Filippo Baroncini

Emozioni e numeri. Il gruppo ha dato il bentornato a Baroncini

31.03.2026
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E’ tornato in gara e già questo è una grande notizia. Non solo, ma in qualche frangente è anche andato forte: parliamo di Filippo Baroncini che alla Volta a Catalunya ha rimesso il numero sulla schiena dopo il terribile incidente al Giro di Polonia dell’anno scorso.

La UAE Emirates lo ha buttato nella mischia in una corsa non certo facile. Il livello del Catalunya era a dir poco stellare, in pratica c’era quanto di meglio potessero offrire le corse a tappe disputate sin qui. Tadej Pogacar a parte… Per Baroncini era il debutto stagionale e già questo è difficile, ma lo è ancora di più se pensi che i tuoi rivali hanno come minimo un mese di corse nelle gambe.

Filippo Baroncini
Filippo Baroncini (classe 2000) è tornato alle gare 229 giorni dopo l’incidente del Giro di Polonia (foto Instagram – UAE Emirates)
Filippo Baroncini
Filippo Baroncini (classe 2000) è tornato alle gare 229 giorni dopo l’incidente del Giro di Polonia (foto Instagram – UAE Emirates)
Filippo, innanzitutto, bentornato. Sei più stanco o più felice?

Sono stanco, ma è più la contentezza che la stanchezza. Sono contento di essere tornato, contento di aver finito anche questo Catalunya in crescendo, cosa che non era scontata. E poi sono contento anche per le sensazioni avute. Certo, onestamente ero un po’ preoccupato di quel che sarebbe potuto accadere. E soprattutto ero preoccupato perché c’erano salite importanti e il livello era super alto.

Quando hai saputo che avresti disputato questo Catalunya? Come è andato l’iter di questo avvicinamento?

L’ho scoperto più o meno a inizio mese. Inizialmente dovevo fare la Settimana Internazionale Coppi e Bartali. Poi per vari motivi e infortuni in seno alla squadra ho dovuto rinunciare alla corsa italiana. Non c’erano abbastanza corridori e quindi ci siamo buttati sul Catalunya. L’ideale era iniziare con una gara a tappe.

E tu?

Io mi sentivo pronto a iniziare e va bene così, altrimenti avrei allungato questo ritorno di quasi un mese.

Filippo Baroncini
Lo stile e la forza di Baroncini non si sono scalfiti
Filippo Baroncini
Lo stile e la forza di Baroncini non si sono scalfiti
Immaginiamo ci sia stato un confronto con staff medico e preparatori. O è andata del tipo: “Ci servono corridori e devi correre al Catalunya”?

No, no… chiaramente c’è stato un colloquio con tutto lo staff. Tra l’altro un’idea di massima era prestabilita da dicembre. Come prima data di rientro avevamo ipotizzato fine marzo, ma senza troppe pressioni. Il fatto è che nel mezzo c’è stato un po’ di up and down. Però alla fine si è visto che ero in grado di correre, anche se nessuno sapeva come sarei andato. Era un po’ quello il dubbio, però alla fine è andato tutto bene.

Parliamo delle sensazioni più tecniche, dello stare in gruppo, del limare: hai avuto un po’ di timore?

No, è andata bene, benissimo. C’era un po’ di paura nei primi cinque-sei chilometri della prima tappa, poi… tutto a posto. A inizio stagione c’è sempre un po’ di timore, soprattutto se non sei un limatore nato. Sono contento di come mi sono gestito in tal senso. Ovviamente quando hai gamba, lucidità e freschezza è più facile limare e stare davanti. Avendo “specorato”, per me non è stato semplicissimo.

Precisiamo: quando Baroncini dice “specorare” intende essere un po’ indietro, essere a tutta. Gusto Filippo!

Esatto, infatti anche questo tenere duro mi ha reso veramente contento. E nella tappa più dura ho mollato soltanto sulla salita più impegnativa. Vedevo che prima di me si staccavano corridori di altissimo livello e io invece ero ancora lì. Quel giorno per me è stata un po’ la vera prova del nove, dove ho detto: «Ok, tornerò al mio livello». I numeri c’erano.

Filippo Baroncini
Baroncini ha vissuto con serenità il Catalunya (foto Instagram – UAE Emirates)
Filippo Baroncini
Baroncini ha vissuto con serenità il Catalunya (foto Instagram – UAE Emirates)
Hai detto la cosa più bella, Filippo: sai che puoi tornare. E hai anticipato la domanda successiva: i numeri cosa dicono?

Che c’è tanto margine. Non avendo fatto tutta questa gran intensità fino adesso, mi sono sorpreso un po’ anche io in certi frangenti. Ma in generale per come mi sono gestito nella settimana, dopo tanto tempo lontano dal gruppo. Avevo il timore di dovermi staccare sulla prima salita e poi sarebbe stato un “si salvi chi può”. Invece non è andata così. Ho faticato, ma ero lì.

La squadra ti aveva assegnato dei ruoli specifici?

Mi hanno fatto correre veramente senza stress, libero da ruoli. Libero di riprendere soprattutto il feeling con il gruppo e la gamba. Dovevo gestire le mie forze, poi ovviamente se avevo le gambe davo una mano più che volentieri. Non mi tiro mai indietro su questo aspetto.

Invece, Filippo, a livello di empatia, di emozioni, i compagni e gli altri corridori come ti hanno accolto?

Bellissimo. Emozionante. Tutti ragazzi d’oro. Tantissimi corridori mi hanno salutato. Sono venuti tutti da me alla prima tappa, tutti a dirmi che erano contentissimi di rivedermi. Non solo, tanti erano sorpresi di come andassi, nonostante quello che avevo avuto. Una sera persino Jonas Vingegaard, in ascensore, visto che eravamo nello stesso hotel, mi ha chiesto come stessi.

E dentro di te cosa pensavi man mano che sentivi crescere questa fiducia?

Che alla fine ho fatto bene a non mollare. E sicuramente anche loro hanno visto solo una piccola parte di quello che sarò.

Filippo Baroncini
Non aveva ruoli, ma appena ha potuto Baroncini si è messo a disposizione dei compagni
Filippo Baroncini
Non aveva ruoli, ma appena ha potuto Baroncini si è messo a disposizione dei compagni
Ma perché, tu hai avuto dei dubbi durante quest’inverno?

Un po’ di complicanze ci sono sempre state. Poi c’è sempre il dubbio di quando sei pronto per tornare a correre. Quando sei un professionista non si scherza e si vede come va.

Anche durante la corsa hai continuato a fare qualche esercizio particolare con la ginnastica? L’ultima volta ci avevi detto che facevi degli esercizi…

Sì, sono sempre stato seguito da un fisioterapista in corsa. Prima di partire facevo sempre degli esercizi di attivazione, anche perché un po’ il dubbio di questo periodo era legato a un fastidio addominale, probabilmente dovuto a una debolezza della muscolatura. Bisognava sempre fare un’attivazione importante per evitare problemi. Alla fine è quello che mi ha frenato nell’ultimo mese.

Guardiamo avanti, Filippo: cosa prevede ora il menu?

Il programma prevede adesso la Freccia del Brabante il 17 aprile, dopodiché la Vuelta a Asturias e molto probabilmente Eschborn-Frankfurt.

E adesso per Filippo Baroncini, si parla del Giro d’Italia?

Non ne abbiamo parlato onestamente, ma secondo me per quest’anno al 99 per cento non ci sarò. Magari una Vuelta è più probabile, vediamo. L’importante è ritrovare le sensazioni di prima, poi qualsiasi gara sarà, sarà. Perché sono consapevole che se sto bene vado forte.