Quest’anno il Grand Prix of Montreal avrà un sapore speciale. La tappa canadese del WorldTour, seguente come sempre di 48 ore quella di Quebec City, arriverà infatti giusto due settimane prima del mondiale che si correrà nella stessa città. Due prove, quella tradizionale e quella iridata quasi fotocopia, con l’aggiunta nel caso del mondiale del lungo tragitto di avvicinamento al circuito.
La gara di Montreal acquisisce così un significato tutto particolare, perché sarà la prova generale del mondiale e proprio in questa veste si preannuncia una partecipazione di altissima qualità, con al via tutti coloro che ambiscono alla gara iridata e non sono presenti alla Vuelta, Pogacar in primis che però la corsa la conosce bene e l’ha già vinta. In particolare nel 2022 quando terzo fu Andrea Bagioli che quel tracciato lo ricorda molto bene.


Che tipo di corsa è?
Il circuito di Montreal è duro. Chiaramente le salite, essendo in città, non sono lunghissime, la principale è intorno ai quattro minuti di sforzo. Ma poi ci sono altri strappi più brevi e il difficile secondo me è che il recupero tra una salita e l’altra è veramente breve. A ciò si aggiunga che è un circuito con tantissime curve. Io quando l’ho fatto ho sempre affrontato una corsa durissima, anche perché in totale assomma intorno ai 4.000 metri di dislivello che si sentono alla fine.
Non capita spesso di trovare percorsi cittadini così impegnativi anche in Europa…
No, direi che in Europa non capita quasi mai. E’ una corsa atipica, perché non diresti che sia così aspra stando in una metropoli. Un paragone, ma molto alla lontana, può essere fatto con l’ultima tappa del Tour de France nella sua versione recente con lo strappo di Montmartre in città, ma ha caratteristiche un po’ diverse. Montreal è molto, molto più duro perché di pianura ce n’è veramente poca. Poi negli ultimi anni hanno aggiunto anche un altro strappo prima dell’arrivo, che a furia di ripeterlo (se non sbaglio sono arrivato a farlo anche 18 volte) alla fine ti resta nelle gambe.
E’ questione solo di salita?
No. Intanto come detto c’è il fattore curve che può influire nel rilancio della bici e nel favorire azioni, poi c’è da dire che anche l’arrivo non è semplice perché c’è una curva a U e poi tira tutto leggermente in su, quindi anche la volata è dura.


Che cosa ti ricordi della corsa del 2022?
Ho solo bellissimi ricordi. Arrivai terzo dietro a Pogacar e a van Aert. La condizione era veramente buona, venivo dal Tour de France, ero uscito bene, mi ero riposato bene per preparare le due corse canadesi. All’ultimo giro rimanemmo in cinque con Yates, Gadou, Van Aert e Tadej e ce la giocammo in volata dopo aver tutti collaborato alla fuga.
Ti ricordi chi fu a promuovere l’iniziativa?
Fu proprio Pogacar che lanciò l’azione in salita. La selezione fu progressiva e netta, in cima rimanemmo in tre poi un paio si accodarono in discesa. Mi ricordo che ho scollinato veramente al gancio, se c’erano solamente 20 metri in più mi sarei staccato.
Come si corre a Montreal?
La tattica, l’interpretazione hanno un ruolo fondamentale. E’ un percorso dove se sei dietro fatichi. Puoi permettertelo magari i primi giri, però quando si inizia a menare bisogna stare davanti, perché dietro sono solo frustate. Ne prendi una, ne prendi due, poi alla fine ne risenti.


Dicono che il mondiale solo per la parte precedente di arrivo verso il circuito. Ma tutti dicono che influirà ben poco sull’evoluzione della corsa…
L’importante è essere lì al momento in cui il circuito inizia. In tutti i mondiali che abbiamo visto, grosso modo la parte in linea non fa queste grandissime differenze, forse l’unico mondiale un po’ fuori da questi canoni è stato quello dell’anno scorso in Rwanda, dove c’era una salita lunga e dura nel pezzo in linea, quindi era normale che facesse un po’ di selezione. In tutti gli altri è nel circuito dove si aprono i giochi e penso sia così anche questa volta a Montreal, soprattutto perché, da quanto ho capito, la prima parte è abbastanza pianeggiante.
Farlo una settimana prima del mondiale, cioè ripetere praticamente la stessa corsa due volte nello spazio di una settimana, è un aiuto?
Sì, può esserlo, perché correndo prima si conosce il percorso, si conoscono meglio le curve, come impostarle. Sicuramente sarà un aiuto e sarà qualcosa di diverso rispetto alle altre edizioni della corsa iridata, poi bisognerà vedere quanto davvero influirà.


Tu hai in programma di andare in Canada per fare le due classiche?
Non penso, perché dovrei fare il Lussemburgo e essendo due giorni dopo il Canada è una cosa fattibile ma con molte incognite e difficoltà.
E se ti arrivasse la convocazione azzurra? Potrebbe essere comunque importante perché conosci il percorso…
Questo sì, lo conosco già bene, nel caso dovrò parlarne con la squadra e valutare la soluzione migliore per arrivare pronti al mondiale.
Ti dovremmo chiedere chi vedi come favorito…
Credo che la risposta la sapete già – dice ridendo – di favorito ce n’è uno solo e il nome lo sanno tutti, anche se al GP non ci sarà. Ma Tadej non ha certo bisogno di fare le prove…