Davide Toneatti, dopo quasi nove mesi lontano dalle corse, tornerà in gruppo al Santos Tour Down Under, in Australia. Un ritorno alle gare che aprirà la sua stagione 2026, l’ultima al momento in maglia XDS Astana Team ma nella quale vorrà ritagliarsi uno spiraglio per emergere e proseguire insieme al team che gli ha dato fiducia nel suo passaggio su strada. A breve Toneatti (in apertura alla presentazione della Scheldeprijs il 9 aprile 2025) e compagni partiranno verso la terra dei canguri, e nel lanciarsi verso nuovi traguardi il ragazzo di Tolmezzo si dice fiducioso. I problemi che lo hanno tenuto lontano dalle corse sono ormai alle spalle ed è ora di guardare con coraggio al futuro.
«E’ la mia prima volta in Australia – racconta Davide Toneatti – e sento di stare bene, i valori sono ottimi. Ci sarà da riprendere familiarità con il ritmo gara. Ho già fatto tutti i protocolli di adattamento al caldo, avevamo iniziato dal ritiro di dicembre. Mentre per il fuso orario il dottore della XDS Astana ci ha dato una tabella per regolare il ciclo del sonno ed evitare impatti negativi».


Torni a mettere il numero sulla schiena, sensazioni?
Finalmente! Manca ancora una decina di giorni, qualcosa meno, però non vedevo l’ora. Poi più mi avvicinerò al debutto e maggiore sarà l’adrenalina.
Che mesi sono stati?
Impegnativi, più mentalmente che fisicamente. Mi sono sempre allenato, ma è stato tosto vedere gli altri miei compagni andare forte e vincere senza la possibilità di essere con loro e dare il mio contributo alla grande rimonta.
Ti sei fermato dopo la Roubaix, è successo qualcosa in quella gara?
No, la Roubaix è stata la mia ultima corsa del 2025, ma non c’entra nulla. Mi sono fermato un paio di settimane dopo, per un problema di salute che dovevamo risolvere.


A proposito di cosa?
E’ stato un problema cardiaco emerso sotto sforzo, nulla di grave ma me ne sono accorto insieme al dottor Corsetti. Diciamo che in allenamento ho avuto un avvertimento, così mi sono fermato per precauzione.
Quanto sei stato fermo?
Appena ci siamo accorti del problema sono stato per una decina di giorni senza toccare la bici e mi sono sottoposto a una prima operazione, era il mese di giugno. Poi ho fatto altri quattordici giorni senza pedalare a ottobre per fare un’altra operazione. Nulla di invasivo, ma ci siamo accorti che nel primo intervento chirurgico il problema non era stato risolto completamente.
Come ti sei allenato?
Fino alla prima operazione in maniera normale, seguendo le tabelle, anche perché eravamo convinti di tornare in gruppo. Una volta ripartito, quando ci siamo accorti che il problema non era stato risolto, mi sono fermato nuovamente. Questa volta con l’idea di non tornare ad allenarmi seriamente fino a fine stagione.


In che senso?
Sarei dovuto tornare a correre a fine agosto, ma quando mi sono fermato nuovamente era chiaro che la stagione sarebbe finita senza poter tornare in gruppo.
Quando hai ripreso a lavorare seriamente?
A metà novembre, ma non è stato facile. Quando ti succede qualcosa del genere perdi un po’ di certezze e la sicurezza che avevi. Nei primi allenamenti dopo l’operazione, quindi a fine ottobre, avevo tanti pensieri per la testa. Poi più si va avanti, più la testa si libera e torni sereno.
Dopo tanti mesi lontano dalle gare come riparti?
Insieme alla squadra abbiamo deciso di partire presto per tornare nei meccanismi del gruppo. Farò il Tour Down Under, le altre due gare di un giorno in Australia e poi il UAE Tour. Questo primo blocco servirà per riprendere la mano, poi dovrei fare il Laigueglia e la campagna del Belgio.
Che 2026 deve essere?
Nelle prime uscite senza obiettivi, penso ci vorrà un attimo per capire a quale punto sono. Un conto sono i valori, un altro è la gara. Adesso capirò dove e come migliorare, poi da marzo si potrà parlare di obiettivi.


Perdere la scorsa stagione quanto è stato difficile dal punto di vista tecnico e atletico?
Tanto. Sarebbe stata un’annata importante per togliersi qualche dubbio, così da puntare forte sul 2026. Purtroppo lo stop forzato mi ha costretto a rimandare alcune cose.
Quali?
Sarebbe stato interessante capire come avrei reagito alle corse più dure, ho avuto modo di vedermi all’opera sul pavé del Fiandre e della Roubaix. Posso dire che sono tanto diversi e per mie caratteristiche mi sento più incline ai muri, comunque peso 65 chilogrammi e sulle pietre della Roubaix mi manca qualcosa in termini di potenza pura.
Dove vorrai arrivare nella prossima stagione?
Mi piacerebbe capire come vado nelle corse più dure e impegnative. Cercherò di capire qual è il mio limite e avrò modo di farlo nelle Ardenne visto che dovrei fare l’intera campagna. La mia idea è di non essere un corridore da corse a tappe, ma da gare di un giorno. Ci sarà da capire quali.