BUSNAGO – Nella sede di FSA è stata presentata la nuova squadra continental con affiliazione norvegese Drali-Repsol che vedrà in Alexander Kristoff uno dei volti di riferimento (in apertura insieme a Gianluca Pozzi e Robert Carrara di Drali Milano, foto Matteo Cicerone). Quest’anno, all’età di 38 anni, Kristoff ha lasciato il ciclismo professionistico decidendo di lanciarsi in un progetto nuovo per far emergere e dare spazio ai giovani talenti del suo Paese.
La nuova Drali-Repsol ha sede a Stavanger, piccola cittadina sul Mare del Nord nella quale è nato anche Alexander Kristoff. Un passaggio quasi naturale e delicato dove l’esperienza di sedici anni da professionista potrà essere di supporto alla crescita dei giovani, in un ciclismo che si sta scoprendo sempre più veloce e selettivo in ogni parte del mondo.
«Non ho mai corso per questo team – racconta Kristoff – ma negli ultimi anni mi sono allenato spesso con loro e i ragazzi che vivono a Stavanger. La rosa sarà composta da corridori provenienti da tutta la Norvegia, come se fosse un vivaio di futuri talenti».


Mentore
Il team Drali-Repsol, forte dei due sponsor e del supporto tecnico ricevuto da FSA, vuole lavorare per crescere e avere un progetto forte. Non si parla di crescita, ma di un lavoro costante e programmato nel breve-medio periodo. Lottare e confrontarsi con potenze economiche ben più strutturate (nonostante a Repsol, società petrolifera spagnola, il potenziale di investimento non manchi) è difficile.
«L’obiettivo – dichiara Kristoff – è quello di accompagnare i ragazzi nel passaggio dalla categoria juniores a quella under 23. E’ un momento delicato della loro carriera, nel quale il rischio di commettere errori o di farsi sopraffare da essi è alto. Io voglio essere per loro un riferimento al quale rivolgersi in ogni momento. Le categorie giovanili rimangono quelle in cui si deve correre, imparare, sbagliare e ripartire. Il ciclismo è uno sport in cui si migliora tanto attraverso il lavoro e l’impegno, io stesso sono diventato professionista dopo i 23 anni».






Dopo l’addio di Coop come sponsor è entrata una realtà come Drali…
In maniera silenziosa e poco esposta, ho fatto parte del team per diversi anni perché Coop era anche mio sponsor personale e sono diventato co-proprietario della squadra. Anche ora che Coop ha lasciato il progetto continuo a lavorare con il team, grazie a Drali possiamo proseguire e portare avanti l’attività della squadra continental norvegese più longeva. Si tratta di una realtà importante per il nostro movimento, che negli anni ha portato tanti corridori al professionismo.
Anche perché la Uno-X, la squadra con la quale hai terminato la carriera, ha chiuso il devo team nel 2024
Aiutare i giovani norvegesi ad avere una squadra dalla quale partire per ambire al professionismo è importante. Questa è la principale motivazione che mi spinge a lavorare e investire tempo ed energie nel progetto.


Ora che la Uno-X è entrata nel WorldTour è possibile pensare di diventare una sorta di devo team?
Potrebbe essere una strada da intraprendere, è vero che ora alcuni dei migliori juniores saltano la categoria under 23, ma per un ragazzo norvegese avere un ambiente sicuro dove crescere è importante. Ha modo di conoscere tutti, lavorare in maniera tranquilla e senza stress. Anche io sono diventato professionista passando attraverso una formazione continental del mio Paese. Quando ero giovane, in Norvegia avevamo quattro o cinque squadre continental, adesso ne abbiamo solo due.
Avere una squadra WorldTour di riferimento può aiutare?
Non abbiamo una collaborazione ufficiale, ma il dialogo c’è e parliamo molto con i membri dello staff della Uno-X. In caso dovessero osservare dei giovani corridori, ma senza avere spazio nel team, noi possiamo diventare un supporto. Siamo ancora all’inizio del progetto, quindi nulla è ufficiale.




Drali-Repsol potrebbe aggiungere, in futuro, anche una formazione juniores?
Al momento il budget non è sufficiente per una doppia squadra. L’anno scorso c’era anche la formazione femminile, che però ora si è divisa. Le ragazze riuscivano ad avere i loro sponsor e lavorare in maniera autonoma. Magari in futuro potrebbe esserci lo spazio per un progetto juniores.
Secondo te potrebbe essere una buona idea o no? In Italia ne parliamo spesso perché i devo team prendono i migliori talenti e per le squadre continental è difficile andare avanti…
Questo è un problema anche in Norvegia. Molti dei migliori juniores e under 23, compreso mio fratello (Felix Orn Kristoff, ndr) saltano questo passaggio e vanno direttamente al livello successivo, nel WorldTour. Felix è andato nel devo team dell’Intermarché e poi è passato nella squadra professionistica. I migliori juniores al mondo hanno questa possibilità, ma non è per tutti. Grazie alle squadre continental molti corridori possono avere comunque un progetto e inseguire il loro sogno, avendo più anni per realizzarlo.
Quando nel 2024 tuo fratello Felix ha dovuto scegliere per il suo futuro tu gli hai dato dei consigli?
Gli ho detto che sarei stato felice di vederlo con me alla Uno-X (che era ancora professional, ndr) ma lui aveva un suo progetto. Sono contento che l’abbia seguito, da un lato lo capisco perché ora i giovani sono più seri rispetto a quando ero junior io.


Si è arrivati a un livello più alto?
Sì. Ad esempio il livello di Felix è molto più alto rispetto al mio alla sua stessa età. Questo lo si può vedere dai dati e dai numeri, la potenza non cambia e lui a 20 anni aveva valori migliori di quelli che avevo io. In generale, si vedono molti juniores entrare direttamente nel WorldTour e ottenere buoni risultati.
Tutto si estremizza?
Semplicemente questo non era possibile quando ero giovane. C’erano atleti giovani che arrivavano al professionismo, ma ora la cosa sembra più comune. Penso sia dovuto agli allenamenti e a uno standard elevato. Si vedono giovani fare altura, cosa che quando correvo io in quelle categorie non era possibile. Adesso ci si allena ai massimi livelli fin da giovani, ma non è uno standard per tutti e le squadre continental devono lavorare con chi ha voglia di crescere seguendo il proprio percorso.