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La KTM X-Strada di Nicolas Samparisi a Vermiglio

20.12.2022
4 min
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Ci siamo fatti raccontare la KTM X-Strada (e alcune scelte tecniche), direttamente da Nicolas Samparisi, appena prima della gara cx in Val di Sole, da lui ha chiusa in quattordicesima posizione assoluta: primo degli italiani.

La geometria con l’avantreno più aperto, soluzione mutuata dal gravel è vantaggio, per la guidabilità e la stabilità. Entriamo nel dettaglio.

Box della nazionale italiana a Vermiglio: una KTM taglia large per Nicolas
Box della nazionale italiana a Vermiglio: una KTM taglia large per Nicolas

Il setting per Vermiglio

E’ l’ultima versione della X-Strada, una bicicletta versatile che viene proposta anche nei diversi allestimenti per il gravel. Quella di Samparisi è una taglia large, con reggisella KS off-set 0 e sella F30 di Selle SMP. C’è la trasmissione Sram Rival AXS con il doppio plateau anteriore (46-38) e con il misuratore di potenza. Il bilanciere posteriore è della serie Force AXS.

Passando invece al cockpit c’è un attacco corto KS e una piega Pro. Le ruote sono le Alchemist full carbon con predisposizione al tubolare. Le gomme sono le Challenge Limus da 33, versione rossa Team Edition.

Che tipo di feeling hai quest’anno con il tracciato?

Percorso molto differente dall’anno passato, con la neve più farinosa e ghiacciata, ma il fondo era completamente diverso. E’ stato trattato in modo diverso, si vede più erba e terra, fattori che influiscono sul comportamento delle gomme. Quest’anno era più simile alla sabbia e paragonabile fin da subito alle condizioni che si erano create nel 2021 verso la fine.

In fatto di gomme quali soo stati i fattori che hanno determinato la scelta?

Era necessario avere del grip e quindi, a mio parere, gli pneumatici da fango sarebbero potuti essere quelli che offrivano il compromesso ottimale, anche nel caso in cui la neve fosse diventata più molle.

Invece quali differenze trovi con la X-Strada nuova, rispetto alla versione precedente?

Le geometrie sono completamente diverse e il telaio è più lungo a parità di taglia. Ho accorciato l’attacco manubrio e sulla nuova versione uso il reggisella 0 off-set. Il fattore che è stato migliorato in modo esponenziale è l’apertura dell’angolo anteriore e questo influisce sulla precisione di guida, ma anche sui tratti dove è necessario fare velocità senza subire i difetti del terreno.

La soluzione che arriva dal gravel quindi per te è un vantaggio?

Sicuramente si, questa bici funziona bene nel cross anche nel gravel spinto. Inoltre ha il vantaggio di avere un ampio passaggio per le ruote, anteriore e posteriore, un vantaggio per far scaricare il fango. Non è una bici dal peso piuma, ma è consistente e poi pochi grammi di differenza nel cross non fanno una grande differenza. La nuova KTM X-Strada è anche più rigida e reattiva.

Bici più rigida, significa una diversa gestione della pressione delle gomme?

A parità di configurazione il setting è rimasto quello.

Vediamo che sulla nuova usi la doppia corona anteriore, come mai?

Ho cambiato già dall’anno passato e con la doppia corona mi trovo meglio, offre maggiori possibilità rispetto alla mono. Con il 46 anteriore, a prescindere dalla scala dei pignoni riesco ad essere veloce, molto più che con la corona singola anteriore. Nei tratti più duri ho il 38 che mi salva la gamba e non mi imballa.

Trasmissione sulla base Rival AXS e cambio posteriore Force, come mai?

Il Rival è molto preciso, mentre il Force ha quel mezzo scatto in più di auto-aggiustamento, che pensato nell’ottica off-road non è banale. Comunque il Rival è un gran bel prodotto anche in fatto di ergonomia, considerando che non è un top di gamma.

Ergonomia?

Personalmente mi trovo meglio con i manettini del Rival, piuttosto che quelli del Force, perché sono più stretti e meno grandi.

Val di Sole, la Ridley X-Night del vincitore

18.12.2022
5 min
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Una Ridley X-Night domina e vince in Val di Sole. A Vermiglio Vanthourenhout conferma ancora una volta la sua abilità tecnica nella guida del mezzo in condizioni al limite.

Il belga, campione europeo in carica taglia il traguardo con la bici numero 3, una Ridley X-Night con i tubolari per i fondi veloci e compatti. L’abbiamo analizzata.

Tre cambi di bici

«Negli ultimi giri ho preferito utilizzare la bicicletta con le gomme veloci, ma con pressioni leggermente inferiori alla norma e di poco superiori a 1 bar. Penso che le scelte tecniche soggettive non abbiano fatto una grossa differenza, mentre il vantaggio è arrivato nel cambiare la bici al momento giusto e sbagliando il meno possibile, sacrificando anche un po’ di velocità in alcune fasi di gara».

Sella S-Works Mimic

E’ la sella corta che viene utilizzata anche da Iserbyt. Originariamente questo prodotto di Specialized è stato sviluppato per le donne, ma viene utilizzato anche tra gli uomini che preferiscono utilizzare una sella corta, comoda e morbida, capace di adattarsi grazie al foam interno e che al tempo stesso dissipa buona parte delle vibrazioni. La sella ha un arretramento non trascurabile, abbondante se consideriamo una categoria di corridori che tendono a portare la sella in avanti.

Il cockpit Deda con piega SuperZero
Il cockpit Deda con piega SuperZero

Componenti Deda

Attacco in alluminio Zero100 e piega Deda SuperZero in carbonio e con il profilo alare. Inoltre il forte corridore belga, alto e longilineo, utilizza due spessori da 1 centimetro ciascuno tra l’attacco manubrio e il cap della serie sterzo. I comandi non sono eccessivamente tirati verso l’interno del manubrio. Anche il seat-post da 27,2 è Deda della serie SuperZero.

Power meter Shimano

Il plateau è doppio, con la combinazione 46-49, 11-30 invece per i pignoni posteriori. C’é il power meter Shimano di ultima generazione, con il magnete di contrasto posizionato sulla tubazione obliqua. Questo perché la scatola del movimento centrale della Ridley X-Night è larga 68 millimetri e c’è tanto spazio tra il fodero e la pedivella.

Inoltre le calotte dei cuscinetti Cema sono esterne al telaio (non sono press-fit). Sempre attuale ed efficiente il dente che evita la caduta della catena, rivettato sotto l’obliquo. Questa è una soluzione adottata su tutte le Ridley da cx. Le pedivelle sono lunghe 172,5 millimetri.

Ruote DT Swiss CRC

Le ruote sono le DT Swiss CRC 1100Spline, specifiche per il ciclocross e in versione tubolare. Come confermato dal campione Europeo, la bicicletta che ha tagliato il traguardo da vincitrice ha le Dugast Typhoon (gomme veloci) da 33.

Re Vanthourenhout. VdP e la Val di Sole: gelo reciproco

17.12.2022
6 min
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Tutti aspettavano Van der Poel, ma lui “non c’è”. Mathieu gela così la Val di Sole. E forse anche la Val di Sole ha gelato lui. A Vermiglio vince, anzi domina, Michael Vanthourenhout. Bello, potente, con la gamba sempre in spinta.

Nonostante non ci fossero la categorie giovanili, che tanto “riempiono” le piste di cross, la cornice di pubblico è stata calorosa e folta. Il tifo si è fatto sentire. E se la maggior parte del pubblico era qui per Mathieu, e per la sua annunciata vittoria, è stato bello vederlo girare. 

Costanza Vanthourenhout 

VdP partiva in seconda fila e ci poteva stare che non fosse subito in testa, ma dopo due giri le campane d’allarme hanno iniziato a suonare. Davanti Vanthourenhout inanellava giri veloci: 7’30”, 7’15”… fino a 7’03”. 

Il corridore della Pauwels Sauzen – Bingoal tutto sommato aveva un conto aperto. Lo scorso anno era stato secondo. E solo quel fenomeno di Van Aert lo aveva battuto. Non ha ceduto per nulla al mondo.

«Rispetto all’anno scorso – ha detto a fine gara il campione europeo – il percorso era più tecnico e anche più duro. E questa durezza era dovuta al fondo più ghiacciato. C’era meno neve, ma la vera differenza è stata nel non commettere errori nelle fasi di guida più concitate»

E infatti Michael ha fatto la differenza con la sua costanza. Prestazione tanta, okay, ma mentre gli altri sbagliavano lui filava via come fosse sull’asfalto. E poi la costanza è da sempre un suo cavallo di battaglia.

Applausi e silenzio

Rispetto a quanto detto alla vigilia, Van der Poel una cosa l’ha azzeccata e una l’ha sbagliata. Aveva avuto l’occhio lungo ad individuare in Vanthourenhout l’uomo più pericoloso, ma aveva molto probabilmente sbagliato quando ci aveva detto che il freddo non avrebbe influito.

Dopo l’arrivo tira dritto. L’organizzazione vorrebbe deviarlo in zona mista per le interviste, ma in quei metri dopo il traguardo, in cui si lascia scorrere la bici, il suo team manager gli indica di tirare dritto. Mathieu si fa spazio tra la folla, che comunque lo applaude, ma cade in un silenzio assordante.

E neanche i tentativi successivi con l’addetto stampa cambiano le cose. Van der Poel voleva vincere, non ci è riuscito e si è arrabbiato. Ci sta.

Il freddo batte VdP

E per un VdP che si chiude nel silenzio, c’è l’occhio più fino presente in Val di Sole a chiarire le cose: Martino Fruet, oggi commentatore tecnico dell’evento e ieri in pista a girare. E una tornata l’aveva fatta proprio con il fuoriclasse della Alpecin-Deceuninck.

Ci si chiede se forse oggi il percorso più veloce non abbia limitato la sua potenza. Ieri le rampe le faceva solo lui in bici. Oggi le facevano tutti.

«In effetti – dice Fruet – la potenza contava più ieri e lo stesso la tecnica. Ieri era una guida simile alla sabbia: velocità e pedalate più basse. In pratica era come SFR continua. Lui anche oggi spingeva duro, ma sembrava imbastito.

«Per me semmai ciò che ha pagato oggi è stato il freddo. Veniva dalla Spagna e lo sbalzo climatico si è fatto sentire. Ieri alla fine si era, seppur di poco, sopra lo zero. Era umido, ma non si gelava (ha anche girato senza guanti, che oggi invece aveva, ndr). E comunque non doveva spingere a tutta». 

«Di una cosa sono certo: se la gara fosse stata ieri sarebbe stato tutto diverso. Ieri quando Mathieu accelerava non aveva bisogno di arrivare 100 pedalate al minuto come oggi. Doveva spingere e poi pensare di stare in piedi, perché la bici andava a destra e sinistra. Sono stato alla sua ruota e non si teneva, quando apriva il gas. Oggi non aveva queste condizioni».

Nei primi giri, Van der Poel ha provato a rientrare. Si vedeva dall’impegno, dallo sforzo sul viso. Però perdeva sempre una decina di secondi. Poi quando ha capito che non poteva più vincere, “ha mollato”. A lui fare “esimo” non serve… O vince, o ciao!

Nicolas Samparisi e Filippo Fontana sono stati i migliori degli azzurri, rispettivamente 14° e 15°
Nicolas Samparisi e Filippo Fontana sono stati i migliori degli azzurri, rispettivamente 14° e 15°

Quei watt mancanti

E sempre secondo Fruet non tiene la scusa che VdP non avesse il ritmo gara.

«Non sono convinto – ribatte Fruet – Bisognerebbe vedere cosa ha fatto in queste due settimane. Se pensiamo a come ha vinto ad Anversa, prima del ritiro in Spagna, non gli mancava nulla. Accelerava forte, guidava bene… ed era di un altro pianeta. Con quelle due sgasate ha fatto il vuoto… e c’era Van Aert! 

«Ohi, poi tutte queste sono ipotesi. Magari domattina ha 40 febbre e siamo qui a parlare al vento. Ma ieri, ripeto, avrebbe vinto con tre minuti, non che li avrebbe presi come oggi. Non aveva la sua gamba, non faceva i suoi 1.000 watt. Per me gliene mancavano 300».

Un urlo strozzato dunque in Val di Sole? Forse, ma lo spettacolo non è mancato. E anche mentre scriviamo e i gatti stanno ripulendo il tracciato che da domani tornerà ad essere una pista da fondo, la festa va avanti. Si canta, si balla e si aspetta l’edizione 2023.

Laurens Sweeck, full gas e gomme bianche

17.12.2022
3 min
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Laurens Sweeck è uno degli atleti belgi più amati, seguiti ed è tornato in grande forma proprio in questo 2022 al rientro dalle prove americane.

Sentiamo cosa ci ha detto in merito alla gara di Coppa del Mondo di Vermiglio in Val di Sole, per lui una prima, in quanto non era presente nel 2021.

La Stevens Superprestige di Sweeck
La Stevens Superprestige di Sweeck
Qual’è il tuo feeling con la neve?

Direi buono, anche se è necessario considerare che le condizioni che troviamo durante la giornata di prova, sono molto differenti da quelle che troveremo in gara. Ora la neve è soffice, quasi molle, mentre stanotte e domani mattina dovrebbe essere tutto gelato, quindi dovrebbe essere molto differente. Inoltre alcuni corridori presenti l’anno passato, mi hanno raccontato di un percorso leggermente diverso, ora più impegnativo ed esigente per quello che concerne la guida. E poi c’è uno spessore di neve ridotto, rispetto all’edizione passata e si vede più terra ed erba.

Tubolari bianchi Dugast con disegno multipuntinato e gomme a 1 bar. Queste gomme sono fuori produzione
Tubolari bianchi Dugast con disegno multipuntinato e gomme a 1 bar. Queste gomme sono fuori produzione
Potrebbero cambiare le scelte tecniche?

Si, potrebbero cambiare, anche se non credo che ci possa essere una grande diversità tra un setting ed un altro. Sul tracciato di Vermiglio e sulla neve c’è da spingere ben oltre il full gas e farlo per un’ora. E’ un tracciato davvero impegnativo perché c’è da guidare tanto la bici e mettere costantemente della forza. Si potrà respirare al termine della gara.

Stem Deda SuperBox e piega SuperZero con profilo alare
Stem Deda SuperBox e piega SuperZero con profilo alare
Nella giornata che precede una gara come questa, come gestisci il training?

Diciamo che è una buona cosa prendere confidenza con la neve e come si comporta il mezzo in questa situazione, ma senza esagerare facendo dei lavori specifici. 40/45 minuti, poi al limite si rifinisce la giornata con un po’ di rulli. E’ più che altro un aspetto mentale, ma è necessario mantenere il motore acceso.

Considerando il freddo e lo sforzo, cambierà il tuo approccio alla gara?

No, mi comporto come se fosse una gara normale, anche nelle ore a ridosso della competizione. Anche le fasi di riscaldamento saranno le medesime. Una piccola variazione potrebbe essere fatta nella tempistica del warm-up, magari leggermente dilatata, ma questione di minuti, perché sarà fondamentale non raffreddarsi troppo e troppo in fretta prima della partenza.

Le bici di Van der Poel e Puck Pieterse per Vermiglio

17.12.2022
5 min
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Due Canyon Inflite CF SLX, quelle di Puck Pieterse e di Van der Poel pronte per la neve di Vermiglio in Val di Sole, settate in modo differente. Ruote da 50 per il campione olandese, da 36 per la campionessa del mondo in carica.

Entriamo nel dettaglio delle biciclette. Abbiamo chiesto direttamente al papà delle Pieterse, che opera in qualità di meccanico all’interno dello staff Alpecin-Deceuninck anche di spiegarci alcune scelte tecniche.

Parola al signor Pieterse

«In un contesto come questo, la differenza la possono fare le gomme e le loro pressioni, così come l’abilità di guida e la capacità di domare la bicicletta in alcuni frangenti. Puck proverà alcuni settaggi, ma la decisione verrà presa a ridosso della gara, in modo da valutare la consistenza della neve e del terreno sottostante. A prescindere dal modello, la pressione che adotteremo sarà intorno a 1,2/1,3 bar. Abbiamo un set di ruote pronto con gomme da fango e uno pronto con i tubolari da asciutto, una sorta di multipuntinato. Non sono state fatte variazioni sugli altri componenti, rispetto ad una gara classica».

Guarnitura da uomo

Quello che più colpisce è la rapportatura anteriore, con una doppia corona 46-39 (con il power meter incluso e pedivelle da 170). 11-34 invece per la cassetta posteriore. Il pacchetto è Shimano Dura Ace a 12v, ma con le ruote per i tubolari, sempre Dura Ace, ma da 36 e della versione più anziana.

«La combinazione delle corone anteriori è la stessa utilizzata dagli uomini, perché Puck è fortissima e potente. Sopporta uno sviluppo metrico importante e non è per tutti, ma questa è la soluzione che offre attualmente il sistema a 12 velocità. Per avere più di margine, Puck preferisce utilizzare i pignoni 11-34 posteriori».

Ci sono i tubolari Dugast, con sezione da 32 per la versione più artigliata, da 33 in quella più scorrevole e multipuntinata. C’è il manubrio integrato in carbonio, classico canyon e c’è la sella di Selle Italia X-LR, molto stretta e con foro centrale. Il reggisella è un tradizionale Canyon in carbonio con arretramento.

La bici rossa di Van der Poel

In questo 2022, Van der Poel usa una Inflite CF SLX tutta rossa, anche se non è molto chiaro se il suo parco includa anche un nuovo modello, ancora coperto da segreto. Limitiamoci ad argomentare quello che abbiamo visto a Vermiglio.

Rispetto alla Canyon Inflite CF SLX della Pieterse, Van der Poel non usa il power meter e normalmente non lo impiega sulla bici da cx. Usa delle pedivelle da 172,5. I rapporti anteriori sono uguali a quelli della Pieterse, mentre i posteriori hanno una scala 11-30. Il cockpit è il medesimo, mentre cambia la sella. Mathieu usa una Selle Italia Flite Boost Superflow kit carbonio personalizzata per lui.

Cambia completamente il comparto ruote e gomme. Per l’olandese un paio di Shimano Dura-Ace da 50 (tubolare) di ultima generazione e gomme Dugast Typhoon da 33 con tassellatura media, non da fango e non per i terreni secchi.

«Di sicuro correre sulla neve è particolare – dice Van der Poel – ma il setting della bicicletta non cambierà rispetto ad una gara tradizionale. Potremo fare solo alcune piccole variazioni in merito alle pressioni delle gomme, pur mantenendo le ruote con il profilo da 50».

Mathieu ha già gli occhi di fuori (e le mani nude)

16.12.2022
7 min
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Gli occhi sono quelli “cattivi” della sua solita fame di vittoria. Sulla neve della Val di Sole Mathieu Van der Poel esegue il test come tutti i suoi colleghi e tutte le sue colleghe. Se ne va tranquillo, poi lo vedi che all’improvviso apre il gas.

Il rumore è più profondo, potente. Sbuffa e passa gli altri al doppio della velocità. Emblematica una rampa. Tutti si fermavano ad un terzo di questa, lui arrivava quasi fino in cima. Ha una grinta e una cattiveria che non ti aspetti. E, nota a margine, dopo due giri si è tolto anche i guanti.

Mathieu in Val di Sole

La Val di Sole oggi di sole ne ha visto ben poco. Nebbia, pioviggine, nevischio… ma almeno il freddo non è stato pungente. Si apre la seconda edizione del Ciclocross di Vermiglio, che mira a portare questa disciplina alle Olimpiadi invernali.

Mathieu è uno di coloro che ha girato di più e non si è curato troppo del setting. Appare già molto sicuro di sé. Si è voluto concentrare soprattutto sulla guida.

«In effetti – ha detto Van der Poel – il percorso è un po’ complicato. Ci sono molte sezioni difficili, ma spero che miglioreranno con i tanti passaggi. Non è facile individuare le buone linee, ma spero che con i passaggi si creino dei solchi. E allora sarà più facile».

E già questo è curioso. Sentendo infatti altri atleti e soprattutto atlete, tutti erano preoccupati proprio per questo: che la neve mollasse ancora di più. 

«E’ chiaro che è complicato per tutti. Nessuno è abituato a guidare in queste condizioni. Si potrebbe paragonare alla sabbia… ma non del tutto».

L’olandese ha inanellato non meno di cinque giri, alternando tratti tirati ad altri più lenti. Qui era appena partito e aveva ancora i guanti
L’olandese ha inanellato non meno di cinque giri, alternando tratti tirati ad altri più lenti. Qui era appena partito e aveva ancora i guanti

La gamba c’è

Fino a poche ore fa Van der Poel era in Spagna ad allenarsi. Poi è piombato qui.

«Io sto bene – dice Mathieu – vengo da un ottimo training camp in Spagna. Lì c’erano condizioni totalmente diverse, anche climatiche ma questo sbalzo di temperatura non mi preoccupa. E poi la corsa dura un’ora soltanto, la frequenza cardiaca sarà piuttosto alta e non sarà così facile prendere freddo. Un motivo in più per tenere aperto il gas!

«Non ho fatto nessun allenamento specifico per questa gara, anche perché sarebbe stato difficile farne… Le gambe buone saranno come sempre la cosa più importante».

Non ha fatto nessun allenamento specifico sulla neve chiaramente, ma qualche simulazione dello sforzo forse sì. E simulazione è proprio la parola più azzeccata.

Lo staff della sua AlpecinDeceuninck infatti ci ha rivelato che spessissimo Mathieu ricorre all’allenamento indoor per fare i suoi lavori specifici. «Evita – ci hanno detto – i pericoli del traffico e le interruzioni che può importi la strada e ti fa concentrare solo ed esclusivamente sul tuo sforzo». E anche sul motorhome ci sono delle piattaforme virtuali dove spesso fa scarico.

Tutto in divenire

Ai Laghetti di San Leonardo la condizione della neve è quella che detta legge. Oggi pomeriggio la coltre era davvero molle. Il fondo nei giorni precedenti era super duro. Faceva parecchio freddo, poi la nevicata della notte ha modificato il tutto.

La neve fresca è stata rimossa quasi tutta e in alcuni punti si è voluto andare anche oltre, facendo affiorare un po’ di terra, più che altro per rendere un filo, ma proprio un filo, più scorrevole la corsa ed evitare qualche tappo. Poi alcune tracce di terra si sono allargate tra i passaggi e la pioviggine.

I meccanici hanno lavorato ben coperti sulle bici. Quel po’ di terra ha creato qualche problemino sui pedali. Quel mix fango-neve-ghiaccio dopo le rampe era un po’ una scocciatura. Van der Poel che metteva il piede a terra proprio in cima evitava la parte scoperta. Una “botta” sulla pedivella, si scrollava la neve dalla scarpa e via ripartiva in sella… senza perdere tempo. Gi altri invece impiegavano di più per riagganciare lo scarpino.

Ma per la notte si attende qualche altro centimetro e l’organizzazione ha previsto un passaggio con i gatti. In pratica sarà un po’ tutto da rifare. Mentre domani dovrebbe splendere il sole.

Forza azzurri

Tra i nostri ci si attende parecchio da Silvia Persico e Gioele Bertolini.

«L’anno scorso la prova in Val di Sole è stata dura, soprattutto per la guida – ha detto la Persico – mi ero lasciata un po’ ingannare dalla copertura semiscorrevole, questa volta ho montato quella da fango e credo proprio che terrò questa. Però sto bene e vediamo».

«Passano con il gatto? E allora sarà un po’ tutto da rivedere – dice Bertolini mentre scioglie la gamba sui rulli – Ho visto provare tante gomme: scorrevoli, semi slick, da fango. Vedremo cosa scegliere dopo il test di domattina, più che altro in base alle condizioni meteo».

Non resta dunque che darsi appuntamento a domani: donne in gara alle 13 e uomini alle 14,30. C’è tanta attesa per Mathieu, inutile negarlo. Lui qui ha già vinto in mtb, ma il tifo è per gli azzurri. Viste le temperature, forse più dolci dell’anno scorso, magari si supererà la cornice dei 4.000 presenti a bordo pista.

La Val di Sole bussa e Samparisi ci riporta sulla neve

01.12.2022
5 min
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Ci siamo quasi. Dopo il grande successo dello scorso anno, si avvicina di gran passo la data della Coppa del mondo di Ciclocross In Val di Sole a Vermiglio. La tappa della neve per intenderci, quella che lo scorso anno alla sua prima edizione ha regalato uno show memorabile fatto di derapate, campioni, freddo, cadute, neve e tensione agonistica. Ieri c’è stata presentazione ufficiale della gara, ribattezzata “snowcross”, organizzata da Grandi Eventi Val di Sole e Flanders Classics, in programma per il prossimo 17 dicembre.

Sono attesi i campioni e le campionesse di tutto il mondo: da Mathieu Van der Poel a Fem Van Empel, da Tom Pidcock a Ceylin Del Carmen Alvarado. Ma anche i nostri ragazzi, come per esempio Nicolas Samparisi, uno dei sette italiani riusciti ad andare a punti nella passata edizione. Il corridore della KTM Alchemist Powered by Brenta Brakes ci parla della gara e del percorso trentino.

Nicolas, com’è dunque correre sulla neve?

Strano! Sicuramente è il terreno che più si modifica. All’inizio è molto battuto e compatto. E’ scivoloso, ma scorrevole. Man mano che si va avanti, con i passaggi la neve un po’ si scioglie e soprattutto si sfalda. Diventa molto simile alla sabbia e la cosa più difficile è mantenere la traiettoria.

Immaginiamo che una gara sulla neve sia più dura e di conseguenza anche più lenta: per te quanti chilometri in meno si fanno nel corso dell’ora di gara? Ammesso sia quantificabile…

Alla fine credo che la differenza non sia poi così tanta e che si possa paragonare ad una gara con molto fango. I primi giri sono veloci nel complesso. Entri più piano in curva, ma appunto restano veloci. Poi si va più piano, come fosse una gara bagnata su fango.

E’ stato presentato il percorso, hai notato delle differenze?

Di base sarà come quello dell’anno scorso. Fu un percorso molto bello, che riscosse successo e non richiedeva modifiche sostanziali. E’ stata una gara importantissima per il movimento, un vero spot per portare il ciclocross alle Olimpiadi e quest’anno la partecipazione sarà ancora maggiore.

Lo scorso anno Samparisi ha difeso i colori della nazionale (foto Previsdomini, anche in apertura)
Lo scorso anno Samparisi ha difeso i colori della nazionale (foto Previsdomini, anche in apertura)
Quanto conta l’esperienza del 2021? 

Quando ero junior, correvo spesso in Belgio e non era così raro trovare la neve, ora non capita più e quell’esperienza serve a poco sinceramente. Anche perché resta una gara unica, fine a se stessa. Di certo è un’emozione insolita. E’ un po’ come correre a Koksijde… circuito interamente su sabbia.

Tecnicamente sai già cosa ti aspetta, i setup… ci vai più preparato?

Sicuramente chi ha corso in Val di Sole l’anno scorso sa cosa serve. Io so a cosa vado incontro. Ho idea per esempio di partire con una gomma e di finire con un’altra. So anche come vestirmi: più pesante. L’anno passato ero partito con il body felpato della nazionale e i gambali: quest’anno in caso di freddo mi vestirò di più. Soprattutto starò più attento a mani e piedi perché fu davvero freddo. Sono piccole che cose che messe tutte insieme possono fare la differenza.

Hai detto che partiresti con una gomma e finiresti con un’altra. Quindi prevedi il cambio di bici a metà gara?

Esatto, una gomma più tassellata all’inizio quando con il fondo compatto può esserci più grip e una da sabbia nella seconda parte. Come accennavo, in Val di Sole la vera fatica emerge nella seconda parte di gara. Quando il terreno è smosso e tanto farinoso, che tu abbia una gomma scorrevole o una da fango conta meno. Semmai conta più la mescola. Lo scorso anno per esempio Van Aert utilizzò quella verde ideale per le basse temperature. Ricordo invece che Pidcock fece molte prove: iniziò con quella da fango, poi passò a quella da sabbia, ritornò su quella da fango e infine provò anche la “mille punte” (quella da sabbia, ndr).

Per il resto, Nicolas, come ci arrivi a questo evento? Come sta andando la tua stagione?

Direi bene. Ho iniziato con una vittoria e questo ti dà morale, ti fa capire che stai lavorando nella direzione giusta. E so che devo lavorare tanto… tanto. Ho finito la stagione in mtb ad ottobre inoltrato e ho fatto fatica all’inizio ad abituarmi all’esplosività del cross. Mi ci vorrà ancora un mesetto buono per arrivare a certi livelli. 

L’obiettivo dunque è essere al top per gennaio, quando si avvicina il campionato italiano?

Esatto, quello è il mio obiettivo principale della stagione di ciclocross.

E’ Giant il nuovo Bike Partner di Val di Sole Bikeland

20.04.2022
3 min
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E’ stato ufficializzato oggi l’accordo che vedrà Giant come nuovo Official Sponsor di Val di Sole Bikeland, da anni sede di grandi eventi mondiali nel settore del fuoristrada e destinazione sempre più apprezzata dai biker di ogni livello e categoria. Per tutto il 2022 sarà quindi Giant la bici ufficiale che accompagnerà il ricco calendario di appuntamenti a due ruote in programma in Val di Sole.

Locandina che presenta la collaborazione tra Giant e Val di Sole Bikeland
Locandina che presenta la collaborazione tra Giant e Val di Sole Bikeland

L’orgoglio di Giant

Claudio Cannizzaro, Responsabile Commerciale e Marketing di Giant Italia, non ha mancato di sottolineare la soddisfazione per l’accordo raggiunto.

«Per Giant – dice – sarà un onore collaborare con Val di Sole Bikeland, la destinazione italiana d’eccellenza per gli amanti delle due ruote. Sarà una partnership che genererà molteplici benefici volti a tutti gli appassionati di questo meraviglioso sport, dai bikers impegnati nel bikepark alle famiglie alla ricerca di svago sulle numerose piste ciclabili. Vogliamo che nessuno si senta escluso. Un progetto che abbiamo a cuore e sapremo valorizzare nel tempo con l’augurio di ottenere ottimi risultati e un riscontro positivo da chi avrà modo di seguirci in questa nuova avventura».

La Val di Sole è uno dei luoghi più belli da esplorare in bicicletta
La Val di Sole è uno dei luoghi più belli da esplorare in bicicletta

Un calendario ricchissimo

L’accordo con Giant arriva in un anno che si annuncia davvero ricco di appuntamenti a due ruote per la Val di Sole. Si comincerà a giugno, con l’IMBA Europe Summit (2-4 giugno) e la prima volta di Val di Sole BikeFest. L’evento coinciderà con l’apertura della stagione del Bike Park Val di Sole e offrirà tante emozioni a due ruote agli appassionati di ogni categoria.

Dal 2 al 4 settembre tornerà il grande appuntamento con la Coppa del mondo di mountain bike, che in Val di Sole incoronerà i propri vincitori nel round conclusivo. Il 17 dicembre, infine, la Coppa del Mondo di ciclocross tornerà a disputarsi nello scenario innevato di Vermiglio che nel 2021 ha conquistato gli spettatori di tutto il mondo con il trionfo di Wout Van Aert nella gara maschile.

A sinistra Fabio Sacco, Direttore di APT Val di Sole e Grandi Eventi Val di Sole
Fabio Sacco, Direttore di APT Val di Sole e Grandi Eventi Val di Sole

La capitale della Mtb

Senza alcun timore di poter essere smentiti, negli ultimi 15 anni la Val di Sole è stata in grado di diventare la capitale italiana della mountain bike in ogni sua declinazione. E’ arrivata ad ospitare tre edizioni dei campionati del mondo di specialità (2008, 2016, 2021), con la quarta già in calendario per il 2026. 

Non è quindi un caso che Val di Sole sia stata insignita del titolo di Bike Region dall’Unione Ciclistica Internazionale. Un riconoscimento per quanto fatto nel recente passato e un incentivo a proseguire nel cammino intrapreso con un marchio come Giant come compagno di viaggio.

Fabio Sacco, Direttore di APT Val di Sole e Grandi Eventi Val di Sole ha accolto con estrema soddisfazione l’accordo con Giant: «Parliamo di uno dei brand più iconici nel mondo del ciclismo, che incontra una delle destinazioni più iconiche quando si parla di mountain bike. Giant ha dimostrato di condividere la nostra filosofia, e siamo pronti ad iniziare un rapporto proficuo e duraturo».

L’accordo tra Giant e Val di Sole Bikeland arriva in un anno estremante importante per il marchio taiwanese che proprio nel 2022 celebra i 50 anni dalla sua fondazione.

Val di Sole Bikeland

Giant

Le sfide di Van der Spiegel, capo fiammingo del Fiandre

06.03.2022
6 min
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Tomas Van der Spiegel è alto 2,14 e nella sua vita precedente giocava a basket. Quando vai alle corse del Belgio, non è infrequente incontrarlo, anche se raramente lo vedi in mezzo ai corridori. Pur essendo il capo di Flanders Classics , la società che organizza il grande ciclismo in Belgio – dalla Omloop Het Nieuwsblad al Fiandre, passando per la Gand e altre – Tomas preferisce un ruolo dietro le quinte. Se lo noti è perché, come i campanili nelle sconfinate pianure delle Fiandre, svetta sulle teste e detta la rotta.

«Sono sempre stato appassionato di ciclismo – dice Van der Spiegel, in apertura nella foto Facebook – sono fiammingo, fa parte di noi. La primavera per me è sempre stata la stagione delle classiche, ora più che mai. Già quando giocavo, ho sempre avuto la passione per il lato business dello sport. Perciò quando mi hanno avvicinato i proprietari di Flanders Classics e mi hanno offerto di diventarne l’Amministratore Delegato, non ci ho pensato neanche per un secondo. Mi dà tanto orgoglio essere qui».

Classe 1978, avendo giocato con la Fortitudo Bologna, la Virtus Roma e l’Olimpia Milano, il suo italiano è praticamente perfetto, scritto e parlato. Scherzando dice che in certi giorni va meglio e in certi peggio: dipende dallo stress. E queste sono settimane di fuoco, dopo che nello scorso autunno Flanders Classics organizzò assieme a Golazo anche i mondiali di Flanders 2021.

Quanto pesa il tuo ruolo nelle settimane di primavera?

In realtà per me non cambia tantissimo (ride, ndr), perché non sono troppo coinvolto a livello tecnico. Per il resto del mio team, mi rendo conto che siano giorni impegnativi.

Siamo abituati a pensare a RCS e ASO, ma anche Flanders Classics è ormai una grande struttura.

La differenza è che noi abbiamo soltanto corse di un giorno e questo cambia tanto. In ogni caso siamo riconosciuti come terzo attore sulla scena del ciclismo. Complessivamente siamo coinvolti in 70 eventi all’anno. Abbiamo tutta la stagione del ciclocross, tante Gran Fondo, le grandi classiche e le gare per le donne.

Podio di Leuven 2021, Alaphilippe iridato con Van Baarle e Valgren
Podio di Leuven 2021, Alaphilippe iridato con Van Baarle e Valgren
Lo scorso anno si è aggiunto il mondiale, come è andata?

E’ stato una sfida. Il giorno della corsa dei pro’ è stato paragonabile a un Fiandre, quindi nessun problema. Il guaio è che abbiamo dovuto mettere insieme otto giorni di eventi e la logistica di quattro città lontane non è stata semplice. Ma alla fine ha funzionato bene tutto.

Come si passa dal basket al ciclismo?

Sono qui da quattro anni e credo ormai di aver trovato la mia collocazione. Il ciclismo è un mondo tradizionale, il mio apporto potrebbe essere considerato innovativo. Non avendo grossi legami col passato e la tradizione, riesco a vedere le cose con meno condizionamenti

Fra le novità, lo scorso anno avete adottato le transenne Boplan: un bel passo avanti…

Se devo dire, dopo quello che ho vissuto per tutta la carriera da professionista, lo stress del mio ruolo sembra davvero poca cosa. C’è, ma si gestisce facilmente. Ma c’è una cosa che ancora mi dà ansia ed è la sicurezza dei corridori e del pubblico. Non è facile, non siamo in un palazzetto, in un velodromo o in uno stadio. Perciò tutto quello che possiamo fare, anche se costa, sarà un investimento che vale assolutamente la pena. Transenne o volontari, qualsiasi cosa. La sicurezza sulle nostre strade è una bella sfida, perché saprete bene che nelle Fiandre non c’è una strada che sia dritta, non una strada che sia larga. Per questo volontari e motociclisti sanno di avere un ruolo molto importante.

Le transenne di Boplan utilizzate da Flanders Classics a partire dal 2021: Van der Spiegel ha la sicurezza nel mirino
Le transenne di Boplan utilizzate da Flanders Classics a partire dal 2021
Tanto cross e tanta strada: qual è il rapporto di forza?

A livello internazionale, conta più la strada. A livello locale, il cross ha lo stesso peso. E anche questa sfida di renderlo sempre più internazionale è molto importante, approfittando della presenza di tre corridori come Van Aert, Van der Poel e Pidcock che lo rendono così spettacolare.

Il cross sulla neve: mai avuto dubbi?

Adesso che è riuscito tutto, posso dire che eravamo sicuri. Ma il nostro motto è che finché non provi, non saprai mai se può funzionare. Abbiamo provato. Val di Sole si è dimostrato un partner di grande valore e alla fine è andata bene e per questo torneremo. Il cross è un prodotto molto attrattivo. La gara dura sono un’ora, è esplosiva, si può rendere bene con riprese spettacolari, donne e uomini hanno già la parità. Può diventare un prodotto con un bel futuro. Non sta a noi portarlo alle Olimpiadi, noi possiamo dimostrare che le merita.

Come si fa?

Va reso sempre più internazionale. Ora è rientrata l’Italia, il prossimo anno ci sarà anche la Spagna. Chiaro che i tifosi di qui lo vorrebbero tutto fra Belgio e Olanda, ma lo scopo è creare uno sport diffuso e attrattivo.

La Coppa del mondo nella neve a Vermiglio: una prima assoluta, per Van der Spiegel riuscita molto bene
La Coppa del mondo nella neve a Vermiglio: una prima assoluta, riuscita molto bene
Hai parlato di abitudini che non hai e che vorresti eliminare…

I miei collaboratori sanno che sono allergico alla frase: «Si è sempre fatto così». Il ciclismo è un prodotto che ha potenziale, ma deve accettare nuove sfide. Per cui va bene la sicurezza, ma dobbiamo lavorare a uno sport che fra dieci anni sia attrattivo come lo era vent’anni fa. Serviranno dei cambiamenti, che non sempre vengono capiti.

Che rapporto hai con gli atleti?

Ho dei contatti con loro, con alcuni ho più rapporto, ma il mio obiettivo è essere un organizzatore rispettato. Ammiro molto gli atleti, lo sono stato anche io e so cosa vuol dire fare la loro vita. Ma non voglio essere amico di tutti, perché devo prendere liberamente le mie decisioni.

Secondo Tomas Van der Spiegel è possibile collaborare con gli altri organizzatori?

E’ possibile. E’ difficile perché sono mondi diversi. Sarebbe utile. I due grandi organizzatori sono legati alle loro necessità, ma io credo che le squadre andrebbero coinvolte nel modello di business, avere dei dividendi. L’abbiamo sempre detto, ci crediamo e ci proveremo. Bisogna fare piccoli passi e avvicinare tutti, sederci allo stesso tavolo.

Prima del Covid, il pubblico aveva accesso al capannone dei bus alla Het Nieuwsblad
Prima del Covid, il pubblico aveva accesso al capannone dei bus alla Het Nieuwsblad
Il weekend di apertura in Belgio ha rivisto il pubblico sulle strade, non ancora alla partenza…

Sentiamo che le squadre non sono pronte per la riapertura totale. Hanno sempre paura, vogliono proteggere il corridore e per ora vanno capite. La prossima discussione riguarderà proprio la riapertura della zona dei pullman al pubblico. Alla partenza dal velodromo di Gand, era spettacolare avere i tifosi fra i bus nel capannone al coperto. Era la vera festa del ciclismo. E anche se ai team fa comodo essere appartati rispetto alla stampa e ai tifosi, il ciclismo ha bisogno di questi momenti. Serve solo avere pazienza.