Nuove Foundation AR40, il biglietto da visita di Enve

Nuove Foundation AR40, il biglietto da visita di Enve

15.01.2026
6 min
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Enve Foundation AR40 è una tipologia di ruota pronta per tutto, buona per fare tutto. Rappresenta al meglio l’enorme mescolanza tecnica che mai come oggi abbraccia e lega il mondo road e quello gravel.

Le nuove Foundation AR40 si ispirano alle SES 3.4 (la categoria SES dei cerchi è quella usata sulle Colnago del UAE Team Emirates). Un accostamento che la dice lunga sulle qualità tecniche del progetto che ci sono alla base, sulle tecnologie adottate e in merito all’assemblaggio, sulle performance. Eccole nel dettaglio e le considerazioni della prova su strada in anteprima esclusiva.

Nuove Foundation AR40, il biglietto da visita di Enve
Foundation AR40, cerchio hookless, concept moderno
Nuove Foundation AR40, il biglietto da visita di Enve
Foundation AR40, cerchio hookless, concept moderno

Foudation AR40, come sono fatte

Cosa significa Foundation? E’ una categorizzazione Enve e rappresenta una qualità elevata da posizionare in un segmento premium. Si tratta di un prodotto in cui collimano ricerca aerodinamica, affidabilità e una grande qualità. Il cerchio è full carbon da 40 millimetri di altezza (anteriore e posteriore) e sfrutta la laminazione Enve riferita al carbonio, una scuola. Oltre alla stessa laminazione specifica, ci sono i fori d’ingresso dei raggi (i nipples sono interni) ottenuti direttamente dallo stampo (il cerchio non è forato meccanicamente in un secondo momento). Le fibre di carbonio non sono interrotte. Il design complessivo è mutuato dalla serie SES ed il canale interno è largo 25 millimetri, ottimizzato per pneumatici da 29 e 30 millimetri.

Hookless di ultima generazione. Le pareti del cerchio hanno uno spessore di 3,6 millimetri. Il canale ha una profonda depressione centrale e due sedi ai lati dove vanno ad alloggiare i talloni dello pneumatico (la compatibilità è solo tubeless). I raggi (Sapim CX) sono 24 per singola ruota, sono in acciaio ed incrociati in seconda. I mozzi sono in alluminio della serie Enve Foundation Innerdrive (la ruota libera posteriore può essere rimossa con chiavi a brugola). Il disegno del mozzo posteriore è creato per limitare lo stress verso i cuscinetti (in acciaio) e non c’è necessità di regolazioni di pre-carico. Il meccanismo posteriore d’ingaggio si basa su una ruota dentata da 42 denti.

Il peso rilevato della coppia di ruote è di 1.485 grammi (1.515 dichiarati), con nastro tubeless e valvole da 61 millimetri incluse, specifici Enve. 1.649 euro il prezzo di listino (a nostro parere molto interessante, considerando la categoria e la fattura del prodotto).

Un range di sfruttabilità extra

E’ riferito alla compatibilità con gli pneumatici, da 27 a 50 millimetri di larghezza (specifiche Enve), un fattore tutt’altro che secondario. Apre scenari road endurance dove si ricerca un tasso tecnico/prestazionale di alta caratura, fino ad arrivare a contesti gravel race piuttosto spinti.

A nostro parere, nell’ottica di sfruttare a fondo le potenzialità delle ruote, del binomio ruote/pneumatici e di tutto quello che riguarda il range di pressioni “ridotte” che vuole la tecnologia hookless, è controproducente scendere al di sotto di sezioni da 30.

Perché la tecnologia hookless?

Cerchi hookless, fanno sapere de Enve, per sfruttare meglio tutte le potenzialità degli pneumatici tubeless. Gli stessi pneumatici tubeless di ultima generazione non sono i medesimi di 2 anni fa.

«Le gomme tubeless di oggi – proseguono – adottano l’acronimo TSS (tubeless stright side) e sono progettate in modo specifico per i cerchi senza uncino, raggiungendo una ermeticità perfetta. La performance tubeless/hookless dipende anche da una leggera pressione che si crea sul tallone dello pneumatico a ridosso del punto di seduta del tallone. La scelta della tecnologia hookless, con i tubeless disponibili attualmente, consente un’altissima precisione in quel punto».

Il test

Più che mai come in questo caso, le note informative di base delle nuove Enve AR40, sono anche lo specchio della resa tecnica una volta portate le ruote su strada. Le nuove AR40 non sono ruote per cuori teneri se consideriamo l’ambiente gravel. Diventano un bel punto di riferimento per i macinatori di chilometri, di metri di dislivello positivo, vestono al meglio anche una aero bike. Noi le abbiamo usate (oltre 1.000 chilometri e 30.000 metri di dislivello positivo) sulla Drali Iridio, gommate con le Challenge 4 Stagioni XP. Perché?

Prima di tutto perché sono molto scorrevoli, considerando il profilo da 40 millimetri sono eccellenti in fatto di tenuta della velocità e anche durante i cambi di ritmo (dal basso verso l’alto) si dimostrano superiori alla media della categoria. Il tutto però deve essere confezionato con una adeguata gestione degli pneumatici e relative pressioni di utilizzo. Enve AR40 è tutt’altro che una ruota morbida, anzi è piuttosto decisa nelle risposte. Il cerchio ha una stabilità invidiabile, che influisce anche sul bilanciamento (perfetto) che, in frenata porta dei vantaggi non secondari.

La raggiatura non è troppo “tirata” e rigida, il che permette di avere un comparto ruote che lavora bene anche sullo sterrato e ammortizza il giusto. Quasi un peccato immaginarle nell’ambiente off-road: sono così belle, vestono al meglio anche una aero bike e fungono davvero bene su strada in ogni contesto.

Enve

Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test

Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test

10.01.2026
6 min
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Tubeless vs tubolare: non di rado si prende come riferimento la resa tecnica del secondo, per valorizzare o glissare il primo. Eppure gli pneumatici tubeless (e tubeless ready) oggi occupano il primo gradino del podio, nonostante i tubolari non sono stati completamente dimenticati e sono presi ad esempio, soprattutto quando si argomentano comfort, elasticità e versatilità.

Sfruttare i vantaggi e la modernità del tubeless anche grazie ad una sorta di parallelismo tecnico con il caro vecchio tubolare? Ekoi non è la prima azienda che arriva a sviluppare questo concetto, al tempo stesso renderlo pratico, ma il nuovo tubeless ready EK RR 29 è un top level in senso assoluto nella categoria tubeless ready con carcassa in cotone. L’abbiamo provato.

Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test
Alta gamma e racing oriented, Ekoi EK RR 29
Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test
Alta gamma e racing oriented, Ekoi EK RR 29

Ekoi EK RR 29, come è fatto

E’ uno pneumatico tubeless ready (non è compatibile con i cerchi hookless TSS, ma solo con i cerchi TC) di ultima generazione. Si basa su una carcassa in fili di cotone da 350 Tpi (fili per pollice quadrato): un valore altissimo, di sicuro una delle più fitte proposte in questo segmento di prodotti. Significa una costruzione fatta a mano e certosina, un peso ridotto, significa un’elasticità non comune a pneumatici con carcassa in filato sintetico.

Il tessuto di aramide (di colore nero) avvolge completamente i cerchietti laterali (pieghevoli) e tutta la zona del tallone è rinforzata con una bandella. Quest’ultima ha l’obiettivo di rendere più sostenuta la struttura in un punto molto delicato, soggetto a pizzicature e colpi contro il bordo del cerchio. La sezione centrale presenta una striscia ad alta densità (posizionata sotto il battistrada) che a sua volta protegge ed irrobustisce, oltre a tenere lo pneumatico “in forma”. Il battistrada adotta un disegno differenziato in tre parti, per altrettante sezioni e rende lo pneumatico direzionale.

La parte centrale è caratterizzata da una sorta di disegno spigato e lisca di pesce, mentre le sezioni mediane hanno una trama fitta a linee incrociate. I due lati (i punti più esterni del battistrada) presentano delle linee che segnano il perimetro del tubeless, con la forma molto rotonda che tende a chiudersi in modo importante ai lati. Una forma voluta per donare allo pneumatico un eccellente coefficiente aerodinamico, voluto per lasciare un buon margine di adattabilità della gomma su cerchi con canale interno fino a 25 millimetri.

Perché la sezione da 29?

E’ il compromesso perfetto, tenendo ben presente che si tratta di un tubeless ready sviluppato in modo specifico per le competizioni, in questa giungla di cerchi e relative dimensioni dei canali interni. Ekoi garantisce la perfetta adattabilità su canali che vanno da 17 fino a 25 millimetri di larghezza.

La nostra esperienza ci porta ad affermare che il minimo sindacale parte da 20 millimetri, nell’ottica di sfruttare a pieno la forma, la sezione e le corrette pressioni di gonfiaggio. Come ogni tubeless ready, anche EK RR 29 è perfettamente compatibile con le camere d’aria (meglio se quelle in TPU).

Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test
Anche in movimento le tre parti del battistrada sono ben distinte tra loro
Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test
Anche in movimento le tre parti del battistrada sono ben distinte tra loro

Le sensazioni su strada

Un’elasticità ineguagliabile e una capacità di smorzamento che un tubeless ready di altissima gamma, con scheletro in filato sintetico, può solo sognare. Un comfort funzionale di altissimo livello, che si traduce anche nella grande capacità di dissipare buona parte delle vibrazioni, trazione e adattabilità. A questo corrisponde un larghissimo range di utilizzo delle pressioni di esercizio, che sicuramente prendono spunto dal peso del ciclista (e della bici), ma si completano grazie alle preferenze del guidatore. Un tubeless di questa caratura non sarà mai troppo secco e duro, ma sarà in grado di conservare in modo costante quell’elasticità che è parte integrante del suo DNA.

Trova la sua massima resa su asfalti asciutti, anche in inverno con temperature basse, dove si possono sfruttare a pieno comfort, scorrevolezza e tenuta laterale. Resta affidabile anche sull’asfalto umido e bagnato, ma è fondamentale far scendere le atmosfere di gonfiaggio. Abbiamo portato il tubeless Ekoi vicino alle 6 atmosfere (senza problemi), volendo estremizzare la prova, per poi trovare il punto ideale (considerando le nostre caratteristiche di peso e guida) compreso tra le 5 e 5,6 bar.

Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test
Pneumatico e liquido lavorano completando la fase di adattamento e di impermeabilizzazione
Ekoi EK RR 29, il tubeless che sembra un tubolare. Il nostro test
Pneumatico e liquido lavorano completando la fase di adattamento e di impermeabilizzazione

Un tubeless che “deve lavorare”

Una volta tallonato e montato deve riposare, proprio come i vecchi tubolari. Lo pneumatico deve lavorare e far lavorare il liquido al suo interno, in modo che quest’ultimo impregni le fibre della carcassa, il tallone e formi quello strato impermeabile necessario ad uno pneumatico del genere. 24/48 ore prima dell’utilizzo effettivo, lasso di tempo in cui è fondamentale muovere la ruota per fare trasudare il liquido anti-foratura tra cerchio/gomma/strati dello stesso pneumatico.

In questo delta temporale si possono verificare delle perdite di pressione che scompaiono dopo che il lattice ha impregnato la gomma ed i talloni si sono incollati ai bordi del cerchio. E’ tutto semplice, ma ci vuole un po’ di pazienza.

In conclusione

Ekoi EK RR 29 Racing Fast non è un tubeless adatto a tutti, o meglio, è uno pneumatico che nasce per accontentare in modo specifico gli agonisti più spinti. Quando si proviene da un periodo nel quale si è utilizzato un classico tubeless sintetico (se pur di buona qualità), la confidenza con EK RR può non essere immediata, ma semplicemente perché scompare quella secchezza delle risposte con la quale il ciclista impara a convivere. Qui il primo vantaggio, ovvero il comfort funzionale abbinato ad una maggiore stabilità anche su asfalti al limite della percorribilità.

Il prezzo di listino è di quelli importanti e supera gli 80 euro per singolo pezzo (anche se gli sconti sul sito ufficiale Ekoi sono sempre interessanti). E’ giusto sottolineare che EK RR 29 è uno pneumatico da categorizzare al pari di un marginal gain o comunque un tubeless che può fare la differenza nell’economia complessiva di una prestazione di qualità.

Ekoi

CHutchinson Blackbird all season tubeless , controllo, tenuta a scorrevolezza

Hutchinson Blackbird all season tubeless. Provata la sezione da 30

29.12.2025
5 min
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Uno pneumatico tubeless 4 stagioni con prestazioni paragonabili ad uno sviluppato in modo specifico per le gare? Il nuovo Blackbird all season di Hutchinson è anche questo.

E’ un tubeless ready che nasce con il nuovo concetto hookless, ovvero con il cerchietto/tallone leggermente squadrato, robusto e abbondante nelle dimensioni. Ma non è solo questo, perché la sua tenuta anche su fondi viscidi è un valore aggiunto non secondario per chi utilizza pneumatici del genere in inverno e durante le sessioni di training e non lascia nulla al caso. Lo abbiamo provato.

Controllo, tenuta a scorrevolezza, Hutchinson Blackbird all season
Perfetto con ruote ad alto profilo e da gara
Controllo, tenuta a scorrevolezza, Hutchinson Blackbird all season
Perfetto con ruote ad alto profilo e da gara

Blackbird all season, come è fatto

Tutto parte dallo scheletro, ovvero dalla carcassa 3×127 Tpi, marchio di fabbrica dell’azienda francese. 127 fili (intreccio a base di poliammide) per pollice quadrato in una sorta di triplo strato, dove al centro è posizionata una bandella di rinforzo. In questo rientra anche il cerchietto laterale, completamente avvolto nel tessuto della carcassa. Sono rinforzati pure i bordi. La struttura a “rete” che caratterizza i lati di Blackbird prende il nome di Gridskin, uno spessore aggiunto che ha l’obiettivo di irrobustire e sostenere lo pneumatico, anche nell’ottica di ottimizzare la tenuta di forma sul lungo periodo.

Battistrada con spessore maggiorato. Si tratta di una mescola a doppia densità e con disegno differenziato. Al centro è liscio e utilizza la Mach 3.0 per non sacrificare la scorrevolezza. Ai lati utilizza ribs ed intagli (Hutchinson Blackbird all season è una gomma direzionale) con mescola Safetread, ma in generale il suo spessore è stato maggiorato del 24%, ovvero di ben 2,1 millimetri. E’ tantissimo per un tubeless ready di questa caratura e fascia di mercato, fattore che influisce inevitabilmente sul valore alla bilancia (360 grammi dichiarati, 358 rilevati nella misura 700×30), ma anche su una longevità super.

30 millimetri rilevati

Come nostra abitudine abbiamo voluto “forzare” l’abbinamento al cerchio. Per il test è stata utilizzata una ruota particolarmente wide con canale interno da 24 millimetri di larghezza. Questo per valutare la tenuta di forma del Blackbird all season, un tubeless ready che nasce con l’obiettivo di configurarsi al meglio anche con la tecnologia hookless dei cerchi. Molti di questi si spingono verso larghezze di 25 millimetri (tantissimo) e proprio la tenuta della sezione dichiarata diventa un elemento di valutazione. 30 millimetri dichiarati, 30 rilevati, in tutto il range di pressioni utilizzate, dalle 3,5 fino alle 5 atmosfere (ottimo e davvero ampio).

Controllo, tenuta a scorrevolezza, Hutchinson Blackbird all season
30 millimetri di larghezza rilevati anche su canale da 24 millimetri
Controllo, tenuta a scorrevolezza, Hutchinson Blackbird all season
30 millimetri di larghezza rilevati anche su canale da 24 millimetri

Il meteo non è un problema

Per quanto concerne la scorrevolezza, potrà non essere allo stesso livello del segmento Race, ma in fatto di tenuta ed affidabilità, andiamo ben oltre la media della categoria. Qualcuno potrebbe pensarlo come un tubeless da allenamento e da endurance, i più sensibili (dopo i primi chilometri di utilizzo) lo inserirebbero in una fascia (molto ristretta) di pneumatici, sì della gamma endurance, ma parecchio evoluta. Sotto il profilo della prestazione percepita, il nuovo Hutchinson Blackbird all season non ha nulla a che vedere con le gomme training del passato. E’ super scorrevole ed è anche piuttosto veloce anche con l’asfalto freddo, ha una tenuta laterale eccellente anche con la strada sporca.

Supporta e sopporta un ampio range di pressioni di esercizio, senza mai stravolgere il suo DNA ed è dotato di una fase ammortizzante per nulla banale. Traducendo, anche per chi ama risposte dirette ed è portato ad aumentare le pressioni oltre il limite consigliato (in base a peso e caratteristiche di guida), questo tubeless ready Hutchinson non sarà mai eccessivamente duro e secco.

Super rapporto qualità/prezzo

Il prezzo di listino è di 69,99 euro. Blackbird all season non è un tubeless economico, ma a nostro parere gli euro sono perfettamente tradotti una volta su strada. Si tratta di un tubeless ready con una resa tecnica paragonabile al Race alto di gamma, più durevole, sicuramente non leggerissimo, ma strutturato per non subire i rigori dell’usura precoce. Ed è anche sostanzioso, fattore che non guasta mai e che può mettere al riparo da eventuali danni causati da agenti esterni.

Insieme a pochi altri tubeless ready di questo segmento, che non hanno la competizione estremizzata come focus primario, Hutchison Blackbird all season è il simbolo di una categoria che è cambiata in modo esponenziale, diventando sempre più performante (anche grazie all’adeguamento hookless), senza mai snaturare il concetto di durata e robustezza.

Hutchinson

Beltramitsa

Tubeless o camera d'aria, cosa è più veloce? I dati del nostro test

Tubeless o camera d’aria, quale è più veloce? I dati del nostro test

25.11.2025
6 min
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Oltre le preferenze individuali. Una volta su strada un tubeless è più veloce di un copertoncino con camera d’aria in TPU di ultima generazione? Il nostro non è un test empirico, al tempo stesso non è scientifico, ma si basa su dati effettivi che abbiamo catalogato durante le nostre prove, reali su strada.

Si argomenta su diversi fronti la ricerca strenua della prestazione, dei numeri e di quanto le nuove soluzioni tecniche siano vantaggiose, facendo guadagnare velocità e risparmiare energie. Oltre le cifre da etichetta, ci siamo messi alla prova. E’ solo una questione di numeri, oppure anche le sensazioni possono avere il loro peso e la loro importanza? Ecco cosa abbiamo rilevato.

Tubeless o camera d'aria, cosa è più veloce? I dati del nostro test
La sezione battezzata è stata quella da 28
Tubeless o camera d'aria, cosa è più veloce? I dati del nostro test
La sezione battezzata è stata quella da 28

Pirelli PZero Race RS, TLR e tube type

Abbiamo scelto di sviluppare questo test prendendo come base di lavoro la sezione 700×28, una sorta di misura universalmente riconosciuta (ad oggi) e accettata da tutti (più o meno). Stessa tipologia di pneumatico Pirelli, ovvero il PZero Race RS, ovviamente nelle due versioni, TLR tubeless ready e quello tube type specifico “solo per le camere d’aria. Non abbiamo usato le camere in butile, ma le nuove in TPU della categoria RS. Medesima bicicletta per entrambe i test, stesse ruote e misuratore di potenza.

Si tratta di un test eseguito nel mondo reale del ciclismo pedalato, non quello dei dati virtuali. A prescindere dal tratto di strada, la forma di sviluppo della prova può essere mutuata e replicata da chiunque, in qualunque situazione. Per quanto ci riguarda abbiamo individuato un tratto di strada in salita (usato normalmente per i test di materiali e bici in genere): 4,87 chilometri con un dislivello positivo di 225 metri. In salita perché era necessario filtrare quante più variabili possibili.

Inoltre è necessario documentare la differenza di peso tra le due configurazioni. 670 grammi per i pneumatici tubeless ready, con 60 cc di liquido in totale e le due valvole (da 60 millimetri). 530 grammi con i due copertocini, abbinati alle due camere in TPU SmartTube RS (valvola da 80): 140 grammi di differenza.

Tubeless o camera d'aria, cosa è più veloce? I dati del nostro test
Ci siamo divertiti a mettere a confronto i due setting, sempre a parità di base di lavoro
Tubeless o camera d'aria, cosa è più veloce? I dati del nostro test
Ci siamo divertiti a mettere a confronto i due setting, sempre a parità di base di lavoro

I numeri del test

Ci siamo basati su una potenza media di 300 watt in entrambe le prove. Con l’abbinamento copertoncino/SmarTube RS in TPU abbiamo percorso il tratto in salita in 12 minuti e 42 secondi ad una velocità media di 23 chilometri orari. Con la configurazione tubeless il tempo è stato di 12 minuti e 38 secondi. La velocità media di è stata di 23,1.

Quattro secondi risparmiati in meno di 5 chilometri a parità di tutto, di setting, condizioni meteo e naturalmente gestione della prova. Un’enormità se i 4 secondi fossero moltiplicati per una distanza di 100 chilometri e 1.500 metri di dislivello.

Le sensazioni

Nel complesso abbiamo percorso diversi chilometri, splittando da una configurazione all’altra. Il tubeless è presente ormai ovunque nel corso dei nostri bike test, fattore che ci offre un vantaggio nella lettura ed interpretazione delle sensazioni. A parità di categoria (le gomme Pirelli RS appartengono ad un segmento performance) i tubeless ready offrono un range molto più ampio in fatto di gestione delle pressioni. Non si tratta solo di peso del ciclista, ma tipologia di ruote e loro canale interno, larghezza effettiva dello pneumatico una volta montato sul cerchio, feeling soggettivo. I tubeless si adattano (quasi) sempre. Hanno una maggiore capacità di filtrare, dissipare e spalmare su una superficie più ampia le vibrazioni e se gonfiati alla giusta pressione, difficilmente trasmettono l’effetto rebound o di eccessiva secchezza.

La parte negativa è principalmente legata alle fasi di montaggio, tallonatura e gestione del liquido anti-foratura (sempre obbligatorio), che deve essere di buona qualità. Talvolta far tallonare un tubeless è faticoso e può essere necessario uno strumento (compressore) per dare la prima botta secca allo pneumatico. Il liquido al suo interno dovrebbe essere controllato almeno una volta ogni due settimane. Un tubeless mostra la sua piena efficienza se controllato sistematicamente.

Tubeless o camera d'aria, cosa è più veloce? I dati del nostro test
Liquido addensato e indurito all’interno del tubeless, un fattore da considerare
Tubeless o camera d'aria, cosa è più veloce? I dati del nostro test
Liquido addensato e indurito all’interno del tubeless, un fattore da considerare

Minor peso non è sinonimo di velocità

I copertoncini con camere d’aria in TPU fanno risparmiare dei grammi, sono più semplici e veloci da montare un po’ per tutti. Il binomio è molto più secco nelle risposte (se messo a confronto con i tubeless), ha un range ridotto di pressioni ottimali di esercizio e subisce molto di più i rigori dell’asfalto. Il potere dissipante è ridotto. Può essere vantaggioso per chi ama risposte immediate e molto dirette da parte delle gomme.

Rispetto a un tubeless (considerando anche la pessima qualità media delle nostre strade) si fora più facilmente, anche se una camera in TPU è superiore ad una in butile, per qualità, peso, tenuta e longevità. Se dovessimo pensare ad una configurazione copertoncino/camera d’aria, ad oggi ci risulta complicato considerare il butile. Un tube in TPU è decisamente superiore e anche più sicuro.

In conclusione

Non è solo una questione di velocità e di tempi di percorrenza che si riducono. Uno pneumatico tubeless ready è una sorta di all-round, prescindere dalla categoria dello pneumatico. E’ adatto a differenti situazioni e proprio l’ampio range di pressioni di esercizio lo rende “plasmabile” a tante categorie di utenza. Con un tubeless da strada è possibile percorrere tanti chilometri anche con pressioni ridottissime, impensabili per un copertoncino. La nota negativa del tubeless resta ancora oggi il liquido sigillante anti-foratura. E’ davvero un impiastro. Al tempo stesso però, permette di chiudere un foro quando si pedala e spesso ci si accorge di aver bucato solo a fine giro.

Oggi come oggi una configurazione con la camera pone dei limiti. Facciamo nostra una considerazione di Samuele Bressan, Product Manager di Pirelli. «Copertoncino e camera d’aria oggi – ci ha detto – hanno un senso per quell’utenza che utilizza la bici poche volte in un arco temporale di più giorni. Questo lasso di tempo può essere uno svantaggio per i tubeless e per gli accumuli di liquido anti-foratura che si possono creare».

Un altro aspetto da considerare, a nostro parere, è la possibilità di montare una camera d’aria in TPU combinandola ad uno pneumatico tubeless. La gomma ha uno spessore maggiore rispetto ad un copertoncino classico, offre garanzie più alte in fatto di protezione, è più longevo e si può evitare di usare il lattice.

Pirelli

Le stagioni sono 4, uno pneumatico, Challenge 4 Stagioni XP TLR

Le stagioni sono 4 come il nuovo Challenge 4 Stagioni XP TLR

12.11.2025
5 min
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Challenge amplia il listino degli pneumatici tubeless ready da utilizzare sempre, in ogni stagione. 4 Stagioni è il nuovo pneumatico che integra la soluzione XP della mescola, mutuata dal segmento gravel.

Parliamo di uno pneumatico dalla qualità altissima e dalle elevate peculiarità tecniche, un TLR fatto a mano. E’ molto più che un tubeless per il training intenso e una gomma rinforzata, va ben oltre il concetto di pneumatico endurance. Challenge 4 Stagioni è una tipologia di tubeless performante, più robusto, rinforzato e longevo. Entriamo nel dettaglio di questo tubeless interessantissimo e della nostra prova.

Le stagioni sono 4, uno pneumatico, Challenge 4 Stagioni XP TLR
Come si presenta e le differenze di porosità del battistrada
Le stagioni sono 4, uno pneumatico, Challenge 4 Stagioni XP TLR
Come si presenta e le differenze di porosità del battistrada

Challenge 4 Stagioni TLR, come è fatto

4 Stagioni TLR è un tubeless ready che adotta una carcassa da 260 Tpi (260 fili per pollice quadrato). Il tessuto viene chiamato SuperPoly, è molto utilizzato anche in ambito tessile per le sue prestazioni elevate. E’ parecchio longevo e per la sua costruzione sono impiegati filamenti di poliestere di alta qualità, di prima scelta, solido e corposo al tempo stesso. Inoltre ha un peso specifico ridotto.

Partendo dal cerchietto, è il primo tubeless Challenge road che utilizza una sorta di aggiornamento, soluzione voluta per ampliare la compatibilità con i cerchi hookless. Più in generale, la sua costruzione è anche una sorta di nuovo corso Challenge. 4 Stagioni TLR adotta il disegno Easy-Fit che facilita il montaggio al cerchio ed il relativo tallonamento.

Lo pneumatico abbina la tecnologia XP di rinforzo alla soluzione classica. Si tratta di uno strato aggiuntivo al sistema di protezione Corazza Silver (protegge i bordi) e Gold Armour (fascia lo pneumatico da cerchietto a cerchietto), il tutto per un tubeless è perfetto anche nel mantenere la forma. Infine la mescola Smart Hydro, sviluppata per garantire grip anche in situazioni di bagnato ed umido. XP non è solo un valore aggiunto al concetto di protezione e durata, ma diventa una vera e propria categorizzazione della gomma.

Nuovo design del battistrada

Challenge 4 Stagioni TLR è una sorta di semi-slick. Al centro non ha intagli particolari, ma due linee che lo solcano e generano una sorta di porosità appena accennata dello pneumatico. Ai lati si alternano degli intagli ad una sorta di frecce ed anche in quest’ultimo caso la porosità del battistrada cambia. L’obiettivo è di garantire grip e stabilità in diverse situazioni.

Le stagioni sono 4, uno pneumatico, Challenge 4 Stagioni XP TLR
In velocità gli intagli laterali spariscono e restano le due linee centrali
Le stagioni sono 4, uno pneumatico, Challenge 4 Stagioni XP TLR
In velocità gli intagli laterali spariscono e restano le due linee centrali

Il nostro test

La prova ha avuto come soggetto la sezione da 28 (resta la curiosità di provare un 30). Il 28 resta una larghezza molto interessante in fatto di versatilità, performance all-round e anche nell’ottica di chi non ama spingersi oltre con tubeless troppo panciuti. Se pur molto differente dal modello Criterium RS (dalla costruzione, al concetto di base, fino all’effettiva resa tecnica), anche il nuovo 4 Stagioni conserva quella elasticità che fa parte del DNA Challenge. Ci piace molto.

E’ un aspetto non banale che si traduce in una grande capacità di smorzamento delle vibrazioni, nell’adattamento dello pneumatico e nella capacità di sopportare (e supportare) un ampio range di pressioni, a favore di un comfort funzionale e scorrevolezza. Tutto questo in una gomma tubeless ready è possibile? Sì, perché se dovessimo fare un accostamento, sarebbero da prendere in esame i tubolari, oppure i tubeless costruiti con carcassa in cotone. Questo è uno pneumatico Challenge ed è anche per questo motivo che possiamo chiamarlo tubolare aperto.

Le stagioni sono 4, uno pneumatico, Challenge 4 Stagioni XP TLR
Su un canale da 23 di larghezza lo pneumatico si allarga a 30 millimetri
Le stagioni sono 4, uno pneumatico, Challenge 4 Stagioni XP TLR
Su un canale da 23 di larghezza lo pneumatico si allarga a 30 millimetri

4 Stagioni TLR può non essere immediato se si proviene da una categoria di pneumatici che per semplicità definiamo “sintetici”. Secchi e diretti che spesso elargiscono prestazioni del tipo “on-off”. E’ un Challenge sostanzioso e pieno, ha un battistrada pastoso al tatto, bello spesso ed è facile da montare anche su cerchi hook con canale da 23 (molto più semplice rispetto ad un Criterium RS, il lavoro fatto grazie all’Easy-Fit si vede, si sente eccome). Tenuta e scorrevolezza in genere non si discutono, ma i due valori aggiunti sono il fatto di non variare il feeling anche quando l’asfalto è freddo, oltre a mostrare un grip eccellente anche sul bagnato, superiore alla media.

Le pressioni ottimali

Oltre ad eventuali preferenze soggettive, legate principalmente alle risposte che si vogliono ottenere dal binomio ruota/pneumatico, a nostro parere il gonfiaggio di riferimento è intorno alle 4,5 atmosfere per un ciclista di 66 chilogrammi. Poco più o poco meno tra anteriore e posteriore, poco più o poco meno tra asciutto e bagnato.

Non è poca cosa ed è un altro vantaggio che si ottiene da uno pneumatico robusto e sostanzioso, ben protetto, ma con uno scheletro (carcassa) che si modella volta per volta. Non è necessario agire continuamente sulle pressioni di gonfiaggio, neppure quando la pedalata cambia fisionomia per via del meteo.

Disponibilità e prezzi

Challenge 4 Stagioni XP Handmade TLR è disponibile in 5 larghezze: 28 e 30, 32 e 35, 38. Due le colorazioni, total black oppure con i fianchi beige (tan). Il prezzo di listino è di 84,90 euro.

Challengetires

Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65

Swiss Side Hadron3 650 Classic, veloci e gratificanti

28.10.2025
7 min
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Abbiamo provato le ruote Swiss Side Hadron3 650 nella versione Classic, ovvero quelle con il profilo da 65 millimetri e con i mozzi che si basano sulla meccanica dei DT Swiss 370.

Chi partiva con qualche remora (giustificata se contestualizzata in un’epoca passata) ora dovrebbe cambiare idea. Le ruote con profili altissimi offrono dei vantaggi non secondari e, prodotti ben congegnati come le Swiss Side, sono divertenti e anche piuttosto facili da guidare. Entriamo nelle specificità della nostra prova, eseguita con una doppia configurazione.

Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Quella famiglia di ruote che invitano a fare velocità
Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Quella famiglia di ruote che invitano a fare velocità

Hadron3 650 Classic: il dettaglio

La serie Classic di Swiss Side adotta la medesima tecnologia di sviluppo della Ultimate, ma è resa “più democratica” per scelte differenti di alcuni componenti. Ci sono i mozzi in alluminio con meccanica DT Swiss 370 (sempre con Rachet System interno al mozzo posteriore e cuscinetti sigillati con sfere in acciaio), raggi in acciaio (DT Swiss) Aero Comp con incrocio in seconda ed un cerchio full carbon da 65 millimetri di altezza. Il cerchio è quello di ultima generazione: è tubeless ready con uncino (non hookless) ed ha un canale largo 22 (la larghezza complessiva è di 29). Il canale prevede l’impiego del tubeless tape. Un cerchio con questo shape è ottimizzato anche per coperture fino a 32 millimetri di sezione.

Una delle particolarità di queste ruote è il sistema combinato ruota/pneumatico, possibile grazie ad una installazione di fabbrica con i pneumatici Continental/Swiss Side (come nella versione usata per il test). Dietro abbiamo un “classico” GP5000s TR da 30 millimetri, che prevede il montaggio originale con la camera d’aria in TPU (da notare che lo pneumatico è tubeless ready). Davanti c’è un Swiss Side Aero111 da 29, gomma dal disegno e shape particolari, marcatamente aero concept, prodotta da Continental su specifiche Swiss Side. Anche in questo è tubeless ready ed è montata in originale con la camera in TPU. Il peso (rilevato) della coppia con gomme e camere montate è di 2470 grammi. Il prezzo di listino (al netto di eventuali sconti spesso disponibili sul sito Swiss Side) è di 1495 euro.

Test doppio: camere poi tubeless

Proprio così, non ci siamo fermati alla singola prova, ma abbiamo voluto capire come può funzionare una “ruotona” del genere con un setting differenti di pneumatici. Prima la prova in originale, poi con la configurazione tubeless (tolte le camere ed inserito il liquido).

Stesso giorno di lavoro, stesso percorso e medesima bici usata per il test finale dal quale abbiamo estrapolato i dati. 10 chilometri esatti, un vallonato leggero e comunque lineare in modo da minimizzare le variabili ambientali. 30 metri circa di dislivello positivo in modo da sfruttare anche la velocità generata dalle Hadron3. Vento a 3 chilometri orari rilevato per tutto il test e 15° come temperatura esterna.

I numeri del test con le camere d’aria in TPU

2.925 grammi rilevati per le Hadron3 pronte per la messa su strada. Dischi da 160/140, camere in TPU Continental con valvola da 80 (37 grammi ciascuna). 300 watt medi per un rapporto fisso 54/16. Tempo di percorrenza rilevato 15 minuti e 38 secondi. Velocità media di 38,4.

La prova con il montaggio tubeless

Abbiamo rilevato il medesimo valore alla bilancia del montaggio. 2.925 grammi anche per il setting tubeless. Valvole da 80 millimetri e 30 cc di liquido sigillante per ogni gomma. In entrambe le prove la partenza è stata da fermo. Cosa ci dicono i numeri del setting tubeless? Che siamo stati più veloci di 12 secondi con i 1526″ secondi rilevati a parità di tutto. La media oraria è stata di 39 chilometri orari con i tubeless.

Alcune considerazioni relative alle Hadron3 650

Il risparmio di tempo con il setting tubeless è lampante. 12 secondi possono non sembrare molti. Se però andiamo nel dettaglio e quantifichiamo sono poco più di un secondo al chilometro per soli 10 chilometri di test. Se il test fosse stato di 60/80 chilometri il tempo risparmiato sarebbe esponenziale. Non solo, perché ad una velocità più elevata la configurazione tubeless permette un maggiore e migliore controllo, dissipazione aumentata delle vibrazioni che arrivano dal basso. Un maggiore controllo e fluidità della bici soprattutto sull’avantreno, anche e soprattutto in discesa e quando è necessario cambiare traiettoria ad alta velocità.

Il test completo delle Swiss Side da 65 ha previsto anche giornate di utilizzo collinare. Salite e discese, percorsi vari mediamente tecnici, ben coscienti del fatto che un profilo del genere trova la sua massima sfruttabilità ad andature elevate e senza eccessive complicazioni ambientali.

Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Sono oggettivamente un bel vestito per la bici
Swiss Side Hadron3 650 Classic, non sembrano ruote da 65
Sono oggettivamente un bel vestito per la bici

In conclusione

Le Hadron3 650 Classic sono l’esempio di quanto una ruota alta moderna possa essere facile, molto più che in passato, gratificante e anche sfruttabile. Non siamo qui ad affermare che sia un prodotto dedicato a tutti i ciclisti, ma di sicuro abbatte alcune convinzioni che arrivano dal passato e relative a queste categorie di strumenti dedicati alla ricerca della performance. Non obbligano ad arpionare il manubrio quando si cambia direzione e non mostrano effetti negativi sullo sterzo della bici. Aiutano a mantenere una velocità elevata e spingono a dare gas quando la stessa andatura è già alta (comunque oltre i 40 chilometri orari). In discesa quando si oltrepassa il muro dei 55 chilometri orari diventano un boost e si attiva una sorta di effetto volano facile da percepire, quello che non avviene (ad esempio) con profili da 38.

Ovviamente non sono ruote da salita e quando le velocità sono piuttosto basse necessitano di molta energia, forza ed impegno per essere rilanciate nel modo adeguato. Il prezzo di listino. Lo troviamo adeguato, quasi vantaggioso, considerando proprio la versione Classic e la categoria di utenti potenziali, che non hanno il peso ridotto come pallino, ma pretendono velocità ed efficienza.

Swiss Side

Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde

Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Risponde Samparisi

21.10.2025
4 min
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I tubeless hanno delle peculiarità, sono utilizzati anche in ambito ciclocross, perché agli atleti piace sperimentare e perché le aziende spingono forte su questa tecnologia. Per gli agonisti, per chi ricerca una resa tecnica ai massimi livelli il tubolare resta ancora oggi il riferimento.

Per meglio contestualizzare il confronto tra le due famiglie di pneumatici e per farci argomentare qualche malizia, ci siamo rivolti a Simone Samparisi. Simone è General Manager del Team SMP di cui tra gli altri fanno anche parte i fratelli Nicolas e Lorenzo. Il partner tecnico è Challenge.

Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Il ciclocross resta l’unica disciplina dove il tubolare è un must, inarrivabile in fatto di resa tecnica (foto Samparisi)
Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Il ciclocross resta l’unica disciplina dove il tubolare è un must, inarrivabile in fatto di resa tecnica (foto Samparisi)
Avete accesso a tutta la gamma Challenge, tubolari e tubeless ready?

Sì, abbiamo in dotazione tutte le coperture cx che l’azienda ha inserito nel catalogo ufficiale. L’utilizzo vero e proprio è legato prima di tutto alle gare, alla tipologia dei percorsi e terreni, anche alle preferenze, diverse soprattutto tra Nicolas e Lorenzo.

Chi tubeless e chi tubolare?

Lorenzo utilizza i tubeless Challenge ormai da due anni, Nicolas rimane con la preferenza verso i tubolari.

Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Nicolas resta fedele ai tubolari
Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Nicolas resta fedele ai tubolari
Il tubeless può avere un futuro nel ciclocross?

E’ una tecnologia e una famiglia di coperture che abbiamo investigato e cercato di approfondire il più possibile, per diverso tempo ed in contesti differenti. Non ci siamo fermati alle prime difficoltà, ma credo che ci sia comunque un grande gap da colmare rispetto al tubolare.

Spiegaci meglio…

Utilizzare e sfruttare appieno un tubeless nel cross è più complicato, perché non è conveniente scendere al di sotto di determinate pressioni, altrimenti si rischia di stallonare lo pneumatico dal cerchio. Il tubolare permette di scendere anche 0,5 bar in situazioni estreme, ma dove lo pneumatico garantisce grip. E’ un esempio estremo, è fattibile e rende molto bene l’idea, a mio parere, di cosa stiamo parlando.

Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Terreni, ma anche stili di guida differenti dettano la scelta delle gomme
Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Terreni, ma anche stili di guida differenti dettano la scelta delle gomme
I tubolari nel cross restano un must?

E’ così. Un tubolare nel cross ti offre la certezza del risultato e nel corso di tanti anni, di diverse evoluzioni, anche la scelta si è ampliata offrendo tante alternative. Pensiamo alle carcasse sintetiche, a quelle in cotone, fino ad arrivare alla seta, senza poi dimenticare le mescole e tassellature. Il tubeless nel ciclocross è una tecnologia relativamente nuova che però ha il limite della pressione di utilizzo. Resta il fatto che montare un tubeless in alcune situazioni può offrire dei vantaggi. Mi viene in mente la neve di Vermiglio di due anni addietro.

Lorenzo usa i tubeless abbinati agli inserti?

Assolutamente sì e non è solo una questione di sponsor. Utilizza un modello run-flat che offre un aiuto al sostegno dello pneumatico, evita che quest’ultimo vada a sbattere in modo controproducente sul cerchio. In caso di foratura o perdita eccessiva di pressione permette di arrivare ai box.

Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Con i tubeless è “quasi” d’obbligo il binomio con l’inserto (foto Samparisi-Billiani)
Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Con i tubeless è “quasi” d’obbligo il binomio con l’inserto (foto Samparisi-Billiani)
All’inizio hai parlato di investigazione della tecnologia. Ci puoi spiegare?

In ambito ciclocross abbiamo affrontato l’argomento tubeless anche per praticità, visto che corriamo anche nella mtb dove esiste solo il tubeless. Ben coscienti della novità tubeless nel cross abbiamo cercato di avere quanti più dati possibili per valutare ed avere dei confronti reali tra tubolari e tubeless. Avevamo approcciato anche un discorso di telemetria, poi abbandonato per le tante variabili in gioco. Una gara di ciclocross cambia ogni volta, non è una pista in asfalto.

Esiste ancora la stagionatura degli pneumatici, considerando anche i tubeless?

Tutti gli pneumatici andrebbero conservati in ambiente secco e per quanto possibile con temperatura controllata, quantomeno costante, senza sbalzi eccessivi. L’umidità ha una grande importanza e influisce sull’integrità dello pneumatico.

Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Il limite di un TLR nel cross sono le pressioni di esercizio (foto Samparisi)
Tubeless vs tubolari nel ciclocross. Samparisi risponde
Il limite di un TLR nel cross sono le pressioni di esercizio (foto Samparisi)
Per concludere. Tubeless nel ciclocross, sì o no?

Sì, ma come detto in precedenza ha dei limiti anche se spicca per praticità ed eventuali costi ridotti, rispetto ai tubolari. Ma in fatto di performance mi piace fare un paragone. Un tubeless da ciclocross è al pari di una gomma da Superbike, il tubolare resta lo pneumatico da MotoGP, dove tutto è al limite per cercare un resa tecnica ai massimi livelli e senza compromessi.

Terreno Endurance CX pneumatici Vittoria

Terreno Endurance CX, i nuovi pneumatici da ciclocross di Vittoria

10.10.2025
3 min
Salva

Vittoria ha appena presentato la nuova gamma Terreno Endurance CX, la sua nuova linea di pneumatici da ciclocross. Si tratta di coperture con 4 diversi battistrada, da quelli pensati per i terreni compatti fino a quelli più fangosi, con tutti i vantaggi del tubeless-ready. Inoltre Vittoria ha anche presentato il nuovo inserto Air-Liner Cyclocross, specifico per questo tipo di pneumatici.

Terreno Endurance CX pneumatici Vittoria
I nuovi Terreno T80, con battistrada per terreni misti
Terreno Endurance CX pneumatici Vittoria
I nuovi Terreno T80, con battistrada per terreni misti

Classificazione da 10 a 90, a seconda del terreno

La nuova gamma introduce la stessa logica già applicata da Vittoria nel gravel, cioè la classificazione con cifre crescenti in base ai diversi terreni, dal più al meno scorrevole. Il primo è il Terreno T10, con battistrada centrale completamente liscio, cioè ideale per i percorsi più compatti e veloci. Il secondo è il Terreno T30 pensato per le gare in condizioni di sterrato leggero, simile ad un normale copertoncino gravel.

Il terzo, il Terreno T80, presenta invece una tassellatura più aggressiva, ideata per i terreni impegnativi e misti (quest’ultimo è presentato anche con la mescola Sport, più economica). L’ultimo pneumatico è il Terreno T90, quello con battistrada più cattivo e tasselli più profondi e distanziati, per i terreni pesanti e fangosi.

Terreno Endurance CX pneumatici Vittoria
Il nuovo inserto Air-Liner Cyclocross, realizzato appositamente per questi pneumatici
Il nuovo inserto Air-Liner Cyclocross, realizzato appositamente per questi pneumatici

Mescola Endurance e l’Air-Liner Cyclocross

Come suggerisce il nome, la nuova gamma Endurance Terreno CX utilizza la mescola Graphene Endurance, già collaudata da Vittoria, il miglior compromesso tra durata e prestazioni.
Inoltre su tutti gli pneumatici sono presenti la protezione laterale Bead Shield e un layer antiforatura sotto il battistrada, per minimizzare il rischio di forature.

Come accennavamo all’inizio, assieme ai nuovi pneumatici Vittoria ha presentato anche un nuovo inserto compatibile con il sistema tubeless-ready. Si tratta di Air-Liner Cyclocross, realizzato in schiuma leggera (pesa solo 50 grammi).
L’inserto agisce come protezione contro gli impatti, riducendo il rischio di pizzicature quando si utilizzano pressioni basse, come nei terreni fangosi. Un altro vantaggio fondamentale è la capacità “run-flat grazie alla quale la schiuma si espande in caso di foratura, permettendo comunque di terminare la gara.

Terreno Endurance CX pneumatici Vittoria
Tutta la nuova gamma è presentata in versione pieghevole, oltre che TLR
Terreno Endurance CX pneumatici Vittoria
Tutta la nuova gamma è presentata in versione pieghevole, oltre che TLR

Misure e prezzi

I Terreno T10 sono disponibile nella sezione da 32mm, i Terreno T30 nelle sezioni da 31 e 33 mm, mentre sia i Terreno T80 e i Terreno T90 sono disponibili soltanto nella versione da 33mm.
Il prezzo è uguale per tutti: si trovano nel sito di Vittoria a 58,95 euro. L’inserto Air-Liner Cyclocross invece ha una misura unica 31-33mm, e il prezzo è di 59,95 euro.

Vittoria Tyres

Machvolt Pro G5 copertoncino da gara CST Tires

Machvolt Pro G5, il nuovo copertoncino da gara di CST Tires

20.09.2025
3 min
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Tra le molte novità presentate al recente IBF di Misano c’è stato anche lo pneumatico Machvolt Pro G5 di CST Tires. Si tratta di un copertoncino tubeless ready da 28 mm studiato per le competizioni su strada, reattivo e leggero, con una protezione antiforatura.

CST Tires Misano 2025
Lo stand di CST Tires all’ultimo IBF di Misano
CST Tires Misano 2025
Lo stand di CST Tires all’ultimo IBF di Misano

Protezione e carcassa 120 TPI

Il Machvolt Pro G5 è un copertoncino da gara, leggero e performante, non a caso presentato in un’unica dimensione da 28 mm. Ma a cosa servono leggerezza e prestazioni senza protezione dalle forature? Per ovviare a questo possibile inconveniente, sotto il battistrada è stato inserito il Defender Cobweb, uno strato di fibre leggere ma molto resistenti che promette di poter pedalare senza il pensiero della gomma a terra.

La carcassa ha una costruzione a 120 TPI (Threads Per Inch, fili per pollice), tra quelle di maggiore qualità disponibile sul mercato. La trama molto fitta e sottile fa in modo che il copertone sia leggero e flessibile, capace quindi di adattarsi al meglio alle irregolarità del terreno.

Machvolt Pro G5 copertoncini CST 2025
I Machvolt Pro G5 sono dei prodotti da competizione su strada, ottimi anche per le cronometro o il triathlon
Machvolt Pro G5 copertoncini CST 2025
I Machvolt Pro G5 sono dei prodotti da competizione su strada, ottimi anche per le cronometro o il triathlon

Tubeless ready, mescola e design racing

Come quasi tutti i copertoncini di nuova concezione, anche i Machvolt Pro G5 sono tubeless ready. Questa tecnologia, ormai consolidata anche su strada, permette di gonfiare le gomme ad una minor pressione, cosa che garantisce maggior comfort e grip senza andare a discapito delle prestazioni. La possibilità di utilizzarli senza camera d’aria riduce anche il rischio, spesso frequente, di pizzicature.

Come abbiamo detto fin dall’inizio questo è un prodotto pensato per le competizioni. Quest’anima è confermata anche dal disegno del battistrada quasi completamente liscio, con solo delle leggere scanalature per migliorare l’aderenza sul bagnato.
Anche la mescola segue l’ottica della velocità, con la Dual Compound che è il massimo dei ritrovati dell’azienda per quanto riguarda il comparto racing.

Machvolt Pro G5 copertoncini CST 2025
Sotto il battistrada slick è presente una protezione antiforatura: il Defender Cobweb
Machvolt Pro G5 copertoncini CST 2025
Sotto il battistrada slick è presente una protezione antiforatura: il Defender Cobweb

Altri dettagli, peso e prezzo

I copertoncini Machvolt Pro G5 sono, come già accennato, presentati nell’unica misura da 28 mm e in versione pieghevole, per un peso di 310 grammi.
Il colore è il classico nero e sono disponibili nei negozi autorizzati al prezzo consigliato al pubblico è di 45 euro.

CST Tires