Le prime schermaglie bulgare hanno già mostrato alcuni dei leif motiv che caratterizzeranno questa edizione del Giro d’Italia, vissuto nelle ultime settimane attraverso una serie di rinunce che hanno cambiato notevolmente le carte in tavola. Venendo meno le presenze di gente come Almeida, Carapaz, Landa non solo tutto il peso del pronostico è caduto sulle spalle di Vingegaard a caccia della Tripla Corona, ma nel gruppo si respira quasi quell’atteggiamento un po’ rassegnato come se al via ci fosse Pogacar.
Tutto ciò influisce sull’impostazione tattica della corsa, come anche qualche testimonianza nelle ore antecedenti il via aveva sottolineato: molto meno controllo sull’andamento delle tappe il che si dovrebbe tradurre in maggiore libertà per tanti team a caccia della fuga giusta. Ma nella realtà tutto ciò che cosa significa? L’occhio esperto dell’ex iridato Alessandro Ballan dà la risposta.


«Visma-Lease a Bike e Red Bull Bora Hansgrohe sono le uniche due squadre che sono veramente lì per ambire alla vittoria finale. Vingegaard è venuto qui senza ombra di dubbio con grandi ambizioni, ma anche i tedeschi con Hindley e lo stesso Giulio Pellizzari che sta andando forte, hanno una squadra molto competitiva. Per tutte le altre, io penso che l’ambizione sia quella di arrivare al podio e di fare un bel piazzamento perché non vedo moltissimi rivali a questi due. Ma non starà a loro controllare la corsa».
Allora corridori come Gall oppure O’Connor, che hanno importanti pedigree nelle corse a tappe, che cosa possono chiedere alla loro squadra a questo punto?
Io penso che le loro squadre – e ci avrei messo anche la UAE senza la grande sfortuna della caduta nella tappa di ieri – siano lì senza troppa pressione in primis e senza obblighi di lavorare, soprattutto per quanto riguarda le prime due settimane. Ricordiamo sempre che il Giro è una gara molto particolare dove si vince nell’ultima settimana. E quindi sarà fondamentale avere supporto nelle ultime giornate, nelle tappe dure, quelle dolomitiche, ma anche la doppia scalata verso Piancavallo, perché saranno quelle che veramente faranno la classifica.


Che cosa dovranno fare questi corridori?
Quelli che sono qui non tanto per vincere, ma per far bene in classifica, dovranno stare tranquilli con la propria squadra, arrivare più avanti possibile e cercare di giocare tutte le loro possibilità nelle ultime giornate.
Questo significa che ci sarà più spazio per le fughe?
Secondo me sì, d’altronde penso che già con l’arrivo in salita al Blockhaus, la classifica sarà abbastanza delineata e chi non sarà dentro avrà la possibilità di cercare la vittoria di tappa. Ci saranno molte squadre che saranno qui al Giro d’Italia per le vittorie di tappa, ad esempio la Soudal che ha già fatto centro con Magnier.


Avere soltanto due squadre faro della corsa rispetto a un Tour dove sicuramente ci sarà una UAE ben diversa, ma anche la stessa Decathlon partecipando Seixas, come cambia l’evoluzione generale della corsa?
E’ logico che il grosso del lavoro va tutto quanto sulle loro spalle. Ma io penso che il Giro sia bello e particolare anche per questo, perché se togliamo quello di due anni fa dominato da Pogacar, la corsa rosa si è sempre giocata nelle ultime giornate e quindi questo lo rende veramente unico, a differenza del Tour de France dove magari già dopo poche tappe sai già chi saranno i corridori che lotteranno per la maglia gialla.
Secondo te c’è più incertezza quest’anno non tanto per il discorso vittoria, ma per trovare spazi nelle posizioni alte della classifica?
Ma sì, è logico e gli italiani non devono farsi sfuggire l’occasione. Non dico solo Pellizzari, ma anche Giulio Ciccone, che ci ha sempre abituato a grandi Giri d’Italia ed è quel corridore che può cercare questi risultati di giornata, ma può anche portare a casa un piazzamento finale. Non guardiamo solo a Vingegaard, tecnicamente danese a parte è un Giro molto aperto a varie soluzioni.


Vingegaard quindi netto favorito…
C’è poco da fare, è considerato il faro della corsa come in altre occasioni viene considerato Pogacar. Tutti guarderanno a lui e al suo team e a quello che deciderà di fare.
Questo potrebbe favorire una fuga a lunga gittata, lasciarla andare in modo da non dover controllare troppo, soprattutto tutta la prima parte del Giro?
Questa è una tattica che nel ciclismo, quando correvo io, era sempre adottata da tante squadre. Ultimamente non siamo più abituati a vedere queste cose, io però penso sempre che sia utile avere una squadra con più forze possibili nell’ultima parte, soprattutto al Giro d’Italia, perché è duro, l’ultima settimana c’è molto dislivello e si fa veramente sentire. Quindi è logico che se una Visma riesce a far lavorare un’altra squadra per preservare pedine come Kuss o altri con più energie nelle ultime tappe, può essere senza ombra di dubbio un valore aggiunto per Vingegaard.


Danese a parte, chi vedi come principali rivali di Pellizzari per un podio?
Io punto molto su Ciccone perché sta facendo veramente dei passi da gigante negli ultimi anni. L’abbiamo conosciuto tre anni fa al Giro, ma da lì in poi ha cominciato veramente a farsi vedere ed è riuscito anche a ricavarsi un bello spazio in una squadra tra le più forti nel WorldTour, quindi spero veramente che riesca a fare il podio, ma soprattutto che riesca a contrastare Vingegaard nelle salite. Anche perché obiettivamente a parte i nomi citati prima, non vedo altri grandi personaggi in lizza per il podio.