Il Giro delle Fiandre e MAuro Da Dalto inq uel 2009. Ancora oggi il veneto porta gruppi di turisti a veere la corsa fiamminga

A proposito di muri, ricordate la prima del Giro a Ca’ del Poggio?

07.03.2026
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La prima volta che il Giro d’Italia scalò il Muro di Ca’ del Poggio fu l’11 maggio del 2009 e lungo l’asfalto che si arrampicava sulla collina non si leggevano che scritte per Mauro Da Dalto (cerchiato nell’immagine di apertura). Lui correva con la Lampre dopo tre stagioni alla Liquigas, in cui sarebbe tornato dal 2011. E siccome era nato e cresciuto da quelle stesse parti, tutti i suoi tifosi si erano assiepati su quel muro da poco asfaltato, piuttosto che andare al traguardo di Valdobbiadene.

Era la terza tappa del Giro partito dal Lido di Venezia con la cronosquadre vinta dal Team Columbia, mentre il giorno successivo a Trieste si era imposto Petacchi in volata. Era il Giro della prima volta di Armstrong, tornato quattro anni dopo il ritiro senza sapere di aver appena iniziato a scavarsi la fossa. Un Giro dallo strano sapore e di certo nessuno conosceva quel muro che precedeva di una ventina di chilometri l’arrivo di Valdobbiadene.

«Quando ho cominciato a correre io – ricorda Da Dalto, 44 anni, uno degli ultimi veri gregari del ciclismo – Ca’ del Poggio era uno strappo di un chilometro che non si faceva neanche tante volte. Io abito lì vicino, saranno 7-8 chilometri, però anche in allenamento non si faceva mai. Parlo di giovanili, fino agli juniores. Poi hanno cominciato a farlo nel Gran Premio Industria e Commercio di San Vendemiano negli under 23 e da lì ho iniziato a inserirlo nel solito giro. Si usava per fare determinati lavori di SFR e anche le squadre dei dintorni iniziarono a passarci per questo motivo».

Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l'8 aprile 1981. E' stato professionista dal 2006 al 2013
Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l’8 aprile 1981. E’ stato professionista dal 2006 al 2013
Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l'8 aprile 1981. E' stato professionista dal 2006 al 2013
Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l’8 aprile 1981. E’ stato professionista dal 2006 al 2013

Dalla sella alla vigna

Da Dalto ha smesso di correre nel 2013 e ha appena concluso la giornata in vigna, che ad oggi è la sua occupazione principale. Ha i vigneti di casa e poi gestisce la manutenzione di una cinquantina di ettari nella zona. La bicicletta c’è ancora, per qualche viaggio con gruppi di cicloturisti, ma ammette di usarla sempre meno.

«Lavoro in mezzo alla natura – spiega – ma riesco a sganciarmi difficilmente dalla campagna. Mi tengo qualche viaggio, perché ormai da qualche anno porto al Nord un gruppettino di venti amatori che vogliono vedere il Fiandre. Così il sabato facciamo la gran fondo e alla domenica gli faccio vedere la corsa, andandoci a mettere sui punti più belli del percorso».

Un muro di tifosi

Il mito di Ca’ del Poggio, dice confermando quanto abbiamo raccontato qualche tempo fa, nasce grazie ad Alberto Stocco che è stato bravo a unire il nome del ristorante a quello della salita. Praticamente l’ha inventato lui, sorride Da Dalto.

«Nel 2009 passammo per la prima volta con il Giro e l’anno dopo abbiamo fatto anche i campionati italiani che vinse Visconti. E anche quella è stata una bella esperienza per quanto mi riguarda, perché il giorno prima avevo dichiarato che sarebbe arrivata una fuga e così è stato, quindi doppia emozione. Però effettivamente quella volta del Giro sul Muro c’erano tutti i miei tifosi.

«Qua in zona anche, voglio dire tra Conegliano e Valdobbiadene, ci conoscevamo in tanti e quindi c’era un bel gruppettino di tifosi, per me, ma anche per Pellizotti e Dall’Antonia. Avevamo tanta gente che ci conosceva, quindi ci supportavano ed è stato bello».

Petacchi non si staccava

La tappa di Valdobbiadene la vinse Petacchi, che quell’anno volava. Il Muro di Ca’ del Poggio fu una bolgia infernale di suoni, colori, voci e profumi della festa. I corridori passarono sulla strada ridotta a un budello, ma pochi chilometri dopo lo scollinamento il gruppo tornò compatto.

«Non ci fu selezione – ricorda Da Dalto – in proporzione fece più danni il Combai. Alla fine sapevamo che sarebbe stata una tappa ondulata, però in quei tempi là Petacchi non lo staccavi su salite così brevi. Non so se quest’anno, con l’arrivo a Pieve di Soligo, possa venir fuori qualcosa di diverso. Non credo che sarà facile staccare uno come Milan, ma se qualcuno vuole fare la differenza e partire da Ca’ del Poggio per provare a vincere, deve fare il forcing da sotto a sopra. Perché la parte più difficoltosa non è neanche il Muro in sé, ma quando in cima si gira a destra con la strada che continua a salire».

Oggi Ca' del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte
Oggi Ca’ del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte, un leone rosa
Oggi Ca' del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte
Oggi Ca’ del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte, un leone rosa

Il falsopiano sulla cima

Dalla cima all’arrivo mancheranno 8 chilometri, mentre nel 2009 furono circa 23 ed era obiettivamente impossibile immaginare che, con le squadre dei velocisti ancora compatte, qualcuno potesse prendere il largo da Ca’ del Poggio sperando di vincere.

«Quello di allora era un arrivo per velocisti – sintetizza Da Dalto – il prossimo sarebbe stato un arrivo per Gilbert. Uno che attacca forte e dopo è difficile andare a prenderlo. Bisogna vedere se la squadra riesce a tenere, se ai piedi del Muro ci saranno ancora tutti i compagni.

«Avete presente cosa succede sul Muro d’Huy, nei primi due giri, quando la differenza sulla cima riesce a chi ha gambe per tirare il rapporto? Ecco, è la stessa cosa. Là in cima la salita è al 2-3 per cento e c’è chi ha ancora gambe e chi le gambe non le ha più. Quindi Ca’ del Poggio sarà un momento cruciale, perché dopo fino a Pieve di Soligo sarà tutta discesa».

La Lampre in cui correva non aveva portato il velocista in quel Giro, ma aveva Cunego e Bruseghin come capitani alla pari. Per questo su Ca’ del Poggio Da Dalto si ritrovò senza incarichi specifici, salvo tenere i due leader fuori dai pericoli. Anche per questo gli riuscì di riconoscere le facce e le scritte di chi era venuto sulla strada per salutarlo all’inizio del viaggio rosa che era appena all’inizio. Per qualcuno sarà così anche il 28 maggio, forse per gli ultimi. Perché il ciclismo è cambiato e siamo certi che qualcuno, dotato di gambe o ispirazione particolare, farà di tutto per combinare un bello scherzetto.