Gobik Dimension: fantasia anni ’80 e design tecnico

16.06.2023
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Gobik fa rivive la passione per i videogiochi anni ‘80 con la sua nuova collezione Dimension. Si tratta della terza capsule della Warm23 dedicata alla stagione estiva. Una serie di capi d’abbigliamento votati al ciclismo, che riuniscono concetti retrò e tecnologia, tutto sotto lo stesso stile anni ‘80. 

La maglia Carrera ha un taglio più aerodinamico, votato alle competizioni
La maglia Carrera ha un taglio più aerodinamico, votato alle competizioni

Divertimento e colore

«Prendiamo ispirazione dai videogiochi arcade e 8 bit degli anni Ottanta – ha detto Angel Lencina, Product Manager di Gobikper combinarli con aspetti tecnologici e ottenere una collezione divertente, ma soprattutto particolare». 

L’intento del marchio spagnolo di Yecla è quello di unire un’esperienza unica per i ciclisti che amano i capi tecnici affiancando al tutto ad un look particolare e caratteristico. Un modo innovativo e diverso di affrontare le vostre pedalate estive. 

Parità tra uomo e donna

La collezione Dimension si completa con un totale di 19 capi, tra maglie, pantaloncini e canottiere. Quello che colpisce maggiormente è la parità di proposte tra uomo e donna, con una grande uniformità di colori. 

Tra i capi proposti esclusivamente per le donne c’è la maglia Stark. Un prodotto cucito con un taglio classico ed una vestibilità comfort. Si adatta molto bene ad ogni tipo di corpo, adattandosi al meglio alle forme. Le maniche sono microforate, con tessuto leggero e traspirante. E’ un capo dal peso molto limitato, solo 120 grammi per la taglia M. Il prezzo al pubblico è di 82 euro. 

Una delle maglie unisex proposte da Gobik è la Carrera, capo studiato per sopportare le alte temperature e condizioni di umidità estreme. Questo perché il tessuto è altamente traspirante, in modo da dissipare al meglio il calore ed il sudore in eccesso. La vestibilità è ultra slim, con effetto seconda pelle. La combinazione dei tessuti utilizzati permette di combattere al meglio la resistenza aerodinamica, sia nella parte anteriore che sulle maniche. Il prezzo per questo capo è di 90 euro. 

Per la creazione della versione femminile del body Brooklyn Gobik ha preso ispirazione per la parte tecnica da quello per uomo
Il body Brooklyn è la prima tuta da competizione creata da Gobik per le donne

Novità body

Il modello Brooklyn è la prima tuta da competizione, maglia e pantaloncino in un unico pezzo, creata da Gobik per donne. Per farla si è preso come base il modello da uomo, quindi le caratteristiche tecniche sono le stesse: elevata traspirabilità e fit da competizione, estremamente aerodinamico. Il marchio spagnolo ha poi studiato e sviluppato questo body adattandolo alla fisionomia ed alle esigenze femminili.

Il prezzo per entrambe le versioni è di 185 euro.

Gobik

Il mondo Gobik, storia spagnola di lavoro e passione

26.04.2023
9 min
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YECLA (Spagna) – La città arriva all’improvviso dopo circa un’ora di guida fra paesi, montagne e spianate riarse dal sole. La stagione è secca, il termometro riporta 27 gradi e i notiziari parlano di penuria d’acqua, al pari di quello che avviene in Italia. Quando parcheggiamo davanti alla sede di Gobik ci guardiamo intorno, cercando di dare una dimensione all’azienda di abbigliamento che in così pochi anni ha scalato le gerarchie mondiali (apertura foto Victor Julian Restarts)

I titolari l’hanno voluta qui sin dalla fondazione nel 2010, nella cittadina di 35 mila abitanti alle porte delle salite su cui loro per primi si arrampicavano in bicicletta. Se ami a fondo la tua terra, lavorare per restituirle qualcosa viene da sé. Gobik è un’azienda di ciclisti che lavora per i ciclisti. Dopo qualche ora con Mariana Palao Ureña, responsabile delle vendite, e Alfonso Llorens Zabala, country manager, questa è la sensazione che se ne trae.

Mariana Palao Ureña e Alfonso Llorens Zabala sono stati le nostre guide alla scoperta di Hobik
Mariana Palao Ureña e Alfonso Llorens Zabala sono stati le nostre guide alla scoperta di Hobik

I giusti segreti

Dopo un rapido tour nella palazzina degli uffici, al cui pianterreno una volta si svolgeva la produzione mentre ora vi si affrontano le lavorazioni fuori programma per le squadre e gli eventi, la visita alla nuova sede lascia senza fiato. Nei poli industriali di Yecla si producono soprattutto mobili e Gobik ha rilevato proprio il capannone di un mobilificio e lo sta trasformando in un centro produttivo di 15 mila metri quadrati: ugualmente alle porte delle montagne e a distanza minima dalla sede centrale. Abbiamo camminato in mezzo alla produzione, ma non abbiamo potuto fotografare tutto: quel che abbiamo visto ci ha dato però il chiaro senso dello sviluppo.

«E’ come quando inviti qualcuno a casa – sorride in modo fermo Mariana – e tieni alcune porte chiuse. Vogliamo difendere la nostra intimità, non è necessario che tutti vedano tutto. Quello che facciamo viene pensato e studiato a fondo, non possiamo insegnarlo agli altri».

Quasi 200 famiglie

Attualmente i dipendenti Gobik sono circa 180, più altri 50 collaboratori che non vivono costantemente in azienda. I numeri sono raddoppiati, anche per rispondere alla crescita quasi incontrollata che si è scatenata dopo la pandemia. Ora che invece il ritmo ha ripreso un andamento gestibile, lo sviluppo prosegue secondo strategie definite.

«La pandemia ci ha colpito – spiega Mariana – ma non ci ha danneggiato. Quando tutto si fermò, noi pensammo che c’erano comunque 200 famiglie che contavano su Gobik. E visto che avevamo il necessario per andare avanti con la produzione, appena abbiamo avuto il via libera per ripartire, ci siamo fatti trovare pronti. Quando l’azienda è stata riaperta, il lavoro è ripreso forte. Non ci siamo fermati. In certi casi, si nuota o si va a fondo. E noi abbiamo nuotato».

L’obiettivo di vincere

La produzione per i team è su misura e dà vita alle varie collezioni. Il 50 per cento dei capi in vendita deriva infatti dai test eseguiti con gli atleti nelle situazioni più estreme: dal grande freddo al grande caldo.

«L’obiettivo di un professionista – prosegue Mariana – è vincere le corse. E quando non trova quello di cui ha bisogno, va a cercarsela altrove, anche fra marche non ufficiali. Noi siamo orgogliosi che con noi non accada. Il nostro motto è non essere conformisti e questo significa che ogni cosa deve essere perfetta, anche se significa far saltare gli schemi. Se un prodotto esce sul mercato, siamo sicuri che funziona bene. E’ un processo difficile, ma necessario».

Fra qualità e marketing

La collezione si affronta in media un anno e mezzo prima della sua uscita, affinché sia pronta nove mesi prima del lancio. Parliamo nella sala riunioni, con la linea dedicata alla Nove Colli sul tavolo ed è immediato capire che alla qualità del prodotto sia affiancata una sapiente azione di marketing: i due aspetti sono complementari.

«Qualità e marketing – dice Mariana – sono importanti, ma se non hai il prodotto, c’è poco da spingere. Agli inizi, quando lavoravamo su collezioni personalizzate, non avevamo un grande marketing: tutto si basava sul passaparola. Poi è arrivato il sito internet, sono arrivati i social e i testimonial. In quel momento alla qualità del prodotto si è affiancata un’azione di marketing, sempre difendendo la qualità del prodotto. Del resto, se fornisci i tuoi capi ai professionisti e testimonial come Contador e Basso, devi essere sicuro di dargli un ottimo prodotto».

Nonostante tutto sia molto industrializzato, l’azione dell’uomo è necessaria
Nonostante tutto sia molto industrializzato, l’azione dell’uomo è necessaria

Il ruolo dei pro’

Il rapporto con le squadre, per Gobik come per tutte le altre aziende che sviluppano i propri prodotti, è una importante chiave di volta. I professionisti richiedono flessibilità e hanno la grande capacità di individuare e comunicare quel che funzione e quello che non va. Ad oggi Gobik veste il Movistar Team, il Team Eolo-Kometa e la FDJ-Suez-Futuroscope di Marta Cavalli.

«Ci appoggiamo ai corridori più pignoli – spiega Alfonso, che parla un ottimo italiano avendo vissuto a lungo a Milano – quelli che chiedono sempre delle migliorìe. Con loro si lavora quasi esclusivamente su misura. Le taglie standard sono quelle, però poi bisogna fare caso alle aree di provenienza degli atleti. La taglia M in Belgio richiede una lunghezza superiore, perché mediamente i belgi sono più alti. Per cui a quel punto si va sul personalizzato. Il segreto per durare tanto con loro? Seguirli nelle corse. Stare con loro. Li accompagniamo nei ritiri e nelle gare più importanti e alla fine ci riconoscono, ci guardano in faccia e noi siamo lì per supportarli».

Si lavora alla cucitura dello smanicato della collezione gravel: la stessa usata da Valverde nei giorni di Berja
Si lavora alla cucitura dello smanicato della collezione gravel: la stessa usata da Valverde nei giorni di Berja

Tutto in casa

Nella nuova sede, come pure nella vecchia, i dipendenti hanno un rimessaggio per le bici e una serie di spazi relax: la dirigenza, spiegano, spinge verso la pratica sportiva, con la convinzione che uno sportivo ha più criterio e disciplina anche nel lavoro. Nascerà una ludoteca: il tutto nel giro di un anno, questa almeno la stima per la fine dei lavori.

«Siamo orgogliosi – riprende Mariana – di essere una marca spagnola che lavora in Spagna. Abbiamo il 95 per cento della produzione in casa e solo pochi articoli, pur progettati in sede, vengono affidati fuori ad aziende che dispongono di macchinari speciali. I guanti ad esempio li facciamo in Italia, ma l’obiettivo è avere tutto qui, perché ci dà più libertà. Producendo in casa, possiamo controllare tutto. Se producessimo in Bulgaria o in Cina, non avremmo la serenità giusta».

Il mercato italiano

Questa la sintesi di un viaggio molto interessante, nella casa di un’azienda che ha individuato anche negli eventi il modo per farsi conoscere. Sono prodotte da Gobik le maglie per la Nove Colli, per la Dolomiti Superbike, la Mallorca 312, la Mont Ventoux e le Gran Fondo Series di Specialized che si aprirà il prossimo fine settimana con la Fenix Bra Bra.

«In Italia stiamo crescendo – conclude Alfonso – anche grazie alle manifestazioni. E crediamo che una buona rete vendita sia necessaria, anche a prescindere dall’online. I numeri si fanno con gli amatori e le persone devono avere la possibilità di vedere il marchio Gobik, di toccarlo con mano. Va bene tutto quello che permette all’ecosistema di mantenersi. E i negozi a loro modo sono piccoli ambassador dell’azienda. Il punto di primo accesso».