Alessio Magagnotti, Enrico Mantovanelli, 2025, juniores (foto Autozai-Contri)

Il sistema juniores non va: la spallata di Mantovanelli

11.01.2026
7 min
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Alla base non tutto va come viene raccontato e neppure l’UCI sembra tanto sintonizzata sulle reali necessità degli juniores. I devo team e i procuratori passano attraverso il gruppo pescando a strascico, mentre a chi investe su un atleta di talento spettano indennizzi il più delle volte simbolici. Considerando che la categoria è ormai il vero accesso al professionismo, sarebbe forse il caso di ridiscuterne le regole.

Di questo avviso è senza alcun dubbio Enrico Mantovanelli, general manager della Autozai Contri Team (in apertura con Alessio Magagnotti), che ci offre un viaggio avvincente tra le sue perplessità e le difficoltà che incontra nella gestione della sua squadra.

Autozai-Contri 2024 (photors.it)
A partire dallo scorso anno, la Autozai juniores ha avviato un processo di crescita per tenere il passo dei team esteri (photors.it)
Autozai-Contri 2024 (photors.it)
A partire dallo scorso anno, la Autozai juniores ha avviato un processo di crescita per tenere il passo dei team esteri (photors.it)
Che cosa succede?

Succede che negli ultimi due anni la categoria juniores ha subito una trasformazione enorme, non accompagnata da un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni. Il movimento sta vivendo un momento difficile. Il numero di ciclisti praticanti su strada è in netta diminuzione, anche per problemi di sicurezza. Inoltre c’è un’esposizione della categoria a livelli altissimi, anche sopra agli U23. Questo ha spinto le società a un adeguamento del budget, per stare al passo con le realtà che arrivano dall’estero. La Grenke-Auto Eder arriva alle corse con un camion, 20 biciclette Specialized, divise, preparatori: un team chiaramente superiore a quelli italiani.

E ormai non sono soli…

Come loro ci sono la Visma, la Education First e tante altre squadre stanno facendo una filiera anche negli juniores. Si rischia che i pochi corridori buoni che ci sono, vadano a correre in queste società. Perciò alcuni si sono rimboccati le maniche per far fronte a questo sistema, altri hanno chiuso e altri ancora si sono salvate per il rotto della cuffia. 

Che cosa significa rimboccarsi le maniche?

Noi abbiamo trovato un processo di rinnovamento e aumento del budget, che negli ultimi due anni è raddoppiato. Abbiamo avuto la fortuna di avere un atleta come Magagnotti che ci ha portato ad un livello altissimo, ma abbiamo sperimentato problemi da cui si capisce che l’UCI e la FCI non stiano capendo dove sta andando il movimento degli juniores.

Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
Magagnotti ha vinto 16 corse su strada al secondo anno da juniores, più titoli mondiali ed europei in pista (immagine Contri-Autozai)
Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
Magagnotti ha vinto 16 corse su strada al secondo anno da juniores, più titoli mondiali ed europei in pista (immagine Contri-Autozai)
Su cosa ti basi?

Vi faccio proprio l’esempio di Magagnotti. Corridore da 16 vittorie su strada, due titoli mondiali e i campionati europei. Al primo ritiro con la Red Bull ha già fatto vedere i suoi valori, è uno che salvo imprevisti scriverà una pagina di ciclismo. E’ inammissibile che una società WorldTour venga a prendere il nostro corridore e ci paghino 4.500 euro di punteggio, che è il tetto massimo previsto dalla Federazione.

Senza alcuna trattativa?

Non abbiamo possibilità di dialogo con queste società, per capire se ci vengono incontro con qualcosa. Eppure quando noi abbiamo preso Magagnotti allievo dalla Forti e Veloci abbiamo speso gli stessi 4.500 euro di punti, più altri 2.500 che abbiamo dovuto dare al Comitato regionale. In questi anni abbiamo investito sull’atleta. Ritiri, preparazioni, portarlo ovunque, mettergli una squadra a disposizione, dargli del materiale tecnico al suo livello. Ti capita di avere un gioiellino come lui, lo cedi e con le entrate che ne derivano, dovresti riuscire a proseguire l’attività.

Invece no?

Succede a noi e anche ad altri. I procuratori arrivano a prendersi i corridori fin dagli allievi, quindi a maggior ragione quello degli juniores è un mondo molto seguito. Non ci sarebbe niente di male, innanzitutto, se si rivedesse questo tetto massimo di punteggio che una società under 23 deve pagare per un atleta di questo livello. Altrimenti le società vanno a morire. Basta che l’anno prossimo saltino un paio di sponsor e anche noi chiudiamo. Poco importa che abbiamo fatto crescere Magagnotti e prima Affini, Mozzato, Zana e a suo tempo Rebellin.

Mantovanelli spiega che prendendo Magagnotti dalla Forti e Veloci, ha supportato la squadra trentina con materiale tecnico
Il Forti e Veloci parte dai giovanissimi e arriva agli allievi: da qui sono usciti anche i fratelli Bais
Mantovanelli spiega che prendendo Magagnotti dalla Forti e Veloci, ha supportato la squadra trentina con materiale tecnico
In che modo una società WorldTour potrebbe venirvi incontro?

Quando abbiamo preso Magagnotti dalla Forti e Veloci di Trento, così come facciamo con altre squadre, abbiamo avuto un minimo di riconoscenza verso la società dove l’atleta è cresciuto. Non in termini economici, ma di caschi, ruote, materiali. Una mano su qualcosa la diamo. Questo non avviene al livello superiore, anche se le WorldTour muovono budget di 60 milioni di euro. Nella trattavia con loro andrebbe prevista una normativa a parte.

Parlavi dei Comitati regionali.

La FCI sta facendo di tutto per non venire incontro alla società in termini di costi e non ha ancora capito che il ciclismo è uno sport, non è politica. Nel momento in cui io do un peso superiore ai Comitati regionali, è evidente che li porto dalla mia parte. Se però questo avviene a discapito delle società, non mi sta più bene. Se vado a prendere un corridore fuori regione, devo pagare i punti al suo Comitato regionale. Ma perché devo pagare questi punteggi? Cosa ha fatto il comitato regionale per questi ragazzi? Il Presidente Dagnoni dice che il Comitato regionale investe nel settore giovanile.

Non è vero?

No! Investe per creare della burocrazia, per creare delle visibilità, creare degli interessi di voti che a me, come società ciclistica, non interessano. Altro esempio, quest’anno per motivi nostri abbiamo spostato la sede legale e l’affiliazione da Verona a Trento. Ho dovuto pagare al Veneto i punteggi dei corridori che erano già miei, semplicemente perché ho spostato la sede da Verona a Trento. Ho buttato via più di 5 mila euro, che avrei potuto investire sulla mia squadra e sui miei corridori, invece li ho dati a chi non so cosa ci farà.

La Grenke-Auto Eder è il team juniores della Red Bull-Bora-Hansgrohe e ha mezzi tecnici ed economici superiori alla media
La Grenke-Auto Eder è il team juniores della Red Bull-Bora-Hansgrohe e ha mezzi tecnici ed economici superiori alla media
Cosa ci farà?

Una volta questo sistema era stato fatto per disincentivare il cambio di regione, ma oggi i corridori sono talmente pochi, che se non si spostano non si riesce a fare le squadre. Oggi il corridore veneto, anche se corre per una squadra trentina, quando va ai campionati italiani o al Lunigiana, corre con la maglia della regione dove risiede. Quindi perché devo dare dei soldi al Comitato veneto se i miei corridori veneti, se convocati, indosseranno la maglia del Veneto e non quella del Trentino?

Cosa c’è ancora?

I campionati italiani juniores non possono più essere per rappresentativa regionale, perché la gara viene falsata completamente. Lo scorso anno c’erano più di 30 corridori della Lombardia e quattro corridori del Trentino. Come fai a correre in quella maniera? Almeno diamo la possibilità alle prime 10-15 società del ranking nazionale di portare 5 corridori e per quelle al di sotto di un certo punteggio si faccia la rappresentativa regionale.

Cosa cambierebbe?

Se il mio corridore vince il campione italiano, lo vince con la maglia regionale. Ma farebbe fatica perché l’anno scorso Magagnotti, appena si muoveva, ne aveva dieci sulle ruote e non poteva farci niente. Quindi, perché fanno tutte queste cose? Per dare dei contentini ai Comitati regionali, perché sono poi quelli che appoggiano la struttura nazionale e che votano in un certo modo.

Nelle gare juniores in cui si corre con rappresentative miste, ciascun corridore milita nel team della regione in cui risiede
Nelle gare juniores in cui si corre con rappresentative miste, ciascun corridore milita nel team della regione in cui risiede
Che cosa faresti?

Se vogliamo che il ciclismo degli juniores vada avanti e la categoria abbia un senso e soprattutto per competere con il resto delle strutture a livello europeo, dobbiamo cambiare assolutamente il registro. Dobbiamo mettere da una parte la politica e guardare di investire nel ciclismo. Gli juniores non sono una categoria promozionale, il mondo è cambiato. I costi sono aumentati.

Non si può più fare finta di niente?

Quando correvo io, ogni settimana c’erano corse a Padova, Treviso, a Verona, a Mantova… Oggi se ne sono 3-4 al massimo in tutta Italia e sono tutte gare di un certo livello. Vuol dire che le spese per portare gli atleti sono aumentate. E le squadre iniziano a chiudere – come hanno chiuso il Team Giorgi e la Aspiratori Otelli – e non è detto che l’anno prossimo chiudiamo anche noi. Qualcuno dovrà spiegare perché le società chiudono?

ll tema merita attenzione e si somma al quadro critico che l’avvento dei devo team ha prodotto fra gli under 23. Fare ciclismo di qualità restando in Italia è possibile, altrimenti perché verrebbero in massa dall’estero per prendere i nostri talenti? Si dia però alle squadre la possibilità di essere competitive, alleggerendo un carico che non spetta a loro sostenere. Può essere davvero questo sistema di tasse e gabelle a tenere in piedi le attività dei Comitati regionali?