Poels e Malucelli: uno si prende la Turchia, l’altro Izmir

04.05.2025
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IZMIR (Turchia) – Matteo Malucelli lascia correre la bici fino a Istanbul, quasi. E’ un modo tutto suo per godersi questa vittoria tanto cercata e tanto voluta. Ieri, guardandolo con tutti gli “occhiali” possibili dopo l’arrivo, eravamo sicuri che oggi avrebbe vinto. I colleghi della stampa turca ci chiedevano se anche oggi avrebbe trionfato un italiano dopo il successo di Viviani. E noi rispondevamo che sarebbe toccato a Malucelli. I complimenti dopo la tappa sono arrivati anche a noi!

Scherzi a parte, siamo a Izmir, l’antica Smirne, una delle città più grandi del Mediterraneo, seconda solo a Istanbul e Il Cairo. Qui vivono oltre 5 milioni di persone. Le case hanno la bandiera turca ai balconi e la città ospita uno dei porti più grandi del Mare Nostrum, porta da e per l’Oriente.

La classifica finale ha visto: 1° Wout Poels, 2° Harold Martin Lopez e 3° Guillermo Juan Martinez
La classifica finale ha visto: 1° Wout Poels, 2° Harold Martin Lopez e 3° Guillermo Juan Martinez

Bravo Poels

Su questa strada che costeggia il porto – incanto di sole, mare e bici, lungo la rotta dell’EuroVelo 8 – la XDS-Astana festeggia. A Malucelli la tappa, a Wout Poels la classifica generale del Presidential Tour of Turkey.

L’olandese aspetta di salire sul podio con un buon colpo di pedale ritrovato. Durante l’inverno ha lavorato bene e soprattutto sembra essersi integrato nel clima della squadra.

«Andrò al Giro d’Italia per puntare a una tappa – spiega Poels – non avrebbe senso fare qualcosa per la generale. Sono molto contento di questa vittoria. Ci dà morale e devo ringraziare tutti i ragazzi che hanno lavorato alla grande. Eravamo qui con l’obiettivo di vincere e fare punti. Ci siamo riusciti».

A fine gara, l’esperto corridore olandese tiene in mano il trofeo del Tour of Turkiye: un intreccio dorato, una colonna, come tante ne abbiamo viste in questi giorni in Turchia.

Tanto mare, ma al via anche qualche bello strappo nell’entroterra
Tanto mare, ma al via anche qualche bello strappo nell’entroterra

Seduti con Malucelli…

Sceso dal podio, iniziamo a parlare con Malucelli. Matteo però ci fa spostare su delle sedie all’angolo dello stand dietro al palco. E’ stanco e preferisce stare seduto.

Per chi sono questi fiori, Matteo?

Se arrivano a casa in due giorni, ma non credo, perché sono un po’ grandi, sono per la mia ragazza, Martina. Alla fine queste sì, noi gioiamo all’arrivo e ci godiamo i risultati che ci ripagano dei sacrifici, ma viviamo quell’emozione intensa che dura un secondo e vale più di tutto il resto. Chi è a casa fa i sacrifici con noi, ma non vive quelle stesse emozioni. Quindi questo pensiero speciale è per lei.

Bastava vederti in volto ieri per capire che oggi non avresti mollato la presa…

Ieri mi sentivo bene, ma anche il primo giorno… e ho fatto secondo. Non c’era mai stata una squadra che mettesse il gruppo in fila. Sono stato anticipato da dietro, ma nella mia testa sapevo di essere più veloce. Ieri ho avuto paura di rimanere chiuso e sono partito troppo presto. E’ stato un errore, ma anche la mossa giusta: c’era una semicurva e con meno vento avrei potuto vincere. Ieri pomeriggio ho cercato di stare calmo, dormire, mangiare, recuperare. Oggi ho provato a stare a ruota di Kristoff: sapevo che la sua squadra aveva il miglior treno. Dovevo solo seguirlo e saltarlo sul finale. E così è andata.

La volata potente di Malucelli, al secondo successo stagionale
La volata potente di Malucelli, al secondo successo stagionale
Non farai il Giro, ma qui c’è uno che ci andrà. Dicci qualcosa di Poels…

E’ la prima gara che faccio con Wout. L’ho sempre visto al Team Sky, ricordo che lui era già pro’ nel 2009 e io ero ancora allievo. E’ un ragazzo molto scherzoso, un burlone, ma in corsa è serissimo. Ha guidato la squadra in maniera esemplare. Non abbiamo mai avuto momenti di difficoltà nel controllare la corsa. Ha sempre mantenuto la calma e ci ha dato quella serenità che serve per vincere. Ne parlavo anche con Fausto (Masnada, ndr) a cena: quando hai un capitano così, le motivazioni e le energie si moltiplicano. E’ bello correre da squadra…

Wout ci ha detto che non farà classifica al Giro. E’ così?

Sinceramente non lo so, ma non credo. Al Giro ci sarà una XDS-Astana d’assalto.

In effetti abbiamo visto una XDS compatta. Ma non credevamo che Poels fosse così leader…

Sì, mi avevano detto che si veniva per fare classifica con lui, quindi magari avrei dovuto lavorare. E siamo una squadra: c’era un obiettivo. Mi sono messo a disposizione e ho cercato di risparmiare più energie possibili nella seconda, terza e quarta tappa. E così facendo alla fine sono riuscito a vincere l’ultimo giorno.

Prima di salire sul palco, Malucelli, Kristoff (questo anche l’ordine d’arrivo) discutono dello sprint. Lonardi ha vinto la maglia a punti
Prima di salire sul palco, Malucelli, Kristoff (questo anche l’ordine d’arrivo) discutono dello sprint. Lonardi ha vinto la maglia a punti
Risparmiare energia pur lavorando però, perché ti abbiamo visto spesso davanti…

Negli anni ho imparato che in queste gare a tappe lunghe, perché otto giorni non sono pochi, la chiave è il recupero. Abbiamo un orologio Garmin che ci monitora tutto e ho visto che anche stando fermo al pomeriggio dopo le tappe, consumavo energia. C’era stress. Quindi ho cercato di dormire tutti i pomeriggi, recuperare al massimo. E c’è differenza: il giorno dopo lo senti, vedi che hai recuperato di più. Sembra banale, ma dopo otto tappe fa la differenza. Ho curato il recupero, il sonno, l’alimentazione… perché sapevo che agli ultimi due giorni dovevo arrivarci più fresco possibile.

Non sarai al Giro: un po’ ti dispiace?

Mi piacerebbe fare un Grande Giro, non l’ho mai fatto. Ma so anche che sarebbe una sofferenza grande per me. Penso di aver trovato la mia dimensione in gare così, con qualche squadra WorldTour. Posso essere competitivo e togliermi soddisfazioni.

Onesto…

Sì, ci sono 4-5 velocisti più forti, c’è poco da fare. Per un velocista è importante vincere e questa è la mia dimensione. Magari posso migliorare ancora un po’ con più corse di questo livello. L’anno scorso ne ho fatte poche, quest’anno ho già corso in UAE, in Cina e qui in Turchia. La mia condizione crescerà e voglio dimostrare che il mio posto qui me lo sono meritato. Nelle prossime settimane avrò molti appuntamenti per sprinter.

L’urlo di Viviani fa tremare Cesme. E adesso si riparte

03.05.2025
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CESME (Turchia) – Le linee che demarcano le postazioni di fotografi, massaggiatori e giornalisti sono abbastanza vicine all’arrivo: per questo l’urlo che lancia Elia Viviani fa quasi spavento. E’ forte, potente. Uno sfogo… se vogliamo. E forse lo è.

Il corridore della Lotto torna alla vittoria. E’ la sua prima del 2025, nonostante abbia appena pochi giorni di corsa nelle gambe.


Era un arrivo tecnico: mentre aspettavamo la corsa, tra di noi pensavamo: «Vedrai che in un arrivo così, Viviani lascia il segno. Sicuramente se lo sarà studiato bene». Una lunga semicurva verso destra, ultimi 100 metri al 2 per cento, vento contrario leggermente di traverso. Sprint da gambe, ovvio, ma anche da testa. E la testa il campione olimpico di Rio 2016 su pista ce l’ha. L’ha sempre avuta.

Anche oggi strade di incredibile bellezza. E che vento… Da segnalare nella fuga di giornata la presenza di Valerio Conti
Anche oggi strade di incredibile bellezza. E che vento… Da segnalare nella fuga di giornata la presenza di Valerio Conti

Una corsa a tappe per Elia

E così quell’urlo ha messo tutto a posto. I nostri pensieri e soprattutto quelli di Viviani. Giusto ieri ci aveva detto che aspettava le ultime due frazioni per fare qualcosa. Che il giorno di riposo forzato, dovuto all’annullamento della tappa per pioggia in questo “blocco di lavoro”, non lo aveva gradito tantissimo.

«Sono qui per fare volume e magari è stata un’occasione in meno. Avevo proprio bisogno di questi sette-otto giorni di gara. Conto di buttarmi nella mischia sabato e domenica. Che poi sia per il quarto, quinto, sesto o primo posto lo vediamo: sappiamo che le volate sono caotiche, però voglio sprintare, voglio esserci, farle».

Per Viviani una grande intesa con De Buyst ma anche con gli altri ragazzi. Abbiamo visto come lo hanno cercato dopo il traguardo
Per Viviani una grande intesa con De Buyst ma anche con gli altri ragazzi. Abbiamo visto come lo hanno cercato dopo il traguardo

E le ha fatte: novantesima vittoria. L’89ª risaliva addirittura all’ottobre 2023. Troppo per un campione del suo calibro. Dopo l’arrivo, l’abbraccio con i nuovi compagni è sincero, forte… Viviani si è accasato bene.

E che sia davvero un grande del ciclismo, lo si capisce anche dal fatto che prima di salire sul podio, nel dietro le quinte, persino i giudici dell’UCI vanno a congratularsi con lui. Un grosso signore turco, al via in un inglese stentato, gli aveva detto che era una leggenda. Insomma, questo Viviani è davvero internazionale.

Una foto particolare della volata. Gli ultimi 100 metri tiravano molto. Azzeccare il rapporto era vitale (foto Instagram – Frontset)
Una foto particolare della volata. Gli ultimi 100 metri tiravano molto. Azzeccare il rapporto era vitale (foto Instagram – Frontset)
Elia, che urlo! Ma soprattutto che vittoria…

Sono felice, ci voleva…

Che sprint è stato?

Con Jasper De Buyst, uno dei migliori apripista al mondo, sapevamo che c’era vento contro e anche che l’arrivo tirava un po’ in su. Quando lui è partito ai 500-600 metri ho pensato: «Ecco, siamo lunghi». Quando mi hanno anticipato, mi sono impanicato un attimo e ho pensato che fossero andati via. Però appena ho preso velocità in scia ho capito che ancora potevo saltarli sulla sinistra.

Anche perché c’era un po’ di vento contro e stare coperti fino alla fine non era male, forse?

Diciamo che mi sono reso conto proprio negli ultimi 100 metri che ancora era fattibile, perché all’inizio sembrava che loro avessero più gambe. Ma poi ho visto che la velocità non scendeva.

Abbiamo dato una sbirciata alla tua bici: era un setup apposito per questa tappa?

No, uso spesso la corona piena da crono, che è più aero, da 55 denti. Da quest’anno uso sempre il 55 perché comunque le velocità sono sempre più alte e mi piace andare un po’ agile. Dietro ho sempre la cassetta 11-34. Le ruote di oggi sono le Zipp 454, giuste per ogni terreno: non troppo veloci ma neanche troppo leggere. Un buon compromesso.

Cosa ti è passato per la testa quando hai tagliato per primo quella linea?

Quello che avevo in testa era ciò che ho detto qualche giorno fa: dovevo fare una corsa a tappe per riuscire ad elevare la mia condizione. Ieri ho detto che vorrei finire in crescendo qui per poi continuare a fare bene a Dunkerque. Ci sono tante occasioni nei prossimi dieci giorni per me. Rompere il ghiaccio sembra sempre la parte più difficile, quindi bisogna continuare ad essere forti con la testa, crederci… ma con la consapevolezza che ci sono degli step da rispettare.

La Orbea Orca di Viviani: ruote alte ma non altisisme (da 454 mm), pedivelle da 172,5 mm, tubeless da 28 mm, manubrio con attacco da 140 mm e largo 38 cm. Massimo rapporto 55×11
La Orbea Orca di Viviani: ruote alte ma non altisisme (da 454 mm), pedivelle da 172,5 mm, tubeless da 28 mm, manubrio con attacco da 140 mm e largo 38 cm. Massimo rapporto 55×11
Ci hai detto di De Buyst, ma nel finale vi abbiamo visti lavorare compatti…

E’ ovvio che i meccanismi di un lead-outing perfetto sono sempre da oliare. Abbiamo Joshua Giddings, che è un ragazzo giovane, davanti a De Buyst. Jasper può fare due tipi di lead-out: uno da solo, quindi mettermi in una posizione migliore, oppure un lead-out perfetto seguendo i nostri compagni. Ci stiamo lavorando, ma visto che il tempo non è molto, ci buttiamo negli sprint in due, senza articolare un vero treno.

Perché?

Per essere sicuri di fare la volata, che è quello che voglio in questo momento. Non abbiamo tempo per provare meccanismi e aspettare che vadano bene.

Ecco, provare meccanismi… però tu sei Viviani: sei arrivato qui in questa squadra e, in qualche modo, l’hai presa in mano. Come sta andando con la Lotto?

Sicuramente la squadra, se mi ha preso in quel momento, aveva bisogno di ragazzi di esperienza. E’ un gruppo giovanissimo, tantissimi arrivano dal devo team della Lotto e devono fare esperienza. A ogni gara abbiamo uno della continental, quindi è segnale che vogliono integrare i giovani nel gruppo professional. E’ vero, siamo in un anno in cui Lotto sta soffrendo un po’. Negli anni scorsi hanno messo al sicuro la licenza WorldTour e adesso stanno un po’ rifondando la squadra. Ma sono sicuro che si troverà la via giusta. Van Eetvelt è il faro che sta tenendo bene il gruppo. Ho vissuto situazioni simili anche in altre squadre: quando arrivano le vittorie e si rompe il ghiaccio, poi tutta la squadra va dietro.

Viviani ha preceduto Kristoff e Davide Persico. Nella generale guida sempre Poels con 16″ sul compagno Lopez
Viviani ha preceduto Kristoff e Davide Persico. Nella generale guida sempre Poels con 16″ sul compagno Lopez
Ieri parlavamo del ritmo gara che ti mancava. Quanto è difficile trovarlo?

Molto, per questo volevo fare una corsa a tappe. Allenarsi e poi fare una corsa ogni dieci giorni non poteva essere sufficiente specie dopo un inverno così particolare. A me serve correre e questa gara spero mi farà bene. Per me è impensabile fare come i giovani di oggi che non gareggiano per mesi, arrivano e vanno forte. Non lo è mai stato, figuriamoci ora a 36 anni.

Elia, quali sono i tuoi programmi da qui in avanti?

Dopo questo Presidential Tour of Turkey andrò a Dunkerque. Sia io che la squadra vogliamo vedermi davanti. Vogliamo vedere qualche bell’ordine d’arrivo, quindi andare vicino alla vittoria nei prossimi dieci giorni sarà importante. A Dunkerque ci sono molti sprinter, è importante mandare qualche segnale. Poi seguiranno altre gare. Per il resto della stagione vedremo. Farò delle corse di un giorno in vista del campionato italiano. Arnaud De Lie è l’atleta di riferimento della Lotto per il Tour, quindi al momento è più Vuelta che Tour.

Possiamo dire che il peggio è alle spalle?

Sì, assolutamente.

E per il 2026?

State guardando troppo avanti!

Masciarelli e la Colpack protagonisti in Turchia

08.10.2023
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Lorenzo Masciarelli è tornato da qualche giorno dal Tour of Istanbul, che ha corso insieme alla Colpack Ballan. Il team bergamasco è stato invitato in Turchia ed ha accettato, tuffandosi nell’avventura di un ciclismo tutto da scoprire. Masciarelli e compagni hanno messo insieme tanti piazzamenti ed un’esperienza che sicuramente li ha arricchiti. 

«Abbiamo avuto questa occasione – dice Masciarelli da casa sua – e l’abbiamo colta. Ci avevano parlato bene di questa gara e così è stato. Si tratta di una corsa giovane ma davvero ben organizzata, ci siamo trovati benissimo. L’organizzazione ci ha fornito l’ammiraglia, con tanto di adesivi degli sponsor, e un pulmino a nove posti per noi ragazzi. L’hotel in cui abbiamo alloggiato era a cinque stelle, quindi con un servizio invidiabile».

Il rientro

Masciarelli sta concludendo la sua prima stagione su strada con il Team Colpack, annata che ha avuto anche dei bassi, non ultimo la pericardite che ha costretto il giovane abruzzese a fermarsi per qualche mese. 

«Appena ho avuto il via libera dai medici – racconta Masciarelli – ho chiamato la squadra per organizzare e pianificare al meglio questo finale di stagione. L’obiettivo di quest’anno era fare tanta esperienza su strada, per questo una volta avuto il permesso per correre sono tornato. Il team non mi ha messo alcuna pressione e mi ha dato la possibilità di gareggiare senza alcuna pressione. Anche in Turchia mi sono messo a disposizione dei compagni e ho fatto tanta fatica, cosa fondamentale per prendere il feeling giusto con questo nuovo ciclismo.

«Dopo la pericardite – spiega – ho ripreso con calma a fine giugno e la condizione è stata fin da subito decente. Ho avuto un piccolo calo, ma già dal Matteotti stavo bene, ho corso davanti e solo nel finale mi si è spenta la luce, ma ci stava. Già da dopo quella gara stavo bene, forse meglio di come stavo a inizio stagione».

Il ciclismo turco

Andare a correre in Paesi dove il ciclismo è in rampa di lancio permette di sperimentare e provare qualcosa di nuovo. Terre diverse e persone differenti che si affacciano a questo sport per la prima volta. 

«Sapevamo che il ciclismo in Turchia non fosse molto seguito – dice Masciarelli – ma la gente era davvero curiosa. E’ capitato più volte che in qualche negozio le persone ci fermassero per farci domande sulla gara e quello che stava accadendo. Il tifo a bordo strada era davvero tanto, soprattutto nell’ultima tappa. Ci chiedevano borracce e autografi, ci siamo divertiti molto e la fatica non è mancata».

Le tappe

In Turchia le tappe erano quattro e la Colpack si è messa in evidenza in tutte e quattro. Il maltempo ha colpito la gara, rendendola ancora più dura e selettiva. 

«Ha piovuto tre giorni su quattro – racconta Masciarelli – non pioggia leggera, ma davvero forte. Nella prima tappa Romele ed io eravamo in fuga insieme ad un’altra decina di corridori, ma ci hanno ripreso. Sono usciti dal gruppo altri tre corridori e hanno preso un grande margine che non siamo riusciti a chiudere, complice anche la pioggia. Ci sono state tante cadute, lo stesso Romele mentre inseguivamo. Invece Volpato ha bucato. Alla fine siamo rimasti io e Persico, e lui è stato bravo a buttarsi nella mischia e cogliere un sesto posto. Anche nelle altre tappe ha piovuto molto, nella seconda Romele ha colto l’occasione giusta e si è agganciato al gruppetto che è arrivato all’arrivo, arrivando secondo. 

«La vittoria – prosegue – è arrivata nella terza tappa, l’unica senza pioggia, lì siamo riusciti a ricucire sulla fuga e Persico ha premiato il nostro lavoro con un grande sprint. A livello di squadra ci siamo comportati bene durante tutta la corsa, potevamo raccogliere qualcosa in più, forse. Ma alla fine possiamo ritenrci soddisfatti».

Avversari e strada

Scorrendo fra la startlist del Tour of Instanbul si notano i nomi di alcuni team development come quello dell’Astana e Novo Nordisk. 

«Le squadre presenti – continua Masciarelli – erano forti, soprattutto le straniere. C’era un team danese della Restaurant Suri che ha vinto la corsa, i belgi del Tarteletto e qualche devo team. La differenza con le squadre orientali si sentiva, tanto che all’ultima tappa siamo partiti in 80. Tanto ha fatto il meteo, perché si vedeva che lì non piove molto, infatti le strade erano viscide e ci sono state tante cadute e forature. Il percorso risultava sempre impegnativo, con continui sali e scendi e davvero poca pianura. L’esperienza, come detto è stata davvero positiva e ci ha fatto conoscere un ciclismo diverso dal nostro, mettendoci alla prova anche lontani da casa. Sono stato contento anche di quanto ho fatto io, aiutando la squadra e i miei compagni.

«Ora la stagione – conclude – sta finendo e insieme alla squadra vedremo come organizzare l’inverno. Vorrei fare qualche gara di ciclocross, come promesso lo scorso inverno, ma dopo i problemi al cuore bisogna capire come gestire il riposo. In inverno capiremo come gestirci, probabilmente correrò verso il finale della stagione del cross, verso gennaio o febbraio».

Corridori e cadute: ce ne parla “Paperino” Maestri

16.04.2022
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Uno dei più grandi rischi dei corridori è andare in terra, le cadute fanno parte di questo mestiere e quando accade bisogna saper reagire. E’ quello che è successo al Presidential Tour of Turkey a Mirco “Paperino” Maestri, che nella seconda tappa è finito rovinosamente a terra. Pochi istanti, un rapido check e subito in sella, pronto per riprendere la coda del gruppo, che piano piano, si era allontanato. 

Ma, cosa succede nella testa di un corridore in quei brevi istanti? E il giorno dopo? Con Mirco analizziamo tutte le situazioni che un ciclista deve affrontare dopo una caduta. Il corridore della Eolo-Kometa ci risponde dal lettino dei massaggi, ha appena concluso la sesta tappa in Turchia e, a detta sua, inizia a sentirsi meglio.

La Eolo alla presentazione della prima tappa del Giro di Turchia dove Maestri ha colto un settimo posto
La Eolo alla presentazione della prima tappa del Giro di Turchia dove Maestri ha colto un settimo posto
Allora Mirco, come stai?

Mah, stavo meglio tutto intero – attacca ridendo – è un vero peccato, la prima tappa ero anche riuscito a piazzarmi (settima posizione per lui sul traguardo di Kusadasi, ndr). Ne parlavo anche con il nostro preparatore Samuel Marangoni, stavo proprio bene, questa caduta ha proprio spezzato il ritmo. 

Una caduta del genere è difficile da “assorbire”…

Quando ti sbucci così tanto non è mai facile, mi sono rimesso presto in piedi e queste ultime tappe mi sono messo a disposizione di “Gava” (Francesco Gavazzi, ndr) che ieri è arrivato decimo ed è il nostro uomo di classifica. Poi ho dato una mano anche a “Lona” (Giovanni Lonardi, ndr) per qualche volata.

E tu, come stai?

Sempre meglio, i primi due giorni dopo la caduta sono stati tosti ma ora ho iniziato ad avere sensazioni in crescendo. Domani ci sarà una tappa bella mossa, una di quelle che fa selezione da sola, speriamo di riuscire a stare davanti.

Dopo la caduta la prima preoccupazione del ciclista è riprendere la bici, le cure si fanno in sella
Dopo la caduta la prima preoccupazione del ciclista è riprendere la bici, le cure si fanno in sella
La caduta è stata brutta…

Sì, ho sbattuto la faccia contro il braccio e ho grattato l’asfalto con tutta la parte sinistra del corpo, la spalla e la gamba sono quelle messe peggio. Diciamo che il soprannome Paperino non l’ho preso a caso…

Come si reagisce dopo una caduta così rovinosa?

Il mio istinto, come quello di tutti i corridori, è quello di alzarsi prontamente e riprendere la bici. Appena è arrivato il massaggiatore gli ho chiesto com’erano messi i denti, appena avuto l’ok sono risalito in bici.

Un corridore capisce subito se la caduta è grave o meno?

E’ una questione di abitudine, ahinoi! Appena ti rendi conto di essere a terra, realizzi se ti sei rotto qualcosa o meno. E’ anche abbastanza semplice capirlo: se cerchi di alzarti e non ci riesci allora qualcosa è rotto, solitamente si tratta di spalle o clavicole.

Maestri nelle tappe successive si è messo a disposizione della squadra
Maestri nelle tappe successive si è messo a disposizione della squadra
Ci sono state cadute dove avevi capito fin da subito di esserti fatto davvero male?

Quella più recente è la caduta sul Gavia durante il Giro d’Italia 2020. Lì ho rotto la clavicola e mi ero reso conto fin da subito che non ce l’avrei fatta a riprendere la corsa.

Una volta che riesci a risalire in bici quando ti accorgi delle ferite?

Durante la tappa stessa non ci fai neanche troppo caso perché sei caldo, con l’adrenalina in circolo e quindi tiri dritto. Poi appena arrivi in hotel inizi a sentire i primi acciacchi e una volta che ti stendi sul letto per dormire son dolori. Sono uno che quando si sbuccia così tanto non si mette a fare neanche i massaggi perché lo ritengo inefficace, piuttosto che fare una gamba sola non faccio nulla. Infatti, oggi (ieri per chi legge, ndr) sono i primi massaggi che faccio dopo due giorni. 

E il giorno dopo?

Il giorno dopo è difficilissimo, vengono fuori tutti gli acciacchi: la botta sotto al ginocchio, la contrattura… Poi le bende danno molto fastidio, perché ti tirano la pelle ad ogni colpo di pedale, anche se si sono fatti grandi passi in avanti in questo senso.

La sera in hotel si fa il primo check e si tirano le somme delle ferite
La sera in hotel si fa il primo check e si tirano le somme delle ferite
In che senso?

Mi ricordo di una caduta quando ero juniores, mi ero grattugiato metà corpo, una volta che mi si sono formate le croste soffrivo da matti. Ora invece con tutti i cerotti e le cure la pelle rimane più morbida e soffri un pochino meno.

Anche se, immaginiamo, che la vera sofferenza sia dormire bene…

Quello è impossibile! Non ci riesci proprio, io ho ricominciato a dormire in maniera decente giovedì sera. Le notti prima continuavo a girarmi nel letto, poi ti si attacca il cerotto alle ferite, insomma non dormi e di conseguenza non riposi.

Poi a te è successo anche all’inizio di una corsa a tappe, doppia sfortuna.

Questo fattore non ha aiutato per nulla. Anche perché in Turchia le tappe in totale sono 8 quindi ne avevo ancora tante davanti. Penso però che la cosa peggiore sia fare una caduta del genere all’inizio dell’ultima settimana del Giro. Lì hai tutta la fatica delle due settimane precedenti, l’organismo è più debole, non so quanti riuscirebbero a reagire. Poi c’è anche il rischio che ti salga la febbre la sera della caduta, insomma, meglio evitare.