La vittoria di domenica scorsa al Giro del Medio Brenta rappresenta un punto importante nella rincorsa di Davide De Cassan alla sua seconda chance nel professionismo. Il corridore trentino nello sprint ristretto si è messo alle spalle Dario Giuliano, Luca Covili e Fernando Tercero, tutti atleti di formazioni professional. Una prova che dà forza al suo percorso di crescita, con l’obiettivo di tornare a giocarsi un’altra occasione tra i grandi. Vincere dà quel qualcosa in più, per questo quando lo chiamiamo Davide De Cassan ha la voce serena e tranquilla (in apertura foto Xpix).
«Ci voleva – dice il corridore della General Store-Essegibi-F.lli Curia – è stata una bella gara e una bella vittoria che arriva dopo una serie di risultati importanti in corse internazionali. Diciamo che un successo del genere mette in risalto tutto quello che abbiamo fatto di buono fino ad adesso. Situazioni e risultati che altrimenti verrebbero notate di meno, perché arrivo da altri buoni piazzamenti, ma vincere è un’altra cosa».


Morale alto
Vincere è sempre qualcosa che dà morale, infonde coraggio e permette di guardare a quanto fatto con uno sguardo diverso. I risultati possono non essere tutto, ed è vero, ma quando si arriva da un momento positivo è bello coronare il tutto salendo sul gradino più alto del podio.
«Rispetto alle altre gare – continua De Cassan – non ci sono state differenze in corsa, ho vissuto la giornata allo stesso modo, come sempre fatto quest’anno. Al massimo ero ancora più sereno, perché il percorso mi si addiceva parecchio e perché al Medio Brenta avevo già fatto bene anche gli anni scorsi. Arrivavo con un certo livello di fiducia, sono rimasto tranquillo fino alla fine ed è andata bene. Anche perché con il passare dei chilometri mi sono reso conto di essere uno dei corridori più in forma nel gruppo».


Nei giorni successivi alla vittoria è cambiato qualcosa?
Non direi, la mattina successiva ti svegli come in qualsiasi altro giorno. Direi che questa è un’ulteriore conferma della bontà di quanto fatto in questi mesi, sto e stiamo lavorando bene. Si tratta di un’iniezione di fiducia per i prossimi obiettivi.
A inizio anno il diesse Calosso ci aveva detto che avresti fatto un calendario di alto livello, è così?
Assolutamente, la dirigenza e i direttori sportivi hanno fatto degli sforzi notevoli per permettermi, anzi permetterci, di fare gare di alto livello. Stiamo facendo un calendario davvero ricco di appuntamenti importanti, una cosa che sta facendo la differenza in termini di risultati e nel modo di correre del team.
Tornando in una continental ti saresti aspettato un livello del genere?
Qui alla General mi sto trovando meglio di quanto mi sarei immaginato, si lavora bene. Tutti fanno del loro meglio e si impegnano al massimo, direttori, dirigenza, ma anche tutto lo staff.


Che gruppo hai trovato?
Davvero amalgamato ed eterogeneo, tutti remiamo nella stessa direzione e noi corridori ci giochiamo le nostre carte quando e dove possiamo.
Cosa ti hanno dato due figure come Calosso e Rosola?
Tanta fiducia e la volontà di volermi accompagnare nuovamente tra i professionisti. La cosa bella è che ci credono anche loro. Ho capito che noi corridori siamo solo i finalizzatori di un lavoro che parte dall’alto.
Sei uno dei più esperti, se non il più esperto, in squadra, come ti trovi in questo ruolo?
Sicuramente il fattore età incide, inoltre ho accumulato una buona esperienza negli anni passati e questi sono i due motivi per cui le cose stanno andando così bene. La squadra è unita, ma noi elite forse siamo ancora più coesi. All’interno della squadra facciamo da chioccia ai ragazzi più giovani.


In che modo?
Non in termini tecnici, perché il ciclismo si evolve e anche i giovani conoscono bene il mondo del ciclismo. Credo che il nostro compito sia quello di trasmettere tranquillità e serenità. La cosa bella è che non c’è un leader unico, ma un gruppo.
Molte squadre non vogliono lavorare con gli elite per paura che possano spaccare il gruppo…
Tanto sta nel metodo con il quale si approccia il tutto. Noi in General abbiamo costruito una squadra coesa già dai ritiri fatti insieme durante l’inverno, è lì che si crea il gruppo. Quello che si vede ora è il frutto di un percorso condiviso.
Cosa trovi di diverso in te dopo questi mesi?
Sono più consapevole delle mie capacità e dei miei mezzi, inoltre ho imparato a lasciare andare quello che non dipende direttamente da me. La fortuna o la sfortuna fanno parte del gioco. Cerco di essere più tranquillo e rilassato. Ho una maturità diversa. Questi mesi sono la somma di esperienze fatte prima, solo che ora ho anche la serenità dalla mia parte. A 24 anni sono ancora giovane, ma il ciclismo corre veloce.


Come si convince una squadra a darti un’altra occasione tra i professionisti?
Bella domanda, con i risultati e con il valore aggiunto che posso portare. Ce la sto mettendo tutta, tutti noi stiamo dando il massimo. Al momento nessuno è venuto a cercarmi in maniera concreta.
Ora inizia una parte importante della stagione, quella finale…
Correremo alla Pessano-Roncola domenica, poi alla Bassano-Monte Grappa e alla Zanè-Monte Cengio. Finito il mese di luglio ci saranno da ricaricare le batterie per il mese di settembre, che sarà ricco di impegni importanti.