Giovanni De Carlo, juniores

Juniores: l’esperienza di De Carlo e i consigli ai più giovani

26.02.2026
6 min
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Le giornate di Giovanni De Carlo non sono più scandite dal ritmo di pedalate e allenamenti. Il primo anno lontano dalle gare per l’ex corridore veneto ha avuto un sapore differente, di quotidianità e di routine. Casa, ufficio, amici e una vita “normale”, se così la si può definire. La bicicletta non fa più parte della sua quotidianità dal giorno dopo la sua ultima corsa, era il mese di ottobre del 2024

«Due settimane dopo l’ultima gara – racconta ritornato a casa dall’ufficio in cui lavora come programmatore software – ho fatto i primi colloqui di lavoro e ho iniziato poco dopo. Nel mio campo c’era tanta richiesta, quindi la ricerca di un impiego è stata veramente breve. Quando sono entrato nella Zalf a inizio 2024 avevo già deciso che quella sarebbe stata la mia ultima stagione da dilettante, quindi a fine stagione mi stavo già guardando intorno. Se fossi riuscito a passare professionista bene, altrimenti basta».

Il Piccolo Giro dell’Emilia, De Carlo vince davanti a Iacomoni, ora in forza al Team Ukyo (Photors)
Il Piccolo Giro dell’Emilia, De Carlo vince davanti a Iacomoni, ora in forza al Team Ukyo (Photors)

Il rammarico

Eppure Giovanni De Carlo in quella sua ultima stagione aveva raccolto undici top 10 e una vittoria al Piccolo Giro dell’Emilia. Risultati che gli avrebbero potuto aprire le porte di altre squadre, per attaccare il numero sul telaio della bici e provarci di nuovo. La chiamata con De Carlo arriva il giorno in cui Nicolò Garibbo vince la sua prima corsa da professionista al Giro di Sardegna, mettendo nel sacco corridori WorldTour come Zana e Garofoli. 

A poche ore dal successo di Garibbo con la maglia del Team Ukyo, la domanda se sia dispiaciuto di aver lasciato perdere sorge quasi spontanea: i due sono coetanei e con un cammino simile. Lui ci pensa e risponde.

«Quel finale di 2024 ricco di risultati – racconta De Carlo – è stata la mia condanna, perché mi ha fatto smettere a malincuore. Lasciare quando vinci da un lato è gratificante, d’altro canto rimane sempre l’amaro in bocca. Mi sono detto che sarebbe stato bello provare a correre tra i professionisti, io ero già al secondo anno da elite e mi ero dato un termine. A volte nella vita serve, ma il rischio è di entrare in un circolo in cui ogni anno ti dici di riprovare e che quello sarà l’ultimo. Io avevo deciso, e per quanto doloroso ho rispettato il mio pensiero. La vita va avanti».

Giovanni De Carlo, juniores
Giovanni De Carlo da junior ha corso con il VC Orsago, la squadra del suo paese (foto Alessandro Billani)
Giovanni De Carlo, juniores
Giovanni De Carlo da junior ha corso con il VC Orsago, la squadra del suo paese (foto Alessandro Billani)
Come va avanti la vita adesso, la bici c’è ancora?

Non ho nemmeno una bicicletta per uscire a fare un allenamento o un giro, l’ultimo giro di pedale l’ho dato alla Coppa Città di San Daniele. Non sento nemmeno il bisogno e la voglia di pedalare. Mi mancano le gare, quello sì. L’aspetto agonistico è ciò che mi ha sempre affascinato e spinto ad andare avanti.

Il passaggio dal ciclismo al lavoro d’ufficio, è stato facile?

Per nulla. Passare dall’essere sempre in giro per correre e avere una vita piena di stimoli, al sedermi a un scrivania non è stato semplice. Ma ci si abitua anche a stare davanti al computer per tante ore. 

Che rapporto hai con le gare?

Guardo tutto, forse anche più di quando ero corridore. Sono ancora in contatto con tutti, ex compagni e altri del gruppo. Ci sentiamo, vado alle gare. Quelle under 23 delle mie parti non me le perdo, sono quasi più belle di quelle professionistiche. A volte, lo ammetto, rosicavo. Vedere qualche corridore con cui me la giocavo che ora vince tra i pro’ mi faceva scattare la domanda: «E se non avessi mollato?». Ma è uno pensiero scherzoso. Ora quando in autostrada vedo un’ammiraglia della UAE, ad esempio, mi rendo conto di aver vissuto in una bolla dorata. 

De Carlo da under 23 ed è arrivato a correre anche in formazioni continental, come la Rime Drali, qui vittorioso al Giro del Piave
De Carlo da under 23 ed è arrivato a correre anche in formazioni continental, come la Rime Drali, qui vittorioso al Giro del Piave
Hai vissuto un ciclismo che ha cambiato marcia, sei passato under 23 dopo aver corso in un team juniores locale, c’è qualcosa su cui hai riflettuto?

C’è da fare una premessa, negli anni da junior ho corso sempre per gioco, mai per davvero. Non avevo tabelle, lavori o allenamenti specifici. Quando sono passato junior l’ho fatto scegliendo la squadra del mio paese, il VC Orsago. Non avevo alternative, perché andavo piano, tanto che ho fatto il terzo anno juniores.  

Cosa ora impensabile…

Una follia pura, ma già solo vivere la categoria allievi come ho fatto io ora è impossibile. Stavo tanto dietro allo studio e non ero informato sul ciclismo e tutti gli aspetti tecnici. 

Credi sia possibile per un ragazzo fare un percorso simile?

No, siamo davanti a un ciclismo tecnico, dove essere preparati è importante e lo è ancora di più conoscere gli strumenti. Io ho fatto un periodo in altura in estate, al mio terzo anno da junior, per allenarmi al fresco. Una volta sceso, nel periodo in cui hai il massimo picco di condizione, ero andato in viaggio di maturità con i miei amici. Adesso tutti lavorano in un ottica di sfruttare il momento e allenarsi con obiettivi chiari, è anche giusto che sia così.

Eppure sei riuscito a passare under 23.

Dopo i tre anni da junior avevo deciso di smettere, non avevo trovato squadra e mi ero iscritto a ingegneria informatica a Trento. La chiamata di Giacomo Gava dalla Bibanese mi è arrivata quando ero a lezione, era dicembre del 2019. Da quel momento è cambiato tutto, ho preso un preparatore e ho iniziato a lavorare con metodo. Mi sono comprato il primo potenziometro e mi sono concentrato anche sull’alimentazione. 

Giovanni De Carlo, Italia, under 23
Giovanni De Carlo ha anche vestito la maglia della nazionale under 23
Giovanni De Carlo, Italia, under 23
Giovanni De Carlo ha anche vestito la maglia della nazionale under 23
Fare la categoria juniores in una squadra piccola ti ha limitato?

Non direi proprio. Ero anche io a non voler vivere il ciclismo come unica via, mi allenavo poco. Prima del Covid c’era un ciclismo diverso e una conoscenza tecnica inferiore. Chiudevo l’anno con 10.000 chilometri, numeri che ora fa un allievo o anche un esordiente. 

Con la tua esperienza c’è un consiglio che ti senti di dare?

Il mio pensiero è che le squadre di club, che siano under 23 o juniores, devono cambiare mentalità. Aggiornarsi e affidarsi a gente che ha delle competenze tecniche. Le squadre non devono esasperare i ragazzi, ma fornire i mezzi giusti e insegnare loro ad usarli. Il problema, sotto gli occhi di tutti, è che sta fallendo il movimento.

Giovanni De Carlo, laurea
De Carlo non ha mai abbandonato gli studi, conseguendo la laurea in Ingegneria Informatica
Giovanni De Carlo, laurea
De Carlo non ha mai abbandonato gli studi, conseguendo la laurea in Ingegneria Informatica
E’ possibile quindi passare under 23 correndo in squadre piccole in un ciclismo sempre più selettivo?

Si può tranquillamente. Se un ragazzo si allena bene, non quantità ma qualità, e fa la vita d’atleta secondo me da junior può passare under 23 e fare risultati. Magari le cose si complicano nella categoria successiva, ma penso che da under 23 o da elite chi merita passa. E ci saranno sempre più casi di questo genere, di atleti giovani entrati troppo presto in certi meccanismi e che tornano indietro. Ma ciò non vuol dire che non meritino una chance. 

Tu hai detto di non aver mai tolto tempo allo studio, aspetto delicato ora…

Studiare e andare in bici, fin quando sei junior, è possibile. Arrivare a ottenere la maturità (che in Italia arriva al primo anno da U23, ndr) è un traguardo fattibile e da non trascurare. A mio avviso il livello di istruzione in gruppo si è alzato parecchio. E arrivare a chiudere il percorso scolastico per poi provare a fare il ciclista è possibile. Alla fine sono gli anni da under 23 quelli che contano davvero.