Filippo Baroncini

Baroncini è ripartito, base, palestra e… passi di salsa!

02.01.2026
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Il sorriso c’è ed è già un bel messaggio. Filippo Baroncini è di nuovo tra i suoi compagni, stavolta per pedalare veramente. Una prima parentesi, come ci aveva raccontato lui stesso, l’aveva già vissuta a novembre, quando era volato negli Emirati Arabi Uniti per la festa della sua UAE Emirates.

Nei giorni scorsi Baroncini è tornato a parlare di quel terribile incidente, di tutto ciò che aveva passato. Lui stesso, a fine anno, in un post aveva ricordato quei momenti durissimi, il coma indotto. Una frase ci aveva colpito più di altre, una frase che racconta anche lo spessore morale di Filippo. «Non è stata tanto la paura per me, quanto il dolore di poter lasciare un vuoto per i miei cari». Più o meno il senso era questo. Fermatevi anche voi a riflettere su queste parole: parole di un ragazzo, di un figlio.

Filippo Baroncini (classe 2000) si appresta ad affrontare la sua quinta stagione da professionista
Filippo Baroncini (classe 2000) si appresta ad affrontare la sua quinta stagione da professionista

Il “Baro” in gruppo

Ora però, con l’anno nuovo, è tempo di voltare pagina e di tornare a parlare del corridore. E allora, quando nella hall del resort che si affaccia su Benidorm lo incontriamo con la consueta sacchetta forata dei panni da lavare, torniamo a un’immagine di quotidianità che troppo ci era mancata.

Filippo inizia a raccontare come sta andando. «Si inizia a fare un po’ più sul serio – racconta Baroncini – ci eravamo lasciati così, con quelle poche pedalate negli Emirati, e adesso siamo altrettanto contenti di essere qui con i compagni a pedalare davvero insieme.
«Certi giorni sono un po’ complicati per me, perché stare a ruota con gli altri non è sempre semplice. Però cerco comunque di tener duro, di provare. E comunque, ed è questa la cosa buona, sento miglioramenti giorno dopo giorno. Oltretutto la salute, in senso generale, sta tornando sempre di più ed è la cosa a cui tenevo inizialmente e a cui tengo tuttora».

Sul volto di Baroncini si notano ancora alcuni segni, ma la forza morale di questo ragazzo è impressionante. E sì che con la fortuna non è in credito, di più: è come se fosse una banca presso cui riscuotere tutto il denaro dal caveau. «Vero – ride il Baro – ma questo dà tanto morale».

Filippo Baroncini
In allenamento non è sempre è stato facile per Baroncini tenere le ruote dei compagni (foto Instagram- UAE Emirates)
Filippo Baroncini
In allenamento non è sempre è stato facile per Baroncini tenere le ruote dei compagni (foto Instagram- UAE Emirates)

Chilometri…

Ora si cerca di capire come stia lavorando tecnicamente il romagnolo. E in questo senso la UAE Team Emirates sta svolgendo un ottimo lavoro, sia sul fronte prettamente tecnico sia su quello mentale.

«Ovviamente – spiega Baroncini – sto seguendo un percorso differenziato. Con il mio coach, l’australiano Kevin Poulton, stiamo lavorando sodo». Nei giorni del ritiro di dicembre, per esempio, Filippo partiva con i compagni e poi si gestiva.
«Se loro dovevano fare delle accelerate, io mi staccavo e procedevo col mio passo. Ora ho bisogno, più di ogni altra cosa, di fare base, tanta base, per rimettere a posto il motore, il sistema aerobico che riparte praticamente da zero».

Da dicembre Baroncini macina ore e ore in Z2 e Z3. Nelle sue condizioni anche riuscire a stare solo in Z2 non è semplice, con il cuore che, senza una base aerobica solida, tende a salire facilmente. Ma anche qui il morale del Baro non viene meno.
«Vero, tanta Z2 e Z3… ma qualche puntatina più in alto l’ho fatta. Non riesco ancora a trattenermi. Però, scherzi a parte, il motore va ricostruito per bene».

Filippo Baroncini
Per Filippo tanto lavoro differenziato. Qui una delle prime pedalate di qualche mese fa (foto Facebook)
Filippo Baroncini
Per Filippo tanto lavoro differenziato. Qui una delle prime pedalate di qualche mese fa (foto Facebook)

E palestra

L’iridato U23 di Leuven ha concluso il primo ritiro spagnolo della stagione riuscendo a coprire distanze superiori ai 150 chilometri, impensabili fino a poche settimane fa.
«Sono arrivato a fare 23-24 ore settimanali. Ripeto, il motore lo stiamo riaccendendo, ma c’è da lavorare su tutto il resto: forza, sistema nervoso, elasticità».

Qui si apre il capitolo del lavoro a secco, che per Baroncini è diventato centrale. In qualche occasione, mentre qualcuno pensava alla doppia uscita, lui andava in palestra.
«Sto lavorando tantissimo su questo aspetto – conferma – a volte è quasi meglio fare un’ora in meno in bici ma avere più energie per la palestra e la mobilità. Sto lavorando con Victor Moreno, che non è il fisioterapista ma la persona della squadra incaricata di gestire gli infortuni. E’ una persona d’oro, sembra un mago: riesce a farti recuperare bene e in tempi rapidissimi. Sa sempre quello di cui abbiamo bisogno. Pensate che per la mobilità del bacino, ancora molto rigido, mi fa fare dei movimenti come a simulare un ballo di salsa. Infatti alla mia ragazza avevo detto: andiamo a fare un corso serale di salsa e bachata. E Victor approva appieno…».

Filippo Baroncini
Con questo scatto l’anno scorso Baroncini ha vinto il Baloise Belgium Tour
Filippo Baroncini
Con questo scatto l’anno scorso Baroncini ha vinto il Baloise Belgium Tour

Pedivelle più corte

Sempre in ottica di mobilità e postura, Baroncini ci ha parlato anche di qualche cambiamento in sella, nato sì da esigenze fisiche, ma con uno sguardo già prestazionale. Il DNA del corridore emerge sempre.
«In effetti – prosegue – ho cambiato le pedivelle, le ho accorciate. Era una curiosità che avevo anche prima dell’incidente e ora ne ho approfittato: sono passato da 175 millimetri a 172,5. A quanto pare è una soluzione utile anche per alcune rigidità. Finora mi trovo bene, anche se a essere sincero non ho notato una differenza enorme».

«Ho iniziato a usare molto di più la Colnago Y1Rs, quella più aerodinamica, e mi sto trovando bene. Però devo dire che anche con la VRS5 mi trovo molto a mio agio, forse più di altri compagni, perché la considero una bici più adatta a tutti i tipi di percorsi. E’ molto veloce, ma anche molto specifica per la pianura, anche se poi un certo Tadej ha dimostrato che con questa bici puoi vincere il Tour de France».

E’ un piacere tornare a parlare di aspetti tecnici con Baroncini. Filippo è uno dei talenti maggiori del nostro ciclismo, uno di quelli con il motore grosso, grosso. E ogni volta che ne ha avuto la possibilità ha dimostrato di saper vincere e di andare forte. Lo scorso anno al Giro, parlando anche con altri corridori nel dietro le quinte, tutti ci dicevano quanto andasse forte Baroncini.

«Per adesso – conclude Filippo – non so ancora quale programma farò. E’ troppo presto. Prima cerchiamo di recuperare e poi vedremo. E’ impossibile tracciare un calendario ora. C’è una bozza, ma non ha neanche senso nominare le gare. Non ho obiettivi specifici: mi interessa solo tornare al 100 per cento fisicamente ed essere felice potendo pedalare tutti i giorni. Poi le gare che verranno, verranno».

Giro d’Italia under 23 del 2021: Ayuso, portato in trionfo da Baroncini e Gazzoli. Tutti di una Colpack stellare
Giro d’Italia under 23 del 2021: Ayuso, portato in trionfo da Baroncini e Gazzoli. Tutti di una Colpack stellare

Un saluto ad Ayuso

Infine non possiamo non chiedergli un commento sull’assenza di Juan Ayuso, con cui ha condiviso momenti importanti fin dagli under 23, a partire dalla vittoria al Giro Next Gen, e tante altre corse… persino da rivali.

«Se si sente la sua mancanza? Il nostro è sempre stato un gruppo molto unito, sia quando c’era Juan sia ora che non c’è. Io non ho avvertito nessun cambiamento, anche perché siamo tutti professionisti. E anche se a volte c’è qualche battibecco, come succede in tutte le squadre e in tutte le famiglie, l’armonia è sempre stata ottima. Io sono contentissimo del gruppo in cui sto e auguro ad Ayuso il meglio».