Domenica Alessio Magagnotti sarà impegnato nella Gand-Wevelgem U23 con i suoi compagni di squadra della Red Bull-BORA-hansgrohe. Una corsa importante che arriva dopo le fatiche e i successi (due di tappa) ottenuti al Tour de Bretagne (in apertura foto Damien). Per il ragazzone trentino c’è stato giusto il tempo di tornare a casa, disfare le valigie e riposare un po’.
«In questi giorni mi sono riposato – racconta Magagnotti – e mi sono goduto del tempo in famiglia. Il preparatore, dopo il Tour de Bretagne mi aveva detto di non toccare la bici per un paio di giorni, e così ho fatto. In Francia mi sono sentito subito bene, ma ho pagato un po’ di inesperienza. Nella prima tappa ho corso come se fossimo in una corsa di un giorno. Dopo quattro tappe ero finito, più di testa che di gambe, anche perché non ero abituato a tutto questo stress per sette giorni consecutivi».


Rispetto alle altre corse a tappe questa è stata di un livello superiore?
In un certo senso sì, alla Coppi e Bartali non mi sentivo bene fisicamente, ero abbastanza stanco. Mentre in Croazia, all’Istrian Spring Tour, di tappe ne avevamo fatte quattro (di cui uno era un prologo, ndr), un numero che ancora riesco a reggere.
Com’è stato vincere due delle prime tre tappe e poi dover resistere per tutti gli altri giorni?
Non è stato semplice, anche perché erano tutte frazioni lunghe e impegnative, con tanto dislivello e davvero poca pianura. Farle ogni giorno in maniera consecutiva non è facile come sembra, perché sono comunque gare under e non c’è l’organizzazione di una gara di professionisti.


Ci fai un esempio?
Nella prima tappa, che ho vinto, la fuga è andata via dopo due ore corse a tutta. E già da quel primo giorno ho imparato che devo gestirmi meglio sia di gambe che di testa. Volevo vincere a tutti i costi, quindi ho provato tantissime azioni e ho chiuso diversi buchi. Per fortuna stavo molto bene e mi sono rimaste le forze per fare la volata…
Cosa c’è di diverso tra le due vittorie di tappa che hai ottenuto?
Sicuramente nel secondo successo (quello della terza tappa, ndr) ho gestito di più le energie. Sapevo che sarebbe stata dura, nel finale c’era da fare un circuito di otto chilometri per quattro volte, con all’interno uno strappo di quasi due chilometri molto impegnativo. Lì mi sono reso conto di aver tenuto duro di testa, perché volevo vincere.


Hai detto che la mente ha giocato un ruolo chiave, ci spieghi in che modo?
Oltre che per le vittorie è stato importante tenere duro e finire la corsa. Quelle sette tappe erano importanti anche in vista di una crescita fisica e atletica. Nelle giornate conclusive non mi sono mai staccato perché ero al limite, ma proprio perché pensavo di non avere le forze per restare davanti. Fortunatamente mi sono trovato spesso con Baruzzi e scherzando insieme la fatica si sentiva meno (ride, ndr).
La squadra contava su di te per le volate?
Sì, ma allo stesso tempo non mi hanno messo pressione. Nelle riunioni prima della tappa, se era adatta alle mie caratteristiche, mi dicevano di provare a giocarmi le mie possibilità. Devo dire che in alcune situazioni un po’ di pressione, o di aspettative, mi aiutano a tirare fuori il massimo.


Tornare a vincere dopo un periodo più complicato quanto è importante?
Dopo la Coppi e Bartali mi sono riposato e ripreso bene, tanto che ho corso con i professionisti alla Scheldeprijs che abbiamo vinto con Merlier. Lì mi sono messo a disposizione e ho aiutato a fare il treno per la volata. Poi sono andato alla Roubaix U23, (anche la Red BUll-BORA ha vinto con Davide Donati, ndr) e sapevo di stare bene. Avevo buoni numeri che volevo trasformare in vittorie.
Successi che ti danno morale?
Partire tra gli under 23 con tre vittorie nella prima parte di stagione è qualcosa di bello. Se me lo avessero detto l’anno scorso avrei formato. Sicuramente fanno bene al morale, perché ho visto di essere già a un buon livello per essere al primo anno nella categoria.
Prossimi impegni?
Dopo la Gent-Wevelgem di domenica correrò alla Rund um Koln e alla Classique Dunkerque con i professionisti. Alternare corse under 23 a quelle dei pro’ mi dà qualcosa in più in termini di ritmo e di chilometraggi lunghi.