Due corse, due vittorie. Alla Sanremo il discorso che proponiamo salta, in parte, per via della caduta, ma alla Strade Bianche è stato di nuovo dominio assoluto. Chiaramente avete capito che stiamo parlando di sua maestà Tadej Pogacar.
Il commento di queste gare e soprattutto del modo di affrontarle, anche in ottica calendario, lo poniamo a Pino Toni, uno dei “nostri” preparatori di riferimento e tra i più esperti soprattutto quando si tratta di fare certe analisi tecniche.


Partiamo dalla Strade Bianche, Pino: di nuovo Pogacar si presenta e lo fa con numeri assurdi. Più 40 watt medi nell’ultima ora e mezza di gara. Davvero per vincere deve sempre martellare “chilometri di watt”?
E’ Tadej Pogacar, è così. Vince così perché si toglie dai problemi. Se sei Marc Marquez con la Ducati dell’anno scorso, non stai dietro ai tre contendenti fino all’ultimo giro. Li passi prima e metti dei secondi di sicurezza nel mezzo. In quel modo ti puoi permettere anche l’errore. O l’inconveniente nel caso di Pogacar.
Che idea ti sei fatto di quella gara? In particolare di quelle due ore d’attacco verso Siena?
Io credo che prima di tutto bisogna mettersi in testa che è cambiato completamente il modo di andare alle gare e di preparare le corse. Faccio io una domanda: esiste al mondo uno che alla prima uscita dell’anno va a vincere una gara WorldTour? Una corsa di un giorno poi? Gli altri anni almeno lo stesso Pogacar andava a fare qualcosa, l’UAE Tour: ora non fa più neanche quello.
E questa sua forza, questo suo continuare a migliorare ti stupisce?
No. La performance alla fine è un insieme di tante cose. E’ un insieme di condizione generale, fisica, strutturale, di fatica accumulata e di riposo. Pogacar, ma soprattutto il suo staff, gestiscono benissimo tutto perché non andando a correre ogni volta puoi centellinare tutto. Puoi centellinare il lavoro, puoi metterci il recupero che vuoi, puoi fare ogni lavoro specifico al massimo. Chiaramente ci sono delle persone dietro che “sentono crescere l’erba”, insomma sono bravissimi, stanno avanti. Le cose non vanno così per caso o solo perché Pogacar è un fenomeno.


Ci sono delle persone dietro che lavorano tantissimo. Quando parli d’insieme delle performance includi anche questo?
Esatto. Da quel che so sono arrivati già ad utilizzare l’intelligenza artificiale. Conosco uno del loro staff e da due anni, ma forse anche tre, lavora soltanto all’intelligenza artificiale.
E in questo contesto come viene utilizzata l’intelligenza artificiale? Per provare un attacco? Per le tattiche?
No, viene utilizzata in fase di preparazione per ottimizzare ogni cosa. Quello che mangi, l’allenamento che fai, in base a come ti riposi, a come hai recuperato, in base ai tuoi parametri fisiologici… e sai quello che puoi fare il giorno dopo. E’ l’insieme dei dati che fornisci all’intelligenza artificiale che conta. Generalmente tutti gli altri raccolgono dati e analizzano loro. Qui non analizzano loro: qui è qualcosa (l’AI, ndr) che analizza per loro. Però analizza proprio in maniera approfondita: prende dati dal computerino, dal misuratore di potenza, prende i dati del sonno, di quel che hai mangiato… Pogacar ha ottimizzato ogni cosa.
La macchina perfetta col motore perfetto, insomma…
No, con i controlli perfetti. Sta ottimizzando tutto e non penso che faccia niente a caso. Ripongo la domanda di prima: come ti potrebbe venire in mente di voler vincere la Strade Bianche, corsa durissima e con un livello altissimo, e non andare a fare una corsa prima? Sappiamo tutti che il ciclismo è cambiato, ma per fare una cosa simile ce ne vuole. Io mi ricordo le Tirreno-Adriatico che facevo.


Raccontaci…
Ero sulla seconda macchina, quindi dietro, e davanti avevo sempre il sedere di Paolo Bettini. Paolo era sempre in fondo al gruppo, tutti i giorni. Poi però un mese e mezzo dopo vinceva la Liegi-Bastogne-Liegi. Bettini andava lì, si allenava in quella maniera e come lui molti altri si allenavano andando a correre. Ora non puoi farlo, altrimenti arrivi fuori tempo massimo.
In qualche modo hai tirato in ballo il discorso dei calendari. A questo suo modo di assaltare la gara e poi “sparire” in vista dell’obiettivo successivo, che potrebbe essere distante anche settimane. Ma in questo contesto ci ha colpito l’ottimizzazione del recupero di cui hai parlato. Quanto è importante questo aspetto?
Fa parte dell’intero discorso della performance che facevo. Non è più o meno importante. Pogacar ha una squadra dietro che lavora sempre per lui. Poi chiaramente lui stesso ha delle capacità che sono diverse da tutti gli altri. Ho sentito che in alcuni test abbia fatto più di 7 watt/chilo per 30 minuti. Considerate che ai tempi della Telekom, il centro medico di Friburgo aveva proposto di considerare doping le prestazioni sopra i 6,1-6,2 watt per chilo. Dimmi dove siamo arrivati…
Anche perché certi numeri non li fa solo Pogacar. Guardiamo per esempio l’ultimo talento, Paul Seixas…
Vero: non è che gli altri giocano, anche gli altri hanno demolito certi valori. Guardiamo il francesino come va. A lui manca proprio poco per essere lì. Ora bisogna vedere la tecnologia che troverà questo ragazzo: perché se resta in una squadra francese ho i miei dubbi che riesca ad esprimersi del tutto. Però se si muove in un’altra squadra dove ci sono staff come quelli della UAE Emirates può migliorare tantissimo.


Ora si va al Nord da parte di Pogacar: ti aspetti un modo di correre stile Strade Bianche? Cioè distruggendoli tutti… o magari potrà giocare in modo più tattico?
Al Nord non è che ha il vantaggio che ha alla Strade Bianche, dove non mancano le salite. Poi consideriamo che lì non c’era Mathieu van der Poel e Wout van Aert non era cresciuto così tanto. Parentesi: vedrete che Wout andrà forte. Alla Sanremo, se non fosse rimasto indietro nella caduta non ci sarebbe andato lontano. Diciamo: al Nord ci sono 4 o 5 corridori che se le giocheranno tutte, a seconda di come staranno quel giorno e se gli andrà tutto bene.
E questo vale anche per Pogacar?
Difficile dire come correrà ogni gara. Consideriamo che in un mese e mezzo ci sono tante corse e tutte impegnative. Qualcuno può crescere, qualcuno può calare. Conterà molto anche il meteo… anche se poi qui, bagnato o asciutto, ogni anno battono un record…
C’è qualcosa, Pino, che ti ha colpito di questo Pogacar 2026?
Che corre, gare importantissime, e le vince. Due su due.