BRUGHERIO – Occhi azzurri, sopracciglia nere e folte, lo sguardo di chi ha diciotto anni ma sa che deve mostrarne qualcuno in più. Mattia Agostinacchio è uno dei giovani che più va veloce nel ciclismo moderno, tanto da saltare a piè pari la categoria under 23. Il ragazzino di Aosta passerà direttamente nel WorldTour e lo farà con la EF Education EasyPost (in apertura foto Instagram). Il team americano crede talmente tanto in lui da avergli creato intorno una squadra di ciclocross nella quale corrono solamente Mattia Agostinacchio e il fratello Filippo.
Il camper di famiglia parcheggiato a pochi metri dal percorso, dentro la madre dei fratelli Agostinacchio prepara il caffè e al termine dell’intervista ce ne offre uno fumante. Un toccasana in vista della giornata fredda che ci aspettava in occasione del campionato italiano di ciclocross. Pochi metri più in là il camion officina con ruote, copertoni, telai e tutto quello che serve a una squadra intera, ma i protagonisti della storia sono solamente due. Anche una troupe a riprendere ogni momento, arrivata direttamente da Los Angeles. Insomma, il mondo intorno a Mattia Agostinacchio è tutt’altro che normale, soprattutto quando si hanno appena diciotto anni.


Fuori dal cerchio
Però Mattia Agostinacchio sembra avere qualcosa di speciale, chi lo conosce e lo ha intorno ogni giorno racconta di una forza e una classe fuori dal comune. Lo ha visto Daniele Pontoni, il cittì della nazionale di ciclocross, così come lo sa suo fratello Filippo, il quale ha provato a raccontarcelo. A Namur, in occasione della tappa di Coppa del mondo di ciclocross Mattia Agostinacchio nei due giri finali ha tenuto il ritmo di Va Der Poel e Thibau Nys.
«La stagione di ciclocross è iniziata subito con le gare in Italia – ci racconta Mattia Agostinacchio – ed è andata abbastanza bene, a parte qualche problema. Poi ci sono stati i campionati europei, dove sono riuscito a vincere nella prova riservata agli under 23, sinceramente non me l’aspettavo. Al primo anno in una nuova categoria non è facile trovare il ritmo e il titolo continentale è stata una bella iniezione di fiducia».


Abbiamo visto che sei stato anche in Spagna con la squadra WorldTour…
Sì, sono andato a fare un primo ritiro stagionale. Il ciclocross non era ancora finito ma è stato bello entrare in contatto con il mondo dei grandi. Ho imparato già tanto dai corridori più esperti ed è stata una bellissima esperienza. Quando sono rientrato nel ciclocross ho avuto bisogno di una gara per riprendere il ritmo.
Hai chiuso l’esperienza in Belgio con due DNF, cos’è successo?
Sono stato male e mi sono dovuto ritirare, nulla di grave, mi sono riposato qualche giorno e sono poi tornato a correre proprio qui al campionato italiano (chiuso in quarta posizione e che ha confermato lo stato di forma non eccezionale di Mattia Agostinacchio, ndr).


Com’è stato il primo approccio al WorldTour, spaventa?
No, penso che mi ci vorrà un po’ di tempo per abituarmi ma con calma si fa tutto. La cosa che ho notato è che anche nel ciclocross i ritmi sono tanto diversi nelle gare elite rispetto allo scorso anno quando correvo con gli juniores. Nelle corse under 23 che ho fatto, invece, la differenza non è così grande (lo confermano anche i risultati ottenuti, ndr).
In Spagna ti sei sentito subito parte del team?
Mi hanno accolto bene, non c’è nessuno che non saluta o che non mi chiede come sto. Sono tutti molto accoglienti e disponibili, essere entrato in un team del genere mi ha reso felice. Anche lo stesso Ben Healy mi ha detto che per qualsiasi dubbio o domanda posso affidarmi a lui.


Andare direttamente nel WorldTour è stata una scelta da cogliere al volo? O magari è troppo presto?
Al momento sono valide entrambe le risposte, lo vedremo in futuro.
Cosa ti ha spinto a fare questo tipo di salto?
La sfida anche con me stesso per vedere se ne sono in grado e se riuscirò ad essere già competitivo. Al momento non so esattamente dove collocarmi all’interno del gruppo. Con cuore e testa si può fare tutto, sono abbastanza tranquillo al momento, ma vedremo a fine marzo con la prima gara a che punto sarò.


Il passaggio su strada è quello più difficile?
Sono sforzi diversi dal ciclocross e che richiedono maggiore impegno. Però farò delle gare adatte alle mie caratteristiche, quindi il passaggio sarà graduale.
Quali sono queste gare?
Sicuramente con percorsi collinari, mossi.
Quel famoso quarto d’ora nel ciclocross è possibile replicarlo su strada?
Vedremo, dipende dai percorsi e dagli sforzi che devo fare. Su una tappa o una gara collinare è più semplice perché lo sforzo massimale è simile a quello che faccio sul fango. In salita, invece, il processo di adattamento richiederà un po’ più di tempo.


Hai già un programma su strada?
Ne ho parlato con il team, ma mi hanno detto di non tenerlo troppo in considerazione perché cambierà. In teoria inizio con la Coppi e Bartali (dal 24 al 28 marzo, ndr).
Il menu del cross cosa prevede?
Ora farò un ritiro in Spagna con la squadra WorldTour, per altri cinque giorni. Poi andrò direttamente a Benidorm per la Coppa del mondo, lì mi unirò alla nazionale e faremo un ritiro in vista dell’ultima parte di stagione. Andremo a Hoogerheide e poi ci sarà il mondiale.
Ci pensi alla maglia iridata?
Sì, ma ora ho nel mirino gli appuntamenti che arrivano prima, per il mondiale c’è tempo.