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Johannessen 2021

Tra fondo e ciclocross, Johannessen pensa al 2022

25.11.2021
5 min
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Non bastasse tutto quel che ha fatto in questa stagione fra gli Under 23 (vittoria al Tour de l’Avenir, secondo al Giro U23, terzo alla Liegi-Bastogne-Liegi), Tobias Halland Johannessen si è messo a vincere anche nel ciclocross… Il giovane talento di Drobak, per nulla stanco dopo una stagione concentrata soprattutto nella seconda parte e che lo ha visto anche impegnato ai Giochi di Tokyo, è tornato a competere sui prati e ha portato a casa il titolo nazionale, il terzo dopo quelli del 2017 e 2018.

Durante l’anno c’era già stato modo di parlare di lui, corridore che esce un po’ dai consueti canoni del ciclismo attuale. Corteggiato da molti grandi team visti i suoi risultati, ha scelto di continuare a rimanere nell’Uno-X Pro Cycling, la formazione guidata dalla vecchia conoscenza italiana Kurt Arvesen, passando semplicemente dalla formazione Development alla prima squadra Professional, una sorta di nazionale con qualche innesto danese, non solo per rimanere in un ambiente familiare, ma per crescere con calma.

Johannessen Uno-X 2021
Nel 2022 Johannessen farà il passaggio dalla formazione Develpment alla prima squadra Uno-X
Johannessen Uno-X 2021
Nel 2022 Johannessen farà il passaggio dalla formazione Develpment alla prima squadra Uno-X

Una persona solare

Il resto è lui stesso a raccontarlo, con quella solarità che traspare dalle foto e un entusiasmo contagioso, espresso già alla semplice richiesta di un po’ di tempo per chiacchierare partendo dai suoi inizi: «La mia passione per la bici è nata praticamente con me, ma agli inizi per me è stato soprattutto un mezzo di trasporto, per andare a scuola e girare con gli amici. Pian piano ho visto che andavo bene e ho pensato di provare a farne qualcosa di più, perché era divertente e potevo allargare i miei orizzonti».

Nel tuo Paese d’inverno quasi tutti vanno sugli sci di fondo, in maggior modo nella tua zona geografica. Lo fai anche tu e lo ritieni utile per la preparazione invernale?

Sì, assolutamente perché qui fa molto freddo e non è sempre facile, quando sono a casa, poter andare in bici sia per la neve che per le temperature rigide. Lo sci di fondo è davvero utile per tenermi in forma, ma è anche un modo per fare sport in maniera più rilassata.

Johannessen fondo 2021
Tobias sugli sci di fondo, molto usati d’inverno come alternativa alle pedalate
Johannessen fondo 2021
Tobias sugli sci di fondo, molto usati d’inverno come alternativa alle pedalate
Quest’anno sei tornato ad affrontare il ciclocross, come mai?

Il ciclocross non ho mai potuto praticarlo molto anche se mi piace. In Norvegia non ci sono molte gare e per me resta una disciplina subordinata alla strada, non voglio impegnarmi troppo seriamente in un’altra disciplina. Sicuramente sarebbe utile avere qualche occasione di confronto d’inverno, in un ambito nazionale che non sarebbe troppo competitivo. Diciamo che può essere un valido aiuto alla preparazione invernale, ma senza finalizzarlo.

Che tipo di corridore pensi che diventerà Tobias Johannessen?

Bella domanda, devo ancora scoprirlo. Sicuramente mi trovo bene in salita, è il terreno che preferisco, ma non so dire se sia un corridore più adatto alle classiche o alle grandi corse a tappe. Devo ancora scoprirmi e per questo voglio procedere con calma, so che devo migliorare molto su tutti i terreni per essere competitivo. Quel che è certo è che le salite anche quelle più dure, non mi spaventano…

Johannessen ciclocross 2021
Il podio dei campionati nazionali di ciclocross (foto Federazione Norvegese)
Johannessen ciclocross 2021
Il podio dei campionati nazionali di ciclocross (foto Federazione Norvegese)
E’ indubbio però che nelle brevi corse a tappe di quest’anno hai messo in mostra grandi possibilità, anche quando ti sei trovato a competere con i pro’, facendo pensare a un tuo futuro nei grandi giri…

Sicuramente il 2021 è stato positivo nelle gare a tappe brevi, che per il momento sono la mia dimensione ideale, anche se Giro U23 e Avenir sono gare che arrivano a 10 giorni e quindi proprio brevi non sono. Ma se parliamo delle prove che hanno fatto la storia fra i pro’ è un altro discorso, intanto bisognerebbe affrontarle e capire come vado in gare di tre settimane. Ci arriveremo, ma voglio procedere per gradi e so già che nel 2022 ci saranno tante occasioni per mettermi alla prova.

Tutti ti aspettavano protagonista agli Europei di Trento e ai Mondiali di Leuven, che cosa è successo?

Sono state due gare davvero sfortunate. A Trento tutto è stato vanificato da una caduta, era una gara molto veloce che non dava spazio né tempo per recuperare. Anche il mondiale è stato contraddistinto da una caduta in un momento fondamentale, è stato davvero un peccato perché stavo bene e avevamo una grande nazionale (ha chiuso 83° a 6’20” da Baroncini, ndr). Ci riproverò il prossimo anno, sperando di avere più fortuna.

Johannessen fratello 2017
Johannessen in maglia di campione nazionale ciclocross 2017 con il fratello Anders (foto profilo Twitter)
Johannessen fratello 2017
Johannessen in maglia di campione nazionale ciclocross 2017 con il fratello Anders (foto profilo Twitter)
Di te si è parlato molto in stagione anche per le tue sfide con Filippo Zana, al Sazka Tour e al Tour de l’Avenir. Che cosa ne pensi di lui?

Sono state davvero belle battaglie. E’ un gran corridore e soprattutto un’ottima persona, ho avuto modo di parlarci prima di qualche tappa. Fra noi non puoi mai dire prima chi la spunterà, sicuramente nel 2022 avremo altre occasioni per sfidarci, forse ancora di più che in passato e so che sarà sempre dura batterlo.

Quanto è importante avere tuo fratello Anders Johannessen al fianco, soprattutto ora che sali di livello entrando in un team Professional?

Moltissimo, per me è la cosa più importante averlo con me, abbiamo uno splendido rapporto, entrambi possiamo correre le stesse gare e questo per me è importante perché i cambiamenti sono sempre un’incognita.

Pensi che le cose cambieranno molto nel 2022?

Sì, anche se il team resta lo stesso e quindi mi sento a casa, ma ci saranno più impegni e giustamente verrà chiesto di più per migliorare. Io sono pronto.

Johannessen Avenir 2021

Arvesen, da dove escono fuori gli scalatori norvegesi?

03.09.2021
4 min
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Guardando i risultati professionistici, ma soprattutto giovanili, abbiamo notato come stiano emergendo spesso nuovi talenti norvegesi, soprattutto con caratteristiche piuttosto diverse da quelle della tradizione locale, che attraverso Edward Boasson Hagen e Alexander Kristoff ha ottenuto grandi risultati soprattutto nelle prove con conclusione in volata. Le imprese di Tobias Foss protagonista al Giro d’Italia, Tobias Johannessen vincitore dell’Avenir (nella foto di apertura) e Odd Christian Eiking a lungo in maglia roja alla Vuelta sono solo la punta dell’iceberg.

Quello norvegese è un ciclismo in trasformazione, come ci ha confermato Kurt Asle Arvesen, ex pro’ e prima iridato nei dilettanti, che ha corso a lungo dalle nostre parti. E facendo proprio tesoro delle esperienze maturate in Italia sta facendo crescere la Uno-X, principale squadra norvegese della quale è direttore sportivo: «E’ un team ancora giovane, entrato fra le continental nel 2017 e fra le professional nel 2020. Veniamo da una buona stagione, dove abbiamo affrontato grandi sfide anche grazie a una vera pioggia di wild card arrivateci anche da gare di spessore, molto più di quanto ci aspettavamo, in molte prove della lunga Campagna del Nord ma anche all’Amstel Gold Race».

Arvesen 2018
Kurt Asle Arvesen, 46 anni, diesse della Uno-X. Iridato U23 nel 1997, ha vinto 19 gare da pro con 2 tappe al Giro e una al Tour
Arvesen 2018
Kurt Asle Arvesen, 46 anni, diesse della Uno-X. Iridato U23 nel 1997, ha vinto 19 gare da pro con 2 tappe al Giro e una al Tour
Come mai prima nel ciclismo norvegese emergevano soprattutto velocisti e ora invece il panorama è più completo?

Secondo me è stata soprattutto una coincidenza, avere due grandi sprinter nello stesso periodo ha dato un’impressione parziale del nostro movimento. E’ vero anche però che il ciclismo norvegese si sta evolvendo seguendo un po’ le tracce della società, dove la bicicletta è sempre più usata e il ciclismo sta diventando una vera alternativa allo sci di fondo, che con il calcio è il nostro sport nazionale.

La Norvegia ha sempre avuto però una tradizione maggiore nella mountain bike…

E’ vero, ma le cose stanno cambiando. I praticanti aumentano, ci sono gare sempre più qualificate come il Giro di Norvegia, soprattutto il ciclismo su strada offre sempre maggiori attrattive ai giovani, che prima erano più intrigati dalla mountain bike, ma molti dei nostri migliori prospetti hanno comunque una radice nell’offroad.

Uno-X 2021
L’Uno-X Pro Cycling Team è nato nel 2010. Ha una sezione giovanile e una femminile. Johannessen è il suo atleta più promettente
Uno-X 2021
L’Uno-X Pro Cycling Team è nato nel 2010. Ha una sezione giovanile e una femminile. Johannessen è il suo atleta più promettente
Alcuni anni fa ci si sorprese per l’affermazione prepotente della Norvegia nello sci alpino, perché si diceva che non c’erano grandi montagne per voi. Non è che nel ciclismo sta avvenendo lo stesso, un’evoluzione a dispetto di una sfavorevole situazione geografica?

In Norvegia le montagne ci sono, certo non sono le Dolomiti, ma ci sono salite lunghe, altezze comunque importanti. Non siamo come Danimarca o Olanda dove davvero il terreno è piatto. Sono salite che si stanno dimostrando un’ottima palestra. Poi non va dimenticato che in Norvegia ci sono 5 milioni abitanti con una cultura sportiva molto diffusa, a qualsiasi livello e qualsiasi età. Le gare ciclistiche sono molto seguite in Tv, c’è stato negli ultimi 10 anni un enorme sviluppo.

Chi sono i giovani sui quali fate affidamento?

Difficile fare qualche nome, abbiamo molti giovani che stanno lavorando con le migliori strutture disponibili, abbiamo preparatori e mental coach a loro disposizione, io credo che i risultati arriveranno. Quest’anno, relativamente al nostro team, Tobias Halland Johannessen ha portato a casa il Tour de l’Avenir succedendo a Tobias Foss, poi Rasmus Tiller e Idar Andersen, entrambi di 22 anni, hanno già vinto a livello elite e il secondo è entrato nella Top 100 del ranking. Insomma i giovani ci sono, devono solo avere il tempo di crescere, ma su di loro stiamo investendo molto.

Hagen Kristoff 2020
Edward Boasson Hagen e Alexander Kristoff, due dei migliori velocisti mondiali degli ultimi anni
Hagen Kristoff 2020
Edward Boasson Hagen e Alexander Kristoff, due dei migliori velocisti mondiali degli ultimi anni
Che ricordi hai della tua esperienza italiana?

Meravigliosi. L’Italia è la mia seconda casa, ci ho vissuto 10 anni, sul Lago di Garda. Vissi l’esperienza dell’Asics-CSA con Davide Boifava, mi legai profondamente a Luciano Rui e Ivan Basso con il quale ci incontriamo spesso ora da dirigenti sportivi. Sono molto legato all’Italia, ho imparato tanto e cerco ora di trasmetterlo agli altri.

Il sorso amaro degli “sconfitti”, nel giorno del tris di Ayuso

09.06.2021
4 min
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A Campo Moro vince ancora Juan Ayuso. Lo spagnolo della Colpack-Ballan fa tripletta ma i suoi avversari non si può dire che non ci abbiano provato. Già dal mattino avevano le idee chiare. Chi doveva fare la tappa era visibilmente più concentrato di chi invece partiva per arrivare nel tempo massimo o non aveva particolari velleità di gara. Healy e il suo compagno Gloag, erano tra coloro che avevano qualcosa da giocarsi e infatti erano sfingi. Qualche ora dopo però faranno parte, di nuovo, degli “sconfitti” di giornata.

Anche se ci vuole coraggio a chiamare sconfitti questi ragazzi che si trovano a lottare con una maglia rosa in tali condizioni e hanno corso una tappa da veri protagonisti.

Ayuso sigla il tris a Campo Moro (foto Isola Press)
Ayuso sigla il tris a Campo Moro (foto Isola Press)

Dsm tenace, Healy distrutto

La Dsm Development in particolare ha sempre tenuto sotto controllo la fuga. Non gli ha mai lasciato troppo spazio, un po’ come abbiamo visto fare alla BikeExchange nel Giro dei grandi quando cercava la vittoria con Simon Yates. I tedeschi volevano portare Henri Vandenabeele (a sinistra nella foto di apertura) davanti ai piedi della lunga salita finale.

«Abbiamo messo due uomini a tirare – spiega Garofoli mentre chiede dell’acqua dopo l’arrivo – per controllare la fuga e ridurre poi il distacco. Abbiamo sempre fatto il ritmo. Io poi ho fatto l’ultimo uomo in salita. Mi sono spostato quando mancavano 7 chilometri alla fine più o meno, per lanciare Henri. Ma contro un Ayuso così è dura. A proposito quanto ha preso Henri?».

Spieghiamo al laziale che il compagno ha fatto terzo a circa un minuto. Lui allarga le braccia e infila la maglia lunga.

Intanto alle sue spalle sfila Thomas Gloag (quarto di giornata), della Trinity Racing, forse il più stremato ai 2.000 e passa metri di questa strada all’ombra del Bernina. Va detto però che l’irlandese è stato anche il primo a complimentarsi con Vandenabeele per la buona scalata condotta insieme, seppur una scalata fatta ad inseguire.

Dsm in testa a fare il ritmo (foto Isola Press)
Dsm in testa a fare il ritmo (foto Isola Press)

Il sorriso di Vandenabeele

E il fiammingo, al via da Cesenatico considerato tra i favoriti, ci ha provato. Ha forzato, ha cercato di resistere all’affondo di Ayuso, ma poi si è dovuto “arrendere”. Dopo l’arrivo era però sorridente.

«Penso che il mio team oggi abbia fatto un lavoro incredibile per me – spiega il belga – E’ stata una tappa molto dura. Ho provato a resistere dopo l’accelerazione del ragazzo colombiano (Jesus Pena Jimenez, ndr) e di Auyso, ma poi loro avevano un passo troppo forte per me.

«Mi vedete sorridere? E cosa dovrei fare? In questo momento è così: Ayuso è più forte. Io posso solo promettere che continuerò a provarci. Veniamo da tappe difficili e altre difficili ne restano. Posso lottare per il podio e questo deve diventare il mio obiettivo».

Alla fine la sua analisi benché fatta a caldissimo è forse la più corretta: per ora è così. Si può solo continuare a dare il massimo.

I gemelli norvegesi, Tobias (in primo piano) e Anders Johannessen
I gemelli norvegesi, Tobias (in primo piano) e Anders Johannessen

Vichingo coraggioso

Mentre i corridori continuano a sfilare sotto l’arrivo di Campo Moro che molto ricorda quello di Ceresole Reale al Giro 2019, tra gallerie, rocce, nevai, dighe e stambecchi… anche il norvegese Tobias Johannessen si concede al massaggiatore. Lui fa parte degli “sconfitti” illustri. Come i suoi colleghi già citati era qui per vincere il Giro U23. Maglia aperta, il vichingo sembra non sentire freddo. Chiede una lattina di aranciata e resta lì, dietro all’arrivo, più di altri. Rispetto a Vandenabeele però lui ride meno, molto meno.

«Fin qui è stato per me un Giro molto duro e oggi c’era da fare una salita lunghissima – racconta Tobias con gli occhi semichiusi – Ho finito un po’ dietro, ma di più proprio non potevo fare».

Tobias è senza dubbio colui che sta cercando di attaccare di più l’asso spagnolo. Anche ieri aveva provato a scappare nella discesa del Selvino approfittando della pioggia e strappando qualche secondo alla maglia rosa a San Pellegrino Terme in volata. Oggi però li ha ripresi e, con gli interessi, pur arrivando quinto.

«E’ molto difficile, se non impossibile battere Auyso adesso – conclude il norvegese – Juan dovrebbe avere delle giornate no. Il podio è certamente il mio obiettivo, ma voglio vincere, almeno una tappa, ci proverò sempre e vediamo cosa succederà».