E’ stato motivante vedere al Giro di Sardegna un ragazzo di una continental, che di fatto è una vera squadra giovanile, lottare addirittura con gente del WorldTour. Quel ragazzo è Davide De Cassan e quella squadra è la General Store: entrambi escono benissimo dalla corsa a tappe isolana.
Qualche mese fa De Cassan ci parlò del suo ritorno “indietro“, ma anche della sua voglia e della consapevolezza (vera) di essere ancora giovane e che quello che aveva fatto sinora non è affatto da buttare. E adesso le sue parole stanno trovando riscontro.


Senza stare troppo a parlare del solito discorso dell’essere tornati da una squadra professional a una continental, giriamo “la frittata”, Davide. In Sardegna ci sei parso solido. Davanti ci stavi e ci stavi con cognizione di causa. Vedevamo quando ti giravi, guardavi gli avversari…
Non nascondo che per me è importante partire forte, quindi cercare di ottenere i massimi risultati per avere la massima visibilità nella prima parte di stagione. Questo, con il calendario che abbiamo a disposizione della General Store, voleva dire Giro di Sardegna come prima corsa a tappe con i professionisti, quindi prima grande vetrina importante. Ho cercato di arrivarci nella miglior condizione possibile.
Possiamo dire che il primo obiettivo è stato centrato…
Poi, una volta arrivati lì, essendo anche la prima corsa dell’anno, non avevo un’idea precisa di dove mi sarei trovato all’interno del gruppo. Non conoscevo realmente i valori in campo, sia i miei ma soprattutto quelli degli altri. Ho cercato metro per metro di prendere le decisioni giuste e sicuramente ne sono uscito con un morale altissimo. Un conto è dirle e sognarle, quando si è in inverno lontano dalle corse, e un conto è ritrovarsi lì. Questo Sardegna ha confermato che tutto il lavoro che abbiamo fatto quest’inverno alla fine è buono. Adesso spero e voglio veramente dare continuità a quello che ho fatto vedere in Sardegna.
Come hai lavorato quest’inverno?
Adesso mi segue Riccardo Bernabè, della General Store. A livello di lavori in sé non ho cambiato tanto. La cosa che secondo me ha inciso di più è che il team ci ha portato a fare un lungo ritiro in Spagna: tre settimane alla fine. Siamo partiti l’8 gennaio e siamo tornati il 30, quindi veramente è stato lungo.


Però, parecchio in effetti…
Esatto, va fatto un grande applauso alla società perché è stato uno sforzo economico non da poco. Io credo che questo abbia inciso veramente tanto. Fare 22 giorni in Spagna a gennaio ha significato esserci allenati bene lontani dal freddo italiano. I due aspetti che hanno fatto la differenza sono stati l’essere riusciti a cementare il gruppo e soprattutto aver fatto questo lungo ritiro in Spagna. Non ti ammali, sei costante con gli allenamenti, non prendi freddo, mangi bene.
E adesso come procedi?
Adesso ho due settimane relativamente tranquille a casa e poi sarà la Coppi e Bartali (25-29 marzo, ndr). L’obiettivo è ripetere quanto di buono fatto in Sardegna, anche se sarà un pochino più difficile. Il livello sarà più alto.
Com’è stato essere lì davanti? Hai consapevolezza che ci puoi stare?
Questo è quello che credo, sennò non ci proverei. Alla fine sto facendo tutto questo innanzitutto perché mi diverto ancora tantissimo. Sono stato fortunato perché ho trovato un ambiente che sta credendo molto in me e mi sta aiutando al massimo per avere tutte le carte da giocarmi. Quello che per me è importante è non avere rimpianti. Sono qua, mi sto divertendo, ci sto provando e poi vedremo cosa ne uscirà.


A proposito di ambiente, i tuoi compagni ti chiedono consigli?
Sì, questo sì, anche se probabilmente la differenza grande sta più nel gestire certe dinamiche di corsa. Aspetti tattici o come muoversi all’interno del gruppo, situazioni di stress: questo è il mio vero bagaglio di esperienza. Perché rispetto alle conoscenze su allenamento o integrazione con i super giovani di oggi sei alla pari… se va bene!
Dal Giro di Sardegna porti via oltre a un buon risultato e a un buon morale anche dei dati? Sapere che Zana ha vinto la corsa con un tot di watt e lui è lontano “X”. Questo quanto ti è utile per calibrare la preparazione? Ne avete parlato con il tuo coach?
Lui sicuramente avrà già analizzato tutti i dati per capire dove possiamo lavorare ancora e quello che si può fare per avvicinarsi un po’ agli altri. Io, avendo fatto subito dopo il Trofeo Laigueglia e poi delle corse in Francia, non ho avuto ancora modo di rianalizzare tutto da un punto di vista numerico. Anzi, a dire il vero me la sono proprio goduta! Mai però dimenticare che anche gli altri aumenteranno la loro condizione. Soprattutto nel nostro sport, dove siamo pieni di dati e di gente con cui confrontarsi, alla fine quello che posso fare è massimizzare il mio calendario con le mie caratteristiche personali.
Davide ha detto “capire dove andare a migliorare”. A sensazione su cosa devi lavorare? Resistenza, sprint, forza…
Bella domanda. Ad istinto, credo sugli sforzi lunghi ad alta intensità. Per lunghi intendo sopra i 12-15 minuti, che possono essere salite da 15’ a 25’. Lì sento di dover e poter fare ancora un bel passo. Lo sprint è assolutamente migliorabile, però allo sprint prima bisogna arrivarci. E poi direi il cambio di ritmo. Le accelerazioni secche. Se ripenso alla tappa dura in Sardegna, proprio sull’ultima salita non guardavo niente, seguivo e basta a tutta. Però già sulla salita precedente mi sono dovuto gestire rispetto a un cambio di ritmo continuo. Quindi direi: cambio di ritmo nel breve e sforzi sopra i 15’. Queste sono le aree che a sensazione dovrei migliorare.