Anche se non se ne è parlato molto, la vittoria della Vuelta Femenina da parte di Paula Blasi non è passata inosservata. La spagnola ha trionfato a casa sua anche grazie al supporto di una delle scalatrici più forti del gruppo, Erica Magnaldi. Tra l’altro Blasi giusto qualche giorno fa è ritornata al successo vincendo a Durango, segno che ormai è nata una nuova stella. Convinzione, forma fisica e mentalità sono definitivamente vincenti.
L’italiana ha scortato Blasi non solo in salita, ma si può dire nell’arco di tutta la settimana. Magnaldi era la road captain della UAE ADQ e ormai anche una delle più esperte, assieme a Mavi Garcia. Con Erica ricostruiamo quella vittoria. Ora lei è al Sestriere a preparare il Giro d’Italia Women. Bisognerà attendere l’ufficialità della notizia da parte del team, ma la via di Erica sembra ormai tracciata.


Insomma, Erica, ve l’aspettavate questa vittoria di Blasi? Com’è andata?
Onestamente no, penso che non ce l’aspettassimo. Speravamo di far bene, sapevamo di avere due capitane in buone condizioni. Ci eravamo allenate insieme a Sierra Nevada e abbiamo fatto veramente un ottimo ritiro.
Quando dici più capitane intendi tu e Blasi?
C’eravamo io, Blasi, ma anche Greta Marturano che stava bene e Mavi Garcia. Avevamo fatto una buona preparazione e poi erano freschi i risultati delle Ardenne di Paula. Mi aspettavo un podio, dico la verità. Ma sulla vittoria non ci avrei messo la mano sul fuoco. Paula è stata strabiliante.
Quando vi siete rese conto che questa cosa poteva prendere corpo veramente?
Nella penultima tappa, quando ho visto come saliva su quel muro finale e la lucidità che ha avuto anche nell’affrontare tutta quella tappa. Quel giorno Blasi è arrivata seconda dietro a Van der Breggen. Lì ho pensato: dai, ci sono le premesse. Se gestisce altrettanto bene anche l’Angliru, può davvero vincere. E così ha fatto.
Quella sera, alla vigilia dell’Angliru, che atmosfera c’era in albergo? Com’era Blasi?
Ho visto che anche lei era cambiata un pochino. Aveva capito che poteva vincere. Però in tutta onestà devo dire che Paula in realtà è sempre stata molto tranquilla e serena. E sicura di sé. Si percepiva il fatto che stesse bene, che comunque i risultati delle Ardenne le avessero dato morale e anche confidenza in sé stessa. Sicuramente la penultima tappa ha rafforzato ancora la sua fiducia ed è stata già un banco di prova per capire come affrontare una salita dura e che alla fine diventava quasi una cronoscalata.


Ti riferisci all’Angliru del giorno dopo?
Sì, quindi c’era proprio bisogno di gestirla bene, pensando soltanto ai propri valori. E Blasi ha dimostrato di saperlo fare. Sapevamo che bisognava portarla fino ai piedi della salita il più fresca possibile, che andasse tutto bene fino a lì, cosa che non è mai scontata. Anche perché un paio di volte ci ha fatto un attimo saltare in aria!
Cioè, racconta…
Soprattutto il penultimo giorno ha avuto qualche problemino. Una volta ha bucato, una volta è caduta e quindi un po’ di energie le ha sprecate. Da gregaria, qual ero in quel momento, vedi il capitano e se succede qualcosa sei sempre lì pronta, in apprensione. Dopo una caduta ti domandi sempre che non si sia fatta niente e che non abbia sprecato troppo. Però anche in questo è stata veramente bravissima: molto lucida. Non è mai andata in panico. Anche all’ultima tappa, quando è andato tutto bene fino all’imbocco della salita, ho capito che in ogni caso avrebbe fatto un’ottima prestazione. Magari in quel momento non mi aspettavo che vincesse la Vuelta, però mi sono detta: il podio lo portiamo a casa.
Tramite le radio sapevate come stava andando la corsa? Riuscivate anche a intervenire, a dire una parola a Blasi?
Ad intervenire no, perché non c’era abbastanza fiato con quelle pendenze! Però sì, assolutamente ascoltavo quello che stava succedendo. Quando a lei mancavano due o tre chilometri ho capito che avrebbe vinto, perché stava cominciando ad avvantaggiarsi su Van der Breggen. Ho cominciato già a emozionarmi. E’ stato veramente bello, anche perché l’Angliru è una salita devastante. Anche se mi trovavo nelle rampe più dure e, dopo aver lavorato tutti i giorni, ero veramente stanca, sentire però alla radio che stavamo vincendo la Vuelta mi ha dato veramente tanta energia in più.


Il giorno dell’Angliru l’hai portata tu sotto la salita? Come è andata?
Il mio ruolo era quello di cercare di tenere le nostre due leader fino all’ultimo il più possibile tranquille, senza che bruciassero energie. Dovevo coprire io gli attacchi, se non erano ovviamente le donne di classifica, chiudere sulle fughe, cercare di tenerle avanti nel gruppo in maniera da evitare le cadute, visto che quasi tutti i giorni abbiamo preso acqua e quindi era anche parecchio pericoloso. Devo dire che è stato bello perché sia Mavi che Paula sono due ragazze molto riconoscenti. Entrambe ringraziano sempre, riconoscono il lavoro della squadra e ogni giorno l’hanno sottolineato. E’ stata una bella soddisfazione essere parte di questo successo.
Chiaro, un gruppo importante…
Per dire, anche guardando le altre leader, Paula capiva presto come muoversi in gruppo. In realtà è abbastanza facile il ruolo di gregaria e di capitana in strada con una ragazza così.
Come avete festeggiato?
Abbiamo fatto una bella festa la sera dell’ultima tappa, tutta la squadra insieme, ragazze e staff. Abbiamo cenato insieme ed è stato un bel momento per riconoscere anche il lavoro non soltanto di noi atlete ma anche di tutto quello che c’è attorno: meccanici, massaggiatori, direttori sportivi, preparatori… Sono una parte fondamentale del successo della squadra. E’ stato un momento importante in cui finalmente tutta la tensione si è sciolta e ci siamo rese conto di quello che avevamo realizzato.


Ed Elisa Longo Borghini, la leader assoluta della UAE ADQ, si teneva in contatto con voi?
Sì, sì… Eravamo sempre in contatto con le ragazze che erano su al Teide. Ogni tanto ci chiamavamo, ci confrontavamo. Siamo una squadra molto unita. Elisa adesso è molto concentrata sul Giro Women.
Che tipo è Paula Blasi? La conosciamo veramente poco, cosa ci puoi dire?
Paula è una ragazza difficile da tenere ferma! E’ piena di energia, sia in bici che giù dalla bici. O si spegne e dorme oppure, se è sveglia, non sta ferma. Devi dirle: Paula… anche meno! Parla in continuazione, ti racconta storie, vuole sapere di te. E’ quella che si dice una ragazza di compagnia. Certo, è molto giovane, ha ancora tante cose da imparare, però è impressionante la velocità con cui riesce a far sue le varie nozioni. Apprende facilmente e anche in questo dimostra la sua intelligenza.
Dario Giovine, il vostro diesse e coach, ci ha detto che ha fatto molto sport in passato e che prima del ciclismo era una triathleta. Va ancora a correre certe volte…
Infatti penso che sia un po’ per questo suo passato che è abituata a non stare mai ferma. Per lei un allenamento al giorno sembra poco. Quando faceva triathlon era abituata a farne due o tre ogni giorno, deve ancora un po’ adattarsi a questo passaggio. Però forse questa sua grande resistenza, anzi questa enorme capacità di sopportare la fatica, è sicuramente uno dei suoi punti di forza.