Pista, quali differenze tra le varie gare? Risponde Selva

05.12.2023
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La pista non va mai in vacanza, lo si può affermare serenamente. Nei suoi tanti appuntamenti è sempre presente un certo tipo di agonismo, anche per ciò che c’è in palio. Dal prestigio personale all’affinamento della condizione, dai punti per il ranking internazionale alle qualificazioni olimpiche o mondiali.

La collezione autunno-inverno tradizionalmente è sempre stata popolata dalle iconiche Sei Giorni (come quella di Gand), cui nelle ultime tre stagioni si è aggiunta la Uci Track Champions League, voluta per rendere le gare nei velodromi appetibili ad un pubblico più ampio e meno di nicchia, come ci aveva detto il suo direttore Florian Pavia. La campagna primaverile-estiva invece lascia spazio alle prove di Nations Cup e alle gare nei velodromi scoperti. Ma esistono differenze di livello qualitativo tra queste varie corse? E se sì, quali sono? Abbiamo chiesto le risposte a Francesca Selva, che con la sua partecipazione alla Champions League se ne è fatta un’ulteriore idea. Sentiamo cosa ci ha detto la 24enne veneziana di Marcon, che in questi giorni è impegnata a Montichiari per un raduno azzurro in vista delle prossime gare e del 2024, nel quale proverà ad intensificare anche l’attività su strada.

Selva corre su strada col team irlandese Torelli. Nel 2024 vorrebbe intensificare l’attività in funzione della pista
Selva corre su strada col team irlandese Torelli. Nel 2024 vorrebbe intensificare l’attività in funzione della pista
Ormai Francesca possiamo considerarti fissa nel gruppo della nazionale?

Direi di no per il momento, perché mi devo ancora confrontare con calma con Marco (Villa, il cittì della pista, ndr). Lui però sa che io sono disponibile alle sessioni di allenamento che ci sono sempre state tutte le settimane. E sa anche che se c’è bisogno, può contare su di me. Le convocazioni in Nations Cup per Cali nel 2022 e per Il Cairo lo scorso marzo sono state le occasioni per entrare nel giro azzurro ed io voglio provare ad investirci più tempo.

Punti a guadagnarti un posto per le prossime Olimpiadi?

A chi non piacerebbe andarci? Ma non esageriamo (sorride, ndr). Non mi sono fatta alcun tipo di aspettative e false speranze. So perfettamente che c’è già un gruppo di atlete che andrà a Parigi ed è giusto così. Vedremo dopo le Olimpiadi se si potranno aprire nuove possibilità. Di sicuro so che vorrei allenare l’inseguimento a squadre e migliorare altre mie caratteristiche. E’ per questo che proverò a correre un po’ di più su strada sempre in funzione della pista. La Torelli, la mia squadra, ha ricevuto nuovamente l’invito per correre la RideLondon e nel 2024 vorrebbero farmela correre. Sono affascinata da quella gara, ma dovrò prepararmi bene.

Cosa intendi per “in funzione della pista”?

Non sono mai stata entusiasta di correre su strada, ma l’ho rivalutata dopo le gare che ho fatto tra fine luglio e settembre. In Polonia ho finito una piccola corsa a tappe e non lo avrei mai detto. Sono rimasta piacevolmente sorpresa perché non ero abituata a quel tipo di fatica. Ho capito che su strada posso migliorare la mia resistenza in pista, visto che faccio le discipline endurance. Anche se di pochi secondi, in pista necessito sempre di un momento dove poter rifiatare e a volte è quello che ti manca per fare la differenza o finire meglio la gara. Anche le tre kermesse che ho fatto in Belgio erano simili allo sforzo che faccio solitamente in pista. Facendo così, spero quindi di potermi presentare più preparata alle prossime corse nei velodromi.

Proprio a Londra si è conclusa la Champions League. Cosa prevede ora il tuo calendario?

Nel frattempo, verso fine novembre, ho disputato la “4 Giorni di Ginevra” infilandoci anche qualche giorno di recupero. La settimana prossima torno in Svizzera per la Track Cycling Challenge di Grenchen, poi andrò a Copenaghen per le gare di fine anno (28 e 29 dicembre, dove sarà presente anche Viviani, ndr). A gennaio invece sarò in Germania per le Sei Giorni di Brema e Berlino, anche se in realtà correrò le mie discipline rispettivamente solo per uno e tre giorni.

Considerando le esperienze che hai accumulato nelle varie manifestazioni in pista, ci sono differenze fra loro?

Assolutamente sì, ma vanno contestualizzate. Ho corso tante gare di classe 1 e classe 2, ho fatto la Nations Cup e ultimamente la Champions League. Tre eventi diversi fra loro per modo di correre e dove ci sono corridori con esperienze ed obiettivi diversi. Le differenze maggiori le ho notate sul piano tecnico.

Puoi spiegarcele?

Parto dalla Champions, visto che era una novità per me. Anche se non c’era la madison, la mia specialità principale, devo dire che a livello mentale è piuttosto semplice, così come per l’interpretazione. Tuttavia si ha una qualità dei partecipanti molto alta. Si viaggia con rapporti folli e si va a tutta per quei 10/15 minuti. Se ne hai da restare agganciata, meglio per te. Paradossalmente andando così forte, non devi quasi preoccuparti di tattica o errori altrui. Cose che invece si verificano nelle altre competizioni.

Selva dopo Parigi 2024 vorrebbe allenare meglio l’inseguimento a squadre e altre sue caratteristiche
Selva dopo Parigi 2024 vorrebbe allenare meglio l’inseguimento a squadre e altre sue caratteristiche
Continua pure.

Alla Nations Cup ho sempre trovato un livello poco omogeneo. Questo è dato anche dal periodo in cui si corre. Spesso le prove sono in concomitanza con l’attività su strada e quindi la qualità può variare tanto. Sia a Cali che al Cairo ricordo che nella madison c’erano 3/4 coppie forti o che comunque sapevano correre, tra le quali inserisco anche noi italiane. Le altre invece erano pericolose e si vedeva che non erano ben affiatate. Infatti la difficoltà maggiore era stare attente continuamente alle manovre delle ragazze meno pratiche. Molte di loro facevano il cambio al contrario rispetto al tradizionale e questo può influire sulla gestione della gara.

In che modo?

Se non si parte forte o davanti, poi si rischia di restare imbottigliate per troppo tempo. Per uscire dalle retrovie o per evitare le cadute si consumano tante energie psicofisiche. Ad esempio a Il Cairo abbiamo sempre corso col coltello fra i denti. Eravamo tante coppie e pure le qualifiche per la madison erano state difficili. Personalmente soffro sempre tanto una madison disordinata e, come me, credo anche altri puristi della pista.

Nelle gare di classe 1 e classe 2 invece che livello c’è?

A proposito di puristi, lì si trovano proprio quegli atleti che in pista sono a proprio agio e che amano quel tipo di ciclismo. Non sono gare facili perché molti corridori vengono per prendere punti per il ranking. Di base il livello è medio-alto, poi ci sono sempre quelle star che lo alzano ulteriormente. Ci sono differenze anche tra le corse all’aperto e indoor. Non solo per una questione climatica ma anche per il fondo in legno o in asfalto. Sembrano due mondi totalmente agli antipodi. Ecco, nonostante tutto e si vada forte anche qua, diventa più semplice correre perché ogni atleta sa cosa deve fare e come si corre.

Champions League della pista, un format per tutti

12.11.2023
6 min
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LONDRA – Battiti e watt sprigionati sia dagli atleti in pista che dal pubblico sulle tribune. La Uci Track Champions League è una centrifuga emozioni e adrenalina che ti intrattiene costantemente. E non potrebbe essere altrimenti in un evento organizzato dalla Warner Bros Discovery.

Le sue serate offrono sempre alta qualità di ciclismo e coreografie studiate ad hoc per gli spettatori. Le ultime due prove disputate nel velodromo olimpico Lee Valley di Londra hanno definito le classifiche finali. L’olandese Harrie Lavreysen e la neozelandese Ellesse Andrews hanno vinto le discipline degli sprint, mentre il canadese Dylan Bibic e la scozzese Katie Archibald quelle dell’endurance (in apertura foto UciTCL). Noi però abbiamo voluto approfondire il dietro le quinte con il trentaduenne francese Florian Pavia, il Series Director della UCI Track Champions League. Una persona disponibile e moderata, nata in Marocco, con origini di Pantelleria (tanto che suo padre parla ancora italiano) e che ha lavorato per ASO (la società organizzatrice del Tour de France) prima di passare al gruppo WBD. Sentiamo cosa ci ha detto.

Origini italiane. Il francese Florian Pavia è il Series Director della Uci Track Champions League. Nel 2024 spera di portare Viviani e Ganna
Origini italiane. Il francese Florian Pavia è il Series Director della Uci Track Champions League. Nel 2024 spera di portare Viviani e Ganna
Nel 2021 quando è nata, si diceva che la Champions League doveva sedurre il telespettatore. Ad oggi è vinta la sfida per voi?

Credo di sì. Abbiamo voluto il format per questo e lo organizzeremo fino al 2028. Volevamo rendere il ciclismo su pista accessibile per tutti. Non solo per chi ama la pista, ma anche per un pubblico molto più largo e distante dal ciclismo. La priorità resta sempre il prodotto televisivo, però va trovato sempre il giusto equilibrio tra l’esperienza nel velodromo e quella che viene percepita a casa. Su questo ci lavoriamo sempre dopo ogni evento, facendo tante prove.

In questa ricerca di equilibrio guardate più all’utente da casa?

Certamente, il nostro resta un prodotto che deve privilegiare il telespettatore. Nel velodromo abbiamo cinquemila persone, che sono comunque tantissime per un evento del genere, però da casa ne abbiamo più di centomila. I numeri sono sempre cresciuti dalla prima edizione ad oggi. In realtà sono incrementi piccoli perché avevamo già iniziato molto bene. Siamo sull’ordine del 10 per cento di crescita ogni anno in televisione.

Velocità, keirin, eliminazione e scratch sono le discipline perfette per un prodotto televisivo di massimo tre ore (foto UciTCL)
Velocità, keirin, eliminazione e scratch sono le discipline perfette per un prodotto televisivo di massimo tre ore (foto UciTCL)
E nei velodromi?

Lì invece abbiamo percentuali molto più alte. A Parigi nel 2022 avevamo avuto circa 2.500 persone, quest’anno oltre 4.000. E senza avere i grandi nomi della pista francese. Questo significa che la gente che è venuta per assistere e godersi il nostro spettacolo. Un mix tra gare e coinvolgimento generale, con giochi di luci e musica. Sono tre ore di gare che volano via velocemente. Ed il pubblico resta appassionato dall’inizio alla fine.

Come scegliete le sedi delle prove?

La scelta dei velodromi in questi anni non è stata mai casuale. Un po’ per i mercati di quei Paesi e un po’ per la tradizione che hanno su pista. Maiorca, ad esempio, è un’ottima meta anche per il buon clima. Vorremmo andare in Olanda ad Apeldoorn. Ci stiamo lavorando per farlo già nel 2024. Bisogna dire che poi abbiamo dei nostri requisiti da rispettare.

Quali sono?

I velodromi devono avere un’altezza al soffitto di almeno nove metri per poter installare la cable-cam. Poi ci vuole tutto lo spazio necessario per le attrezzature. Abbiamo un camion-regia che controlla diciotto telecamere puntate su pista e spalti. Infine, abbiamo anche un compound dentro al velodromo che si occupa di tutte le luci e gli effetti coreografici con grande coordinazione. Uno spettacolo del genere non lo possiamo allestire in qualsiasi posto.

Rispetto alla prima edizione cosa è cambiato?

Dal 2021 ad oggi abbiamo dovuto fare inevitabilmente degli aggiustamenti. Ad esempio l’ordine delle gare lo abbiamo cambiato quest’anno in modo che fossero più coerenti e logiche per la televisione. Ci siamo resi conto che la presentazione dei leader delle classifiche non potevamo più farle dopo circa 45 minuti di gare. Era una questione televisiva, ma il pubblico del velodromo non capiva. Così abbiamo deciso di farla subito ed trasmetterla in differita in un momento di piccolo intervallo.

Possono esserci novità per le prossime Uci Track Champions League?

Per le edizioni future stiamo facendo riflessioni se aggiungere delle specialità. La parte della velocità funziona molto bene. E’ in linea con la nostra idea di evento. La parte endurance invece è un po’ più difficile. Questi corridori corrono per circa dieci minuti. Metà di loro ti dice che è perfetto, l’altra metà no perché non riesce ad esprimersi al massimo. Se vogliamo mantenere tre ore di programma, non abbiamo alternative. Tuttavia per gli atleti dell’endurance abbiamo organizzato nel pomeriggio una corsa a punti (che assegna qualche punto nel ranking UCI, ndr) così possono utilizzarla come gara di riscaldamento.

Secondo voi può rubare scena e atleti alle Sei Giorni?

Penso di no. La Champions League è un prodotto totalmente differente dalle Sei Giorni. Quelle sono gare per un pubblico che segue la pista costantemente, quasi di nicchia. Ad esempio il loro format si presta poco alla televisione.

Nell’anno olimpico ci sarà la possibilità di vedere qualche nome importante?

Solitamente la qualificazione per la Champions League avviene con i mondiali, ma l’anno prossimo non sarà possibile perché ci saranno prima le Olimpiadi. Quindi dopo Parigi 2024 vedremo i risultati e distribuiremo le nostre 17 wild card. Indipendentemente da tutto, guardando in casa vostra, a noi piacerebbe molto avere corridori come Viviani o Ganna. Faremo un tentativo per portarli da noi.

Vece, dopo la Champions si lavora per trovare più consapevolezza

11.11.2023
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LONDRA – L’espressione sorridente che Emma Finucane, campionessa del mondo in carica della velocità, indirizza a Miriam Vece significa una bella iniezione di fiducia per lei. La ventenne gallese ha vinto da poco il primo round facendo tanta fatica per superare l’italiana nella batteria che le vedeva di fronte anche alla olandese Ruby Huisman.

Nella zona box del Lee Valley Velopark si assiste ad un continuo pellegrinaggio di atleti che salgono e scendono dalla pista per le varie prove della Uci Track Champions League. L’atmosfera è quella del grande evento che conoscerà il suo atto finale nella prima serata di oggi. Vece è alla terza partecipazione su tre edizioni e conosce bene la manifestazione allestita da Warnes Bros Discovery. Attualmente sta lottando per la top 10, però sa quali indicazioni trarre. Ne parla con Daniele Napolitano, suo compagno di nazionale ed arrivato nella capitale britannica per supportarla, oltre che per osservare gli avversari. Parlando con Miriam sul 2024 che la aspetta, abbiamo compreso meglio il valore di quello sguardo iniziale.

Nella Champions, Vece (in secondo piano) tra velocità e keirin ha alternato buone prove ad altre più anonime (foto Uci Track CL)
Nella Champions, Vece (in secondo piano) tra velocità e keirin ha alternato buone prove ad altre più anonime (foto Uci Track CL)
Possiamo considerarti una veterana della Champions. Che differenze hai notato dal 2021 ad oggi nelle tue prestazioni?

Nella prima edizione ho avuto più fortuna. Venivo dal mondiale di Roubaix dove ero andata bene ed avevo continuato ad allenarmi. Invece quest’anno e lo scorso arrivavo direttamente dalla off-season. Sono venuta qua per fare della gamba, correre e vedere il livello che c’è. Naturalmente mi fa piacere aver ricevuto l’invito, è sempre una bella manifestazione. Mi sto divertendo e qualche risultato l’ho ottenuto.

Lo sprint di prima con Finucane è uno di questi?

Direi proprio di sì, se contestualizzo la mia forma attuale. In pratica sono tornata veramente in pista a Maiorca. Dopo i mondiali non sono stata molto bene. Ho avuto problemi ai denti, poi mi sono operata al naso. Ho ripreso facendo lavori in palestra e su strada a Salerno, la città originaria dei miei genitori. Solo a ottobre inoltrato abbiamo ricominciato gli allenamenti a Montichiari. Poco fa ho fatto sudare Emma, che aveva lanciato uno sprint lunghissimo. Sono comunque soddisfatta in un certo senso perché qua, considerando il bel montepremi in palio, nessuno mente e tutte vanno forte.

Un pregio e un difetto della Champions League?

La cosa brutta, per modo di dire, o comunque stancante sono i viaggi. Arrivi il giorno prima della gara, devi montare la bici, corri al sabato, smonti la bici e la rimetti nel cartone da spedire. Diventa un po’ stressante fare così tutto di fretta. Lo penso ogni volta, però poi penso che se non mi avessero invitata ci sarei rimasta male (dice sorridendo, ndr). La cosa bella invece è che corri senza pressioni, almeno io. Faccio le mie prove cercando di imparare un po’ di tecnica e tattica. E un altro aspetto positivo è che posso rappresentare l’Italia, quest’anno assieme a Francesca (Selva, ndr).

La Champions può dare indicazioni per le altre manifestazioni internazionali?

Sì e no. La stessa Finucane non la vedo performante come ai mondiali. Sono sicura però che a gennaio, quando ci saranno gli europei, lei sarà al top. Viceversa, la Propster (campionessa europea nel team sprint e U23 nella velocità, ndr) che di solito non è tra le titolari della nazionale tedesca, in cui il livello è molto alto, qua alla Champions è stata leader nelle prime due prove. Diciamo che si può vedere a che punto sono le avversarie, ma non è troppo attendibile. Adesso da una settimana all’altra cambiano tante cose. Ad esempio io a Berlino sono arrivata in finale nel keirin, a Parigi la settimana scorsa invece un disastro. Poi contano gli allenamenti che si fanno, specie per me con Quaranta.

Cosa ti ha detto Ivan per questa Champions League?

Anche se mi considera una ragazza esperta, lui ha sempre da ridire (sorride, ndr). Mi dice sempre che devo ancora imparare a correre, più che altro perché mi sottovaluto tanto. In gara mi sembra sempre di non riuscire a fare le cose, quando invece Ivan mi ripete che le gambe le ho e che vado più forte di tante altre che mi arrivano davanti. Questa è una cosa negativa per quello che faccio. Perciò quando a casa analizziamo le gare, c’è sempre da discutere (e sorride nuovamente, ndr).

In vista degli europei e quindi delle Olimpiadi stai lavorando per colmare questo gap psicologico?

Sì, assolutamente, lo stiamo già facendo. Stare nel gruppo dei ragazzi mi aiuta tanto. Mi spronano e me lo dicono a ragion veduta, visto che mi alleno con loro. Spero di qualificarmi per Parigi…

La scorsa estate Quaranta la dava quasi per certa.

Con un piede sono a Parigi, con l’altro sono ancora in Italia. Al momento sono ampiamente dentro al ranking per andarci, sia nella velocità sia nel keirin, però per la qualificazione mancano ancora quattro passaggi. Voglio partire subito bene con l’europeo e poi guadagnare i punti necessari nelle altre tre prove di Nations Cup. Io dovrei andare malissimo e quelle dietro di me dovrebbero stravincere. Tutto può succedere. Finché non la ottengo, non ci credo. Di sicuro se dovessi fare dei bei tempi, allora anche quel famoso gap psicologico si ridurrebbe e sarebbe un po’ più facile prepararsi.

Miriam Vece (qui con Ivan Quaranta) a Parigi 2024 potrebbe essere la prima donna italiana della storia a fare velocità alle Olimpiadi
Miriam Vece (qui con Ivan Quaranta) a Parigi 2024 potrebbe essere la prima donna italiana della storia a fare velocità alle Olimpiadi
A Parigi potresti scrivere la storia come prima donna italiana nella velocità. Quando inizierà Miriam Vece a preparare il suo intenso 2024?

Finita la Champions League, farò una settimana di riposo d’accordo con Quaranta. Poi da fine novembre ci rimettiamo sotto. Per l’europeo si dice che potremmo fare anche un team sprint. Ivan vorrebbe portare delle giovani, ma vedremo. In effetti andare alle Olimpiadi sarebbe già un grandissimo traguardo, un vero orgoglio per me, visto che prima di me nessuna azzurra lo ha mai fatto. In ogni caso ci arriverò tranquilla. Quando vedremo che l’Italia sarà qualificata, allora con Ivan inizieremo a lavorare per il podio, pur sapendo che non sarà per nulla semplice. Però a Tokyo Kelsey Mitchell vinse la velocità ed era l’ultima arrivata. Quindi mai dire mai.

Tra sfogo e bilancio, la Champions di Francesca Selva

08.11.2023
6 min
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Un malinconico post su Instagram, con cui Francesca Selva ha voluto fare il punto sulla sua partecipazione alla Champions League della pista. Le attese erano tante, l’ambizione non si è certo fermata davanti alla consapevolezza di una preparazione messa insieme frettolosamente nelle ultime settimane. E così all’orgoglio di farne parte si è sovrapposto un velo di sfiducia, nato più che altro dalla pressione psicologica. Allora per metterla un po’ sul leggero, strapparle un sorriso e in attesa di seguirla di persona nelle ultime due serate di Londra, abbiamo aggiunto Francesca a casa, un paio di giorni prima dell’ultima valigia.

Questa la foto utilizzata da Francesca Selva su Instagram per raccontareil suo stato d’animo (foto SWpix.com)
Questa la foto utilizzata da Francesca Selva su Instagram per raccontareil suo stato d’animo (foto SWpix.com)
Insomma, cos’era quel post?

A me piace scrivere, analizzare. E’ stato come fare un bilancio, concedersi uno sfogo. Sto facendo fatica e c’è stata anche un po’ di sfortuna. Nella prima tappa ho bucato e stavo bene. Nella seconda tappa, ho avuto una giornata no. Stavo male, non mi sarei neppure alzata dal letto. La settimana scorsa tutto sommato stavo abbastanza bene, non ho avuto problemi. Però ho fatto una serie di movimenti sbagliati in gruppo, ero spesso nella posizione sbagliata. E quindi, a causa di questi errori tecnici, anche se stavo bene il risultato che si può essere percepito dall’esterno non esprime quel che mi sento. Ho un po’ di amaro in bocca, mi dispiace perché vorrei riuscire a raccogliere tutto quello che posso. Chiaramente non è facile e probabilmente sto pagando il fatto di non aver mai gareggiato a livelli così alti. Non ho mai partecipato a europei o mondiali. Quindi la gestione della grandezza dell’evento mi pesa.

Ci sei arrivata anche senza una grande preparazione, no?

Esatto, infatti inizialmente ero già felice di essere là. Quando poi ci sono arrivata, ho scoperto che non mi bastava più. Questo è il succo della faccenda.

Le gare sono tiratissime, servono gambe ed esperienza per gestirsi al meglio (foto SWpix.com)
Le gare sono tiratissime, servono gambe ed esperienza per gestirsi al meglio (foto SWpix.com)
Non hai fatto mondiali, però sei stata due volte in Nations Cup, quindi un po’ di alto livello l’hai visto. Quali sono le differenze?

E’ la grandezza dell’evento, anche se non sono un’atleta che si agita prima delle gare. In Nations Cup si corre con la maglia azzurra e quello un po’ di peso sulle spalle lo mette. La prima volta ho corso con Matilde Vitillo e sapevamo che comunque era impossibile correre per una medaglia, per cui abbiamo cercato di fare il massimo. Lei è giovane, doveva fare esperienza, io dovevo portarle un po’ della mia nella madison. Quindi è stato più un passaggio di crescita per lei e l’ho vissuta tranquilla, senza pressioni. L’anno scorso a Cali correvo con Letizia Paternoster, quindi ero un po’ più agitata, perché sapevo di essere la pedina debole della coppia e avrei dovuto sputare sangue per vincere la medaglia che poi abbiamo preso. Però il livello era oggettivamente molto più basso, non c’è nessun paragone.

La Champions è così tirata?

Io non ho mai corso gare di questa portata. Il livello delle atlete è alto e le gare sono velocissime. Si va forte, si va tanto forte. E’ un altro mondo, proprio un modo di correre completamente diverso. E poi col fatto che è un format televisivo, tutti vogliono farsi vedere e cercano di dare il meglio. Quindi vengono fuori delle gare veramente tiratissime. Anche nella corsa a punti che facciamo al pomeriggio, che non serve assolutamente a niente, si scannano come se fosse veramente il campionato del mondo.

Francesca Selva divide le trasferte con Miriam Vece, impegnata nelle gare veloci (foto SWpix.com)
Francesca Selva divide le trasferte con Miriam Vece, impegnata nelle gare veloci (foto SWpix.com)
Come mai secondo te?

Si sente tanto la grandezza dell’evento. In un mondiale sai che ti stai giocando la maglia iridata, qua è diverso. L’atmosfera che c’è in pista ti fa sentire che sei al centro di una cosa enorme. Hai tutti gli occhi addosso e ti dici che non devi fare brutta figura, perché il mondo sta guardando.

Possiamo dire che hai cominciato dall’Università, senza passare dalla materna?

Diciamo di sì. A livello di esperienze, sono ancora una bambina. Sono entrata in nazionale a 23 anni, che è una cosa abbastanza fuori dagli schemi. Quindi chiaramente dalla parte della gestione emotiva mi manca ancora qualcosa. In più mettiamoci che è tutto molto frenetico. Arrivi il giorno prima. Monti le bici. Corri. Smonti le bici. Parti di nuovo. Vai a casa e fai tutto da sola. A me non pesa particolarmente, perché sono abituata a viaggiare così durante l’anno. Però chiaramente quando sei a quel livello, con gli inglesi che magari sono in 12 e hanno con loro lo staff della nazionale, le differenze si vedono. Intendiamoci, non credo che a me possa fare la differenza, se non un paio di posizioni. Non stiamo dicendo che potrei vincere.

Lo consideriamo un punto di partenza?

Prima di partire ero contenta di essere lì, mentre adesso effettivamente mi scontro col mio essere una persona competitiva. Quindi non mi basta semplicemente partecipare. Voglio giocarmela, però onestamente non potevo aspettarmi chissà cosa da me stessa. Quando sei lì, vuoi ottenere sempre di più. Anche io ho scritto che è un punto di partenza, invece la mia nutrizionista mi ha risposto che non è molto d’accordo. Secondo lei non è un punto di partenza, nel senso che io qua ci sono arrivata con un percorso ben duro e difficile e l’ho affrontato da sola. Quindi secondo lei, è un bel traguardo che ho raggiunto.

E tu cosa ne pensi?

Per me è il modo di realizzare quanto devo ancora lavorare, quanto voglio lavorare per arrivare lì, non solo per esserci. Spero che anche questo inverno io possa allenarmi ancora con la nazionale. Mi sono sentita con Marco Villa e Diego Bragato che stanno facendo i piani e ho chiesto di poter lavorare con loro. Ancora non sono pronta per giocarmi una vittoria a questo livello, però ci voglio arrivare. E farò tutto quello che serve.

Il fatto di essere sempre in diretta tivù fa sì che le gare siano sempre molto combattute
Il fatto di essere sempre in diretta tivù fa sì che le gare siano sempre molto combattute
Manca l’ultimo turno di questa Champions. Come quale spirito andrai a Londra?

Voglio provare a tirar fuori qualcosa di più, l’unica cosa che mi chiedo è di non pensarci. A questo punto non ho niente da perdere, quindi meglio fare ultima avendoci provato, piuttosto che restare per tutto il tempo a ruota. A Londra proverò a viverla un po’ più serenamente, senza pensare a dove sono e cosa sto facendo. La prenderò come una gara normale e la gestirò come faccio di solito. Alla fine devo essere contenta di essere lì e devo cercare di trarne il meglio, quindi proverò a divertirmi e basta. Il fatto che ci sia Miriam Vece con me è una fortuna e mi aiuta. La settimana scorsa ha fatto una volata che mi ha esaltato e quando sono salita nell’eliminazione, anche se stavo male, avevo voglia di spaccare il mondo. Insomma, siamo solo in due ed è sempre bello avere una compagna di nazionale che un po’ ti capisce. Ci stiamo divertendo tanto, al di là dell’aspetto delle gare.

Alé fornitore ufficiale della UCI Track Champions League

18.10.2023
3 min
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E’ notizia di qualche ora fa, Alé ha ufficialmente comunicato una sponsorizzazione tecnica con la prossima edizione della UCI Track Champions League: un accordo che riserva al produttore veronese di abbigliamento tecnico per il ciclismo il ruolo di fornitore unico delle livree della terza edizione dell’evento che celebra i migliori corridori al mondo su pista. In virtù di quest’accordo, Alé produrrà ben 170 body – tutti rigorosamente su misura, a beneficio dei migliori ciclisti su pista al mondo che gareggeranno nel corso delle cinque prove previste in calendario, la prima delle quali è in programma a Maiorca sabato prossimo 21 ottobre.

Tecnologia e velocità

Per la produzione di questi capi esclusivi sono state utilizzate tecnologie tessili realmente all’avanguardia, oltre all’impiego di tessuti estremamente performanti. Qualche pratico esempio? Il corpetto delle divise è realizzato in Superior Endurance, un tessuto altamente resistente e in grado di garantire un’ottima compressione ed una massima traspirabilità, mentre le maniche sono in Channel Flow per ridurre l’attrito dell’aria ed aumentare l’aerodinamica. Per i pantaloncini verrà impiegato il tessuto Zaffiro: un materiale in Lycra Power – dunque ultra-traspirante ed in grado di asciugarsi molto rapidamente – capace di offrire sia una elevata compressione muscolare quanto un importante grado di elasticità.

I body avranno grafiche uniche, che riprenderanno i motivi nazionali di ciascuno dei 28 Paesi rappresentati dagli atleti in gara, unitamente al logo UCI Track Champions League e allo spazio per gli sponsor personali che accompagneranno gli stessi corridori. Alé, inoltre, fornirà anche le iconiche maglie blu, ovvero quelle indossate dai quattro leader delle gare Sprint e Endurance, sia maschili che femminili.

Ecco la maglia iridata targata UCI Track Champions League
Ecco la maglia iridata targata UCI Track Champions League

A sostegno del ciclismo

«E’ un grandissimo onore per Alé poter diventare partner della UCI Track Champions League – ha commentato Alessia Piccolo, CEO di APG, l’azienda a cui Alé fa capo – una challenge di livello mondiale in forte crescita ed in grado, in pochissimo tempo, di diventare un vero e proprio punto di riferimento di questa affascinante disciplina. Da sempre in Alé conosciamo molto bene le specifiche esigenze dei corridori professionisti e, proprio in virtù di questo, metteremo a loro disposizione il meglio del nostro “know-how” e della nostra esperienza nel settore dell’ingegneria tessile.

«Per Alé è davvero importante e strategico sostenere l’intero movimento ciclistico, indipendentemente dalla disciplina. Ecco perché siamo orgogliosi di annunciare questa partnership a sostegno del ciclismo su pista, augurando al tempo stesso a tutti gli atleti impegnati in gara l’ottenimento di splendidi risultati».

Alé sara sponsor tecnico della prossima edizione della UCI Track Champions League
Alé sara sponsor tecnico della prossima edizione della UCI Track Champions League

«Volevamo un fornitore di abbigliamento tecnico che fosse in grado di soddisfare le esigenze uniche dei migliori ciclisti su pista del mondo – ha ribattuto Florian Pavia, il Series Director della UCI Track Champions League – tutti atleti che competono per la più alta posta in gioco. E con Alé abbiamo trovato il fornitore ideale. Un brand che non solo comprende l’importanza che i ciclisti di livello mondiale attribuiscono al loro abbigliamento, ma al tempo stesso innova continuamente i propri prodotti per soddisfare queste esigenze. E la loro passione per il ciclismo è a dir poco evidente. Siamo estremamente lieti di poter lavorare con loro per la stagione 2023».

Alé Cycling

Felicità Selva, la Champions League pareggerà i conti

29.09.2023
6 min
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Francesca Selva la incontrammo lo scorso novembre a Noto, nel ritiro della nazionale della pista. Spigliata e diretta, ci raccontò la passione per la pista: il vero centro della sua attività di atleta. Nel resto del tempo lavorava per T°Red che produce le bici su cui correva. Tuttavia dopo la Coppa del mondo del Cairo le cose hanno preso una piega diversa. La sua strada si è divisa da quella dell’azienda di Montichiari e in poche settimane, rimboccandosi le maniche, Francesca si è inventata una nuova dimensione. Alla fine c’è riuscita. E pochi giorni fa, al culmine della stagione così raddrizzata, ha ricevuto la convocazione in cui non osava più nemmeno sperare.

«Mi hanno invitata alla Champions League della pista – sorride la veneziana (in apertura, foto Marc Goyvaerts) – ed è stata una sorpresa. Quest’anno non avevo nemmeno provato a entrare, perché su 18 posti, 12 erano esclusiva per i podi del mondiale. E io il mondiale l’ho visto dal divano di casa, quindi evidentemente non potevo esserci. Però c’erano sei wild card in tutto il mondo a discrezione dell’organizzazione. Neanche venti giorni fa la mia compagna ha detto che l’avevano contattata per andare e, visto che insieme facciamo tutto il calendario della pista, ormai gli organizzatori ci conoscono. Così ho provato a scrivere a quelli della Champions. Mi hanno riposto dopo un paio d’ore che mi avrebbero fatto sapere la settimana successiva. Io ero a correre in Danimarca, era un venerdì e il mercoledì successivo mi ha scritto questo ragazzo. E mi ha detto che ero stata presa. Ho pianto per venti minuti…».

Selva-Vitillo: la coppia della madison che ha corso al Cairo nella Coppa del mondo 2023
Selva-Vitillo: la coppia della madison che ha corso al Cairo nella Coppa del mondo 2023
Come mai?

Perché era un sogno poter andare, ma non lo avrei mai immaginato, soprattutto dopo l’anno che ho passato. Se me l’avessero detto 2-3 mesi fa, non non ci avrei creduto e tutt’ora faccio fatica a realizzarlo. Penso che non lo realizzerò finché non sarò lì a correre. Per me è un grandissimo obiettivo. C’è chi magari va per i soldi, per me che in questo lavoro investo il mio tempo e i miei soldi, è il riconoscimento di tutto quello che sto facendo.

Che stagione è stata finora questa per te?

Ci siamo visti in Sicilia. Dopo quel ritiro ho continuato a correre in inverno. Ho vinto un po’ di gare e a gennaio ero al ritiro con la nazionale a Calpe e poi ho fatto tutto il lavoro invernale in pista a Montichiari con la nazionale. Mi sono veramente resa conto di cosa voglia dire lavorare a quel livello. Soprattutto girare con il quartetto, una disciplina che non amo, a livello di allenamento è stata molto utile. E poi sono andata in Coppa del mondo al Cairo. Ho fatto la madison con Matilde Vitillo: lei giovane che doveva fare un po’ di esperienza, io più esperta. E anche se non abbiamo fatto risultati importanti, è sempre bello rappresentare la nazionale.

Francesca Selva e Amalie Winther Olsen sono presenze fisse nelle gare su pista. Ora la Champions
Francesca Selva e Amalie Winther Olsen sono presenze fisse nelle gare su pista. Ora la Champions
Dopo il Cairo però, c’è stata una battuta d’arresto.

Sì, perché la mia strada e quella della squadra si sono divise e questo mi ha tenuto fuori dalle gare per circa 3-4 mesi. Sono tornata a correre alla Sei Giorni di Fiorenzuola, che si fa a luglio. Ovviamente il periodo non è stato dei migliori, non mi stavo neanche allenando perché non avevo certezza su quando sarei potuta tornare in bici. A Fiorenzuola ho partecipato sempre con la mia compagna danese, con cui faccio tutte le gare, e da lì ho iniziato a correre tantissimo. Praticamente la mia stagione è stata di due mesi e mezzo, ma facevo tre gare su strada alla settimana.

Con quale maglia?

Mi sono unita a un team continental irlandese che si chiama Team Torelli e ha sede in Belgio. Praticamente ho fatto due mesi fissa lassù e mi spostavo solo per andare a correre su pista. Non mi danno materiale, mi arrangio con tutto. E’ una squadra piccola, però molto conosciuta, quindi ha inviti per tutte le gare, anche molte WorldTour. Non avendo un grande main sponsor, ci arrangiamo. Però per me è un vantaggio, perché mi permette di essere libera, di scegliermi il calendario e gestirmelo come preferisco. Mi permette di fare l’attività su pista come voglio io, ma al tempo stesso di fare gare importanti su strada, che mi fanno soffrire come non avevo mai sofferto prima e quindi per crescere va benissimo.

Alla Schaal Sels Merksem in Belgio, Selva a ruota di Kopecky che vincerà. Per l’azzurra, il sesto posto (foto Marc Goyvaerts)
Alla Schaal Sels Merksem in Belgio, Selva a ruota di Kopecky che vincerà. Per l’azzurra, il sesto posto (foto Marc Goyvaerts)
Hai fatto anche un sesto posto alla Schaal Sels Merksem…

E c’era anche Lotte Kopecky dopo il mondiale. Ho fatto due mesi lassù e nel mezzo ho buttato appunto un po’ di gare su pista in giro per l’Europa. Sono contenta che abbiamo avuto bei risultati anche su strada, che è stata una sorpresa. Ormai erano cinque anni che non correvo più seriamente su strada. L’anno prossimo sicuramente farò più gare, sempre in ottica di allenarmi per la pista, però chiaramente una volta che ho il numero sulla schiena corro sempre per cercare di vincere.

Sembra di risentire Rachele Barbieri due anni fa, quando correva in una piccola squadra. Va bene questa dimensione o ti piacerebbe trovare una squadra più grande?

Per ora mi va bene così, soprattutto perché fino ad ora non avevo mai realizzato di poter correre su strada. Mi ha sempre un po’ annoiato, quindi penso di dover fare almeno una stagione per capire se effettivamente posso pensare di insistere o se sia meglio che resti in questa dimensione. Passare in una squadra più grande darebbe magari disponibilità economica, ma non mi lascerebbe libera di vivere il ciclismo come adesso. Sono molto felice e tranquilla, perché faccio quello che mi piace. Sono io che ci investo e sono io che scelgo cosa fare, quindi chiaramente sono coinvolta al 200 per cento. La mia paura di andare in una squadra più grande è quella di trovarsi i classici paletti, che sono anche normali, perché alla fine sarebbe un lavoro.

La Champions League è un riconoscimento, ma anche l’occasione di farsi vedere?

Assolutamente. Ho saputo di poter partecipare neanche 20 giorni fa, quindi chiaramente in un mese e mezzo non diventerò la ragazza più forte del mondo. Però sicuramente è un’occasione preziosa e cercherò di sfruttare le possibilità che ci verranno date. Speriamo anche in un pizzico di fortuna, di essere al posto giusto nel momento giusto. In questi giorni sto correndo in Danimarca, perché tra l’altro Montichiari e chiuso e quindi è l’unico modo di tornare a girare sul legno, perché era dal Cairo che non riuscivo a farlo.

Cosa ti aspetta da qui al debutto?

Un bel blocco di lavoro nel prossimo mese. Sicuramente arriverò pronta e poi speriamo che tutto vada bene.

La nazionale, invece, è qualcosa su cui si può investire?

Ultimamente mi è stato difficile, devo ammetterlo, perché dopo marzo mi sono dovuta trasferire a casa dei miei a Venezia, quindi chiaramente Montichiari mi è abbastanza scomoda, perché sono più di due ore di strada. Però spero di poter tornare in zona per ricominciare ad allenarmi seriamente almeno tutte le settimane. L’anno scorso la differenza che ho notato lavorando con la nazionale è stata abissale, quindi sicuramente tornare più vicino alla pista è una cosa che dovrò prendere in considerazione

Zanardi: Champions finita, ora sotto con i ritiri azzurri

04.12.2022
5 min
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Poche ore fa era sull’anello del Lee Valley Velopark di Londra per l’ultimo atto della Uci Champions League della pista. Anche quest’anno Silvia Zanardi è stata una delle protagoniste della spettacolare manifestazione allestita da Discovery Sports Events. Il risultato al termine delle cinque prove è peggiore rispetto a dodici mesi, fa ma non è quello che conta o che preoccupa.

«In questa gara – spiega con serenità la 22enne piacentina della BePink – c’è in palio sempre un bel montepremi e tutte vanno sempre come delle moto. L’ho fatta volentieri anche quest’anno perché è utile per viaggiare da soli ed imparare a sistemare sempre meglio la bici, benché a Berlino mi sia fatta male ad un dito mentre sistemavo il rapporto da usare (ride, ndr).»

Ci sono tanti obiettivi nel mirino di Zanardi per la prossima stagione, nella quale non sarà più U23. Diventa “grande” Silvia infatti e lei, da inguaribile incontentabile di se stessa come se non avesse ancora vinto o fatto nulla, vuole lasciare il segno prima di trovare approdo nel 2024 in un team WorldTour. Riprendono le sue parole ad intervallarsi con le nostre…

Com’è andata questa Champions League? Non l’hai fatta solo per fare esperienza perché quella ormai ce l’hai.

Devo dire di sì. In effetti ho aiutato Rachele (Barbieri, ndr) consigliandole rapporti più lunghi, visto che qui si disputano gare corte ed esplosive a differenze delle altre che facciamo con la nazionale. Sono partita contratta nelle prime due prove, a Mallorca e Berlino, poi già a Parigi ho sentito di stare meglio. Ho affrontato le ultime due giornate a Londra più fiduciosa. Ecco, credo proprio che la Champions di quest’anno potrebbe tornarmi utile per gli europei in pista che ci saranno a Grenchen dall’8 al 12 febbraio.

Zanardi, insieme a Guazzini, era una delle due U23 che il cittì Sangalli ha schierato al mondiale australiano
Zanardi, insieme a Guazzini, era una delle due U23 che il cittì Sangalli ha schierato al mondiale australiano
Sarà il primo grande appuntamento del tuo 2023. Ci stai già pensando?

Mi piacerebbe fare ancora la madison, la corsa a punti e il quartetto (rispettivamente oro e due argenti europei nel 2022, ndr) però devo parlarne sia col cittì Villa che con Walter (Zini, team manager della BePink, ndr). Comunque da domani fino al 15 dicembre sarò in ritiro a Calpe col gruppo pista della nazionale e avremo modo di abbozzare dei programmi. Tra l’altro in quei giorni faremo un paio di gare o ad Anadia o a Grenchen. Aspettiamo la conferma.

Restando in tema azzurro, dopo il mondiale di quest’anno, c’è anche il gruppo strada da curare, giusto?

Mi sono integrata bene perché fortunatamente molte di loro sono anche nel gruppo pista e questo rende tutto più semplice, anche se poi alla fine ci conosciamo tutte. Sono andata in Australia per fare la mia gara tra le U23 se si fosse creata la situazione. Ma sono andata soprattutto per rendermi disponibile ad aiutare le mie compagne. Penso di aver dato il mio contributo, però credo anche di aver dimostrato a Paolo (il cittì Sangalli, ndr) di poter contare su di me in appoggio alla squadra.

A marzo Zanardi vince al Trofeo Ponente in Rosa. Si ripeterà in Ungheria, al Tour dei Pirenei e all’Ardeche (foto Ossola)
A marzo Zanardi vince al Trofeo Ponente in Rosa. Si ripeterà in Ungheria, al Tour dei Pirenei e all’Ardeche (foto Ossola)
Movistar, BikeExchange e un altro paio di formazioni WT si erano interessate a te, ma hai deciso di restare alla BePink. Perché?

Naturalmente sono sempre stata lusingata e lo sono ancora di queste voci. Non ho accettato le loro proposte perché ho preferito proseguire nel processo di crescita che ho iniziato qua. Mi ritengo a buon punto, ma sono ancora giovane. Qui nel 2023 ho la possibilità di fare un ulteriore step con la giusta pressione, anche se con Walter, che era su con me a Londra, non c’è una giusta pressione (dice sorridendo, ndr).

Appunto, lui con te usa bastone e carota. Cosa ti dice in merito?

Walter vorrebbe correre di più al Nord per farmi fare esperienza. Io non amo le gare in Belgio, ad esempio. C’è il pavè, ci sono strappi duri e c’è troppo freddo. Glielo dico sempre che non fanno per me. A piace stare al caldo (ride, ndr). Battute a parte, lui ha ragione e so che devo passare per queste corse per formarmi. Nel 2023 non dovendo preparare le gare U23 in pista con la nazionale potrò correre di più su strada, magari andando di più al Nord.

Nel 2023 Silvia (qui con Brufani e Vitillo) sarà ancora il faro della BePink
Nel 2023 Silvia (qui con Brufani e Vitillo) sarà ancora il faro della BePink
Considerando la stagione che hai fatto, in cosa devi migliorare per l’anno prossimo o in generale?

Vorrei mantenere una maggiore continuità mentale tra un periodo di gare e l’altro. Concentrazione, se vogliamo darle un nome. Quest’anno ho avuto un momento in primavera in cui mi ero un po’ persa. Avendo un anno in più non dovrei ripetere gli stessi errori. O almeno spero. Di sicuro mi impegnerò perché non accadano più certi episodi di deconcentrazione.

Come si vede Silvia Zanardi da grande? Ovvero da fine 2023 in poi?

Non nascondo che mi piacerebbe andare in una formazione WorldTour. So che i team manager e diesse delle altre squadre osservano sempre tutto. Tante cose, dai risultati a ciò che succede fuori o lontano dalle dalle gare. Finora ho ottenuto buoni risultati, ma posso fare meglio. Nella prossima stagione vorrei alzare il livello delle vittorie o prestazioni che ho fatto quest’anno. Quello sarebbe un ulteriore bel biglietto da visita per chi mi cercherà.

Donegà, la Champions League dopo la delusione mondiale

16.11.2022
5 min
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La UCI Track Champions League, giunta al suo secondo anno, si è aperta il 12 novembre con la tappa inaugurale di Mallorca. Si concluderà, dopo 5 tappe, il 3 dicembre a Londra. Un format nuovo dedicato alla pista, per far crescere un movimento che negli ultimi anni ha regalato tanto spettacolo ed emozioni. Matteo Donegà, del Cycling Team Friuli, è stato selezionato tra i 18 corridori che partecipano alla sezione Endurance di questa manifestazione. Ed è il pistard classe 1998 che ci porta all’interno di questo nuovo mondo.

Come nasce la selezione per la Champions League?

L’UCI seleziona 18 corridori al mondo in base ai risultati dell’ultimo anno, ci sono quattro parametri: ranking, posizionamenti nelle varie tappe di Coppa del Mondo, mondiali, europei (nella foto di apertura la corsa a punti conclusa in quinta posizione). Io ho guadagnato la selezione grazie ad una buona posizione nel ranking, essendo quinto nella corsa a punti, e con la vittoria nella tappa di Coppa del Mondo di Cali

La prima tappa della UCI Champions League è stata Maiorca, una festa per tutti (foto UCI)
La prima tappa della UCI Champions League è stata Maiorca, una festa per tutti (foto UCI)
Vi contatta direttamente l’UCI o passate tramite la nazionale?

In questo evento non c’entra, noi rappresentiamo l’Italia, ma non siamo iscritti né come nazionale né come team. Corriamo con una maglia che ci fornisce l’UCI, sulla quale decidiamo noi 3 sponsor da inserire, in questo caso specifico li ho scelti con la squadra, il Cycling Team Friuli.

Nei criteri di selezione c’è anche il mondiale, al quale eri stato convocato poi escluso… 

Sì, rientravo tra i convocati di Villa, poi alla fine il cittì a due giorni dalla fine ha deciso di non portarmi. E’ stato un fulmine a ciel sereno, anche perché io avevo già tutto pronto, compreso trolley e bici. Questi due sono arrivati in Francia, io no. 

La motivazione?

Scelta tecnica, Villa mi ha detto che nella mia specialità – la corsa a punti – avrebbe fatto correre un altro. Mi aveva detto che avrebbe fatto correre Viviani, poi invece ha partecipato Scartezzini, anche perché Elia non aveva il minimo dei 250 punti per correre. Nonostante la mia posizione nel ranking fosse migliore, per un certo periodo sono stato anche primo. E’ stata una delusione, anche perché dopo l’ufficialità della convocazione mi avevano contattato alcuni giornalisti con i quali mi ero speso a parole dicendo che sarei andato ai mondiali. E non è tutto…

I corridori in corsa in questa Champions League sono 72 divisi in 4 categorie (foto UCI)
I corridori in corsa in questa Champions League sono 72 divisi in 4 categorie (foto UCI)
Ovvero?

Nei giorni che precedenti al mondiale avevo contattato l’UCI Champions League per confermare che sarei andato al mondiale. Ho rischiato di non essere convocato anche a quest’ultimo evento, perché correre i mondiali, come detto, è uno dei requisiti per partecipare alla Champions League. 

Invece ci sei andato comunque alla fine…

Questo grazie alla mia alta posizione nel ranking e alla vittoria di Cali. Però dall’organizzazione mi hanno chiamato chiedendomi come mai non fossi a Parigi a correre. Ho tenuto un colloquio telefonico spiegando che ero stato convocato e poi escluso, alla fine gli organizzatori mi hanno tranquillizzato dicendomi che un posto si sarebbe trovato, ed eccomi qui. 

Ora che sei entrato in questa Champions League come ti sembra?

Assomiglia molto ad una Sei Giorni ed io sono innamorato di quelle corse, sono anni che cerco di andare per il mondo a farle. Mi piace molto l’idea di dare spettacolo, di far divertire la gente. 

Quanti atleti partecipano?

Ci sono 4 categorie: uomini e donne velocità e uomini e donne endurance. Ogni categoria ha 18 corridori. Io corro nelle discipline endurance: disputiamo uno scratch di 5 chilometri ed una corsa a punti. Sono format più brevi e che punta sullo spettacolo. Personalmente questa prima tappa serviva per prendere le misure, a me piacciono le gare più lunghe

Come sono organizzato gli spostamenti e le corse?

Non avendo l’appoggio della nazionale, siamo in contatto diretto con l’UCI Champions League. Io ho prenotato tutto tramite l’agenzia che ci ha messo a disposizione l’organizzazione. Anche questa è un’esperienza in più, ti insegna qualcosa di nuovo, devi pensare a tutto tu.

L’esordio non è stato dei migliori per Donegà (sullo sfondo) che ha chiuso al 13° posto la prima tappa (foto UCI)
L’esordio non è stato dei migliori per Donegà (sullo sfondo) che ha chiuso al 13° posto la prima tappa (foto UCI)
Si corre in un periodo particolare, a fine stagione…

E’ un punto di vista, sicuramente i corridori che hanno fatto una stagione intensa su strada e pista hanno declinato l’invito. Elia (Viviani, ndr) era uno dei selezionati, ma ha detto di no perché doveva riposarsi per l’inizio della nuova stagione. Di atleti di spessore ce ne sono molti, il livello è alto, diciamo che forse ci sono più “specialisti” della pista. Ce ne sono molti, c’è gente forte da tutto il mondo, c’è un bel livello. O vogliono preparare la stagione. 

C’è un maggior ricambio, no?

Secondo me è meglio così, c’è spazio anche per altri ragazzi, c’è la possibilità di fare esperienza. Essere selezionato qui è stato un modo anche per superare la delusione del mondiale. Nella mia carriera non mi ha regalato mai nulla nessuno e penso che questa selezione alla Champions League me la sono meritata da solo. 

Rimane una bella vetrina anche per eventuali opportunità future?

Sì, io sono sempre in contatto con l’Esercito per entrare in un corpo militare, è da un po’ che cerco di entrare. Spero che la partecipazione alla Champions League mi aiuti anche da questo punto di vista. Un evento del genere è una bella occasione anche per un corpo militare. Una corsa del genere dà una certa immagine del corridore, diventa più facile anche essere invitati alle sei giorni. La pista è il mio ambiente, mi sento a casa e spero di poter continuare ancora a praticarla.

La ricetta per la velocità azzurra? L’abbiamo chiesta a Hoy

10.04.2022
4 min
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Di velocità lui se ne intende. In pista, Sir Chris Hoy ci ha costruito una carriera infinita, tanto da diventare baronetto di Sua Maestà nel 2009. Addirittura nel 2014, una volta sceso dalla bici solo da un anno, ha proseguito con l’adrenalina correndo sulle auto Gran Turismo.

Ora, tra le tante sue attività, il 46enne di Edimburgo è ambassador della UCI Track Champions League, creatura di Discovery Sports Events ed andata in scena a novembre e dicembre scorsi tra Palma di Maiorca, Panevezys (Lituania) e Londra. Proprio nella capitale del Regno Unito, il 30 marzo, è andata in scena l’anteprima di “Back on Track”, documentario di cinque episodi che racconta il dietro le quinte di questa innovativa manifestazione.

Nel piccolo e grazioso anfiteatro del piano sotterraneo del Soho Hotel c’eravamo anche noi. Al termine delle proiezioni possiamo scambiare qualche chiacchiera con Sir Chris Hoy, ancora in grande forma. Ha vinto sei ori olimpici, undici titoli mondiali e il velodromo di Glasgow è intitolato a lui, ma si presta a foto ed autografi senza mettere in soggezione il suo interlocutore.

I miti di Hoy

Hoy parla di molte cose però cosa penserà della pista italiana? Uno come lui potrebbe avere le tavole dei dieci comandamenti da cui prendere spunto per rilanciare la velocità azzurra?

«Non so se ho la ricetta giusta – ci risponde lo sprinter che ha partecipato a quattro Olimpiadi, da Sydney 2000 a Londra 2012 – ma so che a metà degli anni ’90 voi avevate gente come Roberto Chiappa e Federico Paris. Erano delle vere star. Noi britannici ci siamo ispirati a loro. D’altronde voi italiani negli anni ’50 avevate grandi pistard da imitare per proseguire con quella scuola. Per cui dovete trovare una persona che abbia tempi speciali ed attitudini mentali al successo. Se la troverete, quella persona farà in modo di avere e fare molto di più per la velocità».

Sir Chris Hoy ha partecipato a 4 Olimpiadi (6 ori e 1 argento) e 13 mondiali (11 ori, 8 argenti e 6 bronzi)
Sir Chris Hoy ha partecipato a 4 Olimpiadi (6 ori e 1 argento) e 13 mondiali (11 ori, 8 argenti e 6 bronzi)

Sguardo in avanti

Mentre parla sembra che riviva con un pizzico di emozione i suoi inizi influenzati dai nostri velocisti ma va vira subito su argomenti concreti.

«Servono anche investimenti – prosegue Hoy nella sua considerazione – perché per ogni sport c’è una parte di denaro da spendere. Quando hai un team che ottiene grandi successi, come adesso vi sta succedendo per Filippo Ganna ed il quartetto o nelle discipline endurance, è difficile giustificare una ulteriore spesa di soldi per qualche altra disciplina. Magari non investi nella velocità per paura di toglierli a loro, senza sapere se si otterranno risultati a breve termine. Invece si dovrebbe avere una visione più lungimirante. Non puoi pensare solo all’adesso e al risultato immediato. Devi investire, studiare un piano decennale con la consapevolezza di avere le tecnologie, le conoscenze, la storia. Sono tutte cose che voi possedete anche se attualmente non avete ancora nessun corridore pronto».

Chris Hoy
Chris Hoy: 6 titoli olimpici e 11 mondiali gli sono valsi il titolo di “sir”
Chris Hoy
Chris Hoy: 6 titoli olimpici e 11 mondiali gli sono valsi il titolo di “sir”

L’incoraggiamento finale

Se il ciclismo è stata la professione di Sir Chris Hoy, la pista è decisamente la sua comfort zone. Ogni sua osservazione può diventare un suggerimento. E mentre ci congediamo da lui, ecco che ci mostra un punto di partenza. La parte del bicchiere mezza piena.

«In Italia avete un grande potenziale in pista, compresa la velocità. Le ragazze sono cresciute tantissimo. Ad esempio con Miriam Vece, che ho visto all’opera durante la Champions League della pista (era una dei tre italiani presenti insieme a Silvia Zanardi e Michele Scartezzini, ndr), avete vinto una medaglia di bronzo ai mondiali di Berlino nel 2020. Ripeto, il potenziale ce lo avete, dovete solo sfruttarlo».