atleti testati. Quest’anno, ad esempio, abbiamo presentato a inizio stagione una linea guida comune, condivisa con tutte le società e con tutti i ragazzi convocabili. Un protocollo di allenamento in funzione dell’intera stagione, con macrocicli da rispettare, così da arrivare in forma negli appuntamenti che per noi sono più importanti.

Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Parli spesso di gruppo, Marco…

E’ fondamentale. Anche nell’ultima trasferta iridata si è visto quanto l’affiatamento sia importante. Avere atleti in forma insieme ci permette di lavorare in un contesto ottimale e di massimizzare i risultati. Penso ai ritiri in Spagna e alle ultime gare di stagione: il lavoro di gruppo è emerso chiaramente.

Un’ultima domanda. Pontoni ha un occhio particolare sul campo. Diego Bragato in una conferenza stampa sui giovani ha detto che non si guarda solo ai numeri, ma alle potenzialità. Come si sviluppa questa sensibilità?

Non è facile, ed è anche il bello del cross, dove niente è mai scritto. Ci sono mille variabili: fortuna, tecnica di guida, gestione della gara, pressione… Pontoni ha un’esperienza unica e riesce a interpretare tutto questo con grande lucidità. Ma è fondamentale anche creare il contesto: una “bolla” di benessere per i ragazzi. Costruire una squadra che si senta squadra. I numeri contano, ma senza la testa e senza sentirsi a proprio agio non si è mai davvero performanti. Se hai i watt ma non l’equilibrio mentale, non rendi. Mettere questi valori in un contesto sano e funzionale è ciò che permette a questi ragazzi di crescere anno dopo anno, restando un gruppo sempre più forte e competitivo.